October
31

Comasco Doc….?

Ho letto ieri un redazionale sul giornale della diocesi un articolo interessante…l’articolo dal titolo"Un ombelico al vento può essere straniero" a firma di Angelo Curtoni, articolo di cui cito il pezzo come dice l’autore  più in tema.

Il Sig. Curtoni scrive "Perché la città è invasa e sommersa da numerosissime donne extracomunitarie. Prima ce ne si accorgeva subito perchè le africane erano riconoscibili dal colore della pelle e le asiatiche dal taglio degli occhi, ora con le donne provenienti dall’Est la cosa si fa più difficile perché sono della nostra razza, ci assomigliano, hanno gli stessi lineamenti, gli stessi ombelichi, vestono come noi, sono solo più povere. Tutte giovani, che fanno l’amore senza tanti problemi e senza tante precauzioni. Tanto c’è l’ospedale che dà loro una mano e un bambino nato è sempre una benedizione. Così si viene a sapere che, in controtendenza, la popolazione comasca è aumentata. Ma noi comaschi doc sappiamo che non è opera nostra. Noi invecchiamo e basta. Domani, al nostro posto, ci saranno i figli degli ombelichi stranieri. Oggi orgogliosamente al vento."

Ma da quando ci sono i comaschi DOC?
Como è stata in passato sin dai tempi dell’antichità terra di conquista,Romani,Spagnoli, Austriaci ed ultimo quando negli anni ‘60  dal mezzogiorno d’Italia emigrarono al nord, circa 5 milioni di persone. Ciò era determinato dalla situazione del mezzogiorno, molto simile a quella attuale. Queste persone arrivavano al nord a volte senza nessun tipo di impiego in tasca: emigravano cercando di trovare un lavoro, magari cominciavano a fare i muratori e solo dopo entravano in qualche fabbrica. Questa possibilita’ di assumere degli ex contadini o degli ex disoccupati era determinata proprio da quel tipo di organizzazione del lavoro che non richiedeva a lavoratore particolari predisposizioni lavorative o cultura industriale. Queste persone venivano spesso assunte con sistemi di mediazione che passavano in parte tramite i partiti politici e in parte tramite le parrocchie. All’inizio degli anni ‘60, c’era una selezione, prima di tutto politica: venivano esclusi ovviamente i militanti dei partiti di sinistra e coloro sui cui le parrocchie non garantivano la cosidetta moralita’. Si preferiva prendere ‘buoni cristiani’, come veniva scritto nelle molte lettere di raccomandazione dei prelati delle parrocchie alla direzione dell’industria. Poi, però, mano mano che questo fenomeno si gonfiava, diventando quasi incontrolabile, questi filtri caddero: la necessita’ e velocita’ delle assunzioni era talmente alta che negli ultimi anni ‘60, alla vigilia del ‘68, la selezione era molto scarsa. Non c’era nessuna selezione a carattere tecnico come abbiamo gia’ detto e quel poco di selezione politica veniva ancora garantita in parte dalle parrocchie e dai partiti politici. Bisogna pensare che queste persone, questi emigrati meridionali si trovavano sbattuti in una realta’ assolutamente ostile che rifiutava la loro provenienza cultrale.

I cartelli ‘queste stanze non si affittano ai meridionali’ se li ricordano tutti e, tra l’altro, sono molto simili a certi meccanismi di selezione etnica che oggi esistono ancora nelle stesse citta’. Venivano proprio rifiutati: si trovavano di fronte una cultura, cui non appartenevano, e una prestazione di lavoro che nemmeno immaginavano. La descizione dei primi giorni di lavoro di questi emigrati nelle grandi fabbriche del nord ricordano quelle bibliche dell’inferno. Queste persone si ritrovavano in un ambiente di cui nemmeno immaginavano l’esitenza, a contatto con una produzione che non conoscevano e con l’impossibilita’ di comunicare con l’esterno. Fuori dalla fabbrica sono degli emarginati: in genere si ritrovano tra di loro in alcune piazze aggregandosi per provincie oppure come oggi per paese di provenienza e ricostruendo così la propria comunita’ d’origine. In citta’ li rifiutano e in fabbrica sono delle persone assolutamente sottoposte al dominio di quell’organizzazione del lavoro.

Emigrati che hanno arricchito e arriccheranno il paese, un fenomeno ineluttabile perchè la storia  è cinica e sempre giustamente si ripeterà.

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  1. Il sig. Curtoni, ha in poche parole, dato gentilmente, della PUTTANA a ogni donna proveniente dall’est europa?!
    E che voleva dire quel: sono della stessa razza nostra e non possiamo riconoscerli?!?!!! Cioe’, quando li riconosci li puoi guardare schifato? Li puoi insultare? Stare in guardia? Non capisco!
    Gli italiani che emigravano in america, e anche tutt’ora capita di leggerlo sui giornali, erano trattati quasi peggio degli africani! Venivano considerati dei puzzoni, dei topi e dei buoniannulla! Vediamo di non riservare lo stesso trattamento alle persone che vengono qui e che fanno andare avanti le aziende italiane,che fanno il lavoro che ne io ne curtoni vorremmo mai fare, che pagano le tasse come tutti noi, che amano l’italia, che adorano il lago di como e ne apprezzano la bellezza e raccontano orgogliosi ai loro compaesani in qualche call center: ma tu non t’immagini in quale bellissimo posto io vivo…” E sono cose che ho sentito, ho visto e so, per questo che lo dico. Spero che il sig. Curtoni si dia una regolata, lui e il suo ombelico.

    Comment by killer — 11/3/2005 #

  2. Ciao,Sono d’accordo con te, vedo che hai colto pienamente il senso del post.

    Comment by Sir Percy Blakeney — 11/3/2005 #

  3. Può interessare? http://pesanervi.diodati.org/pn/index.asp?a=182

    Comment by Anonymous — 11/5/2005 #

  4. Tutto quello che riguarda questa città mi interessa,
    mandami un post con le tue considerazioni via mail che lo pubblico.
    Grazie e Ciao
    SPB

    Comment by Sir Percy Blakeney — 11/5/2005 #

  5. se la provincia fosse un giornale serio non avrebbe Angelo Curtoni come opinionista ( o come vuole fare credere di essere ) ma daltra parte Como è dove è proprio grazie a persone come lui .
    forse un giorno e spero non molto lontano qualcuno gli dirà che il mondo è cambiato e che lo stesso non finisce a Cernobbio ma continua e nel frattempo noi gli vogliamo bene come se fosse normale .

    Comment by Marcellus — 11/7/2005 #

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