February
28

Olimpiadi e Sanremo, ovvero l’Italia negli ultimi giorni prima del comunismo

Le Olimpiadi salutano Torino con una grande cerimonia nella quale l’Italia mostra il meglio di sè: bambolone rifatte, pagliacci e saltimbanchi. Ma è già il momento di Sanremo: da stasera su Raiuno la kermesse canora più amata dagli audiolesi. Grande attesa per la comicità intelligente di Panariello: "Le pernacchie? Solo fuori dalla fascia protetta".

Torino
I cuori degli spettatori sono ancora caldi per il tepore della fiamma olimpica che ha illuminato Torino, l’Italia e il mondo intero (con tutto quel gas sembra il minimo) nelle due indimenticabili settimane delle Olimpiadi ed è il momento dei primi bilanci.

Cosa è rimasto di questa edizione apparentemente perfetta. Certo sono rimaste le medaglie d’oro e di bronzo (in Italia, come dicono i transalpini, il n’y a pas d’argent) e soprattutto quella, emozionante della 50km di fondo con la quale - almeno secondo la RAI che non considera l’hockey come sport - si sono chiusi i Giochi. Lo scatto finale di Giorgio di Centa ha tenuto con il fiato sospeso l’Italia intera e la caduta dopo il traguardo ha soddisfatto anche i palati più fini che dopo la prova di Rocca si erano appassionati al freestyle. Ma in generale tutta la nazionale si è ben comportata, confermando i luoghi comuni secondo cui noi italiani anche quando tocchiamo il fondo sappiamo farci valere.

Un capitolo a parte va però dedicato al pattinaggio che ha incollato al video fino a undici milioni di spettatori a sera. Il tutto grazie a uno sport elegante ed appassionante ma anche per la tendenza degli italiani, calciossessivi, a improvvisi sbandamenti ormonali per sport misconosciuti. Ricordate le discussioni al bar sulle strambate di Luna Rossa? Oppure la sicurezza con cui il portinaio sosteneva che forse alzando prima il fiocco Azzurra avrebbe orzato meglio? Ecco. La solita storia. Sono bastate tre o quattro sere in tv per sentire colleghi di centoventi chili chiedersi se fosse meglio infilare il quadruplo Tolup all’inizio oppure dopo la sequenza di passi.

Ma se la voce suadente della kapò Bianconi ("è un pò spettinata… noooo… ci sarà una deduzione") non fosse bastata a completare l’effimera infatuazione degli italiani per il pattinaggio ci hanno pensato i due ingredienti base della tv moderna: la figa e i reality. Per il primo ingrediente ci hanno pensato le russe-ucraine-romene (praticamente un catalogo di un’Agenzia matrimoniale di Bergamo) che pattinavano con costumini ridottissimi esibendosi in spaccate del genere "il mio ginecologo è al primo piano e io non amo far le scale". Dell’ingrediente reality si sono invece occupate le due nuove eroine delle lamine affilate: la matura e vistosa Barbara Laser Poli, che ricorderemo per il suo gusto nella scelta dei costumi e per lo sguardo che corregge fino a tre diottrie di miopia, e la piccola e inquietante Carolina Shining Kostner, della quale resterà nella storia la frase "è una grande emozione che metto qvi nella taschina dofe tengo coltellino per uccidere catifi".

Infine, il curling. Tutti ormai sanno cos’è e sono ansiosi di iscriversi al più vicino curling-club (che ad oggi è a Tullaniemi, Finlandia). Prima di partire, una ripassatina alle regole.
Il punto di partenza sono le bocce, o perlomeno l’idea che ha delle bocce un venditore di Tonkita ubriaco. Il punto di arrivo: una vaccata. In mezzo una pista di ghiaccio sulla quale viene fatto scivolare un bollitore ripieno di cemento, denominato "Stone" perchè quando vedi una gara in tv giri e metti Basic Istinct.
Il lanciatore è, alternativamente, un vecchio isolato in un ospizio di Vipiteno nel quale il campo da bocce è congelato undici mesi l’anno (e nel mese che resta i parenti lo portano a Lido di Jesolo) oppure il giovane nipote occhialuto che è stato dimenticato dai parenti nell’ospizio nel corso dell’ultima visita.
Fin qui (quasi) tutto normale: uno che lancia qualcosa che deve arrivare in qualche posto (praticamente la gioventù di D’Alema alle prese con le molotov).

Ma l’inventore del curling ha avuto un colpo di genio. Intuendo dopo una degustazione di Freisa la differenza tra la terra battuta dei campi da bocce e la pista gelata del curling, ha pensato di anteporre alla lenta corsa del bollitore lanciato due omini (o donnine nella versione femminile) che sfregano forsennatamente sul ghiaccio delle scopette. Perchè? Non si sa. La spiegazione ufficiale (deviare il corso del bollitore) è chiaramente improbabile e copre il vero motivo: gli scopettatori sono schizofrenici maniaci della pulizia che NON AMMETTONO che il LORO bollitore passi su una pista calpestata da altra gente.
Quale che sia la spiegazione una gara di curling è incalzante ed appassionante. Chi si trova (incidentalmente perchè la volontarietà non è ancora stata riscontrata) a vederla non riesce più a staccarsene. Gli occhi si incollano al lento incedere del bollitore e quando, mezzora dopo, viene attribuito il primo punto chiunque si ritrova ad essere un vero tifoso di curling e ha la tentazione di incerare il corridoio lanciando il nonno. Una considerazione finale: ci sono paesi nel quale il curling è sport nazionale e noi andiamo a bombardare l’Iran.

Tratto da: Giuda.it  Autore:Gianluca Chiappini

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