May
29

Serico, come fumarsi 7.000.000 di Euro…

Il caso SE.RI.CO. è stato un esempio di spreco colossale che merita un approfondimento questo scherzo è costato 7.000.000 di Euro ed onestamente leggere Sandro Tessuto, dopo il flop annunciato 5 anni fa: "Sì, Seri.co ha fatto ormai il suo tempo.Credo che ora per promuove l’eccellenza di Como ci sia bisogno di un altro marchio" mi sembra una presa in giro…

Ora come scrissi tempo fa il 22 ottobre 2005 con il Post L’utilità del marchio Seri.Co….. la falla nel sistema era nei prerequisiti per certificare il marchio infatti i requisiti fondamentali per l’assegnazione del marchio sono due: il tessuto o il capo deve aver subito almeno due lavorazioni in Italia :

1) Elaborazione stilistica.
2) Progettazione.
3) Torcitura.
4) Tessitura.
5) Tintura e finissaggio.
6) Stampa e finissaggio;

Inoltre l’azienda deve rispettare una deontologia etico-produttiva che impone di non utilizzare manodopera infantile e non provocare impatti ambientali su acqua, aria, suolo in alcuna fase del processo produttivo, secondo quanto già stabilito da alcune norme tra cui la ISO9000, la ISO14000 e la SA8000.

Quindi  Se l’azienda tessile XY progetta il prodotto e fa l’elaborazione stilistica in Italia (almeno questo) e poi manda il tutto in Cina, India o Romania per la produzione del "semilavorato" per poi reimportarlo,il prodotto finito oltre che essere marchiato Made in Italy potrà utilizzare il marchio Seri.co. Nonostante Graziano Brenna Presidente del Gruppo Tessile di Confindustria Como all’epoca gridava "È una piaga del nostro settore, il consumatore si ribelli"…

Ora leggeremo per i prossimi giorni come sta accadendo la necessità di rilanciare il nuovo marchio e leggeremo le interviste dei vari saprofiti lariani che diranno la loro…in attesa di un ulteriore finanziamento…

Questi signori del Consorzio SE.RI.CO. non hanno capito che quando un cliente straniero compra nel suo paese una cravatta di seta gli basta e avanza sapere che sia "prodotta" in Italia per strapagarla…al cliente medio non frega niente se fatta a Como, oppure a Catania…guarda il disegno, la qualità, il marchio…ed è già tanto se vede la scritta made in italy…anche perchè visto il prezzo ed il luogo dove la compra la da per acquisita…..inoltre sicuramente,salvo eccezioni non gli interessa che sia fatta a Como…anche perchè magari non sanno neanche dov’è….

Volete un esempio?Prendiamo il caso di quando si comprano un paio di scarpe da tennis che cosa guardiamo? Il marchio, il design, la qualità …Io non ho mai visto nessuno dire ma come queste Nike sono fatte in Bangladesh oppure in Cina no voglio le scarpe da tennis DOP..fatte a Beaverton, nello Stato dell’Oregon altrimenti non le compro…

Mi sembra ora che gli industriali tessili incomincino a parlar chiaro con chi in questo distretto ci vive…perchè è oramai palese che la maggior parte della lavorazione avviene in Asia o Europa dell’Est sia per questioni di costi che sono inferiori prima per i salari e secondo anche perchè i macchinari in quei paesi hanno vita più lunga non essendo le aziende soggette a tutte quelle restrizioni che sono tipiche dei paesi dell’Unione Europea…..non ci vedo niente di male le aziende devono fare utili…è giusto che delocalizzano come fa tutto il mondo…

E che lo stiano facendo o che comunque questo processo è iniziato da un pezzo basta leggere questi post di alcuni mesi fa La via della seta: Per Mantero la Cina è vicina e La via della seta… prevede una sosta in Romania

Come mi sembra anche giunto il tempo che chi ha sperperato 7.000.000 di euro ne risponda e si faccia da parte e si dedichi alla sua attività imprenditoriale…anche se si chiama Tessuto..rischiando solo del suo…e non quanto è della comunità.

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  1. I vari sig.Tessuto della nostra amata Como non rischieranno mai del loro, come i peggiori comaschi DOC hanno le braccine corte con i loro soldi ma lunghe con quelle degli altri soprattutto pubblici.
    Si intascano gli introiti vantandosi del marchio Como ma non fanno un bel niente per migliorare la città, se ne infischiano del Calcio Como, se ne infischiano dei soggetti deboli, se ne infischiano dei restauri, se ne infischiano dell’arte, l’unica cosa che al massimo fanno è sistemare una rotonda con un bel cartello in evidenza ma quella è pubblicità, giusto per buttare un po’ di fumo negli occhi e non costa neppure molto. A Como ci sta una multinazionale, a parte i dipendenti qualcun altro se ne è accorto? Ci sta pure una delle più grandi catene di supermercati d’Italia, ha mai mosso un dito per la città?
    Esiste forse un Mantero Forum oppure un Teatro Ratti, un centro sportivo Bennet, qualcosa di fruibile da tutti i cittadini? No, a parte il museo del cavallo a dondolo della Chicco.

    Comment by Ulisse — 05/29/2006 #

  2. @Ulisse.. spot on.. exactly! Non rischiano niente.. Guardano a quello che gli conviene.. that’s it.

    Comment by Speaker's corner — 05/29/2006 #

  3. Caro Ulisse, esiste una fondazione Ratti, ( http://www.fondazioneratti.org/ ), è lì proprio sul lungolago, forse non te ne sei mai accorto… e non è proprio un ente irrilevante… organizza corsi di arte, conferenze e mostre, invita artisti in città, oltre ad avere un museo tessile di altissimo valore… il Calcio Como lo scorso anno si è iscritto solo coi soldi di Mantero, il quale ha messo i soldi preferendo restare nell’ombra, lo si è saputo solo perchè la Provincia (in un raro slancio di approfondimento giornalistico) è andata a scavare per vedere chi veramente avesse finanziato la nuova società… le mille piccole società sportive comasche beneficiano delle loro sponsorizzazioni… quindi non è che questi signori non facciano proprio nulla… la critica del post può essere in parte condivisibile, però non bisogna generalizzare (mi riferisco soprattutto ai commenti). Ricordo che la famiglia Ratti si era proposta per rilevare lo stabile della Ticosa per farne un laboratorio di idee, che la vecchia giunta accettò la proposta, ma poi la partitocrazia comasca (tutti uniti, destra e sinistra) fece affondare il progetto ponendo mille ostacoli e mille dubbi. E, si sa, davanti agli ostacoli l’imprenditore se ne va e i suoi soldi li piazza altrove, dove magari trova persone più accoglienti. Quindi magari la colpa non è tutta da un lato. Magari sono anche i comaschi ad essere poveri di idee, che (dico magari), se ci fossero, gli imprenditori finanzierebbero.

    Comment by Anonymous — 05/30/2006 #

  4. esiste una catena di supermercati..7500 addetti..dove accadono cose incredibili, come denunciato anche di recente…perchè non se ne parla?????

    Comment by Anonymous — 05/30/2006 #

  5. Perchè non sono uno e trino, ne parlerò al più presto e ti invito ad inviarmi uno scritto se vuoi così mi dai anche una mano ed accorciamo i tempi.

    Comment by Sir Percy Blakeney — 05/30/2006 #

  6. Sulla cecità e chiusura mentale dei comaschi pienamente d’accordo, sull’esistenza della fondazione Ratti ne sono pefettamente a conoscenza, io stesso più di una volta sono andato a vedere alcune mostre da essa organizzate, ciò non toglie che moltissimi imprenditori prendono a piene mani dalla città e dalla sua fama e non danno niente in cambio. In duomo c’è una cappella fatta restaurare da Emanuele Filiberto di Savoia, quante volte il principe ha messo piede in città? Penso poche eppure ne ha finanziato il restauro (tra l’altro all’epoca era ancora in esilio). Molti comaschi invece acchiappano acchiappano e non danno niente o restituiscono solo briciole.

    Comment by Ulisse — 05/30/2006 #

  7. Caro Anonimo se apriamo il capitolo fondazioni si apre il Vaso di Pandora…per favore..si la fondazione Ratti ha fatto tanto ma è anche stata tanto utile alla Ratti..
    Sulla Ticosa tutta questo attacamento e mecenatismo…non sta parlando nel piazzale all’alzabandiera del primo turno… magari in Romania dove la Ratti delocalizza..sia gentile…

    Comment by Sir Percy Blakeney — 05/30/2006 #

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