June
1

Spazio ai giovani

Una bella pretesa
I giovani non hanno spazi. Hanno asili, hanno scuole, hanno discoteche suvvia che cosa vogliono di più? Quali e quanti altri spazi pretendono? E per farne cosa? Luoghi ove depositare macerie di istruzione? Antri dove nascondere vecchi vizi? Perimetri nei quali rinchiudere eterne immondizie? Volumi vuoti pieni di cioè?

Niente di personale – s’intende – ma i cosiddetti “Spazi giovanili” non sono un gran modello di efficienza, di concretezza o di elaborazione cultural-sociale.
Sono spazi e questo – si suppone – basta sia a chi li chiede sia a chi li dà. Ai giovani è sufficiente averli e agli adulti (dopo infinite tiritere) concederli serve per dimostrare apertura (mentale), capacità d’intenti, senso democratico, spirito di novità e attenzione. Balle!

I giovani vogliono spazi dagli adulti (e massimamente dagli amministratori pubblici) per una questione di principio (generazionale, si potrebbe dire) e senza mai presentare un vero “progetto” d’uso: troppo impegnativo elaborare qualcosa che poi – prima o dopo – si dovrà mantenere. “Vogliamo fare musica” dicono anche se nessuno veramente sa suonare oppure: “Vogliamo esprimere la nostra creatività” o anche: “Per relazionarci fuori dagli schemi consueti” sono “concetti” che stanno alla base di molte richieste. Si capisce che la sostanza non è quella; che la domanda non è genuina; che la pretesa è un’altra e procede da quella vecchia concezione del rapporto tra cittadino (giovane) e la (vecchia) pubblica amministrazione: pretendere.

Lo spazio concesso per meriti d’età non deve essere un diritto e soprattutto non deve diventare uno spreco perché costa e perché, distribuendolo a casaccio o sotto la spinta di una situazione contingente, diventa uno spreco. Magari potrebbe essere – e meglio – destinato ad altri.

La violenza delle richieste (vogliamo!) e la demagogia delle risposte (ecco… figlioli) rivelano un rapporto sterile, diseducativo, inutile. Del resto, se ci fosse veramente un bisogno (per suonare, dipingere, cantare, ballare…) un giovane intelligente lo spazio lo trova da sé; se ci fosse una politica intelligente gli spazi esisterebbero numerosi e già da tempo occupati.

Ma queste due “intelligenze” non fanno parte della stessa linea e il cerchio – purtroppo non si chiude.
Gerardo Monizza

» Leave a comment

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

  1. ma cosa cazzo scrivi??di progetti ce ne sono tanti e finora non è mai stato concesso nulla.se verrà concesso qualcosa sarà a condizioni inacettabili.ma se non sai niente perchè scrivi??
    a parte che lo spazio magari lo trova anche da sè, ma a costi che magari non tutti si permettono.e i writer che spazi si trovano:quelli in una gabbia in carcere?c’era gente che fino a quando c’erano i permessi faceva solo muri legali e adesso non ci sta,writer è una cultura,la maggior parte di loro non dipinge solo sui muri ma sono anche artisti-quelli che dipingono su foglio-visto la vostra chiusezza mentale.
    non voglio soldi da nessuno voglio solo uno spazio di aggregazione,per non essere sempre in mezzo alla strada-il che da fastidio ai poveri cittadini comaschi.se fai un giro a como dopo le 10 di sera ci sei tu forse altre due persone e 10 macchine di sbirri,e queste ti fermano ripetutamente.questo è disincentivare i giovani,criminalizzarli solo perchè esistono,se ci fosse più gente in giro di notte sarebbe anche + difficile fare vandalismi.un giovane è criminalizzato perchè esiste e non ha uno punto di aggregazione in questa città.

    Comment by kepallestacittà — 06/1/2006 #

  2. A Como spazio per i giovani non ce ne sono, le scuole sono tutto tranne che un luogo dove sviluppare la propria creatività e la propria esuberanza, discoteche in città ce ne sono pochine, i bar chiudono quando i giovani escono da casa, non esistono luoghi di espressione, di aggregazione, non esiste una pista per gli skateboard o per i rollerblade, nè tantomeno uno spazio dove strimpellare magari anche malamente, ma questo è un’altro discorso, tranne i giardini a lago, non esiste uno spazio dove fare sperimentazione teatrale, dove esprimere le proprie capacità pittoriche o scultoriche. La richiesta dei writers (quelli seri e non gli imbrattatori del tipo ‘w la padania’ o ‘como forever’) non sono campate in aria, davvero non hanno uno spazio dove esprimersi. Quanti gruppetti di ragazzi si vedono ciondolare nei vari angoli della città? Non sarebbe meglio se avessero un luogo in cui fare qualcosa, in cui divertirsi, stare insieme e confrontarsi?

    Comment by Ulisse — 06/1/2006 #

  3. Non mi piace questo tuo tono supponente e volgare rispetto ad uno scritto.
    Magari non condivisibile, ma degno comunque di una risposta più articolate e meno sloganeggiante.
    Spesso giro per Como, dopo le 10 di sera, e questo spiegamento di forze non ne vedo, a meno che tu obnubilato dagli “sbirri” li riesci a moltiplicare per 10!
    Posso essere d’accordo su una città più viva e meno chiusa in se stessa.
    Guarda il centro storico, ci si lamenta dei pochi locali presenti che tolgono il sonno, ma non si vede che è una zona ormai desertificata, per colpa di una politica affittuaria suicida.

    Comment by coldax — 06/1/2006 #

  4. Spazi? Scuole? Discoteche? Caro Gerardo Monizza non so nulla di lei quindi non mi espongo in prima persona criticandola, visto che non so neanche quanti anni abbia e non so se quello di cui sta parlando lo conosce talmente bene tanto da avere una sua visione cosi splendidamente lineare…..
    In alternativa le posso portare esperinze volto vicine, Como negli anni ha dato un giro di vite molto stretto all’attività giovanile, da quando hanno chiuso il famoso rock club e box molti ragazzi si sono trovati senza spazi di agregazione, di progetti c’e’ n’erano molti. Mi ricordo limpide chiaccherate con l’ex Sindaco Botta che provenendo dal Coni aveva un buon modo di relazionare con gli under 21.
    Ho visto i ragazzi disperdersi al tempio, sotto le colonne del Volta, ho visto amici finire in brutti giri e qualcuno finire al Beccaria o al Bassone, certo per proprie colpe, o per proprie scelte ma di sicuro non aiutati o semplicemente COINVOLTI in un qualcosa che gli tenesse occupata la testa.
    Altre persone molto più furbe come dice lei “un giovane intelligente lo spazio lo trova da sé” gli spazi se li sono trovati da sè ma dove? sicuramente via da Como, nella più vicina Svizzera o puntando molto lontano.
    Altri che hanno voluto tenere duro e non mollare oggi si sono buttati nel volontariato, ma che strano, anche li si sono dovuto scontrare con CDO, CL ecc….
    Ora molti dei quali hanno continuato e finito gli studi nelle università milanesi si gardano bene dal tornare a vivere nella vegetativa Como, perchè oltre ad offrire opportunità pari a zero (ah ma forse c’e’ il Bennet….) hanno paura di far crescere i propri figli la dove loro in prima persona non si sono sentiti realizzati nel periodo adolescente!!

    Comment by SIr MecBeth — 06/1/2006 #

  5. Il post di Gerardo, va letto e deve decantare…e bisogna coglierne anche la vena ironica..comunque  il significato   secondo me si sintetizza in queste righe “Del resto, se ci fosse veramente un bisogno (per suonare, dipingere, cantare, ballare…) un giovane intelligente lo spazio lo trova da sé; se ci fosse una politica intelligente gli spazi esisterebbero numerosi e già da tempo occupati.

    Ma queste due “intelligenze” non fanno parte della stessa linea e il cerchio – purtroppo non si chiude.” …
    Cosa vuol dire secondo Voi…?

    Comment by Sir Percy Blakeney — 06/1/2006 #

  6. sir percy, effettivamente avevo notato un tono ironico, ma mi ero astenuta dal commentare.
    Sono contenta di vedere confermate le mie sensazioni :-)

    Comment by Diablita(daniela) — 06/1/2006 #

  7. Ha scritto diversi post a difesa dei giovani e ci mette la faccia…basta leggerli…se si ha voglia.. Poi è normale che ci sia della critica perchè anche verso i giovani anche loro sbagliano, no? Non è la lotta Buoni contro Cattivi… e lo ricito “La violenza delle richieste (vogliamo!) e la demagogia delle risposte (ecco… figlioli) rivelano un rapporto sterile, diseducativo, inutile.” penso in sintesi intenda dire..quello che poi ho evidenziato nella risposta di prima…

    Comment by Sir Percy Blakeney — 06/1/2006 #

  8. io sono perfettamente d’accordo quando dici che il cerchio non si chiude a causa del fatto che le varie parti navigano sempre, da anni,del tutto fuori sincrono…ma la tristezza che evapora dal centro storico,un deserto in cui l’acqua è sparita da decenni,ha cominciato ed espandersi inglobando tutto il resto…non è mai esistito,in questa città,un centro gravitazionale sufficientemente magnetico da creare una sintonia tra luoghi e persone e tra persone e persone…non c’è nulla di più vuoto di una città il cui cuore,che dovrebbe spingere e coinvolgere ciò che lo circonda,è morto e sepolto sotto coltri di silenzio e buio…la città dovrebbe metaforicamente “esplodere”…invece implode e finirà per divorarsi il cuore…

    Comment by Male di Miele — 06/1/2006 #

  9. Il cosidetto “disagio giovanile” a Como deriva, certamente, dall’abbandono assoluto delle periferie oltre che del centro.
    Si parte dal concetto che “tanto ci sono gli oratori” come per l’assistenza “tanto c’è la famiglia” e le istituzioni si ritirano, a gran velocità, da queste due aree abbandonandole a se stesse.
    I risultati si vedono.
    Persino il comune di Cantù (con un tremendo sindaco della Lega da anni) si preoccupa di fare un progetto nelle scuole che avvii allo sport i giovani attraverso la conoscenza degli sport “minori” presenti sul territorio.
    Questo, per esempio, un pò funziona ed aiuta a non stare in mezzo alla strada.
    C’è anche un posto dove i gruppi possono suonare e provare.
    Como è messa peggio di Cantù ?
    Temo proprio di sì.
    Eppure ci sono cose interessanti come laboratori teatrali, danza, ecc.. che alcuni testardi cercano di portare avanti nel deserto che è, prima di tutto, culturale.
    Le famiglie non sono senza colpa, in ogni caso, visto che indirizzano bambini piccolissimi a fare attività inadatte per la loro età e poi, avvenuto il rigetto, accettano di averli a casa verso i 10/11 anni a rimbambirsi con televisioni e giochi elettronici.
    Certo un sostegno alle associazioni che hanno proposte, intelligenti e sostenibili nel tempo, da portare avanti aiuterebbe sia per lo sport che per la cultura.
    Molto più difficile che fare monstre/evento per far lavorare i confratelli, ovviamente.
    Diciamo che una giunta dove ci sono Scopellitti, Caradonna e Gaddi difficilmente potrà anche solo comprendere il problema.
    Figuriamoci affrontarlo.
    Bruni potrebbe capirlo, se non glielo spiega Pastore ovviamente, solo che la sua visione del mondo è un pò troppo ristretta e, fuori dai figli degli amici, carini e vestiti per benino per andare in chiesa alla domenica dubito che incontri qualche giovane che esca fuori dal suo schema di ex giovane/vecchio.

    Comment by Anonymous — 06/1/2006 #

  10. La provocazione di Gerardo non è affatto sciocca.
    Se i progetti ci sono, si presentino invece di dire che lui non li conosce. Nemmeno io li conosco e chissà quanti ignorantoni come me vivono Como.
    Forse farli conoscere può essere un primo passo per realizzarli e non è detto che tutto debba arrivare dal Comune, anche se ogni aiuto è più che gradito.

    Comment by MarcoMiglia — 06/1/2006 #

  11. una persona che ragiona.ecco chi è gerardo..
    tanto per la cronaca sapete cosa sono i CAG??centri di aggregazione giovanile..a Como ce ne sono 2 e guardate un po’ da chi sono stati pensati e realizzati? dal comune…o mio dio..allora il comune non è così cattivo..

    Comment by io — 06/1/2006 #

  12. Caro Io non esageriamo…ora i CAG..manca la ATA…ricordiamoci il comportamento della Giunta dopo il caso Rumesh, comportamento che definire vergognoso è poco..

    Comment by Sir Percy Blakeney — 06/1/2006 #

  13. Il comune di Como, semplicemente, non si interessa minimamente dei giovani.
    La cura della anime è affidata alla chiesa che, orchestrata dall’attuale vescovo, non è che possa fare moltissimo.
    A parte occuparsi di operazioni immobiliari e finanziarie, ovviamente.

    Comment by S.Just — 06/1/2006 #

  14. oggi i giovani hanno le stesse opportunità che avevamo noi 20 anni fà, anzi forse qualche d’una in più.basta togliersi la paglia dal c… ed organizzarsi senza andare ad elemosinare alle amministrazioni pubbliche così da avere una scusa per continuare a lamentarsi.

    Comment by lucky34 — 06/2/2006 #

  15. Questo cosa vuol dire? ripeti quello che ti hanno detto 20 anni prima… non è così nei paesi civili i giovani non sono considerati cioè dei depositi di paglia… ma una risorsa.. non hanno chiesto un kinderheim vorrebbero dei luoghi di aggregazione che non siano le birrerie e/o oratori… luoghi che esistono in terre dove la civiltà è di casa..

    Comment by Sir Percy Blakeney — 06/2/2006 #

  16. Ribadisco: la forza propulsiva dei giovani non può essere attivata da nessuna giunta comunale. Né di sinistra né tantomeno di destra. Altrimenti che esplosione è?
    Sono stati, nei commenti, citati alcune esperienze comasche oramai passate alla preisroria della mia giovniezza e mancano, se vogliamo completare l’elenco almeno Centofiori, Radiocomo, il Teatro Città Murata alcuni gruppi musicali che divennero orchestre e poi Gioventù Musicale, Autunno musicale, Accademia Bossi cose che - i ragazzi di vent’anni d’oggi - neanche conoscono ma che hanno, a diverso titolo e merito, generato i Lunedì del Cinema, le Stagioni teatrali, ma anche il Conservatorio, diverse mostre d’arte e spazi come San Francesco, gli Shed della Ticosa, San Pietro in Atrio, il Cosiddetto Chiostrino… devo continuare?
    Dire e credere che non è stato fatto niente non solo è sbagliato ma è anche lagnoso.
    Personalmente odio la lagna: dei vecchi, dei moderati, dei nostalgici e soprattutto dei giovani.

    Comment by Gerardo — 06/2/2006 #

  17. ma dai sir piercing solo alcuni vogliono un posto dove costruire e fare qualche cosa di buono… tutti gli altri vorrebbero solo un posto dove potersi sballare tranquillamente senza essere sotto gli occhi di altri. ripeto ….. non cercate scuse… anzi riprendendo quanto detto da Gerardo…..non lagnatevi!!

    Comment by lucky34 — 06/2/2006 #

  18. Lucky34 mi sembra di aver dimostrato rispetto al tuo commento, perchè sai è facile dire che sei lucky di nick ma pensi da sfigato ma non lo faccio..altrimenti mi abbasserei..al tuo livello..comunque le città e di conseguenza la società evolve…quindi se tu non ti sei evoluto non è colpa dei ragazzi..anche perchè non ricordo 20 anni fa di ragazzi feriti gravemente per un colpo di pistola…o di squadroni in borghese…inoltre tu hai il preconcetto del luogo di aggregazione= centrosociale…droga sesso e rock’n roll…ma non hanno chiesto questo i ragazzi…hanno chiesto posto dove trovarsi in alternativa alla birreria / oratorio/discoteca…per quanto riguarda il teatro città murata..ecc.ecc. avevano spazi se non sbaglio..e chi li affittava questi posti a queste associazioni giovanili? il comune…che poi li aiutava facendoli anche esibire solo che oggi per esempio alla mostra di magritte si esibisce la cognata del curatore…che tra le altre cose da giovane se non sbaglio frequentava pure il teatro città murata…

    Comment by Sir Percy Blakeney — 06/2/2006 #

  19. Ho ricordato un discreto elenco di iniziative giovanili (dei tempi andati) solamente per ribadire un concetto: ciò che dura e che - magari - ha un valore, nasce da una spinta di volontà molto forte e originale.
    Non sempre la stessa energia la ritrovo in certe richieste di questi giorni.
    Chi pagava allora? Bene o male gli stessi giovani, con fatica e non sempre con grande entusiasmo, ma con l’intento di non appartenera a qualcuno: né pubblico né privato. Questo era lo spirito delle origini. Poi, con gli anni, molte cose sono cambiate e certe iniziative sono continuate solamente con l’apporto di denaro pubblico o di sponsor privati.
    Ritengo tuttavia fuorviante mischiare l’emozione suscitata dal caso Rumesh (e di conseguenza delle responsabilità e del lavoro della Polizia locale) con il cosiddetto disagio giovanile. Se si evitasse continuamente di mieschiare le carte - forse - si avrebbe più chiara la situazione.

    Comment by Gerardo — 06/2/2006 #

  20. no, non mi ricordo di fagazzi feriti, ma ricordo benissimo amici morti di over in un cesso o che si sono rincoglioniti a tal punto con la droga che adesso manco sanno come si chiamano. però non tutti fortunatamente sono finiti così quindi vuol dire che gli altri hanno saputo valorizzare altro della società. e non continuiamo a tirare in ballo quel povero ragazzo. è stato un incidente, un terribile incidente. forse il “disagio” dei giovani d’oggi non deve trovare soluzioni nell’amministrazione pubblica ma partire dalla famiglia, insegnare ideali e spronare i figli ad emergere con le proprie forze. sir, non te la prendere per il nick storpiato ma mi sa di “fighetto”(senza offesa). come dici tu non si sa mai con chi si sta parlando……

    Comment by lucky34 — 06/2/2006 #

  21. @Gerardo: Torno sulle liste da lei citate, certi casi non sono più replicabili non per mancanza di volontà ma per impossibilità, come ha scritto lei oggi sono finanziate e sponsorizzate…..ed aggiungo finanziati ai soliti..ora cito l’esempio nel teatro della cognata, come nell’arte dei soliti che espongono…nelle mostre organizzate dai soliti critici…quindi mi spiace ma margine di manovra non ne vedo..salvo cambiamenti radicali…ma difficilmente lo vedo.
    Per quanto riguarda il ragazzo non è mischiare le carte tanto è che il ragazzo è stato colpito dal nucleo antiwriter non dalla polizia locale in divisa…gli elementi in comune sono un ragazzo colpito da chi di questi ragazzi andava a caccia..con la pistola..ma questo mi sembra palese.
    @Lucky34 E’ questione di testa e di compagnie..io di amici morti di over non ne ho avuti probabilmente la famiglia ha contribuito nelle scelte di chi frequentare come tanti altri fattori.
    Per quanto riguarda gli ideali quali sono i tuoi quella della paglia? io sono cresciuto senza nessuno che prendesse a pedate nel sedere ed onestamente non sono un disadattato o altro oppure con il desiderio se non l’ho avuto io neanche gli altri..
    Per quanto riguarda la storpiatura non me la sono presa…sarà che sono un fighetto visto che non ti conosco… però dai tuoi toni il 34 del tuo nick mi sa di basso QI…(senza offesa)…

    Comment by Sir Percy Blakeney — 06/2/2006 #

  22. non è questione di Q.I. marco il problema è che veniamo da due mondi diversi e ovviamente abbiamo punti di vista diversi. chissà magari qualche pedata ogni tanto potrebbe far bene. e per quanto riguarda questo famigerato nucleo da quello che ne so i writers non li cercavano più quindi avrebbero potuto essere anche in divisa….. il fatto tragico sarebbe stato tale comunque.

    Comment by lucky34 — 06/2/2006 #

  23. @Lucky34 due mondi diversi..due universi paralleli…cosa vuol dire..con questo giustifichi il concetto della pedata e di una sana educazione a cinghiate..sai che non ti capisco..secondo chi non è educato a dosi di sana violenza casalinga non cresce bene? Secondo me no
    Poi ti basi sulle dichiarazioni del Sindaco, secondo cui il nucleo non cercava più i writer…dimenticandoti che il primo cittadino stesso aveva dichiarato ad espansione Tv che l’auto aveva fatto dei tamponamenti durante le rocambolesca fuga…tamponamenti che alla fine non c’erano stati…forse non hai letto la campagna sui giornali delle lamentele…del ritorno dei writer dopo la sospensione del nucleo…
    Comunque con i se non si arriva da nessuna parte se avessero chiamato la polizia (quella vera) sicuramente non sarebbe succeso,vedasi dichiarazione questore sulle procedure, come probabilmente se fossero stati in divisa ma comunque il tragico evento è accaduto..ed erano in borghese..

    Comment by Sir Percy Blakeney — 06/2/2006 #

  24. Una vena di nero pessimismo serpeggia in tutti questi commenti. Capisco. I tempi sono bui, ma si potrebbe fare lo sfrozo di accendere almeno un cerino…
    Non sono un inguaribile ottimista (forse un pochino), ma cerco di oppormi anzi: ho sempre cercato di oppormi ad atteggiamenti disfattisti dunque perdenti.
    La storia di questa città racconta più bassi che alti, è vero; ma rivela anche un carattere comasco troppo remissivo, incapace di opporre decisioni, progetti, intelligenze e - direi - persino sentimenti alla nera nebbia che l’avvolge.
    Domando: ma questa nebbia è reale o è frutto della nostra immaginazione? Ci vuole molto - davvero - a sbaragliare l’umidità appiccicosa? Non sarà mica pigrizia…

    Comment by Gerardo — 06/2/2006 #

  25. Mi sa che la nebbia c’è ed è pure fitta ed a banchi..

    Comment by Sir Percy Blakeney — 06/3/2006 #

  26. La nebbia c’è ed è pure reale. Io ho una esperienza associativa alle spalle, ero uno dei responsabili, dei numerosi iscritti chi si sbatteva e quando era necessario ci metteva i suoi soldi eravamo io e gli altri miei due amici co-fondatori, gli altri aspettavano la pappa pronta, mai una volta che si dessero da fare per qualcosa, mai una volta che muovessero un dito; non c’era partecipazione, non c’era nè dialogo nè discussione, sembrava di avere a che fare con tanti zombi (o tante pecore dipende dai punti di vista). Quando esortavamo gli iscritti a fare qualcosa tiravano sempre fuori le solite scuse che non avevano tempo, che avevano dei problemi e bla bla bla, già perchè noi non avevamo i problemi che avevano anche loro? Manca la voglia di fare, di sbattersi, di impegnarsi in prima persona; si preferisce dormire, ogni tanto ci sveglia e sbadigliando ci si guarda in giro per vedere che c’è per poi tornare a dormire. Ora questa associazione c’è ancora sulla carta ma non esiste più praticamente, ci siamo un po’ tutti rotto il c***o.

    Comment by Ulisse — 06/3/2006 #

  27. Salve! Capito qui oggi per la prima volta e sono rimasto piacevolemente colpito da questo blog ( e dalla sua descrizione che trovo parzialmente speculare a quella del mio, di blog!). Per quanto riguarda il post specifico, mi voglio limitare solo a riportare alcune considerazioni.
    Io ho 23 anni e sto finendo l’Università, ormai da tempo mi capita di frequentare molto più Milano che Como, con grande dispendio di benzina. Ho avuto solo racconti indiretti dell’esperienza del Rock Club e tra i miei amici più grandi la sua chiusura è sempre stata raccontata come una specie di lutto della libera espressione nella città lacustre.
    A diciotto anni avevo una band e l’unica sala prova a Como era il Nerolidio: dieci euro all’ora e tanti saluti.”Ah se ci fosse ancora il Rock Club!”, soleva dire il mio chitarrista. Ecco, dopo questo io non ho più sentito parlare di nulla, di nessun’altra iniziativa che potesse distaccarsi dalle tipiche abitudine del giovane comasco: Lido di Lenno, Onda, Cernobbio e compagnia figheggiante. Dopo l’esplosione del caso Rumesh però qualcosa ha cominciato a muoversi. Complice un momento di debolezza delle cosidette “istituzioni”, a cui, come si accennava sopra, il comasco è mediamente succube e passivo. Alcuni tra associazioni, writers e realtà alternative sono venute allo scoperto chiedendo (e trovando!) spazi dove organizzare qualcosa, dipingere, o semplicemente socializzare, che non è sinonimo di sballarsi, come lucky34 sostiene. Non scendo nei dettagli ma basti sapere che il sabato sera, dalle parti di Albate,si può bere una birretta ad un euro, ascoltare musica e dipingere,conoscere qualcuno che magari, non essendo dotato di Mini Cooper S, difficilmente troverete in Piazza Volta.

    NB: io sono completamente fuori dal giro dei CS e affini,spendo volentieri sei euro per un mojito e non ho i rasta, eppure credo che Como abbia bisogno di questi posti come ossigeno.

    Comment by Luca — 06/3/2006 #

  28. la questione è sicuramente complessa e di difficile soluzione, ma credo ci voglia un po’ di onestà nelle valutazioni. Io credo che Gerardo, Ulisse e Luca abbiano cercato di esserlo.
    Ora certamente Como non è un bell’esempio di città aperta ai giovani, ma neanche mitizzare così Milano…io conosco molti giovani milanesi, e non mi sembra poi che parlino della loro città come di un paradiso di luoghi di aggregazione e espressione culturale/artitistica…
    I giovani. Quelli di vent’anni fa erano così, quelli di adesso sono cosà…meglio allora, peggio oggi. Ma che vuol dire? i giovani sono figli del loro tempo,sono figli della società attuale e certamente figli dei giovani (tanto attivi, creativi e alternativi) di vent’anni fa.
    Le amministrazioni vent’anni fà erano tanto meglio di adesso?
    Io credo che il vero problema dei giovani è che sono “perfetti consumatori”, sono stati abituati così fin da bambini:mamma e papà ti portano in “luoghi attrezzati” dove puoi giocare con altri bambini. Addirittura ci sono persone pagate per farti giocare mentre mamma e papà fanno spese…poi comincia la stagione dei mille corsi:nuoto,judo,danza,musica ecc. -così dopo la scuola stai con gli amici- (che non possono mica venire a casa a giocare) Loro pagano e qualcuno è pagato per pensare, organizzare, proporre qualcosa per occupare in modo sano il tuo tempo libero. Poi sei più grande e cavolo lo vuoi un po’ di tempo per te…allora ci si trova con gli amici e dove? chiaro in un locale dove per starci devi consumare, paghi e ti fanno “divertire”…però è sempre la stessa suonata e finalmente voglio fare fare qualcosa di diverso ma dove? e qui il problema degli spazi vero, reale altro che balle (a Como come a Milano e tante altre città) e cosa?e qui il problema dei giovani altrettanto vero e reale…non sanno cosa vogliono, se lo sanno
    non hanno abbastanza voglia, forza e volontà per ottenerlo, non sono abituati “lottare” (nel senso più bello della parola)ma solo a comprare.Al primo ostacolo, alle prime fatiche perdono fiducia, entusiasmo e quasi sempre o rinunciano o si sentono dei perseguitati. Manca fantasia, spirito di adattamento…se non ho tutto quello che serve che cosa inizio a fare? E hanno ragione accidenti…loro sono consumatori! Hanno ragione a chiedere, ma dietro la domanda di spazi si nasconde una domanda più grande a cui tutti saremmo tenuti a rispondere.

    Comment by CI — 06/6/2006 #

  29. Posso dirlo? Manca l’affetto. Non quello dei genitori verso i loro figli (che è aumentato ed è tantissimo); non quello degli insegnanti verso gli allievi (dovrebbero fare un giretto, i giovani d’oggi, nella scuola pre sessantottesca…); manca l’affetto come rapporto bidirezionale tra gruppi, generazioni, situazioni. In altre parole si “ama” senza essere riamati sulla stessa lunghezza d’onda.
    La mancanza d’affetto è questa: la non reciprocità. Chi lo sente o lo percepisce ne soffre.
    I isultati sono questa apparenza di solitudine.

    Comment by Gerardo — 06/6/2006 #

  30. Io ricordo famiglie assenti trant’anni fa e vedo famiglie assenti oggi.
    Questi ragazzi sono tirati grandi da altri, e lì si può anche essere fortunati e trovarsi meglio che nella famiglia biologica.
    In particolare la scuola offre, spesso, insegnanti che vanno molto oltre al loro ruolo e svolgono una supplenza rispetto a quello che sarebbe compito delle famiglie.
    Poi ci sono quelli che ossessionano i figli con l’attività sportiva, la danza, il cavallo, il tennis, a 6 anni e poi dopo massimo due anni comprano le play station e, voilà, abbiamo un nuovo alienato con noi.
    C’è molto lavoro da fare e pensare di affidarlo solo alle famiglie mi sembra un grande rischio per la maggior parte dei nostri giovani.

    Comment by S.Just — 06/6/2006 #

Leave a comment

XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

About this post