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Ciò che si tace sul referendum
Mi faccio vivo pochi minuti prima che cominci la pausa di riflessione in vista del referendum costituzionale di domenica e lunedì. Per nostra fortuna questo blog ha attratto lettori anche dall’area del centrodestra; a loro, in particolare, mi rivolgo per far loro notare un’incongruenza di cui con ogni probabilità sono stati tenuti all’oscuro.
Fra i capisaldi delle tesi di chi propugna il “sì” alla riforma costituzionale d’impronta lumbard/berlusconica (o berlus - cilindrica? eheheh…) c’è il fatto che la riforma stessa, se confermata, darebbe ampia e quasi totale autonomia alle Regioni in materia di salute e istruzione, così da poter dar luogo, in estrema prospettiva, a venti differenti sistemi – uno per regione, appunto – sia d’assistenza sanitaria che scolastici. Alla circostanza viene dato un valore assolutamente positivo e per avvalorare questa tesi i fautori del “sì” citano ad esempio gli Stati vicini a struttura federale, come la Germania e, più ancóra, la Svizzera.
Già. Peccato che proprio nella confinante Confederazione, e proprio in questi giorni, ci si stia ponendo il problema d’invertire la rotta, quantomeno in materia d’istruzione, per evitare che chi cambia cantone e deve proseguire gli studî si trovi fin troppo spiazzato. Non a caso è in corso l’iniziativa “Una sola scuola per tutta la Svizzera”, descritta in maniera esauriente nel sito Internet swissinfo [click] e le leggi federali impongono già un certo grado di armonizzazione, ma c’è chi ha proposto di andare oltre, come si dà conto nell’altro sito 21mai.ch [click]
Visto il rilievo dell’istruzione e della formazione nel preparare il futuro della nostra gente trovo che il dietrofront elvetico sia motivo sufficiente per un convinto NO alla conferma della riforma.


È vero che le Regioni otterrebbero competenze esclusive su alcune materie importanti come l’organizzazione scolastica e sanitaria. Tuttavia, sarebbero comunque soggette al comma m) dell’articolo 117, che determina i livelli essenziali delle prestazioni, al comma m-bis) sulla tutela della salute e al comma n) sull’istruzione, e dunque alle decisioni dello Stato. Inoltre, sulle stesse materie decide anche il Senato.
Quindi i paventati “20 diversi sistemi” sarebbero comunque subordinati al raggiungimento di livelli essenziali comuni.
Comment by Anonymous — 06/24/2006 #
In più la Svizzera è uno stato minuscolo in cui si parlano quattro lingue diverse… forse la situazione è un po’ diversa…
Comment by Anonymous — 06/24/2006 #
Ecco quindi crearsi i famosi conflitti Stato/Regioni…
Comment by Sir Percy Blakeney — 06/24/2006 #
Io voto NO.Ma l’argomento proposto non mi pare efficace.Anzi è possibile usarlo A CONTRARIO. Infatti se fino ad oggi la Svizzera-con territorio molto meno vasto del nostro-ha potuto permettersi (e far coesistere) 26 sistemi scolastici differenti…beh, allora vuol dire che in Italia 20 sistemi differenti potrebbero pur starci. Pertanto non riconosco a questa argomentazione un valore assoluto. A me pare che le osservazioni -sul federalismo- siano fondamentalmente 2 per contrastare questa sciagurata pseudo-riforma.1.Manca il Federalismo fiscale: le risorse dovrebbero semmai prima rimanere in loco e poi compensare la parte nazionale(sempre e solo nell’ipotesi di riforma).2.I costi della riforma:credo che tutti gli istituti di ricerca che abbiano provato a calcolarli possano aver tratto l’impressione che anzichè migliorare e rendere efficente il sistema ci sia solo un incremento di spesa.Non quantificabile peraltro e non produttiva:infatti non è sicuro che dopo aver prodotto 20 scuole o 20 sanità diverse queste risultino,nel complesso,migliori.In sostanza:amministrare l’Italia-il cui interesse nazionale rimarrebbe prevalente-sarebbe difficile,costoso e dispersivo.Ripensiamo la riforma.LC
Comment by Loris — 06/24/2006 #
C’è un altro aspetto da considerare secondo me, adesso la maggioranza delle tasse viene incamerata dallo Stato, quindi da un unico soggetto, se la riforma dovesse essere approvata, oltre a finanziare ancora lo Stato dovremo finanziare pure la Regione. I costi per una sanità efficiente, una buona istruzione ed una polizia efficace sono altissimi, per garantire la qualità dei servizi le regioni avranno bisogno di molti fondi, e dove li trova questi fondi?
In sostanza adesso lo Stato, toglie di qua per aggiungere di là a seconda delle esigenze, dopo non potrà più farlo dato il suo ambito ormai ristretto e se adesso paghiamo 100 con la devolution finiremo col pagare 60 allo Stato e altri 60 alla Regione per un totale di 120.
Anche storicamente ne abbiamo un esempio, l’Italia come stato esiste dalla seconda metà dell’800 prima era divisa in tanti staterelli autonomi che non riuscivano a garantire dei servizi adeguati al pari delle altre nazioni, infatti con l’unificazione si è capito subito che lo Stato era arretrato, mancava quasi totalmente di infrastrutture quali una rete ferroviaria decente, un’industrializzazione diffusa, una istruzione adeguata. Con la riforma costituzionale si tornerebbe ad una economia di quel tipo. Certo noi in Lombardia stavamo meglio che da altre parti d’Italia ma avevamo alle spalle l’Impero Austro-Ungarico che di infrastrutture ne ha fatte parecchie, non si può dire lo stesso delle altre regioni d’Italia salvo le solite ricche, cioè Piemonte, Toscana, Liguria.
Comment by Ulisse — 06/24/2006 #