September
18

Mi chiamo Maria. Sciura Maria.

“Mi chiamo Maria. Sciura Maria. E il pericolo è il mio mestiere”. Altro che James Bond, che se ne va in giro con auto dotate di stermina-avversari di serie, che sorseggia drink e si accompagna a bonone pazzesche. Il vero eroe è la Sciura Maria, che tutti i giorni va a fare la spesa a piedi al Bennet “Lario Center” di Tavernola o all’Iper di Grandate: lei sì che fa sfoggio di autentico sprezzo del pericolo.

Compare sul ciglio della strada, scruta attenta a destra e a sinistra, tentenna, ci ripensa, valuta con estrema attenzione velocità e distanza delle auto che sbucano da ogni parte, si lanciaaa! E, miracolosamente, raggiunge l’altro lato della strada. Riprende fiato. Si dirige verso l’ingresso del centro commerciale bella baldanzosa: “Operazione spesa”. Ma il pericolo vero si presenta al ritorno: con due borse piene zeppe in mano, la probabilità di finire come un riccio spalmato sull’asfalto aumenta non di poco.

Dall’osservazione di numerose Sciure Maria ho tratto questa personalissima convinzione circa l’idea che i progettisti dei centri commerciali devono avere dei clienti:

1) i clienti non devono in alcun modo potersi recare a piedi al Centro Commerciale;
2) qualora esistessero ancora nel mondo dei clienti sprovvisti di auto, questi non devono essere:

a) pensionati (non producono e sottraggono soldi all’Inps: meritano di finire spalmati sull’asfalto);
b) sovrappeso od obesi (la loro immagine potrebbe recar danno al buon nome del Centro Commerciale, quindi o dimagriscono correndo come dei pazzi schivando le auto mentre attraversano la strada o che muoiano pure);
c) portatori di handicap (se una signora cicciottella può far vacillare la reputazione del Centro Commerciale, figuriamoci la presenza al suo interno di un ipovedente o di qualcuno che si appoggi ad un bastone per camminare… Che si facciano accompagnare da qualcuno in auto o… che di auto periscano!).

So poi per certo che in alcuni centri commerciali è stata fatta una particolare carta fedeltà, appositamente pensata per i clienti automobilisti: cinque punti per ogni nonnina investita, sette per ogni obeso e portatore di handicap, otto per ogni sovrappeso (sono più leggeri, quindi più rapidi a schivar le auto, quindi più difficili da beccare!). E’ consentito il cumulo dei punti, quindi se spalmi sull’asfalto un’ultraottantenne un po’ cieca e con qualche chiletto di troppo guadagni in un colpo solo venti punti. Al centesimo punto si ha diritto ad un temperamatite di plastica personalizzato con il logo del centro commerciale; al millesimo punto si ottiene, direttamente dalle mani del commosso direttore del centro, l’adesivo da appiccicare sulla macchina con scritto “killer inside – Bennet d.o.c.” (o con la variante “Iper d.o.c.”, naturalmente).

Poiché non tutti gli ipermercati aderiscono all’iniziativa, chiedete conferma all’apposito box informazioni del vostro centro commerciale di fiducia prima di lanciarvi a 130 km/h contro la Sciura Maria.

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