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Lezione da Mamma Burqa…
Stamane con un gesto di civiltà sicuramente superiore ai contestatori ed a quelli che ci volevano marciare sopra…la mamma musulmana si è presentata con il viso riconoscibile…a scuola notizia confermata dal Provveditore,che tra telecamere Rai e giornalisti, ha voluto seguire l’ingresso a scuola dei piccoli…e su questo evito ogni commento… ricordando a Scaglione che ci sono problemi maggiori…e sopratutto seri…
Sull’Araldo di oggi nel frattempo troviamo un’articolo di Bustaffa che buttava un po di alcol sul fuoco, subito spento..per il comportamento della madre che avrà deluso i più…nell’articolo divertente la precisazione "Alla preside dell’istituto di Como Borghi, la prima segnalazione è arrivata giovedì. Fino a quel giorno, infatti, i due bambini sono stati accompagnati dal padre (descritto con una lunga barba, come impone la stretta osservanza della religione islamica). La maestra che ha visto la donna aggirarsi per i corridoi ha subito chiamato la presidente, che venerdì ha contattato il provveditorato…. quindi attenti a non farvi crescere la Barba… specie ora che magari siete ancora abbronzati…altrimenti vi possono scambiare per un pericoloso Islamico.. leggiamo i diversi e coloriti punti di vista (specie quelli della Preside e degli Insegnanti)..sulla questione…
Genitori Contro il Burqa:
Luisa Arcioni: «Non sono assolutamente d’accordo con questa sua scelta allora domani vengo anch’io in maschera a prendere mio figlio. Come facciamo a sapere chi c’è sotto quel vestito tutto nero? È anche una questione di sicurezza. Io stessa ho firmato una delega per consentire ad altre persone a ritirare mio figlio. Ma nello stesso tempo come si fa a permettere che entri una persona del tutto irriconoscibile?».
Cristina Padovese: «I bambini hanno paura Che vadano nelle loro scuole vestiti in quel modo».
Cristian Marelli: «Io non l’ho ancora vista, ma non sono contrario all’uso del burqa prima di tutto perché è un reato, e poi perché credo che chi arriva nel nostro paese debba rispettare le nostre leggi»
Maurizio Salubro:«Penso che ognuno sia libero di seguire il proprio credo ma sono in una terra per loro straniera, ed è giusto che si adeguino. Non ci possono imporre le loro tradizioni, finché vanno in moschea possono fare quello che vogliono, ma non in pubblico e soprattutto nelle scuole»
Modher, padre di un bimbo di origine tunisina:«Il burqa se vuole può indossarlo in casa sua - ha detto - ma non in pubblico, la donna deve farsi riconoscere. Noi stranieri dobbiamo rispettare il vostro paese»
Genitori Pro / Neutrali Burqa:
Priscilla Guarniso, sudamericana:«Per me non c’è nessun problema - ha detto - e credo sia così anche per i bambini. Mio figlio mi ha chiesto perché quella donna era vestita in quel modo e io gli ho detto che è un fatto di cultura»
Barbara Lombardi: «Personalmente non mi dà fastidio anche da parte nostra, con tutte queste scollature, ci sarebbe da recriminare, con gente che non sa più nemmeno cos’è il pudore. L’unica preoccupazione è per la sicurezza: non possiamo sapere chi c’è sotto quel velo»
Insegnanti:
Armanda Selva (Preside)«Le abbiamo chiesto di alzare il velo e qualche volta in effetti ci ha dato retta, ma non appena era in presenza di un uomo lo abbassava. Ma non mi è mai arrivata nessuna lamentela dalle mamme. Anche le maestre dicono che i bambini non ci fanno caso, loro in effetti sono i più adattabili e spesso non badano a queste cose. Il vero problema è che questa persona si deve fare riconoscere quando viene a ritirare il bambino, anche se alla fine credo che, tra tutti, quella che si sente più a disagio è proprio lei».
Giusy Setola (Insegnante)«Quando l’ho vista mi sono impressionata, io sono contraria al burqa, anche perché siamo poi noi insegnanti a dover gestire le conseguenze che causano tra i ragazzi nella scuola».
Comunque.. ci si appella alla legge ad uso e consumo e ci si dimentica per esempio che ad oggi i mussulmani a Como pregano per strada all’aperto e che non hanno un posto dove festeggiare il Ramadan, salvo l’elemosina dell’ultimo minuto.. ma se non sbaglio la costituzione dovrebbe dargli una mano.. art.19 e 20… ma si sa… la legge NON è uguale per tutti…


la legge lo vieta, basta con le considerzioni…
Comment by buon senso — 09/21/2006 #
So solo che per motivi di pubblica sicurezza sono stati impediti i vetri oscurati delle auto. Figuriamoci se può allora essere permesso che delle persone viaggino completamente coperte dalla testa ai piedi…
E poi, se ai loro bambini può fare paura vedere un cadavere appeso a una croce nelle classi, ai nostri bambini può far paura vedere un fantasma senza corpo infagottato di nero.
Comment by Anonymous — 09/21/2006 #
Tutto vero. Ma sul fatto che la legge vieti esattamente ciò che i politici locali (e non le mamme)denunciano, ci andrei cauto. Ci si deve far riconoscere solo su precisa richiesta, all’interno di un edificio pubblico. Il resto è libertà personale. E la libertà di culto, fino a prova contraria, è garantita dalla nostra Costituzione, non dal giornalino della parrocchia.
Chissà perchè i geni di An non si chiedono perchè gli ultras, compresi quelli del Como, vanno spesso allo stadio intabarrati al punto da non essere riconoscibili. E non lo fanno certo per motivi religiosi. Eppure, nessuno denuncia il fatto in consiglio comunale, tanto meno An.
Il guaio vero, in questa vicenda, è che, ancora una volta, la politica (di destra e di sinistra) ha voluto strumentalizzare l’accaduto. Ciò non aiuta chi, come la coppia tunisina in questione, ha già qualche serio problema di integrazione.
Comment by ebbenesì — 09/21/2006 #
finiamola col buonismo: non si va in giro con il viso coperto: qui funziona così: se ci sono problemi nessuno obbliga a restare in Italia. Aproposito visto che qui rompete tanto alla Chiesa perchè vuole imporre le sue regole etiche, fate lo stesso con gli islamici, anche se capisco che faccia molto chic negli ambienti di sinistra esaltarne le ragioni…
Comment by Anonymous — 09/21/2006 #
tutto è bene quel che finisce bene! Complimenti alla mamma burqa per la scelta coraggiosa e tempestiva…
Comment by dal castello d'If — 09/21/2006 #
All’anonimo e agli altri che continuano a richiamarsi alla legge: e vediamola questa legge!
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Le ordinanze recentemente emesse dai sindaci sulla copertura del volto si basano sulla normativa di pubblica sicurezza: in particolare l’art. 85 del R.d. 18 giugno 1931 n. 773iii recita: “E’ vietato comparire mascherato in luogo pubblicoâ€, mentre l’art. 5 della Legge 22 maggio 1975 n.152 proibisce “l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivoâ€.
Un atto analogo ai precedenti è la circolare n. 4/95 del 14 marzo 1995, con la quale il Ministero dell’Interno ha autorizzato l’uso del copricapo nelle fotografie destinate alle carte di identità di cittadini professanti culti religiosi che impongano l’uso di tali copricapo.
Con altra circolare del 24 luglio 2000 il Ministero dell’Interno ha precisato che il turbante, il chador e il velo, imposti da motivi religiosi, “sono parte integrante degli indumenti abituali e concorrono, nel loro insieme, ad identificare chi li indossa, naturalmente purchè mantenga il volto scoperto†e pertanto tali accessori sono ammessi, anche in ossequio al principio costituzionale di libertà religiosa, purchè i tratti del viso siano ben visibili.
Tale circolare, in conseguenza, estende il principio della precedente, riferita alla carta d’identità , anche alle fotografie da apporre sui permessi di soggiorno.
La differenza terminologica sopra indicata (paragrafo 2) rende più chiara la distinzione tra le diverse ipotesi.
Mentre il burqa, oltre ad essere un simbolo religioso, nasconde il volto di chi lo indossa, i chador e i copricapo mantengono il loro significato simbolico e religioso ma non occultano il volto della persona.
Le motivazioni della legge francese si richiamino ad esigenze di ordine pubblico.
In Italia la nozione di ordine pubblico non è normativamente definita; la formula giuridica appare per la prima volta nella codificazione napoleonica e possiamo pertanto affermare che l’espressione ha paternità francese, ma anche lì non vi è una definizione.
La definizione di ordine pubblico è stata resa in modo magistrale dalla nostra Corte Costituzionale, con sentenza 16 marzo 1962 n. 19: “l’ordine pubblico è un valore costituzionalmente protetto, quale patrimonio dell’intera collettività ; sono pertanto costituzionalmente legittime le norme che effettivamente, ed in modo proporzionato, siano rivolte a prevenire e a reprimere i turbamenti all’ordine pubblico (intesi come insorgere di uno stato concreto ed effettivo di minaccia all’ordine legale mediante mezzi illegali idonei a scuoterlo) eventualmente anche mediante la limitazione di altri diritti costituzionalmente garantiti†.
La norma che vieta il mascheramento risale infatti ai cosiddetti “anni di piomboâ€, nei quali accadeva di frequente che si commettessero omicidi con il volto nascosto da un passamontagna o mascherato durante il periodo del carnevale.
La Corte Costituzionale ha dettato i criteri: è possibile limitare un diritto costituzionalmente garantito (quale quello della libertà religiosa), ma solo con norme che in modo proporzionato reprimano uno stato concreto ed effettivo di minaccia all’ordine legale mediante mezzi illegali idonei a scuoterlo.
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La Corte Costituzionale dunque delimita la liceità delle norme sulla copertura del volto ai casi in cui “…in modo proporzionato reprimano uno stato concreto ed effettivo di minaccia all’ordine legale mediante mezzi illegali idonei a scuoterlo”.
Questa analisi, che si trova in uno dei tanti siti di giurisprudenza, mostra come sia labile e rozzo il richiamarsi a una “legge” in un caso così delicato e che implica tanti raffinati rapporti (madre-altre madri, madre-figlio, figlio-compagni di scuola, famiglia-scuola, insegnanti-alunni, corpo insegnante-provveditorato, ecc.), un caso in cui la legge parrebbe stare molto più dalla parte della signora tunisina che dalla parte delle vocianti e proterve mammine comasche, tutte casetta-4×4-villaggio vacanze… e bimbi belli e vestiti bene, ma tirati su (eticamente) da cani.
Comment by Condorcet — 09/21/2006 #
@ebbenesì: “Ciò non aiuta chi, come la coppia tunisina in questione, ha già qualche serio problema di integrazione.”
Sicuramente non risolvono il problema dell’integrazione andando in giro con il burqa.
Si adeguino ai nostri usi e costumi altrimenti ci DIS-integriamo noi.
Comment by Luca — 09/21/2006 #
Luca te veramente oltre la punta del naso non vedi… è un caso montato ad arte… tanto è che la madre è arrivata stamane a volto scoperto, montato per distrare la cittadinanza dai veri problemi…
Comment by Sir Percy Blakeney — 09/21/2006 #
Personalmente io vedo il problema da un lato diverso. Nella scuola ritengo che siano gli insegnanti, vista la loro evidente autorità sui discenti, a non dover mostrare simboli di appartenenza religiosa (di ogni tipo) e la scuola pubblica dovrebbe sentita come anche propria da tutti i suoi utenti (che siano cattolici, islamici, ebrei, valdesi, protestanti, buddisti…. atei od agnostici)
Molto più rilevante, infatti, di come si vestono i genitori degli alunlni mi appare la questione inerente alla rimozione dei crocefissi, che sono ancora esposti grazie a funanboliche acrobazie delle corti superiori che cercano di trovare una giustificazione a-giuridica per un fatto che giustificazione giuridica non ha (vista la norma puramente regolametare del 1928 sull’arredo delle aule che è, con ogni evidenza, decaduta almeno nel 1984 dopo l’abolizione ufficiale della definizione di “religione di stato” per la religione cattolica).
Inutile dire che basterebbe applicare una legge come quella francese, ma anche quella spagnola recentemente adeguata ai tempi, per iniziare un percorso positivo e costruttivo.
Tutto il resto sono scempiaggini costruite ad arte da pochi esaltati (tra cui mi sembra, purtroppo, una maestra che non ha il senso di cosa siano i suoi compiti, cioè educare) sostenuti dai soliti che cercano di far passare in secondo piano tutte le disavventure e le deficienze di quest’amministrazione comunale.
Quindi parlare d’altro aiuta sempre.
Comment by S.Just — 09/21/2006 #
a me piacerebbe, un giorno, vedere una scuola completamente laica. Forse però non sarà mai possibile.
Comment by Simona — 09/21/2006 #
Never say “never”, cara Simona.
Incominciamo noi a testimoniare i valori della laicità in ogni possibile occasione.
Per esempio sostenendo con parole e fatti le persone, di solito umili e inermi, che si trovano a sopportare le angherie e le discriminazioni di un sistema religioso dilagante, che negli ultimi decenni non trova limiti nel sistema politico, di qualunque colore sia. Un sistema che invade non solo la scuola, ma i media, l’industria, la finanza, le banche.
O per esempio sostenendo, anche solo a parole, l’operato del provveditore agli Studi di Como che, malgrado sia assediato e lavori in una delle città più retrive d’Europa, non perde occasione di esprimere la sua dedizione allo stato e alla Costituzione, esternando timidamente ma fermamente i valori di laicità .
Comment by Condorcet — 09/21/2006 #
Onestamente la laicità della scuola pubblica per me dovrebbe essere scontata, comunque mi stupisco del Provveditore… che accorre per un burqa..a richiamo dei giornali e della prof canossiana.. pensi a dare strumenti e stabilità agli studenti, computer, aule decenti… o almeno i mezzi idonei per arrivare a scuola…in orario.. visto i problemi di SPT grazie a D\’Alessandro.
Comment by Sir Percy Blakeney — 09/22/2006 #
@sir Percy: a quanto pare non era proprio a volto scoperto.
“Onestamente la laicità della scuola pubblica per me dovrebbe essere scontata”.
Sono d’accordo con te!
Quindi niente simboli religiosi?
Quindi niente crocefisso?
Quindi niente Burqa!
Comment by Luca — 09/22/2006 #
Voglio vedere se noi andiamo in iran e non rispettiamo le loro regole! Voglio vedere se vai in giro con dei segni cristiani addosso cosa ti fanno. Te li tagliano e poi ci giocano a biglie! Padroni a casa nostra! (e non sono leghista, sono solo italiano)
Comment by Uomo della strada — 09/22/2006 #
Gentile signor Luca,
la mamma di quel bambino non è un insegnante della scuola e nemmeno sta appesa alla parete come simbolo identitario, comunque fa piacere leggere che sei d’accordo con una SCUOLA (non con un mondo) completamente laico.
Comment by Teto — 09/22/2006 #
Vada in Iran visto che è già sulla strada, sono certo rimarrà stupito dall’accoglienza disinteressata che riceverà , alla maggior parte degli iraniani interessano le stesse cose che interessano a noi: condurre un’esistenza pacifica e libera; a differenza che da noi però, l’ospitalità , soprattutto nei confronti dei viaggiatori, degli “uomini sulla strada”, è ancora uno dei valori più importanti. Davvero, vada in Iran, viaggiare e toccar con mano le diverse culture porta pace e saggezza all’animo umano.
Comment by Teto — 09/22/2006 #
Concludo: se in un paese non certo perfetto esistono leggi sbagliate non mi sembra saggio prenderle ad esempio.
Prima condanniamo l’integralismo islamico e poi lo usiamo per coprire le nostre intolleranze. mah…
Comment by Teto — 09/22/2006 #
Vi prego di una cosa:
non usate i bambini per giustificare le VOSTRE paure. I bambini, e parlo in qualità di esperto del settore, nascono con certe predisposizioni psico-fisiche, ma scevri da condizionamenti sociali.
Sono gli adulti o le esperienze collezionabili in questo mondo che abbiamo preparato per loro a trasmettere paure ai bambini, che altrimenti,spontaneamente, svilupperebbero curiosità per il nuovo.
Non insegnate ai bambini la vostra morale, non trasmettetegli le vostre paure, insegnategli soltanto la MAGIA della vita, e se non riuscite più a percepirla, osservateli ed ascoltateli in silenzio, saranno loro a ricordarvela.
(ricordando Giorgio Gaber, maestro di sensibilità )
Comment by Stefano Martinelli — 09/22/2006 #
Io credo che ci voglia rispetto, da entrambe le parti; se noi dobbiamo aver rispetto per le culture degli immigrati però anche gli immigrati devono avere rispetto per la nostra cultura.
Quando vengono in Italia sanno benissimo di venire in un paese occidentale, con le sue leggi, i suoi usi ed i suoi costumi, o sei disposto ad accettarli o vai da un’altra parte.
Se le nostre leggi vietano il viso coperto per motivi di ordine pubblico, chiunque arrivi nel nostro paese anche solo per un’ora è tenuto ad osservare le nostre leggi, così come noi siamo tenuti a rispettare le leggi degli altri paesi quando andiamo all’estero.
Voglio raccontare un aneddoto che mi è capitato quando lavoravo a Milano:
avevo una collega albanese, giunta in Italia con la classica carretta del mare, la prima che ci siamo ritrovati qui, non so se ve la ricordate, quella che appena aperte le frontiere albanesi ha salpato e per la prima volta ci siamo ritrovati a dover affrontare un’immigrazione di massa. Questa collega continuava a lamentarsi dell’Italia, l’Italia di qui, l’Italia di là , di su di giù, invece la Francia è grande, bella, migliore e bla bla bla, ad un certo punto stanco di sentir sputtanare il mio paese gli ho detto espressamente ’se è così perchè non te ne vai in Francia?’ la sua risposta è stata ‘perchè in Francia non mi fanno entrare’. Grazie tante, noi ti abbiamo accolto, ti abbiamo dato un lavoro però siamo i bastardi mentre chi ti dà un calcio in culo è il buono! Purtroppo riscontro un simile atteggiamento anche in altri immigrati.
Rispetto va bene ma deve essere reciproco altrimenti lì c’è la frontiera se ne può anche andare.
Comment by Ulisse — 09/22/2006 #
Noi ci onoriamo di appartenere a una civiltà , e non solo giuridica, proprio perché le nostre regole non sono quelle vigenti nei paesi totalitari o retti da codici religiosi intolleranti.
Non è che siccome uno viene da un paese dove non è permesso portare la croce noi qui dobbiamo impedire alla gente di portare la mezza luna.
Noi qui viviamo in una civiltà evoluta e consentiamo a chicchessia di fare quello che vuole finché non leda i diritti degli altri.
La regola generale che sta nella logica di una visione laica è: non si deve impedire l’uso di un simbolo, non si deve imporre l’uso di un simbolo.
Tale regola diviene estremamente significativa quando parliamo di luoghi istituzionali: aule scolastiche, tribunali, seggi elettorali, sedi di istituzioni pubbliche, ecc.
Dunque il semplice portare sul proprio corpo un simbolo non può essere impedito, mentre ostentare o addirittura imporre un simbolo in una sede istituzionale non deve essere consentito.
Dunque si a qualunque simbolo portato dalla singola persona, no a qualunque simbolo in sede istituzionale, salvo che il simbolo sia quello proprio dell’istituzione.
Esempi: no a un’insegnante velata, si a una mamma velata che accompagna il figlio a scuola, sì alla croce su una chiesa e a una mezzaluna su una moschea, via crocifissi ed eventuali mezzelune da ogni luogo istituzionale e dalle aule, via le croci al neon dai costoni delle montagne.
Il velo è un addobbo personale e l’uso non è sindacabile, ma in classe è contrario ai regolamenti della scuola e ai moderni criteri della didattica e non può essere usato.
Passando alla cronaca: avete visto la fermezza di Provveditorato e Questura nel difendere lo Stato e le sue leggi ? E sì che erano letteralmente accerchiati.
Un BRAVO al questore e al provveditore.
La cosa più divertente è stata la condanna del velo quale “simbolo di una concezione contraddittoria della donna da parte della cultura islamica” (Bruni).
Da che pulpito, ragazzi ! La chiesa cattolica è quella che ha più sviluppato la fobia della donna e l’emarginazione della donna al proprio interno. Donna e male, donna e peccato, donna e diavolo sono associazioni mentali standard nella realtà e nella vita della chiesa cattolica.
Le donne votano da poco in Italia e ancora da meno in Svizzera. Le donne hanno un trattamento più sfavorevole sul lavoro. Le donne difficilmente raggiungono la posizione di dirigente. Poche donne riescono a farsi largo nella politica (purtroppo).
Se una discreta parità è stata oggi raggiunta, è stato tutto un processo che ha pesato sulle spalle delle donne, che pagano la conquista aggiungendo tutte le responsabilità del lavoro a tutte le responsabilità della casa e della famiglia.
Auguro alle donne islamiche una simile evoluzione, ma intanto i prelati nostrani e i loro sostenitori non ci vengano a parlare delle donne, che se fosse per loro saremmo ancora senza diritto di voto e a casa a fare la calzetta (il corrispondente cristiano del burka).
Comment by Condorcet — 09/22/2006 #
complimenti alla mamma che ha tolto il Burqa, finalmente una donna che grazie anche alla possibilità della legge Italiana di vietare il mascheramento in publico decide di ribellarsi a questa sottomissione della donna stessa!
la Storia sarà ancora lunga per queste donne ma finalmente abbiamo qualcuna con le palle di dimostrare che il burqa non lo vuole non come quella di Drezzo!
Brava, e cerca di far capire anche alle altre donne che l’aria sul volto quando si cammina per strada é bella, che un sorriso ricambiato é bello e ancora chissà quante altre cose avrai provato te in questa giornata a uscire col volto scoperto.
Grazie!
Comment by Rosa — 09/24/2006 #
Vero, a volte gli ultras vanno allo stadio col volto coperto. Ed infatti li chiamiamo delinquenti.. Quando invece sono i disobbedienti o gli espropriatori proletari a mettere a ferro e fuoco le nostre città , con il viso accuratamente nascosto da kefiah, o da altri simboli di altre civiltà , allora si parla di disagio sociale.. Se un cattolico andasse in Iran per le proprie ferie (posto che nelle agenzie di viaggio ci sono mete decisamente più sicure ed interessanti) sono certo che la famosa e tradizionale ospitalità mediorientale avrebbe possibilità di essere pienamente dimostrata.. Il discorso diventerebbe diverso se il cattolico andasse a piantare le fondamenta di una chiesa.. Sarebbe interessante scoprire quanti secondi impiegherebbe il cattolico a passare a miglior vita.. Se è vero che la nostra costituzione e la nostra civiltà sono più evolute rispetto a quelle delle aree di origine di questi ospiti, perchè tutta la sinistra ha condannato Berlusconi quando lo ha coraggiosamente detto? E su tutte la considerazione finale, si è mai visto un ospitante che si adegua alle tradizioni dell’ospitato? Nella delicata situazione internazionale in cui parti (pur deviate ed integraliste quanto si vuole) importanti degli accoliti di Maometto ci hanno trascinato, è opportuno o non opportuno opporre le proprie usanze a popoli ospitanti che ben si sa che non possono comprenderle? Non è forse questa una inutile provocazione? Non sarebbe meglio cercare di navigare sull’acqua quieta della comprensione delle paure e delle diffidenze naturali (seppur a volte sbagliate ed eccessive) del popolo ospitante.. Per quanto riguarda poi il crocefisso, trovo che essendo oggi un simbolo di pace riconosciuto in tutto il mondo, non possa essere in nessun modo offensivo della suscettibilità religiosa di alcuno.. Chi se ne sente offeso è una persona disturbata, se andassi a vivere in Israele (paese comunque laico) non mi infastidirebbero la stella di David o le Tavole della Legge, così come se andassi a vivere in Turchia non sarei infastidito dalle mezzelune o dai minareti, o dagli altri simboli della religione e tradizione islamica. Se i musulmani non sono in grado di sopportare altrettanto, scusate, ma credo che sia solo un loro problema.. un crocefisso su un muro non potrà mai essere considerato un ostacolo da rimuovere sulla strada dell’integrazione delle minoranze.. Almeno da chi ha rispetto delle proprie radici culturali, e della propria Patria..
Comment by Andrea Bernasconi (mobile), $Version=1 — 09/26/2006 #
Caro Andrea
proprio perché siamo una civiltà evoluta non dobbiamo costringere gli ospiti a doversi muovere in punta di piedi per non darci fastidio.
Quando gli ospiti, poi, hanno tutte le caratteristiche di un cittadino, pagano le tasse e pagano i contributi che permetteranno all’INPS di stare in piedi per qualche anno di più non vedo perché dovrebbero stare attenti a come si vestono.
Nei paesi civili esistono leggi (nei paesi più civili pochissime leggi) che dicono quel che NON si può fare. Tutto il resto non è sindacabile.
Occhio alla religione. Non è un patrimonio culturale di tutti i componenti della nostra società originaria. Io sono per molti versi un “campione” della civiltà occidentale e non mi riconosco minimamente nella religione, tantomeno in quella cattolica.
La mia eredità culturale deriva da quelle forze fondatrici della civiltà moderna che hanno avuto la Chiesa cattolica come nemico all’ultimo sangue.
Attento anche a tacciare di “comunismo” quelli che la pensano come me, ma i tuoi interventi garbati in questo blog mi fanno pensare che tu non faccia questo errore, in cui incorrono i più incolti esponenti della destra.
Fino alla svolta impartita nel 1929 per ragioni politiche dall’ateissimo Mussolini, l’anticlericalismo era il cavallo di battaglia della destra.
La Chiesa, che era stata buttata fuori a forza dalla società nel Risorgimento, dopo quindici secoli di strapotere e di disgrazie, è rientrata dalla finestra grazie alla fame di consenso del Fascismo, a cui ha succhiato l’anima e che poi, vista la malparata, ha rapidamente scaricato.
Considera anche che di tutti i paesi cristiani, la cattolica Italia è quella che vive meno intensamente e coerentemente la fede che le è genericamente attribuita (studi vari, che confrontano i comportamenti di appartenenti a diverse chiese cristiane).
Ultimissimo esempio: papa e vescovi possono sbraitare quanto vogliono, ma il 50% dei cattolici è a favore dell’eutanasia. Per non dire sull’uso degli anticoncezionali, ecc. ecc.
La religione cattolica è una patina culturale superficiale, oggi abilmente usata da politici per ardite operazioni strappaconsenso, ampiamente sostenute dal Vaticano perché assicurano esenzioni di tasse, stipendi pagati al suo personale, contributi vari nell’ordine delle migliaia di miliardi (di lire per fortuna).
Per molti altri si tratta semplicemente di affari.
Altro che cultura profondamente radicata di una nazione, di un popolo !
Nell’ultima frase parli di Patria con la P maiuscola.
E’ un sentimento che provo anch’io e che condivido. Anch’io scrivo Patria con la P maiuscola.
Mi fa piacere cogliere l’occasione per definire che cosa è Patria per un cosmopolita illuminista come me: qualsiasi luogo del mondo ove i diritti dell’individuo sono precisamente sanciti in una carta alla quale anche il più potente personaggio, la più potente organizzazione deve sottostare (sulla falsariga della Déclaration des droits de l’homme et du citoyen del 1789).
Comment by Condorcet — 09/28/2006 #