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Maggiolini parla d’Antipatico…
L’araldo di Oggi ripropone i punti salienti dell’intervento del Pensionando Vescovo Maggiolini nella trasmissione l’Antipatico…non il Vescovo la trasmissione… anche se….. un’intervista che ci fa capire che la campanella per andare a riposo sia già suonata da un pezzo ma che il nostro non vuole sentire anche perchè il sostituto non sta arrivando……. che si sia perso per strada?
L’Antipatico ricomincia da un argomento forte, ossia le parole del Papa all’Università di Ratisbona sulla Guerra Santa e su Maometto. Per quelle parole il Papa è stato criticato ma anche minacciato. Al Qaida ha promesso addirittura di conquistare Roma e Benedetto XVI si è detto "dispiaciuto e frainteso". Ha fatto bene il Papa a dirsi rammaricato per tutto ciò che è successo? Ha fatto male a parlare di Guerra Santa? Oppure aveva ragione e doveva difendere con maggior forza le ragioni della cristianità e dell’Occidente? Monsignor Maggiolini, secondo lei il Papa è stato poco prudente quando ha parlato di Guerra Santa e ha accostato Maometto alla Guerra Santa?
«Bisogna forse mettere il discorso nel contesto che non era un contesto popolare e un contesto di larga folla, ma era un contesto di lezione universitaria».
Cioè all’università si possono dire certe cose? «Non c’è dubbio, almeno nelle università in cui ci sono persone che capiscono. E poi nei commenti ci sono le persone che capiscono dopo aver letto. Io i miei dubbi che parecchi abbiano letto e capito il discorso».
Monsignor Maggiolini spesso si è parlato di dialogo interreligioso. Dopo questa vicenda il dialogo interreligioso è finito o forse non era mai cominciato? «Probabilmente qui si inizia un dialogo che va a fondo delle cose, non rimane sulla superficie della diplomazia, ma va alla radice dei problemi. Qui mi pare di dover dire che il Papa riconosce che nel Corano si afferma che nessuna costrizione è data nelle cose della fede. Però dice anche che in concreto ci sono delle espressioni di violenza che non sono dei musulmani ma sono delle persone che, come dire, estremizzano le posizioni. Direi che ci voleva un discorso come questo per impostare un dialogo che non fosse una specie di…».
Lei mi sta dicendo che quella del Papa non è una gaffe. «No, non è una gaffe».
Il Papa ha voluto citare, voleva assolutamente andare in quella direzione e aprire l’argomento del rapporto tra religione e violenza o religione e Guerra Santa? «Anche perché non è giusto che, come i cattolici hanno - durante il Medioevo, durante i secoli scorsi - hanno tentato di sopprimere la libertà degli altri, non è giusto che adesso non i musulmani, ma alcuni musulmani che fanno dell’estremismo, costringano il Papa a dire ciò che vogliono. Ma in fin dei conti il Papa può dire che Dio uno e trino, tre persone, non c’è ma c’è soltanto il Dio uno? Cosa fa? Va a fare lo spazzino comunale».
Cioè se accettasse i principii di altre religioni sarebbe fuori luogo… Ma secondo lei la Chiesa è stata troppo buonista in questi anni? «Sì. Non buonista nel senso che ha ceduto, ma nel senso che non ha avuto il coraggio di affermare ciò che era cristiano riconoscendo ciò che non era cristiano ed era musulmano. Le faccio un esempio: qui da noi c’è stata quella vetta di genialità che è un ministro, il quale, prima ancora di leggere, si è sentito in dovere di criticare il Papa: sto parlando di Di Pietro».
Vedo che fa nomi e cognomi. Infatti è stato uno dei ministri che ha criticato effettivamente il Papa. Ecco, io vorrei capire: questo, dunque, è l’inizio di una nuova politica di Benedetto XVI? «Sì perché va non a uno schema di contrapposizione».
Ma sottolinea delle differenze? «Ma va alla radice e cioè chiede: su che cosa si fonda il dialogo? Sulla verità? Benissimo: allora misuramoci sulla verità ».
Monsignor Maggiolini, secondo lei davvero c’è qualcuno nella Chiesa cattolica che strizza l’occhio a questo dialogo interreligioso e forse si piega un po’ troppo anche di fronte all’Islam? «Ho l’impressione che sia preso dalla paura di una contrapposizione che non è mai verso la persona, ma chiede un confronto di idee. Io veramente sono rimasto abbastanza stranito quando un cardinale è uscito a dire: preghiamo per tutte le religioni. Mi dica che dobbiamo pregare per tutti i membri delle diverse religioni. Ma che io debba pregare per l’Islam, no. Che io debba pregare per il buddhismo… ».
Ma non trova che ci sia una certa pavidità nel difendere le proprie ragioni, nel difendere la propria religione? «Non c’è dubbio».
L’Europa sembra addirittura non avere il coraggio di sostenere le proprie ragioni. «Ho l’impressione che l’Europa si stia un pochino afflosciando e il Papa qui fa dei passaggi enormemente interessanti quando parla innanzitutto della divisione tra scrittura e interpretazione, quando passa dalla storia alla interpretazione della storia, quando parla dell’attuale cultura relativistica che rende impossibile il dialogo».
Ma è cambiato l’atteggiamento di questo Papa rispetto a Papa Wojtyla? «Non le so dire questo».
Non sfugga alla domanda. «No, no. Bisogna aspettare».
I perbenisti sembrano, però, lasciarlo pensare. «Io mi auguro, davvero».
Lei vorrebbe un cambiamento, quindi, rispetto alla cultura del dialogo? «Verso un riconoscimento dell’altro che io tratto da imbecille quando gli attribuisco cose che sono mie e che non sono sue e non sto ad ascoltare ciò che l’altro dice».

