Si è parlato poco del viaggio di Prod & company in Cina.
Sicuramente perchè oscurato dall’affaire Telecom/Rovati e dall’imminente e poi partorita finanziaria.
Una cosa è sicura oltre all’inquietante numero di persone che hanno viaggiato a nostro carico circa 750 (tra assessori e altri personaggi della politica locale) oltre a non firmare nessun megacontratto di fornitura da parte dell’Italia alla Cina è venuta fuori l’oramai scontata sentenza, i nostri industriali e le PMI italiane produrranno sempre di più nel Far-East.
La missione ufficialmente è nata per cambiare il clima dei rapporti fra i due paesi e dare inizio a una nuova collaborazione, cioè esportare le aziende e non i prodotti in Cina e India. La chiave di volta è appunto quella delle PMI Italiane un modello per la Cina sapendo poi che il 60% del PIL Cinese è fatto da aziende medio piccole e che il modello italiano può essere d’esempio per lo sviluppo cinese al fine di di spostare i imilioni di cinesi dalle campagne appunto all’impresa.
Alla missione oltre ai 750 "scrocconi" hanno partecipato 400 aziende , con la giustificazione che la Cina può produrre ricchezza e opportunità anche in Italia…ricchezza per chi?I numeri ci devono far riflettere sulle ricadute occupazionali in Italia: attualmente ci sono 1400 imprese italiane, 20mila francesi e 22 mila tedesche…pensate se l’Italia paese che vive sulle PMI si adeguasse ai numeri Francesi…
Infatti il mercato cinese oramai maturo ed ha dato diverse soddisfazioni agli imprenditori (il costo medio di un operaio è di 200 euro) tanto è che tra gli imprenditori c’era non solo chi andava in Cina per la prima volta ma chi stava per aprire un secondo stabilimento… Ora domandiamoci se ci sono aziende tessili di Como in quelle 1400 … magari le stesse che poi piangono qui e richiedono contributi statali…. ed in questo caso il silenzio e l’appoggio politico è BIPARTISAN…. ricordiamocelo.
Interessante il servizio di Rainews 24 di Enrica Toninelli qui trovate i link parte 1 , parte 2, parte 3





S.Just




02/10/2006
Hai dimenticato un particolare importante: la visita allo stabilimento dell’azionista di maggioranza di questo governo.
Pensare che pochi giorni prima il povero ad Marchionne si era affaticato a dire che Fiat era risanata senza l’aiuto del governo. Poi magicamente è passato il provvedimento che, giusto un anno fa, l’ex ministro Maroni aveva rifiutato, convincendo definitivamente l’incipriato Cordero di Montezemolo a sostenere Prodi: cassa integrazione per gli operai Fiat. Così, mentre in Italia si va in pensione a 60 anni, a Torino si va a 57, a carico degli italiani.
E intanto il presidente del consiglio fa i suoi annunci dagli stabilimenti Fiat…. bah… curioso che l’unico nome di azienda che compare nel resoconto del governo ( http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/cina/citta/nanchino.html ) sia sempre quello… Fiat…
02/10/2006
Hai ragione, del resto Fiat come sai è sempre un caso a parte anche per le pensioni… visti i recenti 6000 prepensionati..
02/10/2006
Vorrei vedere le cose in positivo: finalmente c’è stata la presa d’atto che l’italia nel suo insieme era ed è in ritardo rispetto agli accadimenti cinesi. Su questo troviamo conforto proprio in Montezemolo che ha voluto seguire Prodi nel viaggio. Poi dovremmo trarne tutti le debite conseguenze: la Cina è un bacino importante sia come fornitore di manodopoera sia come mercato di sbocco. E questo dovrebbe indurci a pensare quanto sia urgente investire in ricerca, tecnologia e produttività del lavoro (che significa: NON LAVORARE CON RITMI CINESI bensì superare produzioni obsolete, stare sui processi di punta, fare meglio ogni volta, con meno risorse, ciò in cui specializziamo una produzione).
02/10/2006
Ciao Loris concordo, pienamente, ma occorre fare una politica economica che consenta di produrre là e di riconversione qui cito gli Stati Uniti o l’Inghilterra ma anche la stessa Germania dove sicuramente lo hanno fatto.
Qui il rischio,direi certezza è che con la scusa della concorrenza si danno soldi a fondo perso alle aziende moribonde ufficialmente per concorrenza cino-koreana, quattrini che vengono reinvestiti dagli stessi “imprenditori” in cina..per aprire stabilimenti che gli faranno “concorrenza”.
Inoltre va anche controllata la questione prezzi e made in italy.
Della Valle produce smodatamente in Cina, mi spieghi dove sta il made in Italy nelle sue scarpe forse nell’etichetta?Prendi le famigerate Nike c’è scritto made in china… certo sono care ma almeno il cretino che le compra sa che sta pagando per il marchio e non per il prodotto made in USA.
E per andare sull’economia locale lo sappiamo tutti che i foulard e cravatte che arrivano qui come “semilavorati” sono pronti per essere finiti con la cucitura del marchio…e l’imbustatura.. occorre IMPORRE un po di sana trasparenza e chiusura di rubinetti…