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Non disturbare il conducente
Finalmente un po’ di chiarezza: le colpe di tutto quello che va storto (in città, in Italia, nell’universo) sono «della sinistra». Vale anche per le proteste degli studenti delle superiori lariane sulla rivoluzione dei bus, in primo piano sul Corriere di Como. Un paginone per convincerci del grave fatto che sinistri adulti, biecamente, li «strumentalizzano». Perciò, rompendo l’abituale equidistanza, il foglio locale dà voce ai soli novelli telefonisti azzurri (in tutti i sensi) che si ergono a difesa dell’innocenza minacciata. Leggere il tenore delle dichiarazioni è istruttivo per capire da chi siamo amministrati, ma soprattutto la sensazione di assedio psicologico che cercano di trasmettere alla cittadinanza: dopotutto, le elezioni sono dietro l’angolo, le pagelle dell’amministrazione non sono proprio entusiasmanti, un po’ di cortina fumogena va sempre bene.
Roberto Rallo arriva a dire che l’amministrazione comunale dovrebbe andare con propri rappresentanti nelle scuole, tra gli studenti, a spiegare questa riforma dei bus «per evitare che la sinistra intervenga ‘placcando’ i ragazzi». «Non possiamo lasciare la scuola nelle mani di chi la corteggia da anni creando guai»: sono parole che senz’altro valgono a qualificare chi le pronuncia, chissà se fanno anche correre un brivido lungo la schiena dei genitori dei pargoli minacciati…
Paolo Mascetti prova una sensazione di «protesta organizzata» (si vorrebbe capire se si debba protestare solo spinti da estri occasionali, incontrandosi per caso nella piazza del paese…). Terribile l’accusa alla sinistra comasca. «Gli adulti non devono sfruttare in alcun modo i ragazzi» (i quali si sarebbero lasciati convincere dell’esistenza di disservizi, ritardi, condizioni poco civili di trasporto da spregiudicati mestatori, e non vivendo tutte queste cose sulla loro pelle quotidianamente). La perla della pagina sta poi nella frase «Trasporti, marciapiedi, posteggi, strade, sono argomenti tecnici, pratici. I progetti si creano e modificano in base alle esigenze pratiche della città, la politica non c’entra». Appunto, lo avevamo capito: il governo della polis (come bene pubblico, come progetto di ampio respiro) non c’entra. Lasciate fare a noi “tecnici” (quali? chi? quelli che siedono in giunta? Credete davvero che i comaschi siano tutti degli sprovveduti e non vi conoscano!).
Non finisce qui: altri difensori dei pargoli individuano l’Orco nella persona del provveditore Benedetto Scaglione, espressosi in modo comprensivo (ma il corrierino dice: favorevole) nei confronti delle recenti manifestazioni studentesche.
Abbiamo allora un’ Anna Veronelli «sbalordita» che giudica «molto grave» l’azione del provveditore (che aizzerebbe i ragazzi “contro il Comune”), e candidamente si chiede perché gli studenti «non fanno di domenica mattina il corteo di protesta? Perché sembra che facciano di tutto pur di non andare a scuola? [simpatica!] Io quando ero tra i banchi non ho mai perso un giorno di lezioni per questi motivi. [brava!] E non perché mi andasse bene tutto, ma perché ho sempre cercato di scegliere la via più seria per trovare soluzioni ai problemi». Restiamo in attesa di conoscere a quali problemi di ordine generale la succitata abbia trovato soluzione sui banchi di scuola, e la preghiamo di istruire a fondo gli studenti sull’applicazione dei metodi da lei escogitati.
Dalla parte dei ragazzi prova a mettersi (secondo l’articolista) anche Alessandro Tessuto, assessore della Provincia. «Siamo stati tutti da quel lato della barricata e sappiamo che tante cose si fanno con convinzione, mentre altre con idee meno chiare. Per questo la speranza è che gli studenti ragionino con la loro testa». (Se fanno manifestazioni, non può essere così?). Al provveditore l’invito a «fare solo il proprio lavoro»: «desidererei almeno che ognuno rimanesse al proprio posto, con il proprio ruolo, a fare il proprio lavoro». Sacrosante parole. Ma perché non si dovrebbero esprimere critiche, se “il lavoro” non sembra poi fatto così bene? Sono davvero imprevedibili le proteste se si lascia degenerare la situazione? Se, giunti al limite, i ragazzi-utenti-paganti-il-servizio usano le (scarse) risorse a loro disposizione (=manifestazioni), perché stracciarsi le vesti?
In realtà questa vicenda è l’ennesima riprova di uno stile di governo che la città subisce da anni. Al di là delle chiacchiere più o meno rassicuranti, il tasso di ascolto dei cittadini da parte di questi amministratori è bassissimo (si consideri ad esempio il ruolo effettivo delle circoscrizioni). Sembra che pensino di aver ricevuto il mandato per governare sopra la testa della gente e dei suoi rappresentanti (si veda il ruolo effettivo del Consiglio Comunale). Forse il tema dei trasporti li ha tanto “scottati” perché riguarda da vicino il motto che costoro portano scolpito nel cuore. Non disturbare il conducente.


……..e che vadano nelle scuole a spiegare questo meraviglioso progetto avveniristico dei trasporti comaschi; perchè non ci sono andati prima?
In galera dovrebbero andare non nelle scuole.
Comment by leinosachisonoio — 10/30/2006 #
Qualcuno può chiedere a D’Alessandro, magari con lettera aperta, di risolvere anche il problema dei bus? Che presto o tardi andrà davvero risolto: o vogliamo arrivare alle elezioni con questa partita aperta?
Comment by Ghino di Tacco — 10/30/2006 #
In un paese civile o normale chi sbaglia a organizzare i trasporti di una città viene licenziato immediatamente.
A Como no. Non solo, ma sono accusati tutti quelli che da tale errore sono danneggiati: gli studenti, il provveditore e i presidi che non erano stati interpellati, i sindacati che cercano di interpretare e rappresentare il malcontento dei danneggiati, la sinistra, che comunque è l’opposizione e avrà ben il diritto di commentare l’operato della giunta.
Gli unici innocenti, le “vittime”, sarebbero proprio gli incapaci amministratori che hanno dato origine a tutto il casino.
Ma dimenticavo: nei paesi civili i responsabili si sarebbero licenziati perchè alle successive elezioni loro o il loro partito non sarebbero più eletti. La bigotta Como invece continuerà a votare gli stessi, che si sentiranno quindi sempre più legittimati a governare una città senza saper da che parte cominciare. Ognuno ha i politici che si merita.
Comment by Condorcet — 10/31/2006 #
@Condorcet, non voglio giustificare QUESTI ma il piano trasporti fu approvato sullo scadere della seconda Giunta Botta. Solo Rifondazione Comunista votò contro. Pur non essendo io di Rifondazione rendo onore al Consigliere Caccavari. Di mio,da addetto stampa del Gruppo Consiliare dell’Ulivo,dissi che tecnicamente non poteva essere votato ma ostavano 2 problemi.1.La legge regionale 22/98; 2.La previsione della sperimentazione del piano stesso. Da allora ad adesso molte cose sono cambiate.Il buon senso imponeva un ripensamento. Peraltro,come sempre,mi pare che sia mancata una visione globale del trasporto:piano parcheggi,piano trasporti e piano servizi mi pare siano strumenti di una strategia che dovrebbe consentire la mobilità .Si tratta di una visione organica.Che appunto a Como manca.Come è mancato il dialogo per affrontare i problemi complessivamente.E questo è ancor più grave.
Comment by Costa Loris — 10/31/2006 #
@Costa Loris: poco importa di chi sia stata l’idea originale. In politica, quella seria, conta chi fa il danno. Sara’ brutto, ma queste sono le regole. Invece si scarica il barile sul “governo precedente”, invece di assumersi la responsabilita’ di prendere una decisione. Troppo facile fare guai e dire che non si poteva fare altrimenti: un buon politico, se cosi’ fosse davvero, arriverebbe a dimettersi pur di non danneggiare i propri cittadini. Ma questi amministratori pensano solo agli stipendi?
Comment by S — 10/31/2006 #
Non solo ai loro di stipendi ma anche a quelli che potrebbero far avere ad amici, clientes, sostenitori, soci della magica compagnia, ecc..
Il giro di interessi va molto al di là di quello che si vede.
Poi c’è anche chi ama star lì per dire “guardatemi sono consigliere comunale e, forse, se mi comporto bene un domani potrei essere assessore o consigliere d’amministrazione in una bella municipalizzata”.
Comment by S.Just — 10/31/2006 #
Sapete qual’è la cosa più “agghiacciante”?
Il fatto che i nostri amministratori non siano minimamente in grado di accettare le critiche.
Resto esterrefatto quando a fronte di lamentele più che giustificate dei cittadini vi sono solo risposte stizzite che ne rimarcano il ruolo di sudditi.
Me ne dolgo due volte, la prima perché a mio modesto avviso le critiche -se giustificate- devono essere metabolizzate ed utilizzate per evitare nuovi errori, la seconda perchè pur essendo prossimo all’area politica che i nostri amministratori rappresentano mi rendo conto di quanto siano assolutamente fallaci nel loro operare, in parcolarmodo nel reagire alle problematiche da loro stessi create.
Il leggere dalle pagine del corrierino che il provveditore agli studi altro non sarebbe che un facinoroso per il proprio intervento nei confronti degli studenti mi lascia verametne perplesso circa lo spessore politico di questi soggetti.
Reazione ancor più disgustata ho avuto -leggendo l’araldo- a fronte delle piccate e minacciose dichiarazioni rilasciate da un noto assessore dopo la domenica di passione dovuta alla paralisi di Como avvenuta in occasione di una “famigerata” gara ciclistica per dilettanti.
Non ho visto in entrambi i casi trasparire il necesario rispetto per l’interlocutore requisito indispensabile del bagaglio genetico del “buon” politico.
Vedremo in futuro… e che Dio ce la mandi buona….
Comment by Riccardo III duca di York — 10/31/2006 #
Aspettarsi che il centro-destra si preoccupi dei “pezzenti” che, per un inspiegabile autolesionismo, utilizzano gli autobus e non la Bmw Cabrio mi appare eccessivo.
I loro voti arrivano, in massa, da tutti coloro che vedete incolonnati nelle vie cittadine in automobile allo scopo di poter andare a fare “shopping” nelle vie del quadrilatero lariano.
Certo che, anche in questa vicenda, il centro-sinistra ha una capacità di autolesionismo veramente impressionante.
Il trasporto pubblico, e tutto quello che inerisce alla mobilità , dovrebbero essere una priorità assoluta.
Visto che, anche in questo caso, solo Rifondazione si è opposta per tempo ad una politica distruttiva dei diritti dei cittadini inizio a pensare che sarebbe il caso presentassero un loro candidato sindaco ed una loro lista possibilmente collegandosi con altri movimenti politici e sociali realmente interessati a questa città .
Poi, all’eventuale ballottaggio, se mai si giungerà ad esso facciano pesare i temi programmatici che quelli della sonda Opportunity, ma anche quelli di Governability, cercano disperatamente di ignorare mentre sono lì a cazzeggiare scrivendo, e riscrivendo, improbabili organigrammi.
Comment by S.Just — 10/31/2006 #
La perdita di fiducia da parte dei cittadini verso la politica e una conseguente perdita di considerazione dell’importanza delle lotte sociali appare sempre più evidente.
Il fallimento dei movimenti politici che ci hanno preceduto e i grandi limiti dei metodi messi in atto dovrebbero spingerci a riflettere per divenire più consapevoli e più critici verso la nostra società e quindi comprendere che le problematiche locali sono inserite in un contesto globale:
I disservizi del trasporto pubblico, ad esempio, altro non sono che un piccolo tassello del puzzle delle privatizzazioni (trasporti, scuola, sanità , ricerca…) e della svendita dei settori pubblici per tenere in vita un sistema economico sempre più in crisi.
-Como: la città delle grandi mostre e dei parcheggi a pagamento, mentre nella quotidianità l’istruzione e la cultura sono sempre più care e si tolgono le corsie preferenziali per far posto ai parcheggi.
- l’Italia: quella della TAV, delle grandi opere e del superlusso, dove si arricchiscono gli imprenditori e i politici, mentre i treni dei pendolari arrivano in ritardo e finanziarie di destra e di “sinistra” tagliano i fondi pubblici.
-L’occidente: il livello del benessere si misura in base al suv o ai vestiti firmati, mentre si radica la precarietà nel lavoro e nella vita, con gli affitti alle stelle e l’incertezza di arrivare a fine mese.
-Il mondo: si fanno le guerre per il petrolio e il dominio del mercato, mentre per milioni di persone si prospetta un futuro di miseria e di lotta per la sopravvivenza.
La società è sempre più individualizzata e non si riconoscono i bisogni comuni e i comuni sfruttatori.
Torniamo allora a pensare globalmente, cambiamo insieme la nostra vita - al di là delle etichette, delle sigle, dei gruppi, della retorica.
Torniamo ad organizzarci prendendo le distanze dall’immobilismo e dall’arrivismo dei partiti politici (sempre meno di destra e di “sinistra”, sempre più complici nella rincorsa al potere).
Torniamo a criticare radicalmente questo modello di vita che ci vuole passivi davanti alle ingiustizie quotidiane
Torniamo ad avere una coscienza comune comprendendo che tutto ciò fa parte di un stesso sistema, quello neoliberista, dominato dal denaro e dalla merce.
Mentre l’umanità si trascina tra il più vuoto “benessere” e la più cruda miseria è sempre più necessario mettersi in gioco. L’antico sogno di mettere tutto in comune, liberare gli uomini dal dominio del denaro e del potere, diventa la sola, concreta, speranza di cambiamento.
Comment by lettera aperta agli studenti comaschi — 11/1/2006 #