January
12

Breve introduzione storica al comunismo (I)

Comunismo di Richard Pipes è un "bigino" che riassume, in poco più di duecento pagine, tutto quello che c’è da dire sull’ideologia comunista e su come è stata tradotta in pratica a partire dall’esperienza sovietica fino ai giorni nostri. E’ un testo chiaro, leggibile e assolutamente pragmatico, costruito con una logica rigorosa che non lascia spazio ai giustificazionismi e alle nostalgie dei "negazionisti" - cioè di quelli che ancora si ostinano a distinguere tra un’idea del comunismo (buona) e la sua realizzazione (cattiva, perché avrebbe tradito l’idea). "Il comunismo - scrive Richard Pipes - non è stato una buona idea che ha avuto un cattivo esito; è stato una cattiva idea": i fatti lo hanno provato.

Il volume di Pipes è suddiviso in capitoli, il primo dei quali espone, in linee generali, la teoria e il programma del comunismo, concentrandosi soprattutto sul marxismo e sulla sua pretesa di "scientificità" - benché non manchino accenni alle altre teorie socialiste che hanno preceduto l’elaborazione di Marx ed Engels. Sostenendo di avere creato il primo "socialismo scientifico", i due pensatori tedeschi apposero il crisma dell’ "inevitabilità" alle loro teorie, ma pur adottando formalmente il metodo scientifico, il marxismo violava un principio fondamentale della scienza: rivedere la teoria in base alle prove ottenute. "A livello emotivo l’attrattiva in questo credo non è molto diversa da quella della fede religiosa nella volontà di Dio. (…) Il marxismo, dunque, era un dogma mascherato da scienza".

Dopo aver esposto la teoria, i capitoli successivi passano alla pratica. Si incomincia innanzitutto con la cosiddetta Rivoluzione del 1917 e con l’instaurazione del comunismo in versione leninista. "Il comunismo in Russia non fu quindi il risultato di un’insurrezione popolare: fu imposto da una piccola minoranza che si nascondeva dietro slogan democratici. Questo fatto fondamentale ne avrebbe determinato il corso". Richard Pipes mette in evidenza il peso esiguo dei lavoratori dell’industria - dai quali, secondo la teoria marxista, doveva partire la rivoluzione proletaria -, che rappresentavano al massimo l’1 o il 2 % della popolazione russa, tra i quali solo un numero ridottissimo appoggiava i bolscevichi: "alla vigilia del colpo di stato del novembre 1917, solo il 5,3 per cento degli operai era iscritto al loro partito". Di conseguenza, l’unico modo per Lenin di instaurare un regime comunista in Russia era quello di instaurare una dittatura, che sarebbe poi diventata un regime totalitario. Secondo Pipes, insomma, non è proprio il caso di contrapporre la figura di Lenin, fondamentalmente "positiva", a quella di Stalin, fondamentalmente "negativa": Lenin fu feroce tanto quanto Stalin, che si scelse come suo successore.

Il capitolo successivo è ovviamente dedicato all’evoluzione del comunismo sovietico, partendo da Stalin e arrivando ai suoi successori, per concludersi con la dissoluzione dell’impero sovietico dopo le riforme di Gorbacev. Qui c’è l’ovvio campionario di carestie, di milioni di morti in seguito alle collettivizzazioni agrarie forzate, di purghe con processi sommari o nessun processo del tutto, ai gulag, alle cliniche psichiatriche che, nell’era Andropov, rinchiudono i dissidenti - tutto questo è "ovvio", ma solo per chi non considera questi fatti dei banali incidenti di percorso sulla strada lastricata di buone intenzioni. Ma la parte più interessante è quella che riguarda l’ "accoglienza in Occidente", a cui è dedicata tutta una sezione. Richard Pipes cerca di spiegare da un lato la fascinazione che il comunismo - dopo essere stato imposto in Unione Sovietica e malgrado la ferocia che ha mostrato - ha continuato a esercitare sugli intellettuali occidentali e dall’altro la duplicità con cui l’Unione Sovietica operava per mantenere intatta, all’estero, questa attrattiva: "Il comunismo si guadagnò un seguito all’estero anche promuovendo una politica che in patria proibiva e puniva severamente, una politica che prevedeva il diritto dei lavoratori a organizzarsi e il rispetto dell’esigenza di uguaglianza delle minoranze". Chi, in Occidente, non era all’oscuro degli aspetti odiosi del governo sovietico, li razionalizzava in vari modi e pochi furono quelli che, inizialmente affascinati, alla fine preferirono non chiudere gli occhi, come Bertrand Russell o André Gide. Richard Pipes mette poi in rilievo la sinistra affinità che si stabilì tra il nazismo e il comunismo: oltre ai patti segreti tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica, i due regimi "avevano un nemico comune, cioè la democrazia liberale con il suo rispetto per i diritti civili, la proprietà e la pace".

Se il primo paese comunista è stato l’Unione Sovietica - che dopo la seconda guerra mondiale ha imposto, sotto il proprio stretto controllo, lo stesso modello ai paesi dell’Europa dell’Est -, il suo monopolio non sarebbe durato a lungo e le dottrine comuniste sarebbero state applicate anche ad altri paesi del terzo mondo, a partire dalla Cina, che sarebbe ben presto diventata la principale antagonista nell’affermazione di un diverso tipo di comunismo, non per questo, però meno efferato. Il modello marxista, pensato per le società industrializzate - che nel frattempo si evolvono in maniera completamente diversa da quanto lo stesso modello riteneva "necessario" storicamente -, viene applicato in società contadine o sottosviluppate, mantenendo però alcune caratteristiche comuni: il governo monopartitico organizzato militarmente, l’esercizio del potere senza restrizioni esterne, l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, il disprezzo dei diritti umani. In Cina, Mao Tze Tung ribalta il rapporto tra struttura e sovrastruttura - secondo il marxismo è la prima che crea la seconda, per cui modificando la prima si modifica anche la seconda - e interviene direttamente sulla sovrastruttura, attraverso la famigerata "Rivoluzione culturale". Sorprendentemente, scrive Pipes, "in Occidente non pochi intellettuali radicali simpatizzarono con la barbarie di Mao e cercarono la saggezza nei suoi scritti insulsi". Ma il limite estremo è stato raggiunto dalle carneficine commesse dai khmer rossi in Cambogia, guidati dal loro leader Pol Pot, che non "perde tempo" nella "rieducazione", ma provvede direttamente a eliminare tutti i membri della popolazione giudicati ostili al nuovo ordine: nei tre anni in cui hanno avuto il potere, sono riusciti a eliminare un buon 20 per cento della popolazione cambogiana. Commenta Pipes: "le Nazioni Unite non hanno approvato alcuna delibera che le condannasse. Il mondo si è adattato facilmente a esse, presumibilmente perché furono commesse in nome di quella che fu proclamata una nobile causa". Il capitolo dedicato al "terzo mondo" si conclude con le esperienze di Cuba, della Corea del Nord e delle varie dittature africane, finanziate dall’Unione Sovietica, in cui persino il comunismo è più che altro un pretesto per l’esercizio di un nudo potere personalistico da parte dei singoli tiranni.

Il capitolo conclusivo - intitolato "Uno sguardo all’indietro" - serve a riannodare i fili ancora sciolti nei capitoli introduttivi. E per un breve estratto da queste conclusioni rimando a un post successivo.

Cadavrexquis

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  1. bella presentazione. una recensione comme il faut
    di pipes ho letto Il lato oscuro della storia: l’ossessione del grande complotto
    magistrale
    il rizzolino entrrà nella mia libreria
    grazie

    Comment by amalteo — 01/12/2007 #

  2. ah che gaffe.
    il mio è DANIEL pipes
    il tuo è RICHARD
    che siano parenti?
    l’orizzonte teorico sembra lo stesso

    Comment by amalteo — 01/12/2007 #

  3. sono ancora io. dopo un giro in biblioteca
    ti consiglio, se non lo conoscessi già:
    Raimond Aron, l’oppio degli intellettuali, La biblioteca di libero
    un libro seminale
    sul lungo periodo nelle disputa sartre/aron sartre scompare e aron trionfa

    Comment by amalteo — 01/12/2007 #

  4. Chi “pippa” sia questo Pipes niun lo sa. Ma non credo che basti scrivere uno, cento, mille libri (o post) per diventar vangelo. Caro Cadavere, per informazione anche tua, Stalin non fu scelto da Lenin, come suo successore. Il gesuita (avendo studiato in un seminario, non è un caso…) Josif V. Giugarsvili si prese il potere da solo, anche in contrapposizione a Lev Bernstein, troppo aristocratico per scendere a certi livelli ed infatti venne esiliato e poi picconato. Se si vuole avere credibilità, anche scrivendo… va beh, almeno non si scrivano palesi falsità. E se quella frase è della pippetta, come diceva in un film Peppino De Filippo:”Ho detto tutto!”

    Comment by Spartacus Quirinus — 01/13/2007 #

  5. Richard Pipes è un esperto di Storia Russia, ha enormi credenziali ed esperienze per poter parlar di Russia e Comunismo. Il non conoscerlo è un tuo problema spartacus, che evidentemente vivi di dogmi nella relegione comunista.
    Per altro ti pregherei di essere educato quando vieni su questo blog a commentare ed a non cercare flame, non ho gradito come hai chiamato l’autore, il rispetto penso sia una cosa buona e giusta anche a Roma, vedi se sei capace piuttosto di argomentare, anzichè insultare e trolleggiare.

    Per maggiori informazioni su Richard Pipes [click] in Inglese

    Comment by Sir Percy Blakeney — 01/13/2007 #

  6. autopresentazione di spartacusquirinus:

    “Sono un uomo che nonostante l’età si sente ancora giovane. I miei interessi spaziano dalla lettura, attualmete prediligo la narrativa, ma anche intramezzata da saggistica (storia, politica…)a molte altre cose, poco la musica, poi il collezionismo (filatelia, numismatica, ed altro) Scrivo poesie.(dal 1975 anche in dialetto romano), racconti, recentemente ho provato anche con il teatro. Politicamente da sempre sono a sinistra.
    Sono entrato a luglio del 2006 nel BlogGoverno. Mi dimetto il novembre successivo per disaccordo sul taglio preso da BG.”

    collezionismo: appunto …

    Comment by amalteo — 01/13/2007 #

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