13
Breve introduzione storica al comunismo (II - fine)
"Il marxismo, il fondamento teorico del comunismo, aveva in sé i semi della sua distruzione, come Marx ed Engels avevano erroneamente teorizzato del capitalismo. Si basava su una filosofia della storia sbagliata e su una dottrina psicologica irrealistica.
L’assunto basilare del marxismo che la proprietà privata, che esso lotta per abolire, sia un fenomeno storico transitorio, un intermezzo tra il comunismo primitivo e quello avanzato, è chiaramente falso. (…)
Non meno fallace è la nozione marxista che la natura umana sia infinitamente malleabile e quindi che una combinazione di istruzione e coercizione possa produrre esseri liberi dall’avidità e desiderosi di dissolversi nel corpo sociale in cui, come aveva immaginato Platone, ‘il privato e l’individuale fossero completamente banditi’. Anche se l’immensa pressione esercitata dai regimi comunisti in questo senso fosse andata a buon fine, il loro successo sarebbe stato nella migliore delle ipotesi effimero: (…) dal momento che è assodato che le caratteristiche acquisite non sono ereditarie, ogni nuova generazione introdurrà nel modo atteggiamenti non comunisti, tra cui l’avidità non è certamente il meno forte. Il comunismo, in ultima analisi, è stato sconfitto dalla sua incapacità di rimodellare la natura umana. (…)
Questa realtà ha costretto i regimi comunisti a ricorrere alla violenza come metodo abituale di governo. Per costringere la gente a rinunciare a ciò che possiede e a cedere i suoi interessi privati allo stato è necessario che gli enti pubblici possano esercitare un’autorità illimitata. Lenin intendeva proprio questo quando definiva la ‘dittatura del proletariato’ un ‘potere non limitato da nulla, da nessuna legge, non condizionato da alcuna regola, che si basa sulla coercizione’. L’esperienza indica che un tale regime è davvero realizzabile: è stato imposto alla Russia e agli stati a lei annessi, alla Cina, a Cuba, al Vietnam e alla Cambogia, come anche a una serie di paesi dell’Africa e dell’America Latina. Ma il suo prezzo non è solo enorme in termini di sofferenze umane; è anche la distruzione dell’obbiettivo per cui tali regimi vengono instaurati, cioè l’uguaglianza. (…)
E sotto il comunismo il numero di funzionari statali cresce enormemente per un semplice motivo: dal momento che lo stato assume il controllo di tutti gli aspetti della vita nazionale, compresa l’economia, serve una vasta burocrazia per amministrarli. (…) In Unione Sovietica, a pochi anni di distanza dal colpo di stato dei bolscevichi, il regime cominciò a offrire ricompense eccezionali ai suoi membri di spicco, che con il tempo si trasformarono nella nomenklatura una casta ereditaria privilegiata. Per mettere in atto l’uguaglianza della proprietà bisogna istituzionalizzare l’ineguaglianza dei diritti. La contraddizione tra fine e mezzi è iscritta nel comunismo e in ogni paese in cui lo stato possiede tutta la ricchezza produttiva.(…)
La nazionalizzazione dei mezzi di produzione comportò il trasferimento della loro direzione ai burocrati che non avevano né le competenze né la motivazione per farli funzionare in modo efficiente. L’inevitabile risultato fu il declino della produttività. (…) La nazionalizzazione di tutte le risorse produttive trasforma i cittadini in impiegati statali, rendendoli in altre parole dipendenti dal governo. (…) La nazionalizzazione delle risorse produttive, lungi dal liberare l’uomo dalla schiavitù delle cose, come Marx ed Engels avevano immaginato, li trasforma in schiavi dei loro governanti e, a causa della scarsità cronica di tutto, li rende più materialisti che mai. (…)
Per i veri credenti, comunque, [questi difetti intrinseci] non dimostravano che la dottrina era inesatta ma che non era stata applicata con sufficiente fermezza. (…) Così il comunismo ha generato oceani di sangue sempre più vasti durante il suo progresso da Lenin a Stalin e da Stalin a Mao e Pol Pot. Insomma, il comunismo ha fallito ed è destinato a fallire per almeno due ragioni: la prima, che per mettere in atto l’uguaglianza, il suo principale obbiettivo, è necessario creare un apparato coercitivo che richiede privilegi e quindi nega l’uguaglianza stessa; e la seconda, che la fedeltà etnica e territoriale, quando entra in conflitto con le alleanze di classe, le supera ovunque e in ogni tempo, sciogliendo il comunismo nel nazionalismo, ragione per cui il socialismo si combina così facilmente col fascismo. (…)
In Russia, il paese che ha sperimentato il comunismo più a lungo, una delle conseguenze è che la popolazione è stata derubata della fiducia in se stessa. Dal momento che sotto il regime sovietico tutti gli ordini che riguardavano le questioni non personali dovevano essere emanati dall’alto e la libera iniziativa era trattata come un crimine, la nazione ha perso la sua capacità di prendere decisioni, piccole o grandi che siano (…); la gente aspetta gli ordini. (… ) Ha anche ucciso in loro l’etica del lavoro e il senso della pubblica responsabilità. (…)
Marx sosteneva che il capitalismo soffrisse di contraddizioni interne irresolubili, che lo avrebbero condannato alla distruzione. In realtà il capitalismo, essendo un sistema empirico reattivo ai cambiamenti della realtà e capace di adattamento, è riuscito a superare tutte le sue crisi. Il comunismo, invece, essendo una dottrina rigida, una pseudoscienza trasformata in una pseudoreligione e incarnata da un regime politico inflessibile, si è dimostrato incapace di liberarsi dalle idee erronee cui era stato legato ed è defunto."
Richard Pipes, da Comunismo. Una storia, traduzione di Elisa Banfi, pagg. 200-216


Evviva il cadavere eccellente ha colpito ancora. i poveri russi spossessati dal comunismo, finalmente con la caduta dello stesso hanno visto restituito il maltolto alla “mafia russa”, bel risultato! Comunque per quel poco che so la proprietà privata che Marx ed Engels volevano abolire era quella “dei mezzi di produzione”, non la MIA ROBBA PERSONALE! Di spossessatori di ricchezze altrui troppi ce ne sono stati nei millenni, fin da quando il primo uomo sconfitto da un aggressore venne fatto schiavo… Ma, evidentemente, gli schiavi devono restare tali… è qui che sorge il fetore…
Comment by Spartacus Quirinus — 01/14/2007 #
Qui ti sbagli, con il tuo discorsetto supponente e qualunquista, vedi in Russia e nei paesi ex-comunisti, che per altro hanno vissuto quel periodo sulla loro pelle oggi c’è anche la classe media, gente che lavora, e che vive meglio di noi grazie al semplice lavoro, leggiti le % di crescita di quei paesi. Anche perchè il tuo ragionamento,privo di qualsiasi argomentazione, sull’odierna russia è uguale a quando noi italiani veniamo indicati come quelli della pizza, spaghetti, mandolino e mafia.
Certo poi ci sono i teorici del comunismo, che sono come i preti quando parlano della famiglia, che scrivono “Noi restiamo marxisti ed aspiriamo ad una società più giusta, non livellatrice dei valori, ma neanche sbilanciata solo da una parte, quella che per motivi leciti, ma spesso anche illeciti, possiede il “capitale— questo perchè, vuoi per mancanze personali, vuoi per altro, vedono la borghesia (bassa,media,alta) come un male e la classe media.. come una casta irrangiungibile da eliminare.. e allora via con l’appiattimento… tutti in fila con la tessera annonaria…
Comment by Sir Percy Blakeney — 01/14/2007 #
in quei paesi ci sono anche centinaia di bambini che vivono nelle metropolitane e barboni che muoiono di freddo nelle strade e il salario medio di un operaio è di cento euro a mese, peggio che nel sistema sovietico. E comunque c’è stato un certo Trotski che circa sessanta anni fa ha parlato di “Rivoluzione tradita” e “Stato operaio degenerato”… E mi sembra che qualcosa di buono per i “morti di fame” del Chiapas, del Venezuela e della Bolivia stia accadendo nel 2007, in senso marxista e, udite udite, con libere elezioni. Prendi un Aulin, allevia anche l’anticomunismo.
Comment by Korvorosso — 01/14/2007 #
Caro Korvorosso, quanto qualunquismo… vatti a leggere le % di crescita dei paesi ex-cortina parliamo per esempio di una Romania e Bulgaria con il 5%, cosa pensi che Chavez nazionalizzando faccia il bene dei Venezualani? Oppure il suo..
Comment by Sir Percy Blakeney — 01/14/2007 #
Caro Percy, percentuali di crescita? In quale percentuale cresce la qualità della vita delle classi meno abbienti nei modelli che decanti? O è il solito schema “pochi ricchissimi, molti che si illudono di essere classe media, troppi poverissimi. Bè finchè c’è una percentuale di poverissimi e di ricchissimi, questo modello mi va bene come carta igienica. Mi accusi di qualunquismo e poi liquidi Chavez con un banale” nazionalizza per il suo interesse personale”. Non c’è male.
Comment by Korvorosso — 01/14/2007 #
Cresce, questa idea che non cresce è falsa e ti dirò crescono più la che qua dove c’è un impoverimento dovuto all’ingresso in area Euro (Prodi) Gestione fatta con i piedi (Berlusconi) e d ora con Prodi avremo l’ultima canibalizzazione e spartizione del paese.
La Romania cresce del 6% e ti dirò sono convinto che ci supereranno come la Spagna.. nel giro di qualche anno.
Parliamo di America Latina, è inutile negarlo, Chavez con la nazionalizzazione del petrolio e di tutto il resto spera di imitare il modello di Gheddafi, accentrando il potere e l’economia..niente di male.. ma mi spieghi i vantaggi per il popolo venezuelano? Non mi risulta che vivano di rendita.
Tra l’altro Gheddafi (nonostante strepiti) ha aperto ora all’occidente ed infatti ora le aziende internazionali lavorano da qualche anno con la Libia.
La stessa tanto decantata Cuba aprirà al mondo occidentale definitivamente dopo la morte di Castro, non penso che le aperture del Fratello siano state fatte cosi, del resto i resort come le cliniche private non sono dello stato ma di privati che hanno investito che hanno avuto garanzie.
Il Brasile, è apertissimo al mondo occidentale,economia stabile crescita a 2 cifre, ma non è merito di Lula, ma del precedente Presidente FH Cardoso che ha creato prima come ministro del tesoro e poi come presidente il Real restituendo stabilità alla moneta, consentendo investimenti di multinazionali.Oggi Lula sta solo mantenendo quanto fatto dal precedente e sorvolo sugli scandali che ha coinvolto il PT Brasiliano con la compera dei deputati.
Insomma il modello comunista è fallimentare,per il popolo non lo è sicuramente per il dittatore di turno… e la sua elite…questo si
Comment by Sir Percy Blakeney — 01/14/2007 #
Per cortesia si utilizzino le parole i modo appropriato, per costesia aprite un vocabolario e leggete cosa vuol dire qualunquismo.
L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità , incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Pier Paolo Pasolini
Comment by gpdc81 — 01/14/2007 #
Secondo me non si puo’ giudicare una filosofia dal fatto che vi sono state delle interpetazioni di essa e delle fattualizzazioni in regimi totalitari e, in definitiva, a-libertari.
E’ come incolpare Gesù Cristo , personalmente, se i papi sono stati corrotti, se hanno fatto resistere quest’organizzazione ecclesiastica per duemila anni a forza di divieti, di amicizie potenti, di corruzione, di vendita di indulgenze.
Non ha senso.
Marx propone un percorso di liberazione dell’uomo. Come molti altri (quasi tutti) i filosofi. Marx vedeva, come Nietzsche, come Schopenhauer, l’infelicità di coloro che erano sfruttati dal capitalismo. Egli ravvisava negli sfruttati l’abbrutimento dell’uomo e negli sfruttatori idem, perchè la loro disumanizzazione avveniva (e avviene) attraverso quel processo di reificazione che è il “feticismo delle merci”. Tema attualissimo. L’uomo perde di vista se stesso e si coglie solo come possessore (lo sfruttatore). Lo sfruttato invece coglie se stesso come macchina. Aglisce e vive come una macchina. E come una macchina rinuncia a se stesso.
Il primo libro del capitale è di un’attualità sconvolgente, negli aspetti sociologici e psicologici del difettosissimo capitalismo. E digli che aveva torto.
Poi nei libri successivi del capitale: la pretesa di ridurre la storia a scienza economica è giusta. Oggi tutte le interpretazioni storiografiche (anche di destra) non possono prescindere dalla concezione economicistica della storia. E questo è un contributo di marx.
L’errore di marx è la considerazione della economia come di una scienza “esatta” in senso positivistico e non di una scienza “statistica” con un numero impressionante di variabili.
Marx era sicuramente uno che s’indignava di fronte alle masse sfruttae e prese per il collo e per fame dai padroni. Però lui ha fatto il suo lavoro. Ha fatto il “filosofo” e ha detto (come tutti i filosofi) cose giuste e stronzate.
Perchè buttarlo via completamente? Appartiene al patrimonio culturale occidentale. Non è responsabile dei morti di stalin. Così come cristo non è responsabile della strage degli albigesi.
Ma gli esseri umani sono sempre così: sproporzionati. Prima lo amavano tutti (io non sono mai stata marxista) era persin disgustoso vedere come la gente piazzasse espressioni marxiste anche nel parlare comune (le masse, la presa di coscienza, l’alienazione ecc.. entravano nei discorsi anche quando nn c’entravano 1 cippa)
Oggi ci sono persone come te, o Percy, che hai dedicato ben 4 (o 5) post alla “morte di marx”. Ma perchè ti ossessiona tanto? In fondo come prodotto storico e politico è morto, appartiene al passato. Se tornerà ad essere studiato, sicuramente prevarranno le posizioni “revisioniste” in passato condannate come “bestemmia”.
Del resto l’umanità ha bisogno di filosofia. Ha bisogno di Marx. Di Nietzsche, di Proudhon, di Beccaria, di Bakunin, di chiunque dica cose che permettano al complesso dell’umanità di uscire dalla rete dei pregiudizi e di ritornare a se stessi.
Dormici la notte, Percy, Karl never die :-)
cloro
Comment by cloro — 01/14/2007 #