January
25

Se questo è un uomo (Primo Levi)

Il 27 gennaio dello scorso anno un dirigente scolastico ha fatto distribuire, meritoriamente, questo breve testo.

La commozione che ho provato in quel momento, rileggendolo, è stata molto alta e spero che anche voi, se già non lo conoscete e lo avete disponibile, lo stampiate da questo link:  http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index2.htm  e lo leggiate, commentandolo ed integrandolo con le vostre riflessioni, insieme ai vostri figli.
Non è mai una cosa inutile.
Dopo quello che ho letto in questi giorni direi che è anche una buona forma di resistenza non-violenta contro razzismo, fascismo ed imbecillità "tout court".

Molti, inoltre, sono i documentari ed i film.

Personalmente ho molto amato :
TRAIN DE VIE - Un treno per vivere (Train de vie)
Produzione Romania / Ungheria / Francia
Anno1998
Durata 100′
Regia Radu Mihaileanu
tratta l’argomento in un modo un pò irrituale, ma di grande efficacia, sarà trasmesso Sabato pomeriggio su LA7.

Se poi una persona va sul sito citato trova molto materiale e, quindi, non gli faccio perdere altro tempo sul post.
Riporto solo questo breve testo che, a mio giudizio, mantiene una sua tremenda attualità :

Prima vennero per gli ebrei

" Prima vennero per gli ebrei
e io non dissi nulla perché
non ero ebreo.

Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché
non ero comunista.

Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché
non ero sindacalista.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno
che potesse dire qualcosa."

(Martin Niemoeller)

Pastore evangelico
deportato a Dachau

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  1. grazie saint just
    vorrei aggiungere per i tuoi visitatori questo testo raccolto da uan mia amica di blog:

    Brundibar, una favola per sopravvivere

    Oggi trovo un volantino di un assessore di un Comune, c’è scritto:

    Brundibár, una favola per sopravvivere

    La musica nella città-ghetto di Terezín

    di Laura Brucalassi

    Erano in 15.000 ne sono sopravvissuti neanche 100. Nessuno aveva più di 14 anni.

    C´era una volta (e c´era davvero…) una piccola città chiamata Terezín, costruita dall´imperatore Giuseppe II verso la fine del Settecento. Nonostante le piccole dimensioni, questa città aveva due fortezze che diventarono tristemente famose intorno al 1940, quando una fu trasformata in un carcere inquisitorio della Gestapo e l´altra in un ghetto per gli ebrei che vi erano trasferiti soprattutto dalla vicina Praga, ma anche da tutta la Boemia e la Moravia. Progettata inizialmente solo per essere un campo di raccolta, Terezín venne in realtà utilizzata per il transito dei prigionieri (88.000 furono i deportati ad Auschwitz), per la loro decimazione (33.000 persone circa vi morirono) e per la propaganda. Durante le visite della Croce Rossa Internazionale, infatti, i nazisti cercavano di presentare il ghetto come luogo di lavoro sottoposto al “programma di abbellimento”, mentre sul fronte interno la diffusione di documentari come Il Führer regala una città agli ebrei (realizzato appunto a Terezín) contribuiva ad alimentare il razzismo antisemita attraverso il confronto tra il presunto benessere degli ebrei e le sofferenze del popolo e dei soldati tedeschi durante la Guerra. Terezín in effetti era a suo modo un ghetto “privilegiato”, in cui la produzione culturale era tollerata se non incentivata e tra le numerose creazioni artistiche che vi nacquero una delle più diffuse fu Brundibár, un´operina per bambini. Composta da Hans Krása su libretto di Adolf Hoffmeister nel 1938, fu rappresentata per la prima volta nel 1941 in forma privata (presso l´orfanotrofio maschile del ghetto di Praga), a causa dell´esclusione degli ebrei dalle attività pubbliche in seguito all´occupazione nazista della Cecoslovacchia. Lo stesso anno tutti gli abitanti del ghetto, compresi gli orfani e i musicisti, furono deportati a Terezín, dove l´opera fu rappresentata per ben cinquantacinque volte, prima con il solo accompagnamento del pianoforte, poi nella versione con tredici strumentisti appositamente rivista dall´autore. Il 23 giugno 1944, proprio in occasione di una visita della Croce Rossa, ebbe luogo l´ultima recita, dopodiché tutti i protagonisti dello spettacolo vennero deportati (e gasati) ad Auschwitz. L´opera racconta la storia di due fratelli che hanno bisogno di latte per la loro madre ammalata e, per racimolare qualche soldo, decidono di cantare per strada, chiedendo offerte, ma vengono cacciati via da un musico ambulante cattivo e prepotente di nome Brundibár. Con l´aiuto di un cane, un gatto e un passerotto, i due protagonisti si alleano con tutti i bambini del quartiere e insieme riescono a far sentire la loro meravigliosa canzone, che sarà ricompensata generosamente dai passanti. Dietro questa semplice vicenda si annidano elementari simboli di un appello alla resistenza, che, se potevano sfuggire alla censura perché espressi in lingua ceca, trovavano nel vissuto quotidiano non solo la causa, ma anche una forte risonanza emotiva: «Quando cantiamo – testimoniava uno dei protagonisti – dimentichiamo la fame, dimentichiamo dove siamo. Il canto di vittoria finale ci fa sperare che sopravviveremo». Dunque Terezín non fu solo un luogo di sofferenze, ma il terreno di una lotta caparbia per la vita, per la quale non fu secondaria l´opera degli artisti che in condizioni davvero critiche cercarono di mantenere vivi i valori dell´umanità e della bellezza, rafforzando il dovere di esistere e la volontà di sopravvivere.

    Comment by amalteo — 01/26/2007 #

  2. Perché i partecipanti al blog non cercano di ricordare qualche episodio locale, vissuto, sentito raccontare o studiato, riguardante gli ebrei, avvenuto nel periodo tra le leggi razziali e il 25 aprile, e di riportarlo in queste pagine ?
    Potrebbe essere un piccolo contributo a un 27 gennaio che offra spunti di meditazione.

    Al di là delle storie clamorose del comandante tedesco di Cernobbio, segretamente antinazista, e del “Giusto” Perlasca, che i suoi eroici atti li ha compiuti però altrove, a me vengono in mente parecchie storie di aiuto a ebrei a passare il confine da parte di anonimi cittadini.

    Poi mi vengono in mente gli episodi di emigrazione oltreoceano di famiglie ebraiche (ovviamente famiglie di elevato livello socio-culturale) dopo la promulgazione delle leggi razziali e lo scivolare progressivamente verso la disgrazia di quelle che invece sono rimaste.

    Mi viene anche in mente il controverso atteggiamento della Svizzera, che da un lato per un po’ ha accolto gli ebrei, per poi chiudere le frontiere, ma che in ogni caso era la banca e un alleato di fatto del regime nazista.

    Comment by Condorcet — 01/26/2007 #

  3. Meno male che qualcuno ha memoria storica. E spero non si chiosi dicendo MEMORIA STORICA IN UN SENSO. Sarebbe un NON SENSO.

    Comment by Ghino di Tacco — 01/26/2007 #

  4. E’ giusto che qualcuno abbia subito tutto questo e che alcune persone ritengono che i campi di concentramento non siano mai esistiti?? Io non lo ritengo giusto e anche se sono giovane riesco a comprendere il dolore,le sofferenza che quelle persone sono state costrette ad affrontare….e mi disgusta pensare che a volte quei 6 milioni di ebrei e altri 5 milioni tra zingari,armeni,ecc.. morti in modo atroce vengano dimenticati con tanta facilità…e che quei loro ricordi,quella loro storia sia considerata vivida dentro di noi,non è altro che un lontano pensiero che ha scosso la nostra mente quando siamo venuti a conoscere quelle orribili vicende… quindi pensate prima di lamentarvi di qualcosa e quando qualcuno vi dice che ci sono persone che stanno peggio di voi oppure che hanno sopportato atrocità innominabili,credetegli,perxhè quella persona è molto saggia…

    Comment by Anonymous — 05/15/2007 #

  5. Little blog…

    Golb, little blog and little…

    Trackback by Little blog — 05/19/2008 #

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