January
26

Va di moda

Una volta quando si tornava a casa, da scuola, i genitori chiedevano: “Com’è andata? Cosa hai imparato”? Oggi quando i figli tornano da scuola la domanda è diversa: “Ti ha violentato qualcuno? Hai violentato qualcuna”?

Una volta ai figli si chiedeva: “Mi fai vedere i quaderni”? Oggi invece: “Mi fai vedere il telefonino”?
Ma poi si chiede ancora ai figli, com’è stata la giornata? Ho sempre pensato che l’ultimo decennio avesse rovinato almeno un paio di generazion, ma non credevo che si sarebbe arrivati a questo punto.

E’ emblematica la dichiarazione della preside di un istituto di San Benedetto del Tronto, che smentendo la diceria secondo la quale due alunni di 14 e 15 anni avessero fatto sesso orale dinnanzi ai compagni di scuola, tutti intenti a filmare con i cellulari, ha stigmatizzato così l’accaduto: “Non è vero che i due ragazzi abbiano fatto ’sesso orale’, ciò non emerge da nessuna testimonianza. E’ vero che è accaduto un episodio finalizzato alla ricerca di un protagonismo nei media, tanto di moda “.

Insomma pare che ormai non sia più necessario avere un luogo dove appartarsi, non si è più fortunate se il tuo ragazzo ha un’auto; per “trombare” bisogna avere il telefonino. In realtà non è necessario nemmeno avere una ragazza, tanto puoi violentare anche una bambina, quello che è importante è filmarsi e spedirsi via MMS o riversarsi su YouTube.

Il fenomeno è in crescita e quindi è necessario interrogarsi, non tanto perché ci si deve porre il problema ma quanto perché l’argomento “tira” e quindi va cavalcato. Successe altre volte, come per il lancio dei sassi dai cavalcavia. Vedrete che a furia di interrogare esperti, tuttologi, massmediologi, opinionisti, qualcuno dirà che la colpa è della TV, o più in generale della tecnologia. La demonizzazione funziona sempre, infatti la usa anche il Papa.

Ma non è esattamente così, la colpa a mio avviso è del decennio appena trascorso, e dei danni che esso ha arrecato. Demolire la cultura, disabituare al bello, sfregiare il senso dell’arte, uccidere le menti è stato un progetto portato avanti con perseveranza, per raggiungere esattamente questo obiettivo, creare bestie incapaci di fermarsi a pensare, automi programmati per spendere, con l’aggravante delle promessa dell’uno su mille che ce la fa. Non importa se per farcela prima è stata sbattuta da un vecchio maiale grasso e bavoso, su un divano della Farnesina, perché la domenica lavora in TV e quindi ce l’ha fatta, e magari è fidanzata con un altro vecchio porco che non ha grandi doti, ma molti soldi.

Se è vero che la TV è un mostro, perché i giornali tentano di somigliarle? Me lo chiedevo giusto poco fa, quando dal Corriere on line ho appreso dell’eliminazione di Gabriella da GF e dell’entrata di hostess e giornalista. Faccio di tutto per non capitare nemmeno per sbaglio su canale 5, facendo zapping col telecomando, eppure …

Non voglio e non posso essere moralista, ma mi piacerebbe conservare ancora la mia imperfetta umanità

Rita Pani (APOLIDE)

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  1. Ho due figlie alle elementari, quindi con tutti e due i piedi nella realtà da te descritta, con i rischi del caso.
    La sera, si va a tavola attorno alle 8, tv spenta, e chiaccherata sulla giornata.
    Poche balle, ed è diventata un’abitudine. La spengono loro la tv!
    Un primo passo è stato fatto.
    Parliamo molto con i nostri figli, cerchiamo di coinvolgerli, chiediamo opinioni, li cazziamo quando va fatto, li spingiamo a fare quando vediamo cenni di pigrizia.
    E’ arrivato il game-boy, per forza, ma vedo che l’usano meno rispetto ella lettura.
    Hanno più libri loro di noi. Ginnastica per il cranio. Poi fanno le loro cazzare, ma ci mancherebbe… o no?
    Beh, se fuori c’è la cacca, noi dobbiamo mettergli le calosce!!
    Purtroppo il mondo è come dici tu, ma il buon senso che alloggia dentro di noi è impermeabile alla cacca.

    Comment by breva — 01/26/2007 #

  2. Purtroppo, opinione personale, stiamo raccogliendo i frutti di quantop seminato in passato. Si voleva a tutti costi distruggere quel che c’era… Forse oggi bisogna fare un pò di autocritica. Leggo con piacere l’intervento di Breva: quando ci vuole ci vuole, l’autorità! Non dico rigidi, ma davanti ai propri figli bisogna essere sicuri e fermi.
    Ero una bella testa calda io da giovane, ma il riferimento dei miei genitori era sempre lì. Ne ho fatte, ma ho imparato molto.
    Non bisogna essere moralisti, ma avere solo buon senso e rettitudine. I tuoi figli sono il tuo specchio.

    E ricordiamoci bene che quello che va in televisione può essere la realtà, ma non la verità.
    Basta tagliare prima una frase e quello che sta dicendo qualcuno diventa tutto diverso.
    Basta guardarsi intorno e troveremo condizioni ben diverse.
    E poi è sempre il sordido che fa audience, non gli studenti italiani che magari vincono le olimpiadi di matematica…

    PS Scusa Rita, ma perchè di mezzo ci va sempre il Papa anche quando non c’entra una emerita fava???

    Comment by Gola lacustre — 01/26/2007 #

  3. Anch’io ho una figlia che frequenta la prima elementare.
    Lo “stupore” non è tanto per i bambini che innocentemente “vivono” in questa realtà…ma è per i genitori che “vogliono” vivere la loro vita…senza tanti sacrifici…
    Quando una compagna di scuola di mia figlia della prima elementare mi racconta che conosce i nomi di quelli che hanno partecipato al programma “la pupa e il secchione”…credetemi mi vengono i brividi a pelle!!!
    A sei anni….e non oso pensare tra qualche anno…– di contro —
    di fronte a problemi serie e urgenti come il proliferare dei P I D O C C H I….pidocchi….i genitori cosa fanno ??…. mandano lo stesso i bambini a scuola….fregandosene!!!!
    Penso che ci sia troppa “superficialità” da parte dei genitori….((( chiaramente non tutti))..
    e qui chiudo….perchè il capitolo TV e mass media avrebbe bisogno di più spazio…

    ps
    cmq il bicchiere è sempre 1/2 pieno
    - speranzoso -

    Comment by anima — 01/26/2007 #

  4. Un’ora al giorno di Tv fino a 12 anni…in fascia utile per i bambini. Se la gestiscano loro. Ma 1 ora non di più. Oppure: home video con film scelti da adulti e bambini. Magari aiuta a ritrovare un pò di realtà e ad uscire dalla virtualità.
    Boh…il caso del “sesso orale” è inquietante. Bene che se ne parli. Bene fare chiarezza. Bene comprendere che non è l’atto in sè da contestare ma: neanche il pudore di appartarsi? E neanche il rispetto per l’istituzione pubblica? I limiti sono fatti per essere superati…e così succede pure questo. Che ne dite, i telefonini debbono proprio entrare in classe? E’ possibile andare a scuola e stare a scuola o si vuole andare a scuola e vivere al cellulare? Non voglio forzare…ma a scuola si studia. E il cellulare è solo una distrazione.

    Comment by Ghino di Tacco — 01/26/2007 #

  5. Non esiste che in classe si porti il cellulare…

    Comment by anima — 01/26/2007 #

  6. Non è il cellulare la colpa delle distrazioni dei nostri figli.
    Bisogna che abbiano un’educazione di fondo. Bisogna che sappiano che a scuola ci devono andare, che è un loro dovere, e che il fatto di stare attenti in classe porterà loro solo vantaggi. Non è il messaggino inviato da sotto il banco la vera distrazione

    Comment by ANNALISA — 01/26/2007 #

  7. @ANNALISA credo che però che il cellulare si possa valutare come fattore di disturbo. Se sono in classe e un insegnante spiega o interroga io dovrei prestare attenzione a quello che succede non “smanettare” con il cellulare. Che poi possa avere un’utilità intrinseca per altre ragioni non discuto ma i casi mi paiono da codificare (e quindi una limitazione mi pare più che opportuna).

    Comment by Ghino di Tacco — 01/26/2007 #

  8. La scuola, anzi lo Stato, dovrebbe allinearsi ai tempi, ed offrire agli studenti “l’armadietto”.
    Lì ci finirebbe il telefonino nelle ore di lezione, e le quintalate di libri e ammenicoli vari che piegano in maniera assai dannosa le schiene dei ragazzi.
    All’ikea costano un ca….
    Anzichè spendere 8000 euro per un concerto del “lella”…. qualche armadietto?

    Comment by breva — 01/26/2007 #

  9. @Ghino di Tacco: il cellulare è sì un fattore di disturbo, ma è inutile imporsi, troverebbero altri modi per distrarsi.
    Trovo più giusto lasciare che lo portino in classe dopo averli educati ad un uso corretto

    Comment by ANNALISA — 01/26/2007 #

  10. Magari il problema fosse il cellulare, sarebbe facile risolverlo, basterebbe saltarci sopra con un paio di anfibi ai piedi. Il problema è l’impoverimento culturale e l’abbattimento spropositato di ogni morale, quella che ormai solo gli antichi chiamano “valori”. Sono madre, ho due figlie, una di 22 (avuta prestissimo) e una di 12. Mie figlie si lavano. Non è una cazzata. Avete fatto caso che i ragazzini puzzano? Molto spesso, stando vicino ad una di queste puzzole metropolitane, la domanda che mi faccio più spesso non è perchè non si lava, “avrà una madre?” La madre sentirà la puzza del figlio e se sì, perchè non lo conduce a calci in culo sotto la doccia? E’ un esempio banale, ma se un genitore non insegna al figlio a lavarsi, potrà mai insegnare il rispetto per l’altro?
    Il fatto è che se pure puzza ma è dotato del supermegatelefonino ultrapiatto che più piatto non si può, sarà classificato “uno strafigo da paura” perchè è così che ormai si misura la valenza della persona.
    Quando state accanto ad un branco di puzzole metropolitane, ascoltatele parlare…
    :)
    R.
    PS
    Il Papa c’entra sempre e comunque. L’esempio? Riferendosi alla pedofilia, ha “demonizzato” i media che raccontano i fattacci di cronaca. Non ha fatto accenno al dilagare del fenomeno all’interno della chiesa e tanto meno si è prodigato per far andare i colpevoli in galera.

    Comment by Rita — 01/26/2007 #

  11. Beh, ho anch’io la percezione di un’accellerazione della caduta di rispetto dei ragazzi con ciò che li circonda, vuoi esseri umani che situazioni e ambienti. Precisazione: alcuni, ma tanti, di loro.
    Questa storia della violenza sessuale è preoccupante: sempre più spesso ci giunge all’orecchio, è imbarazzante per me genitore, ma un qualcosa che ha del “quotidiano” per loro. Non capisco esattamente cosa gli fa scattare questa molla, possibile che non si rendano conto? Più facilmente, ahimè, percapisco che sappiano, facciano sapendo con chissà quale sentore di incolumità al fatto. Atteggiamento di natura violenta: origine da…?
    Vandalismi: non si contano. Origine da…?
    L’ambiente non aiuta. Città: spazi intelligenti per loro molto pochi, cioè poco o nulla proprio, con contorno di stress, traffico e quant’altro renda una città INVIVIBILE per i ragazzi. Non c’è verde, non un parco o area verde attrezzata e curata, tutto allo sbando infarcito, spesso, da delinquenza italo-migrante.
    Bisognerebbe creare, perchè non c’è, un’isola.
    L’arch. Bracchi ha aperto un post, dite la vostra…
    Insomma, è vero che noi si debba “occuparci” e non “preoccuparci”, ed è un fatto che sia così, ma dobbiamo responsabilizzare LORO.
    E’ necessario il dialogo, ed un luogo terreno “diverso” da quello che si sono ritrovati oggi.

    Comment by breva — 01/26/2007 #

  12. Una volta c’erano i campi…una volta l’aria aperta era qualcosa di normale e stare fuori a giocare un gran divertimento. Ora “l’aperto” non è qualcosa di normale non è nostro lo spazio non è nostro il tempo…forse in me c’e’ un pò dell’”età dell’innocenza” ma che dire? Adesso non c’è più…diventare grandi…mah, fosse tutto lì. Sui mali d’oggi potremmo pure discutere: sedentari, televisivi e attaccati al pc. I bambini e i giovani d’oggi. Retorica forse perchè dobbiamo vivere questa vita e questo momento che magari è così diverso da un tempo. Però ecco se sapessi di avere spazi per i miei figli, luoghi dove vederli correre senza pericoli, senza slalom per raggiungere prati e aria pulita…sarei più sereno

    Comment by Ghino di Tacco — 01/26/2007 #

  13. 4ghino
    Dici poco…
    non credo sia romanticismo il tuo, bensì un’intima acquisizione.
    E dovrebbe essere un diritto anche per loro.
    Questo tempo lo nega, o ti costringe a lasciare la città: io per fondoschiena l’ho fatto, non avevo figli, ora che li ho e vivono fuori SONO ENTUSIASTA.

    Comment by breva — 01/26/2007 #

  14. la tecnologia e i Media sono un mezzo non una conseguenza !…la degenerazione dei fenomeni è data da chi del mezzo in questione ne propaganda il suo utilizzo distorto… e spesso - in barba all’etica - a fin di lucro .

    … più la Tv mostra l’esaltazione delle emozioni e dei sensi ,più i giovani - per natura devoti alla sensazione di propria onnipotenza - ammirano e assorbono le sole proiezioni negative dai fenomeni e dagli eventi .La dominanza del lato etico diviene così minoritaria, per via della naturale e sadica sensazione di scoprire il “nuovo” in tutto .
    Una volta si diceva - SBAGLIANDO SI IMPARA - sembra che oggi diversamente; sbagliando si peggiora .Grazie appunto all’uso distorto e in malafede della Tv e la latente complicità dell’informazione .Quest’ultima e i suoi carnefici ,in sintesi è, il mezzo che ne trae più beneficio a fin di lucro - insieme agli aguzzini di prevalenza psico-sociale .

    adesso capisco il perchè ho abbandonato la scuola in seconda media…!

    Comment by triioduro di azoto — 01/26/2007 #

  15. I ragazzi hanno usato un mezzo che la società moderna fornisce per fare una goliardata esibizionista.
    Gli adolescenti sono sempre stati e saranno sempre esibizionisti, provocatori, dissacratori, un po’ teppisti. E l’eccesso si accompagna spesso al modo di esprimersi dell’adolescente, che evidentemente non ha ancora imparato a “prendere le misure”.
    L’uso spregiudicato di quel mezzo di comunicazione che è il telefonino in questo caso di dubbio gusto mi pare comunque meno problematico, per la nostra società, dell’uso che viene fatto di quell’altro mezzo di comunicazione che è la televisione pubblica da parte dei partiti politici.
    Concentrerei l’attenzione sul secondo caso, di rilievo estrememente maggiore per tutti noi.

    Comment by libero pensiero — 01/26/2007 #

  16. Io sono più propenso a dare ragione a chi, come Rita, trova più responsabile di quello che succede il genitore piuttosto che la tecnologia…
    Non ho figli e quindi non ho esperienza diretta ma mi capita spesso di vedere mandrie di pistolini vestiti all’ultimo grido, ragazzette di tredici anni in minigonna e stivalazzi.
    Mi trovo sempre a pensare frasi del tipo “ah no, se mio figlio andasse in giro conciato così lo prendo a calci nel culo fino a casa….”
    Intendiamoci, non voglio dire che se una viene violentata è perchè si veste un po scollata o con la mini.
    Per carità, i tempi sono cambiati rispetto a quando ero piccolo io, ma certi valori sono sempre i genitori a doverli dare.
    Una ragazzo di trent’anni fa stava molto più all’aperto di uno di adesso, indiscutibilmente.
    Quando andavo a giocare a pallone con gli amici avevo un orario per rincasare e guai, dico guai se tardavo! se non avvisavo poi, e di cellulari neanche l’ombra, un frullato di sberle non me lo toglieva nessuno.. Oggi a 15/16 un ragazzo/a è facile che se ne stia fuori fino a mezzanotte, la una, quando va bene. E con il benestare della famiglia.
    Un ragazzo moderno può anche decidere di rincoglionirsi davanti alla play, ma se i genitori non si degnano di imporre dei limiti di tempo, come per l’esempio TV di Ghino, è una mancanza del genitore, non una colpa della tecnologia…

    Comment by Emanuele — 01/26/2007 #

  17. Mi rifiuto di credere che i ragazzini d’oggi siano tutti come quelli che fanno sesso in classe oppure come quelli che violentano ragazzine di nove anni. Spero siano solo delle teste calde, che tra l’altro sono sempre esistite.
    Quel che differenzia questa generazione dalle altre è che hanno tutto e facilmente, ormai pochi genitori riescono a dire no alle richieste dei figli (a meno che non vi siano costretti), così li si vede con i cellulari, gli mp3, la PSP e non sanno ancora mettere insieme una frase senza commettere errori grammaticali!
    C’è poi il mondo e il sesso, per un ragazzino è un mistero o forse sarebbe meglio dire lo era, perchè oggi viene sbandierato in ogni dove, in autobus, in edicola, dal dentista ed ovviamente in TV, e poi il MOIGE si incazza se su un cartellone pubblicitario ci sono due uomini quando in edicola è un fiorire di tette al vento, quando la donna oggetto è più viva che mai alla faccia del femminismo, quando non c’è stellina che abbia il suo bel calendario teoricamente destinato agli adulti ma che così non è.
    Una volta i giornaletti porno li si nascondeva per non farli trovare da mamma e papà, oggi non c’è più bisogno di farlo perchè tanto è tutto alla luce del sole e poi c’è internet, un click ed ecco una bella puledra tutta nuda, questo è uno dei motivi per cui il PC andrebbe messo in un posto facilmente controllabile dai genitori come ad esempio il salotto, quando poi il ragazzino avrà un po’ più di sale in zucca potrà portarselo in camera.
    In Italia però manca anche una cosa, una seria educazione sessuale. Se gli unici modelli sono le veline e le signorine alle rotonde è ovvio che il sesso diventa qualcosa da esibire oppure un vizio da sfogare su qualcuno che non si può ribellare. Il sesso è visto come merce, esattamente come il cellulare, il lettore di mp3 e la PSP.

    Comment by Ulisse — 01/26/2007 #

  18. L’educazione oggi deve partire prestissimo, già attorno agli otto-nove anni, già a 10-11 è inquinata.
    Sesso ed affini, troppo esplicito, troppo presente, sfruttato in ogni dove ed in ogni quando in quanto è risaputo l’attenzione che richiama.
    Bisogna correre ai ripari, e riportare il sesso come scoperta, era il suo bello, e non come un atteggiamento normale, alla pari dello scambio delle figurine.
    Personalmente ritengo che manchi un controllo ed una volontà politica di limitazione all’uso indiscriminato di immagini e richiami di natura “osè”.
    Finchè un seno prorompente ti garantisce la qualità di un gorgonzola, beh…

    Comment by breva — 01/27/2007 #

  19. @breva: l’educazione parte dalla nascita…ogni comportamento dei genitori viene recepito dai bambini a qualsiasi età

    Comment by Ghino di Tacco — 01/27/2007 #

  20. Si, vero, era riferito nella fattispece, i primi imput di allerta dell’esterno cascano in quel frangente, e la loro attenzione può/deve essere solleticata. Prima sono ancora impermeabili e disinteressati.

    Comment by breva — 01/27/2007 #

  21. @breva: non solo! l’allerta scatta molto prima…

    Comment by Ghino di Tacco — 01/27/2007 #

  22. Se ti riferisci a rischi di tipo sessuale/pedofilo, beh certo, sia da estranei che dal nucleo familiare stesso, ahimè. Bisognerebbe avere 4 occhi, dovremmo essere la loro ombra.
    La spina dorsale la si forma gradualmente costantemente dalla nascita, e si modella in funzione delle situazioni oggettive del frangente.
    Fino ad una certa età il loro, credo, è un atteggiamento più di acquisizione passiva, diciamo, poi comincia la fase più complessa delle loro prime reazioni, della loro prime prese di coscienza, delle prime analisi e quindi dei loro primi SI-NO.
    Momenti diversi, diverse reazioni. Allerta sempre.
    Non ho avuto problemi, ma trent’anni fa si era in crescita in contesti di lenta evoluzione, comunque diversa dall’attuale, oggi tutto si modifica velocemente, c’è una quantità di banalerie in giro che possono influenzare i ragazzi.
    Banalerie per noi, per loro obiettivi da raggiungere.
    Questo continuo martellamento mediatico di superfluo, riempe d’aria la loro testa, allontanandoli da una realtà, si difficile da estrapolare, ma raggiungibile: fatta da comportamenti, per me, normali. Amicizie coltivate, interessarsi di qualcosa, partecipare ad attività, concetto di condivisione, concetto di confronto.
    Sono giovani, non sono scemi, ma sono a rischio.

    Comment by breva — 01/27/2007 #

  23. Agghiacciante. «Me lo hanno chiesto e io l’ho fatto» è quello che ha dichiarato la ragazzina di 14 anni agli investigatori e alla presenza della madre. Quindi manca un criterio. Cosa si può fare e cosa no? Come ci si limita nei comportamenti? Dove ci si può esprimere e in che modi? Finzione e realtà appaiono una cosa sola uniti in modo indistinto nella grande fiction quotidiana che non dà più alcun senso alle cose. E’ tutto reale e irreale al tempo stesso senza paure, senza pudori, senza perdere occasioni. Ma che dico? Io valgo quello che valgo se faccio quello che mi si chiede? E senza obbiettare? Oppure anche qui si ricerca il puro protagonismo pur di finire nelle luci della ribalta?
    Sono sinceramente sconcertato. E’ un problema di educazione? Sì, in larga parte sì. Secondo me dovrebbe esistere per tutti una grande linea: quella che fa comprendere il limite della libertà. Perchè poi non è libero chi fa quello che vuole perchè gli altri me lo hanno chiesto. No! E’ vittima dell’incapacità di essere se stesso e di decidere. Come passivizzarsi alle richieste senza filtrare, senza dare un senso alle cose. Accidenti. Anche la vita…è un Grande Fratello!

    Comment by Ghino di Tacco — 01/27/2007 #

  24. Tutto come al solito, da encefalogramma prossimo allo zero. Ma voi comaschi-opusdeisti di Gotham-Larius siete del pianeta Terra?

    Comment by il griso — 01/27/2007 #

  25. Io credo che questo episodio del sesso in classe sia un tentativo di emulazione, punto e basta (emulazione di altri episodi simili già largamente amplificati dai media con ogni mezzo).
    Credo che certe cose (e anche cose peggiori) ci siano sempre state, dalla notte dei tempi, in ogni scuola, solo che nessun cellulare stava lì per riprenderle. Facile scandalizzarsi ora…
    Sono decenni che stiamo facendo di tutto per emarginare i ragazzi da ogni forma di partecipazione sociale, da quando sono bambini fino a che non finiscono gli studi, più o meno, ce ne freghiamo altamente e non li stiamo mai ad ascoltare convinti che tanto hanno da dire solo fesserie. L’unica cosa che facciamo è giudicarli. E poi ci preoccupiamo “dopo”, a fatto già avvenuto, quando ormai l’unica cosa da fare è prenderne atto e basta, non sparare le solite sentenze qualunquiste e auspicare stupide soluzione drastiche.
    Evidentemente alcuni soggetti particolarmente sensibili somatizzano l’indifferenza degli adulti in questo modo. I “gesti efferati” come questo sono fatti apposta per attirare l’attenzione, non servono ad altro. Grande Fratello, veline e calendari c’entrano poco.

    Comment by Lao Tzu — 01/27/2007 #

  26. @Lao Tzu
    Ma hanno 14 anni… ti sembra normale?
    Insomma, la compagna di classe è una preda, mica una compagna, vergognoso il branco. Qui c’è premeditazione, non sono mica incidenti.
    E magari alcuni dei genitori sono pure tra quelli che cercano di star dietro ai figli.
    C’e qualcosa che mi sfugge.

    Comment by breva — 01/27/2007 #

  27. Che la ragazzina dica “Mia hanno detto di farlo e l’ho fatto” mi pare la più normale scusa che poteva inventarsi, una volta interrogata dagli adulti, forse addirittura dai Carabinieri. Non mi sembra che sia un episodio di violenza e sembra molto probabile che la ragazzina fosse consenziente.
    Mia bisnonna si è sposata a 15 anni e ha fatto 9 figli. Quasi tutte le regine venivano fatte sposare a quella età. Presso molti popoli la 14 enne è donna fatta.
    Con l’educazione sessuale forzata del cinema, della televisione e di internet (certo, anche troppa e di cattiva qualità) una 14enne di oggi è certamente più preparata di mia bisnonna ad affrontare la sua vita sessuale.
    Ciò non per dire che è tutto normale, e infatti l’episodio è finito sui giornali per la sua eccezionalità, ma per non drammatizzare quel che sembra un atto di esibizionismo.
    Ovviamente ben diverso sarebbe il giudizio se ci fosse stata coercizione.

    Comment by Condorcet — 01/27/2007 #

  28. 27. Condorcet.

    E bravo.
    E brava pure la ragazzina libera.
    Mai che ti venga in mente che è la cultura del “tutto si può” che produce queste cose?
    E soprattuto svuota i cervelli!

    Ciao
    AdT

    Comment by Alexis De Tocqueville — 01/28/2007 #

  29. Concordo con @Breva il primo passo è spegnere la tv ed ascoltare le notizie alla radio.
    La televisione è un elemento informativo potente e, potendo disporre delle trasmissioni satellitari, anche un notevole aiuto sotto il profilo educativo (per esempio National Geographic, e molti canali documentaristici, offrono prodotti assolutamente interessanti) ed anche alcune serie amate dai ragazzini trasmettono, in fondo, dei valori corretti.
    E’ sempre necessaria però la presenza di un adulto che sappia gestire il potente mezzo, ed il telecomando, per evitare che i ragazzini possano assorbire montagne di spazzatura e messaggi ipernegativi attraverso questo strumento.
    Poi, ovviamente, si trovano nelle scuole con i loro coetanei dal cervello sempre più spappolato da televisione e videogiochi e devono riuscire a conviverci partendo da una loro sostanziale diversità di punto di vista.
    Ma non è un problema di oggi è sempre stato così.
    Anche quando facevo io le superiori, ed ormai si parla di un’era geologica precedente, il gruppo era composto da qualunquisti poco informati ed un pò stupidotti.
    Forse l’unica differenza era che tendevano a stare in silenzio mentre oggi ognuno si sente in diritto di imporre il proprio punto di vista anche se non ha nulla da dire.

    Comment by S.Just — 01/28/2007 #

  30. @griso 24: ermetico, non dici come la pensi ma fai un’affermazione che per me rimane sospesa nel vuoto

    @per tutti gli altri: non vorrei che passasse un messaggio moralistico con analisi, pur necessarie, di tipo sociologico che non portano elementi d’interesse alla discussione ma “pestano acqua nel mortaio”
    Allora pongo qualche domanda: i due ragazzi potevano farlo sotto il banco sperando di non essere “cattati” dalla prof di turno? (bello, c’è pure il gusto del proibito).
    Allora si può farlo sotto…e non sopra la cattedra. Così risolviamo il problema?
    Chiaro che sto provocando. Ma rimane immutato il senso che dò al gesto. No alle forme di esibizionismo (tanto più no alla rappresentazione in video!). Qui mi pare rientri la necessità di apparire e la voglia di non deludere chi mi sollecita a qualcosa (i compagni che me lo chiedono; magari se non lo faccio mi additano perchè non ho coraggio, oppure mi escludono). No all’esibizionismo come forma di educazione; no al sesso in struttura pubblica o aperta al pubblico (sennò perchè la mattina andiamo a lavorare? Sesso per strada, sui mezzi pubblici e in ufficio! Tanto, che male c’è?). No al sesso perchè me lo chiedono ma come atto di volontà (scegliere, scegliersi).
    Detto questo non adduco una valutazione morale dell’atto dei ragazzi. Però penso che abbiano agito sull’onda del gruppo e di quella perdita di coscienza che c’è nel branco. E il rimprovero vero andrebbe alla scuola: possibile che anche nelle ore di lezione autogestite non vi sia alcun tipo di sorveglianza? E perchè la preside ha negato?

    Comment by Ghino di Tacco — 01/28/2007 #

  31. per 30-Ghino. Mio caro, intendo dire che nessuno di Voi ha ancora sfiorato il cuore del problema (almeno secondo me, si parva licet): si educa non già predicando dall’alto di un pulpito (chiesastico, mediale, lobbistico, massonico, etc) bensì agendo “rasoterra” minuto per minuto e “testimoniando” in prima persona nella quotidianità più spicciola ciò che vorremmo gli altri fossero, a comincare dalle azioni che ci possono sembrare le più insignificanti e comuni (tipo: io uso l’I-pod anche se ho i capelli bianchi, ma non quando guido l’auto, poichè in tale occasione è anche più pericoloso del cellulare). Per capirci, alla base di ogni genuina via educativa deve esservi consapevolezza e genuina accettazione che “io sono Te e Tu sei me”, come recita (anche) un Evangelo cosiddetto apocrifo (dunque bandito da Gotham-Larius, santissima e cattolicissima urbe schierata a nord contro i luciferini costumi luterani).
    So bene che predicare agli altri dall’alto del pulpito quale debba essere “l’etica vostra” è un costume antico, ancora tipico della nostra società in generale, dunque non soltanto di Gotham-Larius. Tuttavia, Lei Ghino converrà con me - credo - di come esso risalti particolarmente nel microcosmo ad alta densità di ipocrisia e “perbenismo interessato” che è Ghotam-Larius, dominato da variegati “Pinguini demolitori-pistoleros” e da ben più di una “Cat Woman infartofila-catastale-matriarca” (e soprattutto dai dodici lario-mandarini che retrostanno loro).
    A margine, devo peraltro dire che questo sito - da poco scoperto casulamente - mi fa pensare che anche per Gotham-Larius possa forse valere l’adagio che mai tutto è perduto in via irrimediabile (dunque, grazie e complimenti a chi l’ha ideato), quantunque serva ben altro affinchè qualcuno riesca a levarmi di testa che quando Camus scrisse > fosse desolatamente seduto al tavolo di un bar nella Vostra piazza Cavour.
    Buona domenica a tutti (e almeno per oggi non contate i Vostri soldi).
    Il Griso

    Comment by il griso — 01/28/2007 #

  32. ohhhhhpppppsssss….
    è saltata la citazione di Camus….. I MURI DELLA PROVINCIA TRASUDANO ODIO

    dite un po’, non è per caso che a Ghotam-Larius avete un server-GF high-tech che fa saltare le citazioni irriverenti….

    Comment by il griso — 01/28/2007 #

  33. Ognuno educa come crede, c’è da sperare che il compagno di scuola-gioco non sia sfasato. Ormai siamo all’ordine del giorno.
    Una sessualità consapevole è risultato di fatica e dialogo.
    Oggi a 12 anni sono già “al via”, e se così “dev’essere”, quantomeno insegnamogli che non è un gioco, che non c’è un premio, che NON SEI ANCORA UOMO.

    Comment by breva — 01/28/2007 #

  34. Appunto, ognuno educa “come” crede. Ma allora questa Sua condivisibile tolleranza che cosa ha che a che fare con le “ricette pedagogiche” impartite sopra? Non per polemica (ci mancherebbe), ma non è magari - come temo - che secondo Lei ognuno possa educare liberamente “come” crede ma non già sul “che cosa” credere?
    Vale a dire, state parlando del metodo educativo o del programma contenutistico educativo? Confondere il metodo con l’oggetto a cui applicare il metodo è la premessa per fallire pedagogicamente tanto nel “come fare per educare” (aspetto etico) quanto nel “che cosa insegnare educando” (aspetto morale). Almeno secondo me.
    Del resto non è casuale che ad osteggiare la dicotomia filo-illuminista tra etica e morale (con quanto ne consegue ai fini della neutralità dell’etica nei confronti della morale, e dunque dela libertà delle persone) siano proprio le ideologie totalizzanti e le sette, a iniziare dall’Opus Dei/Opus-Ghei (ovviamente, non mi azzardo a scrivere di Opus-gay, prima di finire come Giordano Bruno….).
    Santo cielo! Perdonatemi: stavo dimenticandomi di essere comunque forestiero a Gotham-Larius e di stare abusando del diritto lacuale di parola. Evito quindi di tediarVi con altre riflessioni che pure avrei al proposito.
    Scusatemi ancora l’intrusione e una serena notte a tutta Gotham-Larius.
    Il Griso

    Comment by il griso — 01/28/2007 #

  35. @il griso
    Mi scuso per la tarda risposta.
    La leggo e le rispondo volentieri.
    Il contenuto del messaggio educativo è, neanche a dirsi, importantissimo.
    E credo che, sfumature a parte, ci accomuni: rispetto, tolleranza, il non far nulla di cui vergognarsi.
    Libero il metodo, necessario il raggiungimento dell’obiettivo per mezzo di un costante DIALOGO.
    Lavoro estenuante ma galvanizzante, in quanto produce “reazione” ad “azione”.
    Mancante la prima, non c’è la seconda, col rischio di un “risucchio” nel nulla del ragazzo.
    Nulla: mancanza di interessi, allontanamento dalla realtà, catarsi; questo può portare a reazioni ed atteggiamenti impulsivi a fronte di qualsiasi evento.
    Non c’è scusante per un genitore che non segue e “rompe” ai figli.
    Certi comportamenti non vengono dal cielo come la neve, ma possono essere rivisti e corretti.
    Questi i doveri, secondo me, del genitore.
    Non aspetto che la realtà cambi in bene per i miei figli, mi dò da fare perchè non gli metta i piedi in testa.

    Comment by breva — 01/29/2007 #

  36. Il Griso e’ un bel nick!..m’invita a rileggere un passaggio del “famoso libro” che tengo sempre bene in vista sullo scaffale sopra il pc …non e’ poco…….grazie Griso.

    Comment by speaker's corner — 01/29/2007 #

  37. Si legge che il Griso e’ quello che tradisce don Rodrigo malato di peste e lo consegna ai monatti… niente di personale.. ma…. la parola Griso, io la trovo abbastanza intrigante.

    Comment by speaker's corner — 01/29/2007 #

  38. Caro Martini, solo Dio può darci la morte

    Parlare di eutanasia, del caso Welby e del dibattito suscitato dall’ultima uscita del cardinale Martini, con lui significa fare sul serio. Alessandro Maggiolini, 76 anni, vescovo uscente di Como - domenica prossima è previsto l’ingresso del suo successore, Diego Coletti - è una delle maggiori personalità dell’episcopato del nostro Paese, unico italiano nella commissione internazionale che ha redatto il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica sotto la guida dell’allora cardinale Jospeh Ratzinger.

    Da qualche anno ormai, Maggiolini non è più soltanto il prelato «controcorrente», poco amante del felpato e autoreferenziale linguaggio «ecclesialese», il vescovo che con largo anticipo su tutti ha denunciato i rischi di un’immigrazione selvaggia, l’ecclesiastico schietto e mai banale che ha scritto un libro per annunciare la fine della cristianità così come l’abbiamo concepita e vissuta fino a oggi. Da qualche anno, a causa di un cancro al polmone e poi del morbo di Parkinson che l’ha praticamente immobilizzato in carrozzella, Maggiolini è un credente che fa quotidianamente i conti con la sofferenza. Un paziente di riguardo, che non nasconde la sua paura della morte e che trascorre ogni santo giorno quattro ore in confessionale, a incontrare i fedeli. «Tra persone che soffrono, basta un’occhiata per intendersi», sussurra con un filo di voce vescovo inchiodato alla carrozzina dallo stesso morbo che ha colpito Giovanni Paolo II e che affligge lo stesso cardinale Martini.

    Che cosa pensa dell’articolo del cardinale sul caso Welby?

    «Penso, in tutta sincerità, che un cardinale dovrebbe tacere oppure, se ha qualcosa da dire o da dissentire su certi argomenti, debba scrivere direttamente al Papa in modo riservato e personale, senza esporsi in una maniera pubblica. In fondo, il cardinalato non è un cavalierato, un titolo onorifico, ma il segno di una obbedienza particolarissima al Santo Padre, fino al martirio. Ora, nessuno chiede di effondere il sangue, ma di tenerlo da conto sì».

    Che cosa obietta, nel merito, a Martini?

    «Premetto di aver detto, a suo tempo, che io i funerali religiosi a Welby li avrei celebrati. Ho letto sui giornali che quest’uomo, negli ultimi istanti di vita, ha pregato. Se ciò è avvenuto, se davvero alla fine si è affidato a Dio, bisogna tener conto del fatto che basta un sospiro di richiesta di misericordia per riscattare una vita intera. Il cardinale Martini, però, non tocca questo argomento, non parla di questa revisione morale della vita, ma entra nel merito della sospensione dei trattamenti che il malato non sopporta più o che provocano dolore… ».

    Il dolore e il suo riverbero psicologico non sono elementi secondari.

    «Il problema del dolore, attualmente, nella quasi totalità dei casi, è risolto grazie all’uso di potenti analgesici e anestetici che lo eliminano pur provocando spesso la perdita della coscienza del malato. Il problema, semmai, è proprio quello della persistenza della coscienza. Tanto che la Chiesa consiglia il paziente che sta per essere sottoposto a queste cure palliative, di mettere a posto prima le ultime volontà».

    La sofferenza non più accettata non può essere un motivo per rifiutare le cure?

    «La sofferenza, quando c’è, non è un motivo per smettere le cure. Semmai è un motivo per spingere ad aumentare le cure per far soffrire il meno possibile. Non riesco a capire che cosa significhi sospendere le cure e così permettere che uno muoia».

    Martini ha parlato di eutanasia come di «un gesto che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte». E ha aperto alla sospensione delle cure, come prevede la legge francese.
    «La differenza tra eutanasia cosiddetta “attiva” e quella “passiva” esiste già da almeno ottant’anni, non è una notizia da prima pagina. Si è sempre detto che un conto è ammazzare e un conto e lasciare che uno muoia. Dunque non mi sembra poi una gran scoperta. Il problema è che su questi argomenti così delicati, che ci toccano così da vicino e così nell’intimo, non si può discutere sulla base di formule teologiche astratte ma è necessario un confronto tra il teologo moralista - non il biblista - e il medico, cioè colui che sa che cosa sta capitando davvero nell’organismo di una persona».

    Eppure la Chiesa, come dice no all’eutanasia, è altrettanto contraria all’accanimento terapeutico. Come lo definirebbe, lei, questo «accanimento»?
    «L’accanimento inizia quando cure straordinarie e sproporzionate non garantiscono più speranza di miglioramento e la morte è comunque sicura. Vorrei però aggiungere che una cosa è sospendere la somministrazione di medicinali atti a contrastare il male, un’altra togliere al paziente le risorse per vivere. Per esempio, essendo l’aria è necessaria per vivere, non credo sia lecito toglierla staccando il respiratore. Il cibo così come l’idratazione non possono essere considerate “cure”».

    Martini invoca un maggior coinvolgimento e un maggior protagonismo del malato.
    «Non ci si deve però dimenticare che il responsabile è il medico. Il malato non è l’ultima istanza, deve confrontarsi con il medico che lo cura, sennò rischia di scambiare una fitta passeggera con un tumore. Il medico, insomma, non può essere deresponsabilizzato. Altrimenti si arriva a concedere il permesso di ammazzarsi nelle corsie degli ospedali».

    Posso chiederle come sta vivendo la sua malattia?

    «Sono lontanissimo dalle sviolinature circa l’importanza del dolore e della sofferenza. Conosco la teologia, ma devo dire che non credo necessario esaltare il soffrire. Secondo me il problema è di mantenersi nell’atteggiamento di dipendenza dal Signore. Se lui vuole che io abbia il Parkinson, è la sua volontà, anche se a me dà fastidio. Così non è stato piacevole il taglio di un lobo di un polmone, ma se serve a mantenermi ancora in vita, l’accetto! C’è un aspetto umano, cioè il riconoscersi limitati e dopo aver cercato di allontanare il più possibile gli elementi negativi, accettare la malattia che il destino ti assegna. Ma c’è anche la voce del soprannaturale che ti sussurra che quella è la volontà del Signore».

    Questo abbandono, questo atteggiamento di dipendenza, aiuta a vivere la sofferenza?

    «Il primo risultato pratico è che ti costringe a non fare il gradasso, e non sgomitare per esibirti. Ti costringe a essere malato, il che vuol dire accettare un certo nascondimento e la compassione degli altri, che non è mica sempre bella. Poi ti aiuta a capire la redenzione di Cristo, che ha scelto volontariamente di salire sulla croce. La malattia accettata senza entusiasmi artificiosi ma con la pacatezza di chi accoglie la volontà di Dio, rende più buoni e aiuta a capire la sofferenza degli altri. Da quando sono malato, in confessionale colgo una corrente di simpatia, perché tra persone che soffrono basta guardarsi negli occhi per capirsi». (Andrea Tornielli)

    Comment by Sua Ecc. Mgr. Alessandro Maggiolini — 01/29/2007 #

  39. La malattia e’ un fatto naturale.. please non esaltimola come fosse un trofeo …. e’ solo la nostra natura corporale … lo stato dovrebbe prenderne atto, cercando di agevolare il piu’ possibile gli ammalati..ma…. non facciamo propaganda masochista che non serve..

    Comment by speaker's corner — 01/29/2007 #

  40. La malattia e’ un fatto naturale.. please non esaltiamo la malattia come fosse un trofeo …. e’ solo una realta’ della nostra natura corporale … niente di romanzesco. ..

    Lo stato dovrebbe prenderne atto, cercando di agevolare il piu’ possibile gli ammalati..ma….please non facciamo propaganda masochista, che non serve.. puo essere un palliativo, ma…… niente di piu’.

    Comment by speaker's corner — 01/29/2007 #

  41. Rispondo.
    @ per 35-Breva. Ci mancherebbe altro del ritardo. Ognuno di noi ha la propria quotidianità da affrontare, ed in ogni caso Internet è stupendo finchè non diventa un’ossessione che ti tiene incollato almeno una volta ogni due ore al video. Comunque grazie per la risposta. Credo che sul problema abbiamo il medesimo “sentire”, appunto - come dice Lei - sfumature a parte: ma è ben questa la meraviglia della vita, cioè che ognuno di noi è “uno e irripetibile” (ed una volta tanto, su questo specifico punto, mi trovo in assonanza col Magistero dei cattolici). Buona giornata.
    @ per 36-37 Speaker’s corner. Mio caro, la Sua osservazione manzoniana di per sè non fa una grinza. Un’esegesi possibile è che il Griso “tradisca” in quanto “ravveduto” rispetto a ciò che considerava “Bene” ed ora riconosce come “Male”, e non già per salvarsi cinicamente la pelle (particolare, questo, che ai più sfugge: Lei sa qual è la sua fine) ma perchè - che si operi “nel” Bene o “nel” Male - non si può mai essere “oltre” rispetto ad essi. Appunto per ciò io credo che i santi non siano mai esistiti. Dopodichè, nomina sunt consequentia rerum, … sed atque loci. Buona giornata anche a Lei e a tutta Gotham-Larius.
    Il Griso

    Comment by il griso — 01/30/2007 #

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