February
8

Bennet:Volendo si può… rompere la Catena

Una volta succedeva questo da Wal-Mart, l’ispiratore delle filosofia bennettiana..

Ma ora come riporta un bell’articolo di Vittorio Zucconi le donne della Catena Americana si sono ribellate…

In rivolta le donne di Wal-Mart - Causa per un milione di impiegate DAL nostro inviato VITTORIO ZUCCONI

Cenerentola scende in guerra contro il big business e lo fa tremare come i sindacati non sanno più fare. Si sono stancate e sono tante, quel milione e centomila Cenerentole sottopagate rispetto ai maschi, irrise, discriminate, che lavorano nel castello del più grande dei grandi magazzini del mondo, la Wal-Mart americana, mille e 92 ipernegozi in sei Paesi e 1 milione e 800 mila dipendenti, e non chiedono scarpine di cristallo, ma salari equi, promozioni e dignità.

Soprattutto pretendono di non sentirsi più chiamare "bambola" dal direttore del negozio e di non essere più invitate "a farsi belle", se vogliono fare carriera. Ma fatti bello tu, rispondono le impiegate della Wal-Mart che hanno ottenuto ieri, nonostante la disperata difesa della controparte che gli aveva sparato contro ogni cavillo e tecnicalità escogitate dai suoi formidabili legali, il diritto di portare in tribunale questo datore di lavoro colossale che esse accusano di "sexual discrimination". Nel linguaggio della giurisprudenza americana, si chiama class action, un’azione legale avanzata da un gruppo di persone a nome di un’intera "classe" (curioso residuo di semantica marxiana) di presunti danneggiati.

Di queste class action, di querele collettive, i tribunali americani traboccano, dai casi famosi dei fumatori contro le produttrici di sigarette alle più oscure e quotidiane azioni di abbonati contro società telefoniche, sovente chiuse con transazioni private. Ma il caso delle "Cenerentole contro Wal-Mart" è qualcosa di assai più imponente della solita causa intentata dai cacciatori di ambulanze.

Lo è per le dimensioni dell’accusato, questa catena di mega empori nella quale un cliente potrebbe entrare neonato e uscire soltanto per la sepoltura, trovando dentro tutto, dalle culle ai farmaci, dal cibo al mobilio. Lo è per la quantità delle querelanti, quelle donne che formano il 60% del personale ma soltanto il 14% delle dirigenti. Respinte dall’amministratore delegato che si fa fotografare stravaccato su una poltrona a forma di scarpa da donna leopardata con tacchi a spillo.

Ma lo è soprattutto per la sfida a una cultura aziendale, a un nuovo modo di concepire il business nel tempo della rivincita schiacciante della proprietà sui sindacati. La class action contro la catena degli empori sconto fondata da Sam Walton in un paesino dell’Arkansas con la semplice idea di vendere con margini di profitto inferiori per vendere di più, attacca un impero che aveva vissuto e governato se stesso come una nazione indipendente, forte del proprio successo.

Per "vendere tutto a meno", come vuole lo slogan della Wal-Mart, il signor Walton (uno dei finanziatori della carriera di Bill Clinton, suo concittadino in Arkansas) semplicemente pagava meno i propri impiegati. Aveva proibito i sindacati ed evitato, inizialmente, di pagare le assicurazioni sulla salute. Aveva assunto preferibilmente femmine, e non particolarmente qualificate, giudicandole più docili. E aveva continuato a espandersi, dal primo negozietto dell’Arkansas nel 1962 ai più di mille di oggi, sparsi negli Usa, in Messico, in Irlanda, persino in Giappone, sotto una maschera nipponica.

Nessuno al mondo vende più prodotti, o più giocattoli, di Wal Mart, che ricava 11 miliardi di dollari di profitti netti su 315 miliardi di vendite ed è, con il suo milione e 800 mila dipendenti il primo datore di lavoro americano, persino più del Pentagono. Una "fairy tale", una favola per studenti di economia e commercio, che aveva diffuso un’aura di "tutti felici e contenti" dentro i suoi immensi hangar di mercanzia senza pretese estetiche, grandi fino a 24 mila metri quadrati, tre campi di calcio regolamentari.

Senza contare la colata di asfalto per il parcheggio esterno, grande il doppio. Troppo grande ormai, e troppo prepotente, questo castello del consumismo che piomba su contee e paesi e fa il vuoto della concorrenza in pochi giorni, per non attirare invidie, marce, petizioni, rivolte di comuni, picchetti e ora la ribellione delle sue donne. I documenti presentati dagli avvocati delle querelanti, ufficialmente cento di loro a nome del milione e più di sorelle, sono implacabili e i tre giudici della corte d’appello federale chiamati a giudicare la proponibilità della causa hanno dovuto arrendersi all’evidenza e permettere il processo. Soltanto il 14% dei "capi e capetti" sono femmine, contro il 60% che è la media nelle altre catene commerciali. Una donna deve attendere in media otto anni per essere promossa a "vice manager", mentre per un uomo bastano due anni e mezzo.

La retribuzione media di una commessa è di mille e 100 dollari annui inferiori a quella di un pari grado maschio e dove finisce la quantificazione del trattamento discriminatorio comincia la lunga lista della insensibilità maschilista. Le riunioni di lavoro sono organizzate nei ristoranti "Hooters", il cui piatto principale sono i prorompenti seni al vento delle cameriere o addirittura in "strip club". La manager di un negozio in Arizona è pagata meno del collega perché "non ha l’equipaggiamento giusto".

La spiegazione giudaico-cristiana di un capo in South Carolina alle aspiranti manager è che "Dio creò prima Adamo e poi Eva, dunque le femmine vengono sempre dietro i maschi". E la definitiva analisi sociologica del principale in Florida, secondo il quale "voi donne venite qui soltanto perché siete casalinghe alla ricerca di una paghetta e non per lavorare seriamente". E dunque, anche scontando le naturali esagerazioni aneddotiche di ogni querela, non il solito caso di querela per danni.

È un processo a una cultura, sia maschile che aziendale, quello che vedrà opposte le donne di Wal Mart al king kong del discount. È una messa in discussione del nuovo modo di fare business nell’America che sta cercando di scrollarsi di dosso definitivamente i sindacati chiudendo e delocalizzando le linee di produzione, ma che scopre un nuovo e ancora più micidiale avversario: non più il mesto Cipputi in tuta ma la furiosa Cenerentola in grembiule.

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  1. Noi “bennettiani” lo saremo sempre…indelebile sulla nostra pelle il marchio.

    Quando parlo dei miei trascorsi ho l’impressione che non venga “creduta”…UN SENSO DI ALLONTANAMENTO PER NON VOLER SAPERE…
    Eppure ogni giorno i miei amici “lasciati” vivono nella negazione della loro “Dignità”.
    E’ vero che ogni essere vivente ha la possibilità di scelta…ma per alcuni non è così…
    Esprimo la mia solidarità ai lavoratori “Bennet”…e mi auguro che in futuro abbiano la forza di “modificare” il loro stato di “schiavi” in un paese “civile”.

    MA A CHI INTERESSA LA LORO “SORTE”?????? AI SINDACATI? AI POLITICI? ALLA GIUSTIZIA?…..

    A ME INTERESSA LA LORO “SORTE”…e penso spesso a Voi…i vostri nomi…i vostri visi….I VOSTRI SGUARDI.

    Bacio……. ROMPETE LE CATENE LA VITA VA VISSUTA!….

    Comment by Morgana — 02/9/2007 #

  2. Di sicuro non penso proprio di lasciarti sola…Morgana. Sei una risorsa per tutte le cassiere :-)
    Teniamo alta l’attenzione…

    Comment by Ghino di Tacco — 02/9/2007 #

  3. Ghino di Tacco

    GRAZIE!

    Comment by Morgana — 02/10/2007 #

  4. ma un tempo l’unione non faceva la forza?perchè tutti hanno paura?

    Comment by ops — 06/27/2007 #

  5. E’ PROPRIO VERO!!! NOI EX BENNETTIANI LO SAREMO SEMPRE !!!
    IL PROBLEMA, PER QUANTO MI RIGUARDA, E’ CHE NONOSTANTE ABBIA PRESO UN BEL “CALCIO NEL DIDIETRO” DOPO UNA ULTRADECENNALE FEDELTA’ (E RIBADISCO FEDELTA’) ALL’AZIENDA (SOLAMENTE PERCHE’ A UN CERTO PUNTO NON QUAGLIAVO PIU’ AL NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO) MI E’ RIMASTA ANCORA NEL CUORE ED HO ANCORA UN PO DI NOSTALGIA… BAH……
    SARO’ DIVENTATO MATTO????
    L’UNICA COSA CHE MI CONSOLA E’ CHE CERTI PERSONAGGI CONSIDERATI “DIO IN TERRA” LO PRENDONO PER IL SEDERE E, PUR SEMBRANDO CHE FACCIANO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE GLI INTERESSI AZIENDALI, FANNO ESCLUSIVAMENTE I LORO!!!!!!

    Comment by EX BENNETTIANO — 11/8/2007 #

  6. ma cosa?il bennet supermercato??:dquello di jesolo è bellissimo!!riscaldamento compreso!!

    Comment by cocù — 11/14/2007 #

  7. Dopo quanto è accaduto a Pieve di Soligo dove un nostro collega ha perso la vita tutte le altre cose sembrano di poco conto

    Comment by Anonymous — 11/20/2007 #

  8. Vorrei rispondere al 6. E’ vero che la bellezza è una cosa soggettiva ma la non serve a nulla avere un bel contenitore se poi dentro ciò che conservi è MARCIO. Non scherziamo dai. E’ tutta solo apparenza, la dignità dell’essere umano viene calpestata quotidianamente e a BG lo dimostra il fatto che 1/3 dei dipendenti della vecchia direzione HA MENATO LE TOLLE, un’ altro terzo è in perpetua malattia come silenziosa protesta e il rimanente resta solo perchè soggiogato dai loro voleri o ricattabile su più punti. Darsi il Lei o che altro non serve a nulla se poi dentro …………….:o:o:-?? ditemi voi

    Comment by IL MESSIA — 12/15/2007 #

  9. Vi avevo perso! é vero la bellezza è soggettiva, ma quando sei un capo per molte non conta l’importante è avere dei favoritismi che schifo! E siccome voi uomini in quello avete dei grossi limiti(purtroppo per voi pensate con la parte inferiore del corpo,mentre noi donne con quella superiore)il gioco è fatto.Dimmi che non è vero? Prendila in modo ironico.Scusa io non sono di BG cosa significa menar le tolla? se vuoi dire che ha fatto fagotto vedissi quanti se ne sono già andati dalla mia filiale e quanti se ne andranno,però mettersi in malattia come protesta è una cosa che non mi convince. Darsi del lei è una cazzata il rispetto si dimostra in altra maniera. O no?

    Comment by X il messia — 01/10/2008 #

  10. ma st’azienda avra’ pure qualcosa di buono????????

    Comment by luca — 01/30/2008 #

  11. al bennet non sanno cosa sia il rispetto…ti calpestano ogni giorno e fanno pressione psicologica sotto ogni punto di vista.
    ci credo che la gente scappi o si metta in malattia. sono delle carogne.

    Comment by Anonymous — 07/23/2008 #

  12. ciao.. ms quanti giorni consecutivi si possono fare? senza riposo? dopo aver lavorato anche di domenica? mi han dtt che cè la nuova legge sui 14 giorni consecutivi.. possibile?

    Comment by jessica — 08/4/2008 #

  13. ciao a tutti…
    sono un dipendente bennet di torino apprendista da quasi un anno ormai…be in questo piccolo periodo ne ho viste di tutti i colori ma le peggiori le sto pagando sulla mia pelle dopo che ho partecipato ad una riunione sindacale…a parte che persone,(capi) che ritenevo persone serie si sono rivelate solo umili burattini del sistema pronti a infilartelo nel di dietro…ma a parte l’essere diventato cassiere fisso…l’unico maschio in tutto il supermercato..ed essere stato messo a fare tutte chiusure..qualcuno si è permesso di fare un azione troppo grave…non potendo fare straordinari per via del sindacato(secondo loro sempre)mi è capitato lo stesso di fare una mezz’ora in piu una sera…andando a timbrare l’unico cartellino che mancava era il mio…va be pazienza qnd domani torno lo faccio segnare…l’indomani invece..SORPRESA!!!! il mio cartellino era gia stato timbrato alle 20e59 qnd ero uscito alle 21e10….COMPLIMENTI ! ! ! ! ! ! !

    Comment by simone — 08/14/2008 #

  14. chi lavora in un ipermercato bennet ci può fare tranquillamente la residenza. Danno orari di lavoro estenuanti, non portano rispetto ai dipendenti ma lo pretendono, la cassiera è costretta a controllare il carrello del cliente con scrupolo (deve chiedere di sollevare cappotti e sacchetti dell’ortofrutta, deve sollevare i cartoni che lasciano nel carrello e tutte le casse d’acqua per accertarsi che non ci sia merce sotto ecc… cose che in altri supermercati non esistono). chiedi un permesso o chiedi di spostarti il giorno libero e passa un mese prima che facciano qualcosa…e quando finalmente ti dicono di si, non fanno mai quello che gli chiedi!gli ispettori sempre dietro il culo!chiedi il cambio dei soldi e ti mandano tutto fuorche’ quello che gli hai chiesto. la cassiera sfigata e che si lascia sottomettere passa le giornate intere alla cassa veloce, cosa illegale, e con giornate intere intendo turni dalle 13.45 alle 19.45 SENZA PAUSA! come se non bastasse ingannano la clientela con cartelli promozionali esposti nel posto sbagliato o addirittura esposti qualche giorno prima dell’effettiva promozione. la domenica alzano i prezzi al chilo di pane frutta e carne, solo per il maggiore afflusso di clientela! e se fai la tessera sindacale ti distruggono la vita! ci si dovrebbe ribellare tutti insieme ma purtroppo c’è sempre qualcuno che si tira indietro perchè troppo devoto all’azienda e i poverini che si ribellano ne pagano le conseguenze. e dulcis in fundo ogni tanto ti tolgono delle ore di permesso chissà per quale motivo, e te ne accorgi solo quando prendi la busta paga! i dirigenti delle filiali bennet si dovrebbero vergognare! noi dipendenti per le nostre filiali siamo solo un insignificante e inutile NUMERO!

    Comment by cassiera disperata — 09/15/2008 #

  15. non siete dei numeri, siete persone, prova a venderti, diventa mercenaria, per il tuo lavoro eseguito bene, pretendi e diventa aggressiva per i tuoi diritti, anche con i tuoi superiori, senza mncare di rispetto, come fanno loro.

    Comment by mr jimi — 10/16/2008 #

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