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Criminali e cattivi maestri
Primo effetto del movimento "I padrini son tornati!"
Nonostante la smobilitazione dei servizi segreti, le prevenzione ha funzionato.
La notizia alle ore 13: Vasta operazione antiterrorismo della Polizia, nell’Italia settentrionale.
Quindici arresti a Milano, Padova, Torino e Trieste: a quanto si apprende, riguardano una rivista intorno a cui si sarebbe ricompattata una fazione delle Brigate Rosse dell’ala "movimentista", la cosiddetta seconda posizione.
Tra gli arresti -chiesti dal Pm milanese Boccassini e disposti dal Gip Salvini- ci sarebbe anche un sindacalista.
Ottanta perquisizioni in varie regioni.
"Probabilmente questa volta siamo riusciti a prevenire un attentato brigatista".
Così il ministro dell’Interno Amato, esprimendo apprezzamento per il lavoro della Digos, che ha portato ai 15 arresti di presunti appartenenti all’ala movimentista delle Brigate Rosse.
Per mesi -ha detto Amato- i componenti di questa colonna sono stati sottoposti a controlli e intercettazioni. "Era un’ organizzazione strutturata e di forte pericolosità. L’azione di oggi testimonia la presenza nel Paese di focolai brigatisti non ancora rimossi".


Bisogna andare avanti, non chinare la testa, continuare a scrivere, altrimenti vincono loro, vince l’intimidazione”.
Così, al Tg1, il giuslavorista Pietro Ichino, finito nel mirino delle Br.
Secondo Ichino ad aizzare le Br contro di lui potrebbe essere stata “l’idea che non è tutto oro quello che luccica, né nel diritto sindacale né in quello del lavoro.Molte norme possono trasformarsi in fonte di rendita e ostacolo al progresso. Questo implica una capacità di riflettere e di discutere che nel movimento operaio ha fatto difetto”.
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
Secondo me bisogna approfondire perchè le Br nascono e rinascono.. specie oggi con un governo di sinistra..
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/13/2007 #
percy, ciao
ottimo spunto. ci penserò.
io credo che valgono per i brigatisti, tal quali, le argomentazioni che enzenberger (che ho commentato da te) ha elaborato, usando la potentissima immagine del “perdente radicale”.
per punti (quasi solo una scaletta):
- psicologie deboli, alla ricerca di una identità non tracciabile attraverso i normali percorsi della crescita e della maturità . qyeste psicologie deboli intercettano contesti favorevoli
- contesti favorevoli: i centri sociali, le sedi sindacali (sì le sedi sindacali: le ho frequentate e conosco il clima intimidatorio che si respira in quei luoghi);
- bersagli facili: le nostre democrazie sono fragili. Usciamo di casa, prendiamo un bus o u treno, andiamo in bicicletta, abbiamo abitudini di vita che possono essere investigate
- “le parole sono pietre”: il linguaggio tende ad essere un proiettile. e talvolta , nelle psicologie deboli, il proiettile da parola diventa reale. il confine tende ad essere instabile
- ancora ideologie ammuffite che vengono elaborate da intellettuali mostruosi come toni negri. nella trasmissione “niente di personale” di qualche settimana fa il luciferino professore con lautissima pensione di parlamentare (un regalino di pannella) ha tracciato il programma. che - in sintesi- suona così : non c’è più una “massa” d’urto (il proletariato compatto e dotato di cosceunza di classe inculcata dai dirigenti, secondo il modello bolscevico) ma ci sono molecole vaganti che si vanno unificando attaccando da punti diversi su obiettivi diversi. Non c’è più una forza concentrata ma c’è una rete di soggetti e di obiettivi parziali
- uso di una sigla (br) che è un marchio di immagine. Una specie di mulino bianco, secondo collaudate tecniche di lancio del prodotto
- infine le migrazioni unificate dall’islamismo politico. perfetto strumento di attacco. Fra l’altro lautamente pagate dai petrolieri dell’arabia saudita
tutti fattori che consentono di pensare di far risorgere dalle ceneri le br.
e tu cosa ne pensi?
ci tengo al tuo di parere
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
percy
aggiungo, ma l’ora è tarda, che sarà altrettanto interessante capire come mai i bersagli preferiti sono coloro che si occupano di diritto del lavoro
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
Io dico solo che i 3 anni questi qui non sono riusciti a rapinare un bancomat, mi lascia perplesso il piano steso e la capacità di realizzarla, vista l’incapacità di cui sopra…
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/13/2007 #
ciao percy
condividendo parola per parola ti incollo l’analisi di riccardo barenghi (in La Stampa)
RICCARDO BARENGHI
La cronaca, le notizie, i fatti, i personaggi arrestati e quelli che li hanno arrestati non lasciano dubbi: l’operazione contro le nuove Brigate rosse (nuove ma con radici antiche) è una cosa seria. Tanto seria e grave che non può non provocare preoccupazione e allarme, visto che ci troviamo di fronte a un fenomeno - quello appunto del terrorismo brigatista - che sembra non voler morire mai. Che scompare per anni, magari dieci, ma poi ricompare. Così fu con l’omicidio di Massimo D’Antona, così per quello di Marco Biagi, così è oggi.
E per fortuna che, a differenza di dieci anni fa, oggi i magistrati, la polizia e il Sisde sono arrivati prima. Prima cioè che questi personaggi mettessero in pratica ciò che stavano preparando. Un attentato contro Pietro Ichino, giuslavorista riformista e moderato come tanti suoi colleghi caduti sotto il fuoco dei terroristi (l’uccisione di Ezio Tarantelli risale ormai a 22 anni fa), una bomba contro la casa di Berlusconi, altri agguati in giro per l’Italia, omicidi, gambizzazioni, esplosioni nella sede di Libero, contro Mediaset, Sky, l’Eni. E chissà quali e quante altre cose avevano in mente i quindici brigatisti finiti ieri in carcere, loro e quelli che ancora sono liberi (speriamo per poco e speriamo siano pochi).
Aspettando nuovi particolari, certamente una cosa si può dire subito: non si tratta di un fenomeno spuntato dal nulla, improvvisamente, come un fungo d’autunno. C’è una storia dietro alcuni degli arrestati che comincia parecchi anni fa, quando nelle vecchie Brigate rosse, quelle di Curcio, Moretti, Gallinari, ci fu una scissione.
Nacquero le Ucc (Unità comuniste combattenti), l’ala cosiddetta movimentista. Che teorizzava e praticava una nuova strategia politica: in parte clandestini, in parte interni ai movimenti sociali e conflittuali dell’epoca. E almeno un paio dei terroristi di oggi erano già operativi allora. Dunque un filo rosso c’è, e anche robusto perché formato non solo da idee ma da persone fisiche, che lega le Br di oggi a quelle di ieri. Diversamente invece da quanto accadde con le Br che uccisero D’Antona e Biagi: lì il legame, se c’era, era solo ideologico.
E infatti c’è il metodo con cui questi ultimi terroristi operavano: nell’ombra studiavano a preparavano attentati, al sole lavoravano nelle fabbriche, si facevano eleggere delegati sindacali, erano iscritti alla Cgil (7 su 15). Oppure si mischiavano agli abitanti No Tav della Val Susa, oppure si infilavano nei movimenti più radicali, magari avrebbero pure partecipato alla manifestazione di sabato prossimo a Vicenza. Da un certo punto di vista, è ovvio che sia così: è ovvio cioè che gente che teorizza e pratica la lotta armata, avendo in testa un’ideologia «di sinistra», cerchi di nuotare nel mare in cui si trova più a suo agio. Dove si discute e si sollevano gli stessi loro problemi (ma non le soluzioni), e dove magari - chissà - qualche nuova leva si può sempre conquistare.
Da un altro punto di vista però dovrebbe essere altrettanto ovvio che le organizzazioni e i movimenti infiltrati alzassero il livello di guardia. In fondo, che gli inquirenti stessero indagando su questa organizzazione, a cominciare dalla rivista clandestina Aurora che ogni tanto spuntava qua e là , lo sapevano in molti e da diversi anni. È molto probabile, anzi è sicuro fino a prova contraria, che nessun dirigente locale e tantomeno nazionale della Cgil, e nessun leader dei movimenti, sapesse niente di questi personaggi, nemmeno l’ombra del sospetto. Altrimenti li avrebbero denunciati o quantomeno isolati, espulsi, cacciati. Resta però il problema della troppo facile infiltrazione di persone del genere in luoghi importanti e delicati, che devono essere assolutamente aperti e democratici (altrimenti cessano di essere) ma che dovrebbero anche azionare qualche forma di autodifesa supplementare. In altre parole, aprire due occhi invece di uno, o tre invece di due.
Il che non significa assolutamente che bisogna smettere di polemizzare con chi la pensa diversamente (Ichino non gradirebbe affatto una sorta di silenzio stampa causato dal terrore), non vuol dire che si deve smettere di protestare nelle piazze, opporsi alla Tav se lo si ritiene giusto, manifestare contro la base di Vicenza per paura di venire contaminati da qualche brigatista. Rinunciare significherebbe darla vinta a chi fa finta di fare politica ma in realtà fa un altro mestiere: il criminale.
Comment by Anonymous — 02/13/2007 #
incolalva amalteo
buon “governo” del blog per la giornata
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
piuttoso interessanti anche le biografie
parlano dell’acquario dove questi pesci nuotavano e dove , sicuramante, altri pesci nuotano.
Operai, impiegati insieme a esperti rapinatori. Tutto gestito da un “consiglio†di quattro capi
MARCO NEIROTTI
Incrocio di vite. Da una parte personaggi con lunghi trascorsi nell’eversione e dall’altra - nel terrorismo proprio come nel crimine comune - volti, passi, educazione del vicino di pianerottolo. Il latitante e l’operaio per bene. I terroristi nati da una costola delle Brigate Rosse sono frammenti della società e la rispecchiano quanto i delitti di camorra e il sangue di Erba. Qui convivevano in un disegno comune.
Una struttura gestita da un «consiglio» di quattro capi che si riuniva quasi sempre a Milano. Il personaggio con passato e presente più intensi è Alfredo Davanzo. Nasce a Treviso nel 1957. Nel 1982, venticinquenne, è condannato a dieci anni per rapina a mano armata. Il 20 gennaio ‘98 viene fermato a Parigi su richiesta della magistratura italiana, ma la Corte d’Appello parigina lo scarcera. Rimane lì finché scatta la prescrizione, passa in Svizzera e torna in Italia, dove prosegue nel redigere «L’Aurora», organo clandestino del movimento. Viso da duro, taglio degli occhi un po’ sfottente e enigmatico, dallo scorso ottobre viveva in un villaggio di montagna di 500 abitanti, Raveo (Udine), fra le montagne della Carnia, procuratogli da Davide Rotondi, 46 anni, di Padova, infermiere in una casa di cura ed ex sindacalista in un’azienda di Abano Terme. Niente auto, niente cellulare, soltanto un computer. «Viveva da latitante senza più esserlo», ha detto Ilda Boccassini. Per spostarasi, autobus e treno, spesso per raggiungere Milano e incontrare gli altri tre «dirigenti».
I tre sono Vincenzo Sisi, Claudio Latino, Davide Bortolato. Sisi ha 53 anni. Vive a Gassino, prima cintura di Torino, con la moglie. Non hanno figli. Volto un po’ scontroso, o pensieroso, lascia Fiat per Ergom, fabbrica dell’indotto. Sindacalista Cgil, «mai esagerato, mai capopolo», al lavoro «in modo regolare», grande viaggiatore in Italia e all’estero. Dirigente era Claudio Latino, 49 anni, residente a Padova, domiciliato a Vimodrone (Mi). Viso da impiegato modello e pignolo, si forma politicamente nei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, fa parte della Direzione Nazionale, salvo poi essere espulso come «dissidente» nel 1999. Indagato dalla Procura di Bologna nel procedimento per l’omicidio di Marco Biagi, subisce una perquisizione domiciliare durante la quale, tra le pagine di un libro, si trova un elenco di materiale (timbri, cappelli, parrucca, 16 det. non meglio precisati).
E ancora al vertice stava Davide Bortolato, 36 anni, trevigiano residente a Padova, sguardo da dimesso lavoratore. Non più vertice ma con ruoli importanti, personaggi come l’altro torinese Salvatore Scivoli, 55 anni, anche lui prima cintura della città , storia di rapinatore, detenuto a Bad e Carros, poi a Novara dove si unisce alle Brigate Rosse. Tornato in libertà , è arrestato per un’altra rapina e gli trovano materiale ideologico della cellula di costituzione del Partito comunista combattente.
Storie politiche o sconosciute. Dal carcere e dall’attività nei Colp viene il milanese Bruno Ghirardi, esperto nell’uso delle armi, vent’anni di carcere alle spalle. Iscritta alla Filt (sindacato dei trasportatori) è l’unica donna del gruppo, la ventiseienne Amarilli Caprio. Esperto invece in elettronica e meccanica ma anche in «contraffazione di documenti e materiale per contrastare i controlli delle forze dell’ordine» è Massimiliano Gaeta, milanese. Altri due padovani: Alessandro Toschi partecipa a un attentato contro la sede di Forza Nuova, Andrea Scantamburlo segue corsi di Informatica in Svizzera e intanto aiuta Davanzo a rientrare con documenti falsi. Chi lavora in fabbrica, chi nel call center, chi si riscopre universitario, personaggi da rileggere passo dopo passo: Alfredo Mazzamauro, 22 anni, Valentino Rossin, Federico Salott, Massimiliano.
Che cos’è il loro gruppo? Quando le Br arrivano alla scissione nel 1984 nascono due filoni: militaristi e movimentisti, la Seconda Posizione, che loro rappresentano ora. Espressione armata di quest’area è l’Unione dei Comunisti Combattenti, che rivendicò l’attentato contro Antonio Da Empoli (1986) e l’omicidio del generale Licio Giorgieri (1987). Dall’Unione deriva il Nucleo per la Fondazione del Partito Comunista Combattente con un progetto politico che contempla clandestinità , politica e azione militare. Discosti dall’ala Lioce-Galesi mirano a una «guerra popolare rivoluzionaria» di stampo maoista, diffusa attraverso il foglio clandestino «L’Aurora» creato e redatto da Davanzo, l’uomo che li ha guidati nell’organizzazione e, adesso, nella sconfitta.
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
@Amalteo: Io una cosa non la capisco, questi 15 seguiti per 3 anni, si sono addestrati un paio di volte a Padova con 1 kalashinokov e 1 Pistola e sono 15, non sono riusciti a rapinare un bancomat e poi hanno stesso una lista della spesa degli attentati che neanche al-queda ai tempi di Osama.. aziende :Eni,Libero,Mediaset, Sky, assassinio Ichino, attentati varie poi non riescono ad assaltare un bancomat? Non una rapina un banca un bancomat.
Ma dove volevano andare? Ora non voglio mettere in dubbio il rischio di ritorno al terrorismo, ma questi sono un’armata brancaleone delle BR.. mi sembrano veramente incapaci. Io vorrei capire questo.
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/13/2007 #
c’è il precedente degli assassini di d’antona e biagi a darti la risposta.
a meno che tu creda (cosa che non posso pensare) che sono al soldo dei servizi segreti, allo scopo di mostrare l’efficienza della magistratura investigativa italiana. insomma una cosa tutta interna allo stato. teoria - come ben sai - molto in voga negli anni ‘70
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
Chiaro che sono dilettanti…
Negli anni 70 i terroristi disponevano di soldi, campi di addestramento, armi, ecc ecc
Erano pedine nel grande gioco della guerra fredda…
Adesso che tutto è finito è fortunatamente molto più difficile organizzare una rete terrorista come si deve… ma il fatto che siano dei dilettanti non vuol dire che siano innoqui, come insegna marco biagi…
Il fatto poi che colpiscano prevalentemente giuslavoristi o personalità legate al mondo del lavoro credo derivi dal fatto che si tratta di gente cresciuta all’interno del mondo sindacale
Comment by Faso — 02/13/2007 #
sono perplessa….. devo approfondire la cosa prima di esprimermi…..
Comment by diablita — 02/13/2007 #
caro faso.
condivido il tuo ragionamento in tutti e tre i passaggi.
ammazzare d’antona e biagi è stato facile. bastava osservare le abitudini. erano persone normali, come tutti noi.
uscivano di casa, scendevano dal treno, prendevano una biclicletta. e qualcuno alle spalle gli sparava. non occorre un grande addestramento per i vigliacchi
però biagi aveva paura, si sa.
questa volta, tuttavia, è andata bene.
ascolta, faso, tu come ti sentiresti adesso se fossi nei panni di ichino?
le schegge vaganti sono perfino pericolse tanto quanto i gruppi di criminalità organizzati.
è la quotidianità che è messa in pericolo.
il fare le cose normali
ciao, buona giornata
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
13/02/2007 11:55
EPIFANI:”SITUAZIONE CI INQUIETA MA REAGIREMO”
“Il sindacato si deve interrogare, ma saprà rispondere. Lo faremo come abbiamo sempre fatto, esprimendo tutto il nostro appoggio e fiducia nell’operato delle forze dell’ordine”.
Epifani,leader Cgil a spiegare in una lettera a “Il Messaggero” e poi in due interviste al “Corsera” e a “Repubblica” le inquietudini e le reazioni del fronte sindacale agli arresti di iscritti alla Cgil
“E’ora di alzare la guardia nelle fabbriche del Nord”.
“Mi viene da pensare a Lama,quando diceva che il nemico del terrorismo è il sindacato”.
“Soprattutto ci colpisce la presenza di giovani.Questo deve indurci ad una seria riflessione e va analizzato con attenzione”.
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
A me questi brigatisti sembrano anacronistici, ormai il tessuto sociale italiano è completamente cambiato, una volta c’erano gli ideali comunisti e quelli democristiani, oggi sia a destra che a sinistra c’è l’ideale del telefonino con più megapixel.
Comment by Ulisse — 02/13/2007 #
caro ulisse,
evidentemente a qualcuno, invece che il telefonino, preferisce un P38, di spalle, naturalmante. come le persone vili.
forse questo avviene perchè sono dei “perdenti radicali”.
ciao
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
Minority Report e ciò che resta della nuvola rossa!
Compagne/Compagni. Quà siamo in piena applicazione della polizia del pensiero, ove si viene arrestati più in base a delle fantasie da fumetto e parole spropositate che, chiunque le senta, può raggirandone il contenuto, interpretarle ambiguamente nel peggiore dei modi, il più possibilmente opportunistico.
Se oltre si aggiunge il fatto che; chi ascolta e intercetta le voci degli indagati è un magistrato. A volte antiamericano e, filoamericano ad ogni possibile eventualità . La cosa pecca ancor più di presunzione e con ciò perde peso in credibilità .
Mediaset, Sky, Libero, Casa Berlusconi, Casa Vianello ecc… ecc… Anch’io con il solo uso del pensiero vorrei radere al suolo il Vaticano. A farlo però! Ho immaginato, durante un mio viaggio di follia col pensiero che, mi basterebbero una nave mercantile, diversi kamikaze, un paio di caccia a decollo verticale armati di armi sporche, e di seguito occultarli su un cargo di passaggio sul Tirreno e viaaa… si spicca il volo contro il sacrosanto obiettivo secolare con Ruini e camerati in sede. Ma come posso io povero comune mortale per giunta solo, ma, con il pregio di esser pieno di fantasia tipo, supereroi della Marvel, senza mezzi nè uomini capaci, a compiere ciò? Non ho il potere militare di Osama bin Laden. Posso invero, con neanche molta stima di esso, donargli la mia idea. E in lui, nella messa in opera, ben sperare.
Alcuni insoliti obiettivi, diversi insoliti mezzi. Ichino a parte. Il dubbio è, se costui è per gli eversivi, più un obiettivo o più un mezzo o, entrambe le cose. Unica e ambita preda sopravvissuta alla mattanza rossa appartenente al mondo del lavoro. Ophhs precariato è il termine più consono e attuale!
Esplosivi da sempre nella prassi brigatista, fuori luogo, tra l’altro, non vi è traccia se non per essere stati sparati da qualche ingenua bocca spiata. Un’ulteriore frase troppo esplosiva sfuggita dalle labbra, a qualcuno degli intercettati dai polizieschi e, da costoro presa in esame che va ad aggiungersi ad altri indizi, per gli stessi, ancor più compromettenti. BOOOOMM!!!
Ed eccola lì, la nuvola esplosiva! Una gassificazione dell’ideologia marxista/leninista, una totale smaterializzazione degli eventi storici del brigatismo. Il più grezzo. Il meno inquadrato in uno schema politico/analitico ,il peggio organizzato sotto il profilo strutturale/operativo. Statico. Tra di essi nessuna esperienza criminale alle spalle, tranne un numero ristrettissimo di reduci dalla prima stagione di piombo, peraltro moribondi e non in linea in tutti i sensi, con i tempi e metodi odierni. Tecniche di reperimento informazioni alla Arsenio Lupin, roba da far dimenticare ai più, il metodo dei pizzini attuato da Bernardo Provenzano.
Stupisce la presenza di giovani in armi. Ragazzi giovani d’aspetto ma vecchi nello spirito combattente che fu, lontani decenni da quelle che furono e che dovrebbero in realtà , forse, rappresentare una neo-lotta combattente.
La novità teorico-pratica delle Nuove Brigate Rosse se c’è, finora, non si è notata.
Sempre che qualcuno riesca in tempo ad inquadrarne e affossarne l’attuale origine dominante che, comunque non nasce e non crea la definizione di sè, all’interno dei centri sociali e nemmeno sedi sindacali, attendiamo.
Attendiamoci forse, la fine per sempre del mito o, una metamorfosi della natura stessa del fenomeno storico del terrorismo rosso. Obbligato - dopo le recenti sconfitte - in funzione della propria vitale essenza, a interrogarsi, disintegrarsi e rimodellarsi su un neo concetto di fare azione. Intrinseco a tutti gli effetti di lotta all’ideologia di un Partito Combattente di stampo prettamente marxista/leninista.
Comment by triioduro di azoto — 02/13/2007 #
@Sir Percy
…il commento 17 poteva essere un post?
Comment by triioduro — 02/13/2007 #
SIR SIAMO NOI CHE FACCIAMO RIDERE QUANDO PARLIAMO DI PERICOLO COMUNISTA? AHAHAHAH
Comment by Azione Studentesca — 02/13/2007 #
Caso Calipari a parte …dopo il caso Abu Omar la Magistratura doveva farsi perdonare qualcosa, no? Doveva arrestare i terribili terroristi più immaginari che reali, antiimperialisti e antiamericani. Quale momento migliore se non, in prossimità , della manifestazione indetta dall’estremismo di sinistra a Vicenza per il 17 febbraio - contro l’allargamento della base NATO.
I colleghi di lunga carriera - Boccassini e Salvini, estrapolando all’impossibile tutta la propria ipocrita filoamericanità , hanno forse risparmiato un possibile ordigno punitivo “firmato CIA” sotto al culo di Spataro?
Comment by triioduro — 02/13/2007 #
il cattivo maestro pietro ingrao si dice preoccupato per le marachelle dei suoi nipotini
(tg3 Primo Piano)
Comment by amalteo — 02/13/2007 #
17 e 20.
rileggiti il post n.3.
analizza i punti dell’”identikit” del perdente radicale…
prova un po a elencare con onesta quelli in cui ti ritrovi
e chiediti quali sono quelli in cui si ritrovano i tuoi “amici”
…magari qualcosa ti si chiarisce….
9
il tuo pensiero è curioso
sono scarsi …han fatto nulla… e quindi?
aspettiamo he mmazzino qualcuno?
critichiamo poliziotti e magistrati che li arrestano?
e poi dici…
“non voglio mettere in dubbio il rischio di ritorno al terrorismo”
a me sembra che il rischio esista…qualche morto recente lo ha confermato…
e che vada fatto di tutto per scongiurarlo…
a cominciare dall’attenzione estrema all’uso delle parole…
e all’acqua sporca in cui nuotano questi pesci …
Ciao
AdT
PS: (ancora su 9)
ma che sono poi questi ultra?
vanno negli stadi
urlano urlano e fan solo folclore
in fondo non hanno mai fatto nulla di male
solo qualche insulto ai poliziotti
e qualcosina qua e la
al massimo hanno disutto qualcosina
che vogliamo fare metterli in galera?
…mi sembra piu saggio non far nulla e aspettare il prossimo morto
Comment by Alexis De Tocqueville — 02/14/2007 #
sì alexis de tocqueville!
una volta tanto che la prevenzione ha funzionato occorre essere lieti.
piuttosto che parlare ancora di morti dovuti alla politica.
o meglio alla politica che sceglie l’estremismo verbale che sconfina nel terrorismo armato
grazie per la tua lettura del mio profilo del perdente radicale.
devo ancora ritoccare quel profile.
per fare memoria.
perchè anche i blog servono a fare memoria
Comment by amalteo — 02/14/2007 #
@amalteo
Prevenzione??? …sìììì ma in galera non avendo commesso crimini - se non per qualcuno trovato in possesso di armi(resta da chiarire a quale scopo) - ci resteranno ben poco. Pensare a buttare giù casa Vianello non è di per sè, commettere un crimine e, soprattutto sotto l’aspetto probatorio vale ben poco.
La prevenzione non si fa con la Polizia del pensiero?
Comment by triioduro — 02/14/2007 #
alexis de tocqueville, aiutami tu!
dimmi , dimmi cosa si può dire all’intervento 24?
non ho le parole per dirlo!
Comment by amalteo — 02/14/2007 #
Però è vero parlare di BR è facile, ma questi sono sfigati.. voglio dire non riuscire ad assaltare un Bancomat!!! Poi un matto o degli esaltati possono pianificare tutto ma rimane sempre a livello di Pre-Crimine. I fatti sono questi ne + o ne - anche se si dichiarano “Prigionieri Politici” o eredi di “Napoleone”. Occorre anche valutare con chi si ha a che fare, cioè dare una giusta e corretta valutazione.
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/14/2007 #
@Sir
io non ce la faccio! provaci tu. Amalteo non capisce che trattasi di manipolazione e basta.
É semplice per i Servizi, prendere alle proprie dipendenze per un lavoro sporco, un paio di loschi individui appartenenti alle cosche della ‘ndrangheta, spedirli al nord , farli infiltrare nel sindacato e in un centro sociale e accalappiare un paio di fessi che di crimine non conoscono una mazza e, ci cascano sul serio. Ed ecco lì, il pericoloso gruppo brigatista monitorato da tempo che, a parole, conquista lo Stato e instaura la dittatura del proletariato e, nei fatti non sa nemmeno ricaricare un accendino, loschi infiltrati a parte.
Ma dici che lo sanno ’sti quà che la pistola si impugna per il manico?
Comment by triioduro — 02/14/2007 #
Onestamente c’è anche disinformazione ieri il capo banda incapace era un ex-rapinatore, oggi invece aveva precedenti di insurrezione non si capisce.
Io penso che si stia facendo molto rumore per nulla, anzi si stia facendo anche pubblicità al terrorismo.. visto che comunque di esaltati è pieno.. e visto anche la situazione economica e l’ignoranza dilagante che comunque è terreno fertile.. Dovrebbero fare come si fa nei paesi civili li prendono, li arrestano senza tante cerimonie.. e via.. salvo il fatto che l’arresto provvidenziale non serva per Vicenza… dove gia si sta marchiando chi dissente come rivoluzionario ecc. ecc.
A questo aggiungo se la gente avesse la panza piena, probabilmente si farebbe infinocchiare di meno… ma con 800/1000 euro al mese è dura.
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/14/2007 #
Servizi deviati, Triioduro?
Onestamente, e con tutto il rispetto per lei, se Marco Biagi e Sergio D’Antona potessero esprimere un giudizio, credo sarebbe ben diverso…
Comment by Anonymous — 02/14/2007 #
D’antona non so Biagi poveretto era pure senza scorta e visto il precedente… come minimo mi sembra molta mancanza di responsabilità di chi governava.. e poi attenzione che la riforma Biagi non è quella scritta da Biagi… ma è stata non so come ricorretta ad uso e consumo da Maroni.
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/14/2007 #
@29
Le circostanze che potrebbero far discutere ce ne sarebbero anche sui recenti assassinii di D’Antona e Biagi ma, non intendo dilungarmi in merito, non vorrei attirare l’attenzione di qualcuno………
…si ricorda in quale strana concomitanza avvennero gli arresti dei componenti del comando brigatista di Roma e Bologna? Forse sciopero generale?
Comment by triioduro — 02/14/2007 #