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	<title>Comments on: &#8220;Gli antisemiti progressisti&#8221; di Fiamma Nirenstein</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 21:19:31 +0000</pubDate>
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		<title>By: Faso</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-30156</link>
		<dc:creator>Faso</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2007 11:56:19 +0000</pubDate>
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		<description>Un'altro libro di un autore ebreo uscito in questi giorni e che ha avuto un'altro successo Ã¨ quello di Ariel Toaff...

Secondo me quello che gli Ã¨ successo Ã¨ semplicemente assurdo... 

La resa di Ariel Toaff 
Domenico Savino 
16/02/2007 
Ariel ToaffDunque alla fine ha ceduto.
Ariel Toaff ha chiesto alla societÃ  editrice Il Mulino di Bologna, che ha pubblicato il suo libro Â«Pasque di sangueÂ», in cui si sostiene, seppure in maniera tuttâ€™altro che generalizzata, una certa fondatezza dellâ€™accusa di omicidio rituale rivolta agli ebrei, di ritirare il controverso volume dalle librerie.
GiÃ  ieri Toaff aveva dichiarato lâ€™intenzione di riscrivere alcuni capitoli della seconda edizione; oggi lâ€™annuncio di quella che appare come una completa sconfessione del proprio lavoro, pure se fatta obtorto collo.
Dopo giorni di minacce, pressioni, insulti, tonnellate di fango da cui Ã¨ stato sommerso, dopo una convocazione da parte di Moshe Kaveh, presidente dellâ€™ateneo dove insegna, per spiegazioni sulla tesi del saggio, dopo che personalitÃ  non accademiche, come pure lettori di altre universitÃ , ne hanno chiesto il licenziamento e dopo che i finanziatori esteri hanno minacciato di tagliare i fondi allâ€™Ateneo, Ariel Toaff  si Ã¨ arreso.
Al giornale Maariv aveva nei giorni scorsi raccontato le settimane passate in Italia, che Â«negli ultimi giorni si sono trasformate in un incuboÂ».
A Menachem Gantz, corrispondente del quotidiano da Roma, ha letto una delle mail ricevute: 
Â«Se nei secoli Ã¨ stato versato tanto sangue ebreo, ora ne verrÃ  versato ancora, il tuoÂ».
Dallâ€™altro ieri Toaff aveva cercato di minimizzare e alla domanda del Jerusalem Post, se riteneva Â«che le comunitÃ  ebraiche possano aver commesso omicidi ritualiÂ», il professore aveva risposto con un Â«noÂ», definito Â«risolutoÂ» dalla giornalista.
Peccato che nei giorni precedenti, invece, avesse dichiarato: Â«alcuni omicidi rituali potrebbero esserci statiÂ».
A chi glielo aveva fatto notare, il professore aveva risposto, cercando ancora di sdrammatizzare: Â«La mia dichiarazione Ã¨ stata una provocazione accademica ironica, una premessa per infrangere il tabÃ¹ delle ricerche attorno allâ€™atmosfera anticristiana in alcune comunitÃ  ashkenazite europee, nel MedioevoÂ».
Ma evidentemente non Ã¨ bastato.
Oggi - dicevamo - la resa, la contrizione e la penitenza, con lâ€™annuncio che devolverÃ  i proventi della vendita del libro alla â€˜Anti Defamation Leagueâ€™, l'organizzazione ebraica di New York che combatte gli episodi di anti-semitismo. 



Non me la sento di giudicare Ariel Toaff.
Le pressioni devono essere state tremende. Anche quelle familiari.
Oggi il padre, a caldo, ha immediatamente rilasciato unâ€™intervista a La Repubblica, in cui ha definito la decisione del figlio di ritirare il libro Â«un gesto opportuno, necessario. Vuol dire che mio figlio Ariel ha capito. Ma significa anche che le critiche che sono state fatte nei confronti del suo libro sono state giusteâ€¦ Eâ€™ bene che questa storia sia finita cosÃ¬Â».
E poi ha commentato: Â«Mangiare il pane azzimo mischiato al sangue di bambini cristiani uccisi? Aberrante! Un insulto allâ€™intelligenza, alla tradizione, alla storia in generale e al vero senso della religiositÃ  ebraica - commenta con forza il rabbino - e dispiace che a sollevare sciocchezze simili sia stato mio figlio. Ma forse lo ha fatto senza rendersi conto della gravitÃ  di certe affermazioni e che queste tematiche, da secoli giÃ  condannate dalla storia e dalla tradizione, e non solo di quella ebraica, possono diventare subito argomenti per rilanciare pericolosi sentimenti di antisemitismo e voglie di negazionismo dellâ€™Olocausto. Eâ€™ un errore. Ma nella vita tutti possono sbagliareÂ».
CosÃ¬ Ariel Toaff ha alzato bandiera bianca, chiedendo alla casa editrice di ritirare il libro dal commercio.
Le modalitÃ  dellâ€™annuncio, dopo i proclami dei giorni scorsi in cui dichiarava che non avrebbe rinunciato Â«mai alla dedizione verso la veritÃ  e la libertÃ  accademica, anche se il mondo mi crocifiggeÂ», appaiono quelli di una capitolazione.
Il tono Ã¨ quello di un uomo distrutto.
Lasciamo Ariel Toaff al suo dolore e rispettiamo la sua decisione.



Ma voi, se siete ancora in tempo, correte in libreria e comperate il suo libro.
Eâ€™ unâ€™ opera straordinaria che vale la pena di essere letta, prima che scompaia per sempre dalla memoria e dal patrimonio della cultura.
PerchÃ© temiamo che una seconda edizione, se mai uscirÃ , non avrÃ  nulla del sapore vero di questa.
Dicevamo che Ã¨ unâ€™opera straordinaria e - badate bene - non tanto per ciÃ² dice riguardo allâ€™Â«accusa del sangueÂ», che non Ã¨ in fondo neppure lâ€™oggetto specifico del libro, quanto innanzitutto per la descrizione godibilissima dello spaccato di vita delle comunitÃ  ebraiche ashkenazite tra il XII e il XV secolo.
Eâ€™ uno squarcio aperto, una boccata di aria fresca su una storiografia oleografica, lacrimevole, ripetitiva, conformista e noiosa che accompagna di solito lo studio del giudaismo, una storiografia che pare molto piÃ¹ la agiografia di un popolo santificato, piuttosto che il ritratto della vita reale di uomini in carne ed ossa, facenti parte di una comunitÃ  umana separata e separatasi dal resto del mondo in cui vive e, tuttavia, in profondo, organico, problematico rapporto con esso.
Il libro di Toaff Ã¨ ammirevole anzitutto per la capacitÃ  di farci entrare quasi in presa diretta con i personaggi di quella societÃ , con le loro pratiche di vita quotidiana, le loro vicende, i loro traffici, le loro mercanzie, le loro credenze, i loro riti, i loro problemi, le loro aspirazioni, i loro sentimenti di amore e odio.
Leggendo il libro quasi si annusa lâ€™odore di quei luoghi, le ombre e le luci del ghetto, il tono delle voci nella sinagoga, il tintinnio delle monete sui banchi di credito, il suono dei passi lungo i vicoli stretti di quartieri impregnati di carne e misticismo, di affari e Torah.
Non vi compare malgrado ciÃ² la stereotipata figura dellâ€™ebreo avido, untuoso e volpino.
Ovvero se talvolta si puÃ² scorgere anche questa, le figure degli ebrei sono caratterizzati da una piacevole varietÃ , che evidenzia un mondo ricco di fermenti e di personalitÃ , nientâ€™affatto marginali rispetto alla vita della maggioranza cristiana, eppure inevitabilmente separati da essa.
Un mondo fatto di personaggi strani, eccentrici, spericolati, spregiudicati e - perchÃ© no - talvolta feroci, ma vivaddio vivi, virili e fieri della loro irriducibile ebraicitÃ .
Eâ€™ in questo contesto che apprendiamo di costumi, usanze, credenze in cui lâ€™intero mondo di allora e in modo particolare il giudaismo ashkenazita attribuiscono al sangue una funzione magico religiosa.
Non ne voglio trattare in questa sede, prefiggendomi una recensione analitica del libro nei prossimi giorni.
PerchÃ© questo Ã¨ un lavoro serio e non puÃ² essere liquidato con poche righe polemiche, con argomentazioni volgari, con generalizzazioni squallide, nÃ© puÃ² essere stroncato a priori con la scusa che esso darebbe fiato allâ€™antisemitismo, perchÃ© con questo libro lâ€™antisemitismo non câ€™entra un fico.



Il lavoro di Toaff Ã¨ invece un lavoro ponderoso, uno valido contributo alla comprensione dallâ€™interno di quel grande mistero che Ã¨ il giudaismo ed a cui si Ã¨ soliti approcciarsi vuoi con il piÃ¹ consumato dei pregiudizi, vuoi con il piÃ¹ ributtante dei servilismi.
Solo chi Ã¨ in cattiva fede puÃ² impugnare questâ€™opera per innalzare la bandiera dellâ€™antisemitismo o, al contrario, agitarne lo spauracchio.
Purtroppo questi ultimi hanno mandato al rogo, senza neppure averla letta, unâ€™opera che invece deve fare riflettere.
Ad entrambi, seguaci simmetrici del semitismo - antisemitismo, questo libro andrebbe proibito per manifesta indegnitÃ .
Gli altri debbono leggerlo con leggera soavitÃ , Â«sine ira et studioÂ» come si dice, senza scandalo o inutile riprovazione, con la curiositÃ  e la comprensione che si deve davanti ad ogni fenomeno storico, con lo stupore Â«ingenuoÂ» che Ã¨ dovuto davanti ad un mondo che Ã¨ altro dal proprio e che non poteva essere altro rispetto a ciÃ² che Ã¨ stato.
E per comprenderlo veramente questo libro, esso va letto con la consapevolezza che il mondo che viveva fuori dei quartieri riservati agli ebrei partecipava non della stessa fede, ma certo delle stesse paure, delle medesime ossessioni, delle stesse latenze psichiche, degli stessi traffici, di analoghi appetiti e talvolta di analoghe devianze.
PerchÃ© questo Ã¨ lâ€™approccio con cui questo libro va affrontato, non certo con la libido di ritrovare la pistola fumante (anzi sanguinante) in mano ad un rabbino o con il terrore che altri davvero la possa scoprire dopo secoli, sicchÃ¨ occorre immediatamente occultare eventuali prove.
In realtÃ  la nevrotica reazione del mondo ebraico davanti allâ€™opera di Toaff ed il suo Â«rogo in effigeÂ», lâ€™auto da feâ€™ cui Ã¨ stato sottoposto, la sconcia strumentalizzazione della figura del padre sono uno sfregio non solo alla tanto celebrata libertÃ  di indagine scientifica, ma alla altrettanto decantata Â«intelligenza ebraicaÂ».
E ciÃ² perchÃ© lâ€™amara conclusione di questa vicenda contribuirÃ  a trasformare suo malgrado un onesto professore universitario in un temerario alfiere della veritÃ  ad ogni costo e certamente a far sospettare a molti, anche a chi prima non lo credeva, che gli ebrei abbiano potuto compiere omicidi rituali.
Ma ancor piÃ¹ la reazione del mondo ebraico mette in evidenza un nervo scoperto del giudaismo, la sua incapacitÃ  di accettare di divenire oggetto di una critica storica che non sia addomesticata, lâ€™inidoneitÃ  a sottostare alle medesime libertÃ  cui sottostÃ  tutta lâ€™indagine storiografica, la pretesa che le vicende tragiche che ne hanno accompagnato il destino nel secolo scorso debbano costituire una sorta di pre-giudizio assoluto, che impedisce qualsiasi forma di indagine approfondita e qualsiasi ipotesi di censura.



Tutto Ã¨ suscettibile di trasformarsi in antisemitismo, tutto odora di nazionalsocialismo, lo sterminio sembra sempre pendere sul loro capo, anche quando Ã¨ vero casomai il contrario, sicchÃ¨ il passato ritorna sempre incombente a giudicare il presente ed a determinare il futuro.
Sembra purtroppo di assistere alle reazioni isteriche di certi tipi caratteriali, cui la normale vita di relazione Ã¨ impedita dai traumi subiti, dai fantasmi evocati, da unâ€™ipertrofia dellâ€™Io che si accompagna ad un autoisolamento distruttivo, tutte le volte in cui non Ã¨ riservato ad essi il primo posto, la maggiore considerazione o lâ€™assenza di critica.
La stessa pretesa di una unicitÃ  assoluta della Shoah, lo spettro di una sua possibile reiterazione continuamente agitato come giustificazione a qualsiasi eccesso da parte israeliana e come esorcismo contro un suo eventuale sacrilegio, il tabÃ¹ della sua intangibilitÃ  blindata per legge, lâ€™impossibilitÃ  di domandare alcunchÃ© sulle sue cause che non sia giÃ  stato spiegato, di dire altro che non sia il ripetersi di una liturgia oramai consunta, lâ€™ossessione di una memoria che si va dissolvendo e che va mantenuta viva con una sorta di accanimento terapeutico, le visite guidate ai luoghi dello sterminio come pellegrinaggi della nuova religione civile, tutto questo denota in realtÃ  una preoccupante fragilitÃ  nella coscienza collettiva di quella fede e di quel popolo, cui fa da contraltare spesso unâ€™arroganza irritante.
Tutto ciÃ² fa sÃ¬ che ahimÃ¨ la ricerca storica sullâ€™ebraismo si trasformi allora in una sorta di nuova dogmatica, tanto piÃ¹ insopportabile, perchÃ© accompagnata da stucchevoli forme di conformismo e servilismo, che saranno certo gradite, ma - ne siamo certi - non intimamente apprezzate in ambito giudaico.



In questa sede noi preferiamo un altro linguaggio, quella Â«parresiaÂ» che solo il Dei Verbum puÃ² dare, quella Parola di Dio, che Ã¨ il Cristo e che ci ammonisce anche aspramente come giÃ  duemila anni fa, perchÃ© attende che tutti vadano a Lui.



Domenico Savino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altro libro di un autore ebreo uscito in questi giorni e che ha avuto un&#8217;altro successo Ã¨ quello di Ariel Toaff&#8230;</p>
<p>Secondo me quello che gli Ã¨ successo Ã¨ semplicemente assurdo&#8230; </p>
<p>La resa di Ariel Toaff<br />
Domenico Savino<br />
16/02/2007<br />
Ariel ToaffDunque alla fine ha ceduto.<br />
Ariel Toaff ha chiesto alla societÃ  editrice Il Mulino di Bologna, che ha pubblicato il suo libro Â«Pasque di sangueÂ», in cui si sostiene, seppure in maniera tuttâ€™altro che generalizzata, una certa fondatezza dellâ€™accusa di omicidio rituale rivolta agli ebrei, di ritirare il controverso volume dalle librerie.<br />
GiÃ  ieri Toaff aveva dichiarato lâ€™intenzione di riscrivere alcuni capitoli della seconda edizione; oggi lâ€™annuncio di quella che appare come una completa sconfessione del proprio lavoro, pure se fatta obtorto collo.<br />
Dopo giorni di minacce, pressioni, insulti, tonnellate di fango da cui Ã¨ stato sommerso, dopo una convocazione da parte di Moshe Kaveh, presidente dellâ€™ateneo dove insegna, per spiegazioni sulla tesi del saggio, dopo che personalitÃ  non accademiche, come pure lettori di altre universitÃ , ne hanno chiesto il licenziamento e dopo che i finanziatori esteri hanno minacciato di tagliare i fondi allâ€™Ateneo, Ariel Toaff  si Ã¨ arreso.<br />
Al giornale Maariv aveva nei giorni scorsi raccontato le settimane passate in Italia, che Â«negli ultimi giorni si sono trasformate in un incuboÂ».<br />
A Menachem Gantz, corrispondente del quotidiano da Roma, ha letto una delle mail ricevute:<br />
Â«Se nei secoli Ã¨ stato versato tanto sangue ebreo, ora ne verrÃ  versato ancora, il tuoÂ».<br />
Dallâ€™altro ieri Toaff aveva cercato di minimizzare e alla domanda del Jerusalem Post, se riteneva Â«che le comunitÃ  ebraiche possano aver commesso omicidi ritualiÂ», il professore aveva risposto con un Â«noÂ», definito Â«risolutoÂ» dalla giornalista.<br />
Peccato che nei giorni precedenti, invece, avesse dichiarato: Â«alcuni omicidi rituali potrebbero esserci statiÂ».<br />
A chi glielo aveva fatto notare, il professore aveva risposto, cercando ancora di sdrammatizzare: Â«La mia dichiarazione Ã¨ stata una provocazione accademica ironica, una premessa per infrangere il tabÃ¹ delle ricerche attorno allâ€™atmosfera anticristiana in alcune comunitÃ  ashkenazite europee, nel MedioevoÂ».<br />
Ma evidentemente non Ã¨ bastato.<br />
Oggi - dicevamo - la resa, la contrizione e la penitenza, con lâ€™annuncio che devolverÃ  i proventi della vendita del libro alla â€˜Anti Defamation Leagueâ€™, l&#8217;organizzazione ebraica di New York che combatte gli episodi di anti-semitismo. </p>
<p>Non me la sento di giudicare Ariel Toaff.<br />
Le pressioni devono essere state tremende. Anche quelle familiari.<br />
Oggi il padre, a caldo, ha immediatamente rilasciato unâ€™intervista a La Repubblica, in cui ha definito la decisione del figlio di ritirare il libro Â«un gesto opportuno, necessario. Vuol dire che mio figlio Ariel ha capito. Ma significa anche che le critiche che sono state fatte nei confronti del suo libro sono state giusteâ€¦ Eâ€™ bene che questa storia sia finita cosÃ¬Â».<br />
E poi ha commentato: Â«Mangiare il pane azzimo mischiato al sangue di bambini cristiani uccisi? Aberrante! Un insulto allâ€™intelligenza, alla tradizione, alla storia in generale e al vero senso della religiositÃ  ebraica - commenta con forza il rabbino - e dispiace che a sollevare sciocchezze simili sia stato mio figlio. Ma forse lo ha fatto senza rendersi conto della gravitÃ  di certe affermazioni e che queste tematiche, da secoli giÃ  condannate dalla storia e dalla tradizione, e non solo di quella ebraica, possono diventare subito argomenti per rilanciare pericolosi sentimenti di antisemitismo e voglie di negazionismo dellâ€™Olocausto. Eâ€™ un errore. Ma nella vita tutti possono sbagliareÂ».<br />
CosÃ¬ Ariel Toaff ha alzato bandiera bianca, chiedendo alla casa editrice di ritirare il libro dal commercio.<br />
Le modalitÃ  dellâ€™annuncio, dopo i proclami dei giorni scorsi in cui dichiarava che non avrebbe rinunciato Â«mai alla dedizione verso la veritÃ  e la libertÃ  accademica, anche se il mondo mi crocifiggeÂ», appaiono quelli di una capitolazione.<br />
Il tono Ã¨ quello di un uomo distrutto.<br />
Lasciamo Ariel Toaff al suo dolore e rispettiamo la sua decisione.</p>
<p>Ma voi, se siete ancora in tempo, correte in libreria e comperate il suo libro.<br />
Eâ€™ unâ€™ opera straordinaria che vale la pena di essere letta, prima che scompaia per sempre dalla memoria e dal patrimonio della cultura.<br />
PerchÃ© temiamo che una seconda edizione, se mai uscirÃ , non avrÃ  nulla del sapore vero di questa.<br />
Dicevamo che Ã¨ unâ€™opera straordinaria e - badate bene - non tanto per ciÃ² dice riguardo allâ€™Â«accusa del sangueÂ», che non Ã¨ in fondo neppure lâ€™oggetto specifico del libro, quanto innanzitutto per la descrizione godibilissima dello spaccato di vita delle comunitÃ  ebraiche ashkenazite tra il XII e il XV secolo.<br />
Eâ€™ uno squarcio aperto, una boccata di aria fresca su una storiografia oleografica, lacrimevole, ripetitiva, conformista e noiosa che accompagna di solito lo studio del giudaismo, una storiografia che pare molto piÃ¹ la agiografia di un popolo santificato, piuttosto che il ritratto della vita reale di uomini in carne ed ossa, facenti parte di una comunitÃ  umana separata e separatasi dal resto del mondo in cui vive e, tuttavia, in profondo, organico, problematico rapporto con esso.<br />
Il libro di Toaff Ã¨ ammirevole anzitutto per la capacitÃ  di farci entrare quasi in presa diretta con i personaggi di quella societÃ , con le loro pratiche di vita quotidiana, le loro vicende, i loro traffici, le loro mercanzie, le loro credenze, i loro riti, i loro problemi, le loro aspirazioni, i loro sentimenti di amore e odio.<br />
Leggendo il libro quasi si annusa lâ€™odore di quei luoghi, le ombre e le luci del ghetto, il tono delle voci nella sinagoga, il tintinnio delle monete sui banchi di credito, il suono dei passi lungo i vicoli stretti di quartieri impregnati di carne e misticismo, di affari e Torah.<br />
Non vi compare malgrado ciÃ² la stereotipata figura dellâ€™ebreo avido, untuoso e volpino.<br />
Ovvero se talvolta si puÃ² scorgere anche questa, le figure degli ebrei sono caratterizzati da una piacevole varietÃ , che evidenzia un mondo ricco di fermenti e di personalitÃ , nientâ€™affatto marginali rispetto alla vita della maggioranza cristiana, eppure inevitabilmente separati da essa.<br />
Un mondo fatto di personaggi strani, eccentrici, spericolati, spregiudicati e - perchÃ© no - talvolta feroci, ma vivaddio vivi, virili e fieri della loro irriducibile ebraicitÃ .<br />
Eâ€™ in questo contesto che apprendiamo di costumi, usanze, credenze in cui lâ€™intero mondo di allora e in modo particolare il giudaismo ashkenazita attribuiscono al sangue una funzione magico religiosa.<br />
Non ne voglio trattare in questa sede, prefiggendomi una recensione analitica del libro nei prossimi giorni.<br />
PerchÃ© questo Ã¨ un lavoro serio e non puÃ² essere liquidato con poche righe polemiche, con argomentazioni volgari, con generalizzazioni squallide, nÃ© puÃ² essere stroncato a priori con la scusa che esso darebbe fiato allâ€™antisemitismo, perchÃ© con questo libro lâ€™antisemitismo non câ€™entra un fico.</p>
<p>Il lavoro di Toaff Ã¨ invece un lavoro ponderoso, uno valido contributo alla comprensione dallâ€™interno di quel grande mistero che Ã¨ il giudaismo ed a cui si Ã¨ soliti approcciarsi vuoi con il piÃ¹ consumato dei pregiudizi, vuoi con il piÃ¹ ributtante dei servilismi.<br />
Solo chi Ã¨ in cattiva fede puÃ² impugnare questâ€™opera per innalzare la bandiera dellâ€™antisemitismo o, al contrario, agitarne lo spauracchio.<br />
Purtroppo questi ultimi hanno mandato al rogo, senza neppure averla letta, unâ€™opera che invece deve fare riflettere.<br />
Ad entrambi, seguaci simmetrici del semitismo - antisemitismo, questo libro andrebbe proibito per manifesta indegnitÃ .<br />
Gli altri debbono leggerlo con leggera soavitÃ , Â«sine ira et studioÂ» come si dice, senza scandalo o inutile riprovazione, con la curiositÃ  e la comprensione che si deve davanti ad ogni fenomeno storico, con lo stupore Â«ingenuoÂ» che Ã¨ dovuto davanti ad un mondo che Ã¨ altro dal proprio e che non poteva essere altro rispetto a ciÃ² che Ã¨ stato.<br />
E per comprenderlo veramente questo libro, esso va letto con la consapevolezza che il mondo che viveva fuori dei quartieri riservati agli ebrei partecipava non della stessa fede, ma certo delle stesse paure, delle medesime ossessioni, delle stesse latenze psichiche, degli stessi traffici, di analoghi appetiti e talvolta di analoghe devianze.<br />
PerchÃ© questo Ã¨ lâ€™approccio con cui questo libro va affrontato, non certo con la libido di ritrovare la pistola fumante (anzi sanguinante) in mano ad un rabbino o con il terrore che altri davvero la possa scoprire dopo secoli, sicchÃ¨ occorre immediatamente occultare eventuali prove.<br />
In realtÃ  la nevrotica reazione del mondo ebraico davanti allâ€™opera di Toaff ed il suo Â«rogo in effigeÂ», lâ€™auto da feâ€™ cui Ã¨ stato sottoposto, la sconcia strumentalizzazione della figura del padre sono uno sfregio non solo alla tanto celebrata libertÃ  di indagine scientifica, ma alla altrettanto decantata Â«intelligenza ebraicaÂ».<br />
E ciÃ² perchÃ© lâ€™amara conclusione di questa vicenda contribuirÃ  a trasformare suo malgrado un onesto professore universitario in un temerario alfiere della veritÃ  ad ogni costo e certamente a far sospettare a molti, anche a chi prima non lo credeva, che gli ebrei abbiano potuto compiere omicidi rituali.<br />
Ma ancor piÃ¹ la reazione del mondo ebraico mette in evidenza un nervo scoperto del giudaismo, la sua incapacitÃ  di accettare di divenire oggetto di una critica storica che non sia addomesticata, lâ€™inidoneitÃ  a sottostare alle medesime libertÃ  cui sottostÃ  tutta lâ€™indagine storiografica, la pretesa che le vicende tragiche che ne hanno accompagnato il destino nel secolo scorso debbano costituire una sorta di pre-giudizio assoluto, che impedisce qualsiasi forma di indagine approfondita e qualsiasi ipotesi di censura.</p>
<p>Tutto Ã¨ suscettibile di trasformarsi in antisemitismo, tutto odora di nazionalsocialismo, lo sterminio sembra sempre pendere sul loro capo, anche quando Ã¨ vero casomai il contrario, sicchÃ¨ il passato ritorna sempre incombente a giudicare il presente ed a determinare il futuro.<br />
Sembra purtroppo di assistere alle reazioni isteriche di certi tipi caratteriali, cui la normale vita di relazione Ã¨ impedita dai traumi subiti, dai fantasmi evocati, da unâ€™ipertrofia dellâ€™Io che si accompagna ad un autoisolamento distruttivo, tutte le volte in cui non Ã¨ riservato ad essi il primo posto, la maggiore considerazione o lâ€™assenza di critica.<br />
La stessa pretesa di una unicitÃ  assoluta della Shoah, lo spettro di una sua possibile reiterazione continuamente agitato come giustificazione a qualsiasi eccesso da parte israeliana e come esorcismo contro un suo eventuale sacrilegio, il tabÃ¹ della sua intangibilitÃ  blindata per legge, lâ€™impossibilitÃ  di domandare alcunchÃ© sulle sue cause che non sia giÃ  stato spiegato, di dire altro che non sia il ripetersi di una liturgia oramai consunta, lâ€™ossessione di una memoria che si va dissolvendo e che va mantenuta viva con una sorta di accanimento terapeutico, le visite guidate ai luoghi dello sterminio come pellegrinaggi della nuova religione civile, tutto questo denota in realtÃ  una preoccupante fragilitÃ  nella coscienza collettiva di quella fede e di quel popolo, cui fa da contraltare spesso unâ€™arroganza irritante.<br />
Tutto ciÃ² fa sÃ¬ che ahimÃ¨ la ricerca storica sullâ€™ebraismo si trasformi allora in una sorta di nuova dogmatica, tanto piÃ¹ insopportabile, perchÃ© accompagnata da stucchevoli forme di conformismo e servilismo, che saranno certo gradite, ma - ne siamo certi - non intimamente apprezzate in ambito giudaico.</p>
<p>In questa sede noi preferiamo un altro linguaggio, quella Â«parresiaÂ» che solo il Dei Verbum puÃ² dare, quella Parola di Dio, che Ã¨ il Cristo e che ci ammonisce anche aspramente come giÃ  duemila anni fa, perchÃ© attende che tutti vadano a Lui.</p>
<p>Domenico Savino</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Cloro</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-30066</link>
		<dc:creator>Cloro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2007 09:33:31 +0000</pubDate>
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		<description>Sottoscrivo in pieno le parole di Luca e aggiungo: non bisogna neppure confondere l'antisionismo con l'anti israelianitÃ . Il sionismo Ã¨, per la precisione, non un popolo, ma un'ideologia politica precisa, incarnata dal potere di quel luogo, non dalla gente.
Per me Israele non deve sparire, anzi. Deve allargarsi, a tutti i territori occupati, estendere i suoi confini a tutto, smettendo semplicemente di discriminare i palestinesi, aggregandoli al loro stato e a regalare loro e agli israeliani stessi, una pace vera.
Questo per me Ã¨ l'antisionismo. Che confida nella presa di posizone degli israeliani piÃ¹ aperti all'uomo e intelligenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sottoscrivo in pieno le parole di Luca e aggiungo: non bisogna neppure confondere l&#8217;antisionismo con l&#8217;anti israelianitÃ . Il sionismo Ã¨, per la precisione, non un popolo, ma un&#8217;ideologia politica precisa, incarnata dal potere di quel luogo, non dalla gente.<br />
Per me Israele non deve sparire, anzi. Deve allargarsi, a tutti i territori occupati, estendere i suoi confini a tutto, smettendo semplicemente di discriminare i palestinesi, aggregandoli al loro stato e a regalare loro e agli israeliani stessi, una pace vera.<br />
Questo per me Ã¨ l&#8217;antisionismo. Che confida nella presa di posizone degli israeliani piÃ¹ aperti all&#8217;uomo e intelligenti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Marcos</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-29411</link>
		<dc:creator>Marcos</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 19:12:11 +0000</pubDate>
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		<description>coldax io mi riferivo alle polemiche sterili tipiche dei fascistelli (lo ripeto) che popolano il blog... i vari runa, emanuele, ...
forse perÃ² stan zitti perchÃ¨ loro son davvero antisemiti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>coldax io mi riferivo alle polemiche sterili tipiche dei fascistelli (lo ripeto) che popolano il blog&#8230; i vari runa, emanuele, &#8230;<br />
forse perÃ² stan zitti perchÃ¨ loro son davvero antisemiti</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Luca</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-29313</link>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 17:05:31 +0000</pubDate>
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		<description>Mah, io penso che Fiamma Nirenstein sia troppo di parte e non si accorga di avere i paraocchi. C'Ã¨, vero, chi distingue tra ebrei buoni e cattivi, c'Ã¨ anche chi odia gli ebrei, c'Ã¨ chi vuole distruggere Israele, chi la vorrebbe colonizzare, chi pensa semplicemente che facendola sorgere altrove si sarebbero risparmiati 50 anni di guerre. Le opinioni e la stupiditÃ  sono equamente distribuiti nel mondo. C'Ã¨ da aggiungere un MA. Per esempio. Io sono un sostenitore della causa dei cittadini palestinesi. Ho molti amici a Tel Aviv e Haifa. Amici ebrei qui e lÃ  nel mondo. Gli ebrei sono prima di tutto esseri umani. Lo sanno anche loro che la stupiditÃ  Ã¨ distributa tra loro come tra tutti gli altri gruppi. Io perÃ² vorrei andare oltre. Israele non Ã¨ soltanto un paese ebreo. Questa sovrapposizione Ã¨ troppo semplificativa. Cittadini ebrei sono anche minoranze etniche come Rom, arabi, cristiani ecc ecc. PerchÃ© Israele nei fatti Ã¨ stata ed Ã¨ molto piÃ¹ che soltanto la patria o il rifugio degli ebrei. tanto Ã¨ vero che non tutti gli ebrei del mondo sono andati lÃ  a vivere e alcuni non erano neanche d'accordo con quella scelta remunerativa, o comunque con quella collocazione geografica cosÃ¬ poco "pacifica" giÃ  in partenza. Ma tant'Ã¨. Israele c'Ã¨, sono passati anni e chi Ã¨ nato lÃ  ha diritto alla sua sicurezza. In quanto essere umano prima di tutto. Non in quanto ebreo. Quando si parla "degli ebrei" non bisogna dimenticare che si parla di esseri umani che hanno diritti e doveri come tutti gli altri esseri umani. I Governi che rappresentano Israele, non solo gli ebrei di Israele e comunque non gli ebrei come gruppo religioso in quanto tale, possono fare molte sciocchezze in nome di una cosa giusta come la sicurezza e il diritto alla sopravvivenza. 
Lo stigma di antisemita non puÃ² essere un bavaglio. Non puÃ² essere una scusa. Neanche in tempi difficili come questi in cui Israele si rende conto di non essere imbattibile e di avere molti piÃ¹ nemici di quanti contava un tempo. Molto piÃ¹ forti, molto piÃ¹ agguerriti e molto piÃ¹ arrabbiati di un tempo. E' proprio adesso che distinguere la stupiditÃ  dal razioncinio, il senso dall'assurdo, il desiderio di pace da una forma di delirio di onnipotenza militare, gli individui dialoganti da quelli arroganti, Ã¨ utile e importante. Capisco il senso di permanente minaccia che vivono le comunitÃ  ebraiche. Questo dovrebbe sempre farci cercare le parole giuste per esprimere le nostre opinioni. Avere un rispetto totale per i lutti del passato e le minacce del presente. 
Differenziare non significa minacciare. Al contrario. Significa volere superare i confini delle trincee gruppo contro gruppo, etnia contro etnia, nazione contro nazione. Rompere queste barricate e questi muri e spuntare gli stupidi e isolarli. Dare voce al dialogo, all'apertura mentale. Alla reale voglia di pace. Essere ebreo non coincide cromosomicamente con ricerca di pace. Dire questo sarebbe un po' presuntuoso. Quindi, tornando alla Nirenstein che da voce alle sue paure prima di ragionare e cercare di comprendere le ragioni degli altri, spesso importanti, spesso propositive e costruttive, direi che personaggi come lei, ma anche purtroppo come il nuovo capo della comunitÃ   ebrea romana, Pacifici, non aiutano il dialogo, non aiutano la comprensione con la loro chiusa e univoca difesa a spada tratta di Israele e degli ebrei come se fossero qualcosa di realmente sovra umano. Un ebreo Ã¨ un essere umano che crede alla religione ebraica. Ne conosco di ebrei che sono atei. Non credono in dio. Ma hanno una discendenza ebrea matrilineare. Come si considerano? Ebrei, parte di un tutto, anche se sanno che in fondo un ebreo Ã¨ un credente e non una razza o un popolo a parte. Popolo ebreo Ã¨ una forzatura storica. Anche "noi" cristiani siamo ebrei. Solo che abbiamo creduto all'arrivo del Messia. E c'Ã¨ stata questa scissione... ma il popolo Ã¨ lo stesso. Siamo un solo popolo. Con all'interno tante madri di stupidi sempre incinte!! Ecco. Ho detto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, io penso che Fiamma Nirenstein sia troppo di parte e non si accorga di avere i paraocchi. C&#8217;Ã¨, vero, chi distingue tra ebrei buoni e cattivi, c&#8217;Ã¨ anche chi odia gli ebrei, c&#8217;Ã¨ chi vuole distruggere Israele, chi la vorrebbe colonizzare, chi pensa semplicemente che facendola sorgere altrove si sarebbero risparmiati 50 anni di guerre. Le opinioni e la stupiditÃ  sono equamente distribuiti nel mondo. C&#8217;Ã¨ da aggiungere un MA. Per esempio. Io sono un sostenitore della causa dei cittadini palestinesi. Ho molti amici a Tel Aviv e Haifa. Amici ebrei qui e lÃ  nel mondo. Gli ebrei sono prima di tutto esseri umani. Lo sanno anche loro che la stupiditÃ  Ã¨ distributa tra loro come tra tutti gli altri gruppi. Io perÃ² vorrei andare oltre. Israele non Ã¨ soltanto un paese ebreo. Questa sovrapposizione Ã¨ troppo semplificativa. Cittadini ebrei sono anche minoranze etniche come Rom, arabi, cristiani ecc ecc. PerchÃ© Israele nei fatti Ã¨ stata ed Ã¨ molto piÃ¹ che soltanto la patria o il rifugio degli ebrei. tanto Ã¨ vero che non tutti gli ebrei del mondo sono andati lÃ  a vivere e alcuni non erano neanche d&#8217;accordo con quella scelta remunerativa, o comunque con quella collocazione geografica cosÃ¬ poco &#8220;pacifica&#8221; giÃ  in partenza. Ma tant&#8217;Ã¨. Israele c&#8217;Ã¨, sono passati anni e chi Ã¨ nato lÃ  ha diritto alla sua sicurezza. In quanto essere umano prima di tutto. Non in quanto ebreo. Quando si parla &#8220;degli ebrei&#8221; non bisogna dimenticare che si parla di esseri umani che hanno diritti e doveri come tutti gli altri esseri umani. I Governi che rappresentano Israele, non solo gli ebrei di Israele e comunque non gli ebrei come gruppo religioso in quanto tale, possono fare molte sciocchezze in nome di una cosa giusta come la sicurezza e il diritto alla sopravvivenza.<br />
Lo stigma di antisemita non puÃ² essere un bavaglio. Non puÃ² essere una scusa. Neanche in tempi difficili come questi in cui Israele si rende conto di non essere imbattibile e di avere molti piÃ¹ nemici di quanti contava un tempo. Molto piÃ¹ forti, molto piÃ¹ agguerriti e molto piÃ¹ arrabbiati di un tempo. E&#8217; proprio adesso che distinguere la stupiditÃ  dal razioncinio, il senso dall&#8217;assurdo, il desiderio di pace da una forma di delirio di onnipotenza militare, gli individui dialoganti da quelli arroganti, Ã¨ utile e importante. Capisco il senso di permanente minaccia che vivono le comunitÃ  ebraiche. Questo dovrebbe sempre farci cercare le parole giuste per esprimere le nostre opinioni. Avere un rispetto totale per i lutti del passato e le minacce del presente.<br />
Differenziare non significa minacciare. Al contrario. Significa volere superare i confini delle trincee gruppo contro gruppo, etnia contro etnia, nazione contro nazione. Rompere queste barricate e questi muri e spuntare gli stupidi e isolarli. Dare voce al dialogo, all&#8217;apertura mentale. Alla reale voglia di pace. Essere ebreo non coincide cromosomicamente con ricerca di pace. Dire questo sarebbe un po&#8217; presuntuoso. Quindi, tornando alla Nirenstein che da voce alle sue paure prima di ragionare e cercare di comprendere le ragioni degli altri, spesso importanti, spesso propositive e costruttive, direi che personaggi come lei, ma anche purtroppo come il nuovo capo della comunitÃ   ebrea romana, Pacifici, non aiutano il dialogo, non aiutano la comprensione con la loro chiusa e univoca difesa a spada tratta di Israele e degli ebrei come se fossero qualcosa di realmente sovra umano. Un ebreo Ã¨ un essere umano che crede alla religione ebraica. Ne conosco di ebrei che sono atei. Non credono in dio. Ma hanno una discendenza ebrea matrilineare. Come si considerano? Ebrei, parte di un tutto, anche se sanno che in fondo un ebreo Ã¨ un credente e non una razza o un popolo a parte. Popolo ebreo Ã¨ una forzatura storica. Anche &#8220;noi&#8221; cristiani siamo ebrei. Solo che abbiamo creduto all&#8217;arrivo del Messia. E c&#8217;Ã¨ stata questa scissione&#8230; ma il popolo Ã¨ lo stesso. Siamo un solo popolo. Con all&#8217;interno tante madri di stupidi sempre incinte!! Ecco. Ho detto.</p>
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		<title>By: Lameduck</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-29269</link>
		<dc:creator>Lameduck</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 16:12:27 +0000</pubDate>
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		<description>Dio ci scampi dagli ex-comunisti. Meglio i veri reazionari.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dio ci scampi dagli ex-comunisti. Meglio i veri reazionari.</p>
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		<title>By: Cloroalclero</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-29125</link>
		<dc:creator>Cloroalclero</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 13:23:06 +0000</pubDate>
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		<description>Diciamo che se Fiamma Nierestein dev'essere un buon motivo per comprare "il giornale" per quel che mi riguarda puÃ² restare tranquillamente nei meandri delle edicole. E non solo perchÃ¨ F. Nierenstein raffazzona su quattro argomenti per allineare gli antisionisti agli antisemiti ( e non v'era necessitÃ  dopo Napolitano che s'Ã¨ fatto illustre testimonial di questa tesi) ma perchÃ¨ la Nierenstein Ã¨ una scrittrice tutt'altro che brillante: pallosa, prolissa, banale. Che alla fine lascia all'utente una amara sensazione di realtÃ : che tolta la politica degli slogan, costei, non abbia veramente niente da dire...
Ciao
Cloro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamo che se Fiamma Nierestein dev&#8217;essere un buon motivo per comprare &#8220;il giornale&#8221; per quel che mi riguarda puÃ² restare tranquillamente nei meandri delle edicole. E non solo perchÃ¨ F. Nierenstein raffazzona su quattro argomenti per allineare gli antisionisti agli antisemiti ( e non v&#8217;era necessitÃ  dopo Napolitano che s&#8217;Ã¨ fatto illustre testimonial di questa tesi) ma perchÃ¨ la Nierenstein Ã¨ una scrittrice tutt&#8217;altro che brillante: pallosa, prolissa, banale. Che alla fine lascia all&#8217;utente una amara sensazione di realtÃ : che tolta la politica degli slogan, costei, non abbia veramente niente da dire&#8230;<br />
Ciao<br />
Cloro</p>
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	<item>
		<title>By: coldax</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-29052</link>
		<dc:creator>coldax</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 11:50:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ma si facciano una bella insalata dove entra di tutto, dove la vittima  Ã¨ la veritÃ  storica che rimane sepolta dall'ideologia una coltre tanto piÃ¹ spessa quando questa si autonomina "democratica"!
Poi quale discussione puÃ² nascere da chi parte parte giÃ  prevenuto dando del "fascistello" a chi non concorda con te?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma si facciano una bella insalata dove entra di tutto, dove la vittima  Ã¨ la veritÃ  storica che rimane sepolta dall&#8217;ideologia una coltre tanto piÃ¹ spessa quando questa si autonomina &#8220;democratica&#8221;!<br />
Poi quale discussione puÃ² nascere da chi parte parte giÃ  prevenuto dando del &#8220;fascistello&#8221; a chi non concorda con te?</p>
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		<title>By: Marcos</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-29002</link>
		<dc:creator>Marcos</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 10:41:09 +0000</pubDate>
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		<description>voglio ribadirlo, nessuna giustificazione a chi colpisce popolazioni (o obiettivi) civili.

il nostro secolo, dalla prima guerra mondiale ad oggi, ha visto un escalation di morti tra i civili, in rapporto ai morti tra i militari.. si vede che tanto intelligenti ste bombe non sono..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>voglio ribadirlo, nessuna giustificazione a chi colpisce popolazioni (o obiettivi) civili.</p>
<p>il nostro secolo, dalla prima guerra mondiale ad oggi, ha visto un escalation di morti tra i civili, in rapporto ai morti tra i militari.. si vede che tanto intelligenti ste bombe non sono..</p>
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		<title>By: Marcos</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/02/15/gli-antisemiti-progressisti-di-fiamma-nirenstein/#comment-29001</link>
		<dc:creator>Marcos</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 10:39:26 +0000</pubDate>
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		<description>mi pare proprio, perÃ², che la partizione dell'onu del 48 non sia stata rispettata da entrambe le parti.. infatti da un 45%palestina/55%israele s'Ã¨ passati, ad oggi, ad un 22%palestina/78%israele.

uno stato, Israele, che puÃ² essere considerato la piÃ¹ grande caserma al mondo. (servizio militare obbligatorio 3anni.. sul fronte!)

nessuno giustifica il terrorismo palestinese quando colpisce i civili, nessuno dovrebbe giustificare il terrorismo israeliano quando espropria le terre o uccide civili (colonie, muro...) pietre contro fucili, razzi ed esplosivo contro aerei, bulldozer e carriarmati. data la sproporzione di forze mi viene da comprendere la violenza palestinese.

So bene che Ã¨ difficile, Ã¨ lo stesso problema riscontrato quando si parla di Foibe o di guerra in Iraq. Fa molto piÃ¹ effetto (e paura) una violenza di reazione, incontrollata, incontrollabile (le rappresaglie della popolazione istriana contro gerarchi fascisti e non, gli attentati dinamitardi contro i convogli militari o le caserme, vedi Nassiriya) piuttosto che una violenza organizzata, studiata, scientifica (le epurazioni naziste o fasciste, l'italianizzazione, l'occupazione di un paese per il petrolio, le bombe al fosforo, quelle "intelligenti" o qualche diavoleria tecnologica israeliana).

Capisco sia difficile comprenderlo, ma ad un'azione violenta, per quanto mirata (a parte gli "errori" delle bombe intelligenti sugli ospedali e le scuole) corrisponde per forza una reazione, troppe volte incontrollata, che colpisce NON i diretti responsabili (difficile per un palestinese uccidere qualche generale israeliano) ma ciÃ² che rappresenta la violenza subita (il militare israeliano a un checkpoint, il soldato italiano alleato dell'invasore americano).

Fate uno sforzo e capite cosa voglio dire, senza polemiche sterili (dei giÃ  pronti fascistelli da tastiera)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi pare proprio, perÃ², che la partizione dell&#8217;onu del 48 non sia stata rispettata da entrambe le parti.. infatti da un 45%palestina/55%israele s&#8217;Ã¨ passati, ad oggi, ad un 22%palestina/78%israele.</p>
<p>uno stato, Israele, che puÃ² essere considerato la piÃ¹ grande caserma al mondo. (servizio militare obbligatorio 3anni.. sul fronte!)</p>
<p>nessuno giustifica il terrorismo palestinese quando colpisce i civili, nessuno dovrebbe giustificare il terrorismo israeliano quando espropria le terre o uccide civili (colonie, muro&#8230;) pietre contro fucili, razzi ed esplosivo contro aerei, bulldozer e carriarmati. data la sproporzione di forze mi viene da comprendere la violenza palestinese.</p>
<p>So bene che Ã¨ difficile, Ã¨ lo stesso problema riscontrato quando si parla di Foibe o di guerra in Iraq. Fa molto piÃ¹ effetto (e paura) una violenza di reazione, incontrollata, incontrollabile (le rappresaglie della popolazione istriana contro gerarchi fascisti e non, gli attentati dinamitardi contro i convogli militari o le caserme, vedi Nassiriya) piuttosto che una violenza organizzata, studiata, scientifica (le epurazioni naziste o fasciste, l&#8217;italianizzazione, l&#8217;occupazione di un paese per il petrolio, le bombe al fosforo, quelle &#8220;intelligenti&#8221; o qualche diavoleria tecnologica israeliana).</p>
<p>Capisco sia difficile comprenderlo, ma ad un&#8217;azione violenta, per quanto mirata (a parte gli &#8220;errori&#8221; delle bombe intelligenti sugli ospedali e le scuole) corrisponde per forza una reazione, troppe volte incontrollata, che colpisce NON i diretti responsabili (difficile per un palestinese uccidere qualche generale israeliano) ma ciÃ² che rappresenta la violenza subita (il militare israeliano a un checkpoint, il soldato italiano alleato dell&#8217;invasore americano).</p>
<p>Fate uno sforzo e capite cosa voglio dire, senza polemiche sterili (dei giÃ  pronti fascistelli da tastiera)</p>
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