February
15

Pacs, matrimoni e le parole dei vescovi

Riporto la Lettera dell’Avv. Campisani pubblicata sull’araldo di ieri, come non condividere quanto scritto dall’Avvocato? Ci prova Profazio, il quale si lancia in una difesa un pò disperata dell’Ex-Vescovo e comunque suo editore.. (cosa da non dimenticare MAI)… peccato che nella risposta non lo dica..

Pacs, matrimoni e le parole dei vescovi

Non sono sposato. Convivo felicemente dal 13 giugno 1973 con la madre dei nostri figli.
Non sono credente e dunque il matrimonio - per quanto sacro - non è per me un sacramento. Non essendo un sacramento, resta un patto. Ciò anche per il diritto canonico della chiesa cattolica. Perché non sposarsi allora? Anzitutto perché a quell’epoca, non esisteva il divorzio.

Successivamente perché, da patria del diritto, siamo progressivamente diventati la patria dello…. storto. Anche oggi, finché dura il matrimonio, ha ragione il marito. Quando cessa, ha ragione la moglie e la "giustizia" impedisce ai padri di vedere i figli, affidati alla madre separata, che si preoccupa di adoperarli come strumenti di ricatto e di farne dei disadattati.

Nel non matrimonio si realizza invece la non uguaglianza: genitore lui, genitrice lei. Dunque non ho particolare interesse né per i matrimoni, né per i pacs.

Ho però, da sempre, da teologo laico, interesse al baricentro di ogni etica, che considero racchiuso nelle parole di Cristo, e che non si sognerebbero mai sottoscrivere le congetture del precedente vescovo di Como, che lascia trasparire l’impressione dell’abito bianco a fare il matrimonio, il sacramento a fare l’amore e probabilmente l’edificio di culto, la gerarchia ecclesiastica e magari il cardinale Ruini a fare la chiesa Avv. Marcello Campisani Como

Illustre avvocato il suo ragionamento in apparenza sembra coerente ma forse incorre nelle incertezze di chi adotta una "fede fai-da-te".

Intanto si definisce «non credente » e quindi in quanto tale potrebbe farsi un baffo di tutto quello che dice la Chiesa dal Papa in giù.

Da «non credente» e da «teologo laico» dice di considerare le parole di Cristo il «baricentro di ogni etica».

Libero di pensarla come vuole, ma Gesù non è si è mica presentato come "non credente".

Anzi, lo hanno crocifisso perché invitava alla conversione e alla fede nel Dio di cui si è proclamato Figlio e i cristiani si differenziano da tutti gli altri proprio per questa fede.

Chi non è credente e cristiano può pensare quello che vuole della Chiesa e dei vescovi, ma per i cristiani la Chiesa è il «Corpo » di Cristo e i vescovi sono i successori degli apostoli.

Quindi il vescovo, le gerarchie ecclesiastiche e il cardinale Ruini - assieme a tutti i credenti - "fanno" e "sono" la Chiesa.

Lei non sarà d’accordo con loro - libero di farlo, magari confortato da errori del passato per i quali Giovanni Paolo II ha chiesto scusa - ma vorrà ammettere che forse hanno qualche diritto in più degli altri di parlare a nome di Gesù e del suo Vangelo?
Per lei Cristo è solo un maestro di etica, per loro è molto, ma molto, infinitamente molto di più. Tanto che gli dedicano la vita.
Bruno Profazio b.profazio@laprovincia.it

Ed io direi non solo il clero… ma anche qualche giornalista…

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  1. Molto carina la difesa di profazio. E’ riuscito a non rispondere alle conclusioni di Campisani. Il tutto brematurato come se fosse Antani a destra. Naturalmente coi postergati…

    Comment by Conte rampoldo — 02/15/2007 #

  2. a giovanni paolo secondo ha chiesto scusa per la sua personale amicizia con il dittatore cileno Pinochè?

    Comment by Massimiliano — 02/15/2007 #

  3. @Massimiliano: Pinochet non era un dittatore ma un difensore della fede ed uno strenuo oppositore del comunismo. Così come è menzognero che milioni di ebrei sono morti nei lager nazisti non è vero che il defunto ex-Presidente cileno sia responsabile della morte di migliaia di cileni. E’ UNA MENZOGNA fatta circolare dai comunisti, non esistono prove provate, sono solo pessime illazioni. Pinochet andrebbe fatto santo.
    Se fosse vero ciò che dicono quegli anticristi con le bandiere rosse quel sant’uomo di Giovanni Paolo mai e poi mai avrebbe accettato anche solo di farsi fotografare da lui, questa è la prova che in realtà Pinochet era un bravo e timorato cristiano.

    A tutti quelli che in qualsiasi maniera avallano le dittature: ma vaffanculo!!!

    Comment by Ulisse — 02/15/2007 #

  4. L’avv. Campisani è troppo intelligente per Profazio.
    Ritengo sarà il caso di dirgli che scrivere all’Araldo è un esercizio inutile.
    Se vuole scrivere da qualche parte le sue riflessioni sarà il caso di segnalargli l’indirizzo di questo blog.

    Comment by S.Just — 02/15/2007 #

  5. Premesso che Gesù Cristo per la storia e per l’archeologia non esiste, è indubbio che l’ideologia che è nata dal suo mito è una componente importante del pensiero umano, nel bene e nel male.

    Se il lascito intellettuale e morale dell’uomo Gesù Cristo o del mito Gesù Cristo (poco importa che sia l’uno o l’altro, l’importante è il messaggio) è patrimonio dell’umanità, NESSUNO, caro Profazio, e tantomeno le gerarchie ecclesiastiche, ha “qualche diritto in più degli altri di parlare a nome di Gesù e del suo Vangelo”, come lei invece afferma.
    Proprio questo fu uno dei motivi dottrinali per cui la cristianità si spaccò in due alla metà del millennio passato e oggi, di tutti i cristianesimi, quello cattolico è l’unico che si ostina a promuovere questa concezione intollerante e assolutista.
    Delle centinaia di forme di cristianesimo esistenti quella cattolica è quella che nega la possibilità di lettura e interpretazione delle “Sacre” Scritture da parte del singolo fedele, ma richiede OBBLIGATORIAMENTE l’interpretazione, autenticata con l’imprimatur, della gerarchia. In termini pratici: le gerarchie cattoliche affermano che Dio non è in grado di comunicare direttamente con i suoi fedeli. Bravi, bel risultato.
    Non prenda dunque queste considerazioni come una critica che viene dall’ateo che sono. Buona parte del cristianesimo la pensa come me.

    Oggi se comparisse un tizio che dice di essere figlio di dio e vuole sovvertire l’ordine costituito, negando la tradizione e avversando quelli che la conservano, egli verrebbe o ucciso o emarginato o, fino a pochi anni fa, messo in manicomio.
    I concittadini di Gesù Cristo hanno optato per la croce, sotto gli occhi indifferenti degli occupanti romani, poco interessati alle faccende interne di quella cultura per loro inferiore e aliena.

    Quanto all’etica, ci sono molti motivi per preferire un’etica laica a un’etica confessionale.
    Il che non significa che un’etica che derivi da una fede religiosa sia, in linea di principio, deteriore. Semplicemente presenta molti rischi, il primo essendo quello di essere strumentalizzata da una gerarchia di “anziani del villaggio” che la usano per perpetuare il proprio potere. E’ la storia di sempre di tutte le culture umane.
    Per fortuna che in ogni società ci sono quelli (continuo a pensare che siano circa il 10% della popolazione) che non hanno paura di andare controcorrente, anche se ciò è costato loro a volte la vita, a volte la disgrazia economica, a volte la discriminazione, a volte il dover vivere nel terrore di essere perseguitati per le proprie idee.

    A proposito, Profazio, se Gesù Cristo tornasse oggi, sono certo che scriverebbe in questo blog, non sulla Provincia o sul Corriere di Como. E sono anche certo che lui non gradirebbe che un eccessivo potere risiedesse in una gerarchia ecclesiastica, visto che proprio questo gli è costato la vita.

    Comment by Condorcet — 02/15/2007 #

  6. La strategia che è sotto certe polemiche sembra voler distorcere il dibattito sui Dico nella trita contrapposizione tra cattolici e laici, antico vizio italico, sviandolo dall’oggetto principale.
    Occorre invece non cadere nella trappola, ribadire che non si tratta di una “questione cattolica” e riportare il tema sui corretti binari di una valutazione razionale.
    Ed è proprio alla luce della ragione che deve essere valutato, nelle sue finalità, nell’insieme e nei dettagli il discusso Disegno di legge.
    Per esempio partendo dallo stesso incipit del testo, vale a dire da quel comma 1 dell’articolo 1 dove si individuano i destinatari del provvedimento in due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, “unite da reciproci vincoli affettivi”. Il riferimento ai “vincoli affettivi”, infatti, se letto con gli occhi del giurista risulta assai poco chiaro, anzi del tutto ambiguo. Innanzitutto perché gli affetti, che attengono alla sfera dei sentimenti, sfuggono al diritto: non possono essere rilevati, quantificati, soppesati, quindi regolamentati. Non è un caso che l’intera disciplina civilistica del matrimonio - ed è tutto dire - ignori totalmente l’elemento affettivo, limitandosi a precisare che dal matrimonio derivano obblighi (e reciprocamente diritti) concreti e verificabili, quali la fedeltà, l’assistenza materiale e morale, la collaborazione nell’interesse della famiglia, la coabitazione (art. 143). Ed anche per ciò che attiene ai figli, il diritto non dice che i genitori hanno il dovere di amare i figli, limitandosi molto più concretamente a precisare che il matrimonio impone ai coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli (art. 147): obbligo il cui soddisfacimento è possibile controllare, ad esempio dal giudice.
    Insomma: il Disegno di legge introduce nell’ordinamento un elemento, l’affetto, che natura sua esula dalla dimensione giuridica; un elemento che il diritto non ha mai disciplinato perché non è in grado di disciplinare.
    Più gravi le conseguenze se per “vincoli affettivi” si volessero intendere rapporti sessuali. A parte l’irragionevolezza di non dire pane al pane e vino al vino, o di voler dare rilievo pubblico ad una dimensione per sua natura intima e privata, rimane il fatto che se così dovesse intendersi la norma indicata, la conseguenza sarebbe quella di introdurre la legittimazione dell’incesto nel nostro ordinamento. Già: perché il testo del Disegno di legge esclude dal ricorso ai Dico i soli consanguinei in linea retta, permettendolo quindi tra fratelli e sorelle, o tra zii e nipoti. E d’altra parte troppi e troppo forti indizi fanno dedurre che l’espressione “vincoli affettivi” voglia alludere nient’altro che ai rapporti sessuali.
    Che senso avrebbe altrimenti la preoccupata sollecitudine del legislatore di escludere i consanguinei in linea retta entro il secondo grado (e, specularmente, gli affini) dai Dico? Che senso avrebbe, più ancora, la puntigliosa sottolineatura che i Dico riguardano due persone “anche dello stesso sesso”? Se così non fosse, nell’un caso e nell’altro si tratterebbe, infatti, di precisazioni normative inutiliter datae: date inutilmente. Ma anche le disposizioni date inutilmente non sono, dal punto di vista giuridico, ragionevoli.
    Per questo, torniamo alla ragione.

    Comment by Pulcinculo — 02/16/2007 #

  7. Pulcinculo
    Gli effetti dei DICO non si fondano su una dichiarazione verbale relativa a uno stato di rapporti affettivi o sessuali, ma mi pare su una dichiarazione fatta in municipio, firmata la quale hanno corso gli effetti definiti nel testo di legge.
    Dunque quel che c’è dietro quella dichiarazione tutto sommato è secondario e in effetti privato, come fai giustamente rilevare.
    Ma anche dietro due “sì” pronunciati nell’ambito di un matrimonio ci possono essere tante e diversissime realtà, sentimentali, ideologiche, economiche, politiche, di convenienza sociale. Giustamente questo non conta e quel che conta è la firma apposta in sede ufficiale (chiesa o municipio) e gli effetti giuridici della stessa.
    Il legislatore avrebbe potuto anche non specificare che si tratta di “vincoli affettivi”. Avrebbe potuto semplicemente parlare di “rapporti” e giustamente disinteressarsi della loro natura.
    Potrebbe essere un ottimo affinamento, ma forse la legge diventerebbe troppo asettica per le battagliere fazioni della politica/politica ecclesiastica italiana.
    Agli italiano piace essere truculenti e immaginare subito gli aspetti sessuali dei rapporti e delle loro istituzionalizzazioni.

    Solo qualche pervertito che sta in Vaticano può commentare i DICO immaginandoli come una possibile porta aperta all’incesto.
    L’incesto è indubbiamente un problema e ha il suo tempio sacro nella famiglia tradizionale. La cosa va affrontata con gl strumenti della psicologia, della sociologia che tutti possiamo immaginare.
    Ma per temere o prefigurare l’incesto di due sorelle settantenni che stabiliscono un patto DICO perchè, alla morte di una che ha la pensione, l’altra che non ce l’ha non muoia di fame bisogna avere la mente veramente bacata. Maniaci sessuali veri i preti che hanno ideato questa follia, proprio pericolosi, capaci di mettere queste strane idee nella testa di tanti ragazzi.

    Comment by Condorcet — 02/16/2007 #

  8. LA FAMIGLIA DI SERIE “B” HA IL DIRITTO DI ESISTERE E DI AVERE OGNI DIRITTO
    di: Giacomo Montana

    Secondo un sondaggio del Il Corriere della Sera, il 67.3% vede favorevolmente i DICO, mentre per il 32.7% li vede come un matrimonio di serie B che minaccia l’integrità dell’istituto familiare. In particolare:

    per il 35.5% dei partecipanti i DICO sarebbero un primo passo nella giusta direzione

    per il 16.6% sarebbero il giusto riconoscimento di diritti alle coppie conviventi non sposate

    il 15.2% avrebbe voluto più diritti. Fonte:
    http://www.tuttotrading.it/granditemi/famiglia/070312codadiconoglitalianideidico.php

    Io come tanti altri, sentiamo che, pensando attentamente al nostro passato, c’è un che di avvincente nei ricordi, nomi del tutto dimenticati da anni, come compagni di scuola, compagni d’armi, di lavoro, amici d’un tempo, vicini di casa di allora etc. Essi risvegliano in noi, improvvisamente, sopite memorie di piacevoli giornate, ma anche di incidenti di percorso, di speranze e di delusioni, di straordinarie intese, d’irrimediabili amarezze. Si prova una sensazione strana quando ti rammenti di altre persone.

    Ti sembra quasi di commettere un’indiscrezione. Ad un certo punto i ricordi del tempo passato senti che dilagano nella memoria. Molti di questi ricordi rievocano fosche scene di tragedia umana, accadute in Italia, ma anche all’estero a migliaia di chilometri da qua. Ma tutti aprono una più viva luce sulle conquiste di vera civiltà già fatte e nel contempo ti inducono a porgere alla gente sofferente un gesto di speranza e un messaggio, una promessa di solidarietà anche per il futuro.

    Grazie al cielo ho avuto la fortuna di incontrare più di una volta persone straordinarie, oneste, leali, per dirlo in breve, più uniche che rare. E’ da qui che ha avuto origine quanto mi ha indotto a riconoscere fermamente che l’essere umano deve essere trattato senza alcuna ipocrisia: nella vita si deve fare una scelta e si deve stare dalla parte di chi viene maltrattato, umiliato, danneggiato, deriso, schernito. E’ troppo comodo stare dalla parte di chi è più forte e protetto dalla politica e dalla Chiesa. Come dice il proverbio: “Non è l’abito che fa il monaco”.

    Tutto questo merito legato alla chiarezza e schiettezza, lo attribuisco alle persone che ho conosciuto e che mi hanno insegnato a ragionare con la mia testa senza farmi influenzare da strumentalizzazioni di percorso e tanto meno da eventuali individui dall’apparenza normali, gentili, religiosi, quasi convincenti, ma tuttavia tanto, tanto ipocriti! Essi approfittano della brava gente, convincendola su delle tesi apparenti, formali, ma non sostanziali: “L’aspetto inganna”.

    Talvolta si inducono le persone a farle ragionare con una mentalità che mal si accorda con la realtà della vita. Si spingono così le persone che non ragionano senza condizionamenti altrui, ad essere superficiali, insicure, impulsive, cioè degli scontenti. Anche se i forti crescono senza pulizia morale e usano strumentalmente quest’ultima per dividere i cittadini in schieramenti opposti, mi sento di dire apertamente che i DICO meritano anche loro tutti i diritti di legge, perché pagano anch’essi le tasse allo Stato come tutti noi!

    Tiriamo le somme. Questa nostra Italia, se non ci fossero gigantesche ipocrisie e colossali saccenterie partorite dal mondo della politica, oggi sarebbe uno dei migliori luoghi per nascerci, di quanto non fosse per il passato. Attualmente invece l’orizzonte dell’ipocrisia e suoi derivati si vanno sempre più allargando e spingono il popolo italiano sempre più nell’incertezza di potere avere un futuro libero e dignitoso. Ci vorrebbe un risveglio del popolo.

    Noi cittadini possiamo solo accorgerci in tempo e impedire che possa dilagare ad oltranza qualsiasi tipo di “guerra” tra poveri. Sarebbe un indebolimento della società, una retromarcia e un invito ad un ritorno di qualsiasi tipo di dittatura. Già oggi da quello di violento che mi è stato fatto assistere da oltre dieci anni, anche ai danni di una donna, ridotta ammalata grave e disabile sul posto di lavoro in ospedale a Milano, mi è stato fatto constatare che per una vittima del crimine occulto, qualunque essa sia tra la gente semplice e debole della società, qualunque siano gli sforzi convulsi che fa per sottrarsi alle torture, questi restano vani e ancora una volta devastanti della persona.

    A questo punto, tirando le somme, si capisce, anche a colpo d’occhio, che la democrazia se ne sta andando in punta di piedi, senza neppure fare rumore. Se ne sta andando preparandosi a giacere estinta, soffocata, annientata. Per ora ci vogliono fare finire così.

    Vedi http://sisu.leonardo.it

    e http://agimurad.splinder.com

    e http://www.liberoreporter.it/nuke/news.asp?id=663

    “Dicono che capendo noi stessi, capiremo meglio gli altri. Ma io vi dico, amando gli altri impareremo qualcosa in più su noi stessi.” (GIBRAN)

    :d

    Comment by Giacomo Montana — 05/13/2007 #

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