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La CEI è Ruini?
La CEI è Ruini o la CEI è anche RUINI? La domanda non è peregrina.
In questo clima da ‘lunghi coltelli’ che è il dibattito sui DICO, all’interno della CEI si stanno alzando voci discordanti, non sull’opportunità del ddl ma sul diktat preannunciato che vieterebbe ai parlamentari cattolici di votare il famoso decreto. Ad esempio Mons. Alessandro Plotti, arcivescovo di Pisa e vicepresidente della CEI è contrario a questa radicalizzazione dello scontro tra chiesa e stato italiano. "Mi preoccupa molto il clima di scontro di questi giorni, è pericoloso. Sento malumore tra i vescovi per queste polemiche tra Stato e Chiesa. C’è chi parla di rimettere in discussione il Concordato, ma scherziamo!" sono le parole del Presule, preoccupato da questo clima di guerra ed auspicando una semplice nota, sempre Mons. Plotti dice: "Non servono crociate. E la Nota sulla famiglia penso sia giusto che la facciano tutti vescovi" auspicando una nota pastorale e non una nota impositrice perchè, sempre secondo il suo parere: "Non possiamo mica tornare indietro di sessant’anni".
I toni sempre più accesi sui diritti delle coppie di fatto voluto da Ratzinger e da Ruini ha messo la chiesa su una lama di rasoio e rischia di rivelarsi una sconfitta in entrambi i casi, sia che i DICO fossero approvati sia che non lo fossero. Nel primo caso sarebbe chiaro che i parlamentari cattolici hanno agito ‘laicamente’, nel secondo caso invece … che hanno obbedito agli ordini vaticani.
Questo secondo caso paradossalmente potrebbe rivelarsi un danno ancora peggiore per la Chiesa, perchè sarebbe chiaro agli italiani che i parlamentari non sono capaci di essere autonomi sui problemi etici e sarebbe una prova sul potere che gli ecclesiastici hanno su di essi. Nella società italiana in cui a parole l’80-90% della popolazione si dice appartenente alla religione cattolica ma che poi a fatti lo è molto meno la bocciatura dei DICO potrebbe allontanare ulteriormente la gente dalle chiese e le voci laiche troverebbero nuovo slancio e nuovo vigore.
Esiste anche il rischio che la Corte Costituzionale, il governo o il parlamento prima o poi si accorgano che il Concordato è stato violato e pertanto lo dichiarino abolito con tutte le conseguenze del caso; anche perchè ormai sempre più alte si fanno le voci di chi sostiene che da oltre Tevere ormai sia stato abbondantemente trasgredito e chiedono la sua abolizione oppure una profonda revisione.
Se il Concordato fosse dichiarato nullo, la chiesa perderebbe tutti i suoi privilegi e diverrebbe paritaria rispetto alle altre confessioni religiose, quindi niente più ora di religione, niente più scelta degli insegnanti di religione, niente più esenzione dall’ICI, niente più crocifissi nei luoghi pubblici ecc. Forse è una previsione a tinte fosche ma il pericolo c’è ed è reale, la società è sempre più secolarizzata e lo dimostrano anche le ultime statistiche ISTAT che registrano un calo dei matrimoni religiosi ed un aumento di quelli civili e delle convivenze.
Il malessere nella società nei confronti di una chiesa troppo ‘radicale’ è sempre più ampio e sempre più ampia è la distanza fra le ‘posizioni della vita reale’ e le ‘posizioni della fede’.


Secondo me si sono accorti che impuntarsi sulla prescrizione di voto ai parlamentari italiani aprirebbe un lungo contenzioso politico che potrebbe terminare con una messa in discussione del concordato.
E stanno facendo impercettibilmente marcia indietro (Sgarbi direbbe: “Che si inculino quanto vogliono, basta che non ci tocchino i soldi”).
Ovviamente nessuno è infallibile, nemmeno Mr. papa, per cui anche loro si trovano a usare il metodo di apprendimento per “prova ed errore”.
Martini, anche in questa occasione, ha dimostrato di essere cento spanne superiore a tutti gli altri.
Comment by Condorcet — 02/18/2007 #
Scusate, ma secondo voi votare “laicamente” e liberamente vuol dire agire sempre e solo in contrasto con con i principi cattolici? Questa non mi sembra laicità , ma solo antclericalismo pregiudiziale.
Comment by Lapis — 02/19/2007 #
Uno stato dovrebbe legiferare indipendetemente dalle religioni che vengono professate sul suo territorio anche se in contrasto con le stesse, starà poi al singolo cittadino poter usufruire o meno delle stesse.
Esempio: Divorzio… un buon cattolico non dovrebbe divorziare, ma comunque ha il diritto di farlo, come cittadino italiano.
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/19/2007 #