February
22

Il vero problema? La forma di governo

Si fa tanto parlare di legge elettorale, di maggioritario, di proporzionale, di doppio turno, ma a mio (modesto) parere il vero problema non sta nel meccanismo elettorale, bensì nella forma di governo.

In Italia il governo è schiavo delle voglie del Parlamento, dal quale riceve la fiducia ed il quale in ogni momento può far venire meno il mandato a governare.
Questo, inevitabilmente, rende il governo succube dei ricatti dei parlamentari, e questo indipendentemente dal fatto che la maggioranza sia ampia o risicata: le difficoltà di Prodi al Senato con i senatori più estremisti non sono da meno dei ricatti dell’Udc folliniana al precedente governo Berlusconi, nonostante l’ampia maggioranza di cui questo godeva.

Non è dunque un problema di numeri, ma di poteri: troppo forte quello del Parlamento, troppo debole quello del governo.

Se a questo sommiamo lo scarso senso di responsabilità dei politici italiani, che piuttosto di perdere le elezioni inseguono i voti dei vari Bertinotti, Borghezio, Diliberto e Mussolini, è evidente che il governo è e sarà sempre schiavo delle voglie di partiti privi di forte rappresentanza politica ma di dotati di fortissimo potere ricattatorio.

E la forma proporzionale non mi pare il male in sè: in Germania, i socialdemocratici di Schroder hanno dimostrato che si può rinunciare al governo, piuttosto che cedere ai ricatti di partiti estremisti. Non è quindi il sistema elettorale che porta partiti irresponsabili ed estremisti al governo. Tanto che, con la vecchia legge maggioritaria (per il 75%, e proporzionale per il 25% dei parlamentari da eleggere), il potere di ricatto quei partiti lo hanno sempre avuto ed utilizzato: Rifondazione Comunista, costringendo il centrosinistra ai patti di desistenza che le assicurassero un certo numero di eletti, in cambio del sostegno nei collegi in cui non era presente; la Lega, correndo da sola nelle elezioni del 1996 costringendo il centrodestra alla sconfitta ed alla successiva alleanza del 2001 che prevedesse l’approvazione della riforma costituzionale in senso federale (poi cassata dal referendum).

L’unico vero modo per risolvere il problema consisterebbe nel sottrarre il potere esecutivo dal ricatto dei parlamentari: in altre parole, la fiducia al capo del governo dovrebbe arrivare direttamente dagli elettori, e non dal parlamento.
In questo modo, il vincitore potrebbe governare disinteressandosi di quale sia la composizione della maggioranza parlamentare che approva i suoi provvedimenti: il suo mandato viene infatti dagli elettori, i quali lo votano sulla base di un preciso programma.

Sarebbe quindi possibile avere parlamentari che approvano l’operato del governo in politica estera, ed altri che ne approvano la riforma del welfare, e così via.
Il numero dei parlamentari andrebbe sensibilmente ridotto, al massimo ad un terzo di quelli attuali.

L’adozione di un sistema simile, però, è molto difficile in Italia, per ragioni di carattere prevalentemente storico (Mussolini), a causa delle quali molti italiani vedono con ostilità la figura di un capo del governo con poteri forti.

Lamiadestra

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  1. Il vero problema?
    A chi vien dato il potere.
    Il problema son le persone, non il potere.
    E fin quando non si dimostra qualcosa di nuovo con i poteri di sempre, per me se lo scordi.
    Prima fare, poi vediamo.

    Comment by breva — 02/22/2007 #

  2. E perchè non proviamo con una bella dittatura così non ci sarebbe nemmeno il problema dei parlamenti, dei consigli regionali, dei consigli provinciali e dei consigli comunali?

    Comment by danilo — 02/22/2007 #

  3. @Danilo già fatto, non ti ricordi? Poi si fan prendere la mano e poi onestamente a me il nero non piace..

    Comment by Sir Percy Blakeney — 02/22/2007 #

  4. Era solo una battuta, il problema che oggigiorno chi è al potere nel governo centrale o nei piccoli comuni non vuole più “far fatica a governare o ad amministrare” ma vuole solo “comandare” che è molto più semplice e meno faticoso

    Comment by danilo — 02/22/2007 #

  5. Si purtroppo è vero anzi viene visto come un lieve difetto…

    Comment by Sir Percy Blakeney — 02/22/2007 #

  6. Via le cariatidi dalla politica e basta con i politici di professione, dopo due, tre mandati si torna a casa e non si può più essere eletti, che continuino a militare nei loro partiti ma basta cariche pubbliche. Casini che si guadagni il pane come facciamo tutti noi ma anche D’Alema, Rutelli ecc., in questo modo avremo il ricambio generazionale necessario per restare al passo coi tempi ed avremo politici freschi e non attaccati al seggiolino, per lo meno per quei dieci anni.
    Largo ai giovani, che i vecchi rimangano come fonte storica e come fucina di esperienza da cui attingere ed imparare.

    Comment by Ulisse — 02/22/2007 #

  7. @ulisse
    eh, auspicabile.
    Questi son cotti.
    E non solo, hanno l’andreottiana malattia della cadrega.
    Sulle nostre spalle, su quelle dei nostri genitori-nonni, ma non basta, vogliono avvelenare quella dei nostri figli e forse, con questo andazzo lento, dei nipoti.
    personalmente, m’han rotto i coglioni.

    Comment by breva — 02/22/2007 #

  8. Il potere presidenziale è già problematico in paesi di consolidata democrazia come Stati Uniti e Francia. Dove esistono pesi e contrappesi a questi poteri ampliati ed ad elezione diretta.
    Dove esiste il non indifferente problema di governare insieme a maggioranze parlamentari di segno differente.
    Il sistema tedesco non prevede alcun presidente eletto dal popolo e funziona perfettamente.
    Il disprezzo del ruolo del parlamento porta con sè echi molto sgradevoli in Italia ed in Germania.
    Il decisionismo dei sindaci e delle giunte comunali non mi sembra che ci stia portanto poi molto lontano rispetto a prima quando il consiglio comunale contava un pò di più di oggi.
    Un pò di spreco di denaro pubblico verso amici e clientes forse, almeno così sembrerebbe.
    Da qui a non modificare nulla ce ne passa.
    L’idea di due camere con composizioni e poteri differenti (sempre sul modello tedesco) mi appare una strada praticabile.
    La riduzione del numero dei parlamentari anche.
    Una norma che impedisca al potere economico ed a chi detiene il controllo della comunicazione di “oscurare” le forze politiche non “gradite” pure (e questo serve anche a liberare gli “schiavi” del padrone del centro-destra).
    Il sistema elettorale ha un notevole peso.
    Le norme, ridicole, messe nelle leggi elettorali per “salvare” la rappresentanza delle piccole formazioni sono diventate un vero boomerang.
    Una soglia, anche su base regionale se si vuole, del 4% mi sembra tuteli la governabilità e non impedisce aggregazioni di forze politiche che abbiano veramente qualcosa da dire.
    Il resto del ceto politico, dopo una prima “ospitata” nelle liste altrui, a casa.
    E ci togliamo dalle p…le un bel pò di persone.
    E poi, fondamentale, la possibilità per l’elettore di esprimere almeno una preferenza.
    Tutto qui.
    E già le cose migliorerebbero notevolmente.
    Ma con politici, tutti, così mediamente vecchi d’età vedo difficile una rivoluzione copernicana di questo tipo.

    Comment by S.Just — 02/23/2007 #

  9. L’analisi di S.Just è molto utile. Credo che sia importante quale sistema si adotti ma piuttosto la necessità di un sistema di regole condivise (costituzione) a cui si affiancano consuetudine e prassi. Anche la legge elettorale va condivisa tra maggioranza e opposizione ma penso possa avere una forma meno rigida.

    Detto questo inizia il processo del Governo. Il cui capo può esplicitamente (Usa) essere deciso con elezione o implicitamente indicato all’elettorato (Premier inglese o Presidente del Consiglio come nell’ultima competizione italiana).

    Che il Governo debba godere della fiducia del Parlamento è evidente perchè l’esecutivo è il vertice della pubblica amministrazione e quindi deve informare la sua azione sia alla linea politica espressa dall’organo legislativo (che appunto è politica) da cui trae l’indirizzo.

    Ora votare il Governo mi pare una possibilità da evitarsi ove si considerino sia l’iter di formazione di una legge sia la responsabilità che implica l’attuazione pratica della legge stessa.

    Faccio osservare che la maggior parte della nostra attuale legislazione deriva dall’approvazione parlamentare di ddl di provenienza governativa essendosi di molto ridotta la presentazione di pdl (progetti di legge da parte dei parlamentari).

    Cioè mentre il Parlamento ha mantenuto la centralità nella definizione del testo formale della legge e dello spirito della legge stessa, l’azione propulsiva è di fatto nelle mani dell’esecutivo. E questo si capisce ancor meglio ove si osservi che l’area della legislazione delegata (dal Parlamento - che ne definisce la cornice - al Governo) si è notevolmente ampliata anche in ragione della oggettiva complessità tecnica dei provvedimenti da adottare (leggi sul lavoro che necessitano di normativa di dettaglio molto tecnica o sulla previdenza anche in questo caso con molti dettagli da valutare). Al Parlamento quindi il quadro di riferimento generale al Governo la normativa specifica.

    A me pare opportuno rimarcare, con spirito convintamente democratico, che se l’azione parlamentare risulta indebolita questo è da ascriversi alla specifica responsabilità dei parlamentari. Delle due l’una: o esercitano un’azione propositiva di leggi (appunto con pdl) oppure evapora il significato storico connesso alla funzione del parlamento stesso. Con il vero rischio che molti aspetti siano affrontati in stadi di emergenza (vera o presunta) che portano il Governo alla decretazione d’urgenza. Un modo per by-passare la costruzione corretta di processi legislativi efficaci.

    In teoria, se è forte il senso democratico, e tutti i fattori della democrazia stessa funzionano appieno la cittadinanza dovrebbe saper esprimere le sue necessità e sottoporle ai rappresentanti diretti (i parlamentari) per far diventare pdl queste istanze. E dal pdl, dopo opportuna discussione, addivenire ad una legge applicata all’esecutivo che gode della fiducia parlamentare nell’applicazione del provvedimento.

    Ma oggi, è evidente, non è così.

    Comment by Ghino di Tacco — 02/23/2007 #

  10. Via le cariatidi, è vero, ma occhio…

    Ci sono due tipi di politici, quelli che stanno sulla cresta dell’onda, motivano, propongono programmi (almeno dovrebbero, in realtà non lo fa più nessuno, a leggere i programmi di adesso c’è da mettersi le mani nei capelli), e poi ci sono quelli che zitti zitti lavorano nelle retrovie, e magari il loro lavoro lo sanno fare anche bene.

    Ecco ai primi limiterei il numero di legislature, non volgio più vedere “animali politici” alla mastella che navigano le onde del potere per stare a galla ed essere sempre decisivi col loro uno per cento.

    Ai secondi invece l’esperienza serve, eccome. C’era un parlamentare che ha sempre fatto il suo lavoro egregiamente, tanto di cappello, si chiama Giovanni Bianchi e tra le altre cose è stato anche presidente delle ACLI, ebbene lui è stato bocciato alle ultim elezioni per far posto magari a qualche novellino che è giù a scaldare la sedia e non ha idea di che pesci pigliare… ed è stato messo li solo perchè il suo nome “tira”…

    Ecco come vedete il discorso a mio parere è moto difficile. Basterebbe basarsi sul buon senso: hai perso? Torni a casa e non ti fai più vedere, capito Berlusconi, Rutelli?

    Comment by gabriele — 02/23/2007 #

  11. Ma scusa Gabriele è utopia avere una persona giovane come premier alla Clinton, Blair e Zapatero, ma anche Putin.. e lo stesso bush (indipendetemente dalla ideologie che rappresentano)? Ci rendiamo conto che qui in Italia la gente che governa negli altri paesi è un ex, e che se fosse negli stati uniti, certi di un suo addio alla politica avrebbe gia la sua nave dedicata…? CI vuole gente nuova, che abbia una visione a medio lungo termine.. come fai a parlare di 2016 sapendo che i nostri governanti attuali avrebbero oltre 80 anni.. ma cos’è questa la pannolonecrazia?

    Comment by Sir Percy Blakeney — 02/23/2007 #

  12. @10 e 11: secondo me servono entrambe le componenti sociali. Direi 2/3 giovani e 1/3 gente di mestiere, d’esperienza.

    Semmai mi sembra manchino criteri di selezione se non per cooptazione e qui c’è da discutere.

    Possibile che se il centrosinistra ha tanti bravi amministratori che si affermano a livello locale - non a Como sia chiaro - questi non emergano mai a livello nazionale?

    In questo Berlusconi è più bravo, ha saputo innovare e promuovere. Nani ballerine ma non solo…

    Comment by Ghino di Tacco — 02/24/2007 #

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