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Sulle unioni gay
Come ogni tanto capita, esulo dagli abituali temi economici del blog per parlare di questioni di attualità politica.
Nella fattispecie, le unioni gay.
Per una serie di motivi che ho evidenziato in precedenti post, sono tendenzialmente contrario ai Pacs, se con essi si vuole dare alle coppie non sposate gli stessi diritti delle coppie sposate. In sintesi, perchè ritengo che si violerebbe un principio fondamentale: se uno vuole avere pari diritti, si deve anche fare carico di altrettanti doveri.
Il vincolo creato dal matrimonio (civile) è necessariamente più forte, dal punto di vista legale, di quello creato da altre unioni (che altrimenti sarebbero semplicemente un inutile doppione del matrimonio), ed ha una particolare rilevanza sociale, e quindi trovo giusto che il legislatore lo tuteli in maniera speciale.
Eventuali riconoscimenti di diritti alle coppie non sposate non possono, a mio avviso, prescindere da questo: le coppie non sposate non possono godere dei medesimi privilegi di quelle sposate. Se vogliono godere appieno di tutti quei diritti, si sposino facendosi carico dei doveri che ne derivano.
Ma torniamo al tema che voglio discutere: le unioni gay. Non voglio qui argomentare se siano o meno da riconoscere. Quello che vorrei discutere è sulla forma da dare loro, qualora si decidesse di riconoscerle. O su come organizzare il dibattito per un loro eventuale riconoscimento.
La versione dei Dico non mi piace: anzitutto, perchè sembra voler introdurre le unioni gay di nascosto, con un sotterfugio, invece di stabilirne pubblicamente la decisione di riconoscerle; in secondo luogo, perchè se si ritiene che il motivo fondamentale per introdurle è la discriminazione, allora tale discriminazione andrebbe risolta eliminandola del tutto, creando un istituto analogo al matrimonio che riguardi specificamente le coppie omosessuali.
Una critica frequente al riconoscimento delle coppie gay è che sono un tipico intervento "statalista", nonchè un tentativo di sottrarre risorse allo stato: i Dico, in effetti, si prestano facilmente al gioco (caso limite: prevosto e vicario di una parrocchia potrebbero unirsi con un Dico ed ottenerne i relativi vantaggi).
Quindi la mia domanda: per la comunità gay è più importante il contenuto economico/giuridico delle eventuali unioni, od il valore simbolico?
Per intenderci: quale sarebbe la reazione di fronte ad una partnership registrata, con una eventuale cerimonia (come per il matrimonio civile), priva di particolari contenuti, se non, appunto, il riconoscimento giuridico della coppia gay?
Il senso della mia domanda è questo: interessa di più ciò che eventualmente deriverebbe a livello economico e giuridico, o la funzione "pedagogica" di un istituto sostanzialmente vuoto ma fortemente simbolico in un Paese come l’Italia, dove le discriminazioni verso il mondo gay sembrano particolarmente forti?
Perchè una volta privato di particolari contenuti, l’istituto dell’unione gay celebrato pubblicamente avrebbe la sola funzione di riconoscere l’esistenza del "fenomeno gay": a questo punto il dibattito non vertirebbe su altro che sull’opportunità o meno di riconoscere le convivenze omosessuali. Qualunque altro appiglio a cui agganciarsi per criticarle verrebbe inevitabilmente meno.
Il dibattito politico sarebbe molto più diretto: niente questioni di statalismo, niente questioni su matrimoni di serie A e B. Si parlerebbe solo dell’opportunità o meno di riconoscere un fenomeno già presente nella società.
Propongo, insomma, un approccio "a gradini" verso il problema: prima decidere su un provvedimento che stabilisca il riconoscimento del fenomeno (anche se poi l’istituto che ne deriva è una scatola vuota), poi eventualmente dare anche un contenuto al contenitore. Con i Dico si è fatto il contrario: si è voluto dare un po’ di contenitore ed un po’ di contenuto, lasciando insoddisfatti sia per l’uno che per l’altro.


Proveniendo da un altro punto di vista concordo con te.
I Dico sono un triste compromesso che non affronta correttamente la questione delle convivenze omosessuali per non “turbare” i sonni della gerarchia vaticana.
Infatti il tema è stato affrontato e risolto, a livello di legislazione, anche da governi conservatori.
Come è giusto visto che la tutela dei diritti civili delle persone è una delle più classiche iniziative liberali.
Mi stupisce, in Italia, che personalità laiche presenti nel centro-destra (una per tutte Giorgio La Malfa, indegno figlio di un padre importante ma, in ogni caso, uno che ha votato contro il concordato del 1984) stiano in assoluto silenzio anch’esse preoccupate di essere incenerite dal fulmine divino minacciato da Ruini e direttamente orientato sulla loro futura carriera politica.
Comment by S.Just — 02/27/2007 #
Temo che la tua domanda, assolutamente giusta, trovi una triste risposta nella struttura stessa del parlamento italiano, nonchè nella mentalità delle persone che lo occupano. I Dico sono il risultato del maldestro tentativo di dare il proverbiale colpo al cerchio di una laicità dello stato che vorrebbe lo stesso trattamento per tutti indipendentemente dalle preferenze sessuali ed alla botte, ahimè ben più consistente ed influente, del pensiero cattolico imperante nel nostro paese. Due aspetti della nostra vita sociale che si intersecano in maniera ambigua ed oscena nei nostri politici, troppo presi a salvaguardare improbaili quorum per accorgersi della semplicità con cui la questione potrebbe essere risolta a vantaggio di tutti. Falsi sono i ‘credo’ di chi osteggia la linearità di questa risposta, vera è, purtroppo, la pochezza con cui si sfrutta la questione al solo scopo di tutelare quelle correnti (ma sarebbe più giusto chiamarle lobbies, per quanto porporate) extraparlamentari che, ci piaccia o no, ancora sono in grado di ripagare con la moneta sonante del potere e della preferenza elettorale.
Comment by Lesandro — 02/27/2007 #
Leggete la testimonianza shock di un ragazzo milanese: era omosessuale, dichiara di essere stato guarito dai preti. http://www.provocazione.org/2007/02/26/%e2%80%9cero-gay-i-preti-mi-hanno-guarito%e2%80%9d/
Comment by Azione Studentesca — 02/27/2007 #
Bene, dopo i primi tempi entusiastici, fra qualche anno avremo un altro omosessuale sposato che cerca sesso di qua e di là , preoccupato che la moglie lo scopra e stressato per non far trapelare nulla ai figli. La sessualità non è un’automobile che si cambia con un po’ di sacrifici, la sessualità ci appartiene come la nostra faccia.
Comment by Ulisse — 02/27/2007 #
Si infatti Ulisse leggi cosa ha detto : “Ci sono voluti sei anni, qualche caduta qui e lì” … cosa vuol dire che è inciampato il Sig.Di Tolve durante la cura magari su qualche prete? e comunque se lo vedremo tranquillo una sera in fila a Milano in attesa del suo travesta, cosa dirà “scusate sono ricaduto ma dopo mi rialzo..”.. che storia veramente triste…
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/27/2007 #
Comunque ragazzi di Azione Studentesca, vi propongo 3 articoli interessanti :
Arrestati a Torino Venditori di Kebab [click]
I Pacs ci sono nel Veneto [click]
Il problema extracomunitari [click]
Penso siano articoli che stiano bene insieme a quelli del Gay guarito… :-)
Comment by Sir Percy Blakeney — 02/27/2007 #
L’iniziativa contro i DICO di Azione Giovani http://www.provocazione.org/2007/03/03/dico-no/
Comment by Azione Studentesca — 03/3/2007 #