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Lo Stato? Etico per natura

Quando sento o leggo persone (soprattutto di sinistra) affermare che lo stato non deve essere etico, mi viene sempre da sorridere. Cosa infatti è più etico dell’esistenza stessa dello Stato, della legge, dell’autorità?

Per come la vedo io, lo Stato si evolve nella società umana per porre a freno alcuni istinti naturali (vogliamo chiamarli "animal spirit" per far contento Keynes) che animano ciascun animale presente nel mondo, noi uomini compresi.
In particolare, lo Stato pone come principio cardine che nessun uomo ha diritto di recare danno ai suoi simili: cosa c’è di più etico in questo? E’ un principio che va contro le tendenze naturali: ci sono animali che divorano i propri cuccioli, altri che si uccidono per conquistare la femmina, altri che si rubano il cibo, e così via. All’uomo questo è precluso, con una decisione arbitraria di straordinaria valenza etica, ed il rispetto di questo principio è affidato allo Stato.

Lo Stato, in quanto tutela massima della sicurezza e della libertà dei suoi cittadini, è dunque etico nella forma più elevata possibile. Non capire questo, significa non capire che per non avere uno Stato etico l’unica soluzione è non avere uno Stato.

Ma è possibile non avere uno Stato? In effetti, direi che la risposta è no, in quanto storicamente lo Stato è una evoluzione della società umana voluta e creata dall’uomo stesso. A ben pensarci, le diverse forme di anarco-capitalismo stesse non aboliscono lo Stato (per non parlare dell’anarchismo comunista della sinistra), bensì lo privatizzano: questo perchè le istituzioni attuali sono così lontane dai cittadini che si sente il bisogno di ricrearle sotto forma di contratti privati tra individui.
Ma in questo modo non si farebbe altro che ricreare quelle società-Stato primordiali dove minore era la distanza tra amministratore e cittadino, e più diretta l’interazione. Il problema che quelle teorie evidenziano non è l’inutilità dello Stato generico (inteso come ente astratto che regolamenta e coordina le interazioni tra individui), bensì il danno dello Stato specifico che esiste oggi. Uno Stato che, lungi dal riflettere le volontà dei cittadini, si ponte come aliud, un ente a sè stante, al di sopra dei cittadini. Di fatto, l’anarco-capitalismo si avvicina molto, sotto certi aspetti, alle idee dei fautori del federalismo, e del trasferimento di poteri dalle autorità centrali a quelle locali.

Il non capire l’eticità intrinseca nell’istituzione statale, e la sua natura di fatto contrattualistica (seppur magari implicita) porta a ragionamenti che mi paiono totalmente assurdi. Prendiamo, ad esempio, la battaglia di Pannella contro la pena di morte.

Trascuriamo le questioni religiose, per cui un ateo non accetta la pena di morte in quanto toglie l’unico bene che l’individuo sicuramente ha (la vita), mentre per il religioso, che crede in una vita dopo la morte, la pena capitale non è la fine di tutto. (Ed in effetti, c’è una certa correlazione tra Paesi che ammettono la pena capitale e religiosità della popolazione, una volta che si corregge il campione per tener conto delle dittature fascio-comuniste)

Se analizziamo la pena di morte con una visione contrattualistica dello Stato, e memori dell’insegnamento del premio Nobel Gary Becker sulla razionalità dei criminali, è allora contraddittorio dire che la pena capitale è ingiusta. Il criminale sa che, in virtù di quel contratto atipico ed implicito di cittadinanza con lo Stato, se lui compie determinate azioni sarà punito con la pena di morte. E’ un "banale" contratto di do ut des: in questo caso le prestazioni reciproche sono dei mali. Il criminale sa che esiste questo contratto, e sa che se viene scoperto a compiere certe azioni sarà passibile di morte: se decide di combiere comunque quelle azioni contemplate nella legge, allorà avrà razionalmente corso il rischio di subire la pena capitale.
Ricordate il Mercante di Venezia? Per quanto possa apparire aberrante, si trattava di un contratto liberamente sottoscritto dalle parti.

Uno Stato (come quelli moderni) che vieta tali contratti (o che vieta la pena di morte) è uno Stato etico: decide cosa si può e cosa non si può fare; nello specifico, decide che un cittadino non può compiere azioni che danneggino la salute o la vita altrui, anche se previste da un contratto liberamente sottoscritto dalle parti.

Ecco dunque perchè mi viene da sorridere quando sento o leggo battaglie in nome del no allo Stato etico: perchè è una battaglia contro i mulini a vento, una disputa già persa prima di inziare in quanto in contraddizione con sè stessa. Si vorrebbe impedire un comportamento etico all’istituzione etica per definizione.

Accettato dunque il fatto che, per necessità, qualsiasi forma di Stato è etica, e tenuto conto che nessuna decisione umana è davvero priva di effetti sugli altri (sarà la distorsione tipica dell’economista che ragiona sempre in termini di costi e benefici, utilità del singolo ed esternalità, ma non me ne viene personalmente in mente nessuna), e quindi il principio per cui uno è libero di fare ciò che vuole finchè non danneggia gli altri è un principio di fatto vuoto, a questo punto il problema non è battersi per uno Stato non etico, bensì accordarsi per definire il punto di equilibrio tra libertà dei cittadini ed intervento etico dello Stato.

Lamiadestra

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  1. A me la parola etica non ha mai detto granchè. In essa si può far confluire tutto e niente.
    Che significa che uno Stato deve essere Etico? E quale etica deve seguire visto che ne esiste più di una?

    Comment by Ulisse — 03/9/2007 #

  2. Ulisse la mia riflessione è l’inverso della domanda che poni tu. Io non affermo che lo Stato deve essere etico, bensì che lo Stato è di per sè stesso etico.
    Dove per Etica intendo la definizione di ciò che è bene e ciò che è male.
    Qualsiasi legge ha, in quest’ottica, valenza etica, nel senso di discernimento tra giusto e sbagliato, bene e male. Una legge che vieta di vendere i propri organi, ad esempio, è basata su un principio etico: è sbagliato fare del corpo umano merce di scambio. Una legge che vieta i duelli per le questioni d’onore, o la vendetta, è anch’essa basata su un principio etico. E così via, questo vale per qualunque legge.
    La risposta alla tua seconda domanda è il grande dilemma dell’uomo moderno, che Nietzsche aveva già previsto cento anni fa.
    Con la caduta dell’etica cristiana come modello dominante, l’uomo occidentale è rimasto senza etica, e ora non sa neanche più come disegnare uno Stato.

    Comment by Anonymous — 03/9/2007 #

  3. Il commento sopra ovviamente è mio. Ho dimenticato di riempire il form col nick ;)

    Comment by Lamiadestra — 03/9/2007 #

  4. La definizione di stato etico è stata cognata dal filosofo Gentile in riferimento al fascismo e non nel significato pubblicato dal post.

    Comment by Anonymous — 03/9/2007 #

  5. La legge delle pecore… equazione …pastore=gregge= la negazione dell’individuo!

    ma forse sono malata.. please ….non tenete conto del mio commento.

    Comment by speaker's corner — 03/9/2007 #

  6. Ma dove è scritto che lo stato è “di per sè stesso” etico ?
    Come ricordava un precedente commento negli stati dittatoriali e teocratici questo è certamente alla base della loro, presunta, legittimità.
    Ma nessun cittadino liberale o socialista intende affidare allo stato, come istituzione, la definizione di quali siano i comportamenti da non tenere in aree dove lo stato non ha titolo, in base a quello che si valuta essere il contratto sociale che ne sta alla base, di intervenire.
    Uno stato che cerca di impedirmi dei comportamenti individuali, con cui non danneggio alcun altro componente della comunità, è uno stato in cui non mi riconosco.
    Uno stato che assume il concetto di peccato facendolo diventare, automaticamente, reato neppure.
    La dimensione liberale dello stato è molto più ristretta rispetto a quella Orwelliana che viene auspicata.
    Ci manca poi che la linea politica sia costruita facendo l’esegesi di sacri testi scritti nell’antichità e poi abbiamo chiuso il cerchio.
    L’altro concetto, non condivisibile, è quello della preminenza auspicata del “diritto naturale” sul diritto positivo.
    Tutto bene se non fosse che qualcuno si incarica di dire cosa dice il “diritto naturale” e, alla fine, lo trae sempre dai “sacri testi”, con ovviamente una sua personale interpretazione che attualizzi il messaggio.
    Diciamo un’interpretazione “evolutiva” e non letterale, rendendosi conto (usually) che la letteralità può diventare un pò ostica da sostenere dopo 2.000 anni di storia.
    Più leggo queste cose e più penso con simpatia a tutte le posizioni libertarie che, di questi tempi, pochi cercano ancora di portare avanti.

    Comment by S.Just — 03/9/2007 #

  7. Definito un insieme più piccolo possibile di norme larghissimamente condivise, che in genere si riassumono in tutte le società nella formula che risale al Paleolitico “Non fare ad altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso”, lo stato ha il compito di fare rispettare quelle norme. Stop.
    Lo stato deve astenersi dall’immischiarsi e giudicare la vita individuale e privata dei cittadini, i pensieri dei cittadini, i comportamenti dei cittadini, salvo che nel caso in cui violi una di quelle norme fondamentali.
    Se invece pretende di normare pesantemente la vita privata dei cittadini attraverso un esteso insieme di norme oppure, in assenza di tale esteso insieme di norme, interviene comunque con i mezzi della persuasione, della discriminazione o della repressione per indurre determinati comportamenti privati o dissuadere dall’adottarne, allora siamo in presenza di uno stato etico.
    Per fare un esempio: se l’omosessualità non è proibita dalla Costituzione (insieme di norme fondamentali), ma gli omosessuali sono discriminati o additati come “devianti” o perseguitati o non titolari degli stessi diritti degli eterosessuali, siamo in uno stato etico.

    Lo stato etico è l’antitesi di uno stato liberale.
    Il primo ritiene di conoscere cosa è bene e cosa è male per il cittadino, è uno stato educatore, è uno stato che stabilisce quali sono i valori positivi e quelli negativi, vuole nella propria Costituzione richiami a fedi religiose o a concezioni del trascendente.
    Lo stato liberale consente a ciascun cittadino di definire per se stesso che cosa è bene e che cosa è male e si ritiene competente a intervenire esclusivamente nel caso in cui avvenga la violazione di una norma fondamentale.

    Tutti i regimi assolutisti sono “etici”, come quello fascista, quello nazista, quelli comunisti, quello propugnato dal Vaticano (che lo è per definizione e genera un ordinamento interno basato sul potere assoluto).

    La società libera, la società aperta è la società liberale, che tutti a parole approvano, ma che resta per molti versi una chimera.

    Comment by Condorcet — 03/10/2007 #

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