March
30

Che inferno

Ho letto il testo della lettera del vescovo della CEI, che invita i deputati cattolici a non votare la legge sui DICO; non mi sono stupita.

C’è un passaggio davvero micidiale “Il pericolo maggiore, è che si faccia cadere quasi un asse portante della nostra cultura cristiana, cioè di non considerare il matrimonio nella sua ricaduta sociale.”

Mi stupisce al solito l’abbondanza di ipocrisia. Ma se tacessero questi vescovi, non farebbero un grande favore all’umanità?
Quindi l’asse portante della cristianità sarebbe il matrimonio?

Ma i vescovi, nell’andar della carriera, non è che magari si sono scordati i fondamenti della dottrina, che si insegnava ad ogni bimbo che si accostava al mistero della fede?

I dieci comandamenti, per esempio.

Perché la CEI non ha mai sentito il bisogno di chiedere ai parlamentari cattolici, di non rubare, di non dare falsa testimonianza, di non fare al prossimo quello che non vorrebbero fosse fatto loro, di non desiderare la donna o l’uomo o il trans d’altri, di non uccidere (soprattutto)?
Qualche giorno fa anche il Papa, preso da un attacco di modernismo rinnovatore, ha voluto ricordare che l’inferno esiste. E lo dice a noi? Perché non l’ha ricordato a loro, che probabilmente davvero non ne hanno percezione? A noi che l’inferno l’abbiamo vissuto o che lo viviamo.

Tuttavia non me la sento di bacchettare i vescovi; non fanno altro che il loro mestiere. Ha più senso che dicano così, per l’abito che vestono, che non che dicano il contrario, magari sperando che il provvedimento si possa applicare anche alle perpetue, che hanno condiviso con loro una vita.

Forse dovrei stupirmi del consenso delle destre (quasi tutte, ma riconosco anche qualche dissenso) ma non riesco nemmeno così, perché anche in questo caso, ci sono uomini pii che più pii non si può. E sono tanti, conviventi in attesa di annullamento dalla Sacra Rota (che se non la ungi non gira) che nel frattempo convivono e peccano facendo nascere figli del peccato o divorziati che fanno la comunione, ed anche in questo caso, il Papa è stato chiaro: niente comunione ai divorziati.

Rita Pani (APOLIDE)

» Leave a comment

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

  1. Il papa in questo momento non puo fare altro che parlare di fuoco, inferno, diavoli e castighi eterni… la paura e’ un buon deterrente contro il pensiero in liberta’ … questo il papa lo sa…

    Comment by speaker's corner — 03/30/2007 #

  2. La richiesta di coerenti comportamenti politici ai politici cattolici che emerge dalla “Nota” va quindi intesa in questa chiave: non si tratta di una richiesta di fedeltà cieca ed ottusa al magistero della Chiesa; è una richiesta di fedeltà consapevole e intelligente al bene dell’uomo, della cui promozione, in questo come in ogni altro caso, i vescovi si fanno carico, nella consapevolezza che è l’unico modo per rispettare il mandato evangelico. È per questo che tale richiesta presuppone il discorso (filosofico e teologico) sulla libertà di coscienza e non lo manda affatto in soffitta, come da qualche parte si è detto. Libertà di coscienza significa in primo luogo dovere di riflettere sulla verità delle cose, dovere di confrontarsi con tutte le istanze che possono dire parole autorevoli in materia (e quindi con l’insegnamento del magistero) e soprattutto dovere di non soggiacere al proprio narcisismo individualistico (al “nostro caro Io”, come diceva Kant), ma piuttosto di usare nei confronti di se stessi la critica più rigorosa e coerente. Il principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica è sacrosanto, ma per l’appunto solo per questioni politiche, che riguardino cioè l’occasionalità di scelte essenzialmente contingenti, anche se di grande rilievo. Sono ad es. libero, in quanto cattolico, di optare politicamente per la monarchia o la repubblica, per la destra o la sinistra, per un’economia di mercato o per un’economia dirigista, per il monopolio o per la liberalizzazione dei servizi pubblici: potremmo andare avanti con infiniti esempi. Ma non posso ricondurre a una mia pretesa autonomia la decisione su questioni antropologiche fondamentali, sulle questioni non negoziabili, che mettono in gioco l’essenza stessa della persona: la discriminazione razziale, la disponibilità della vita, la libertà religiosa (per tutti), la libertà dell’educazione dei giovani, l’attenzione per i più deboli e per gli anziani, l’identità della famiglia… queste non sono questioni politiche, ma antropologiche; possono ricevere dalle leggi dello Stato determinazioni giuridiche variabili, ma solo nel contesto di chiarissimi e inequivocabili principi fondativi.

    Comment by stefano — 03/30/2007 #

  3. Rita, è bella l’immagine della Sacra Rota, i cui sacri cuscinetti a sfere si arrugginiscono e non girano se non sono opportunamente “oliati”.

    Ai cattolici alcuni dei dieci comandamenti non vanno proprio giù. Lascio a voi definire quali.
    Uno, che stava scritto nelle originali tavole portate a valle da Mosè, addirittura è stato fatto sparire un po’ di secoli fa, perchè poco conveniente.

    Leggete i 10 comandamenti originali, presenti sulle Bibbie della cristianità non cattolica, e confrontateli con i 10 riportati su una Bibbia recante l’ “Imprimatur” della Chiesa romana. Avrete una bella sorpresa.

    Che cosa non si fa per tirare su quattro soldi: addirittura censurare il buon dio!!!
    Contenti voi cattolici…

    Comment by Condorcet — 03/31/2007 #

  4. No Condorcet, ora ce lo devi dire: quali sono i reali comandamenti riportarti dai vangeli non cattolici?… sono troppo curioso. E ho proprio voglia di farmi 4 risate.

    Comment by Lao Tzu — 03/31/2007 #

  5. Riporto, sotto, i comandamenti originali, tratti dalla versione della Bibbia presente nel sito della Chiesa valdese
    http://www.chiesavaldese.org/index.php

    Il comandamento più lungo, quello in cui addirittura dio minaccia pene severissime fino alla “terza e quarta generazione” se non viene osservato, è il seguente:

    “Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra;
    non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,
    e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti.”
    (ho rispettato l’acapo dei versetti)

    Tale comandamento, che sancisce la proibizione del culto delle immagini, è rigorosamente rispettato da tutte le tre grandi religioni del Libro, con la sola eccezione di alcune fazioni del Cristianesimo, tra cui, clamorosamente, quella cattolica.

    I cattolici hanno letteralmente cassato uno dei dieci comandamenti, cancellandolo dalla Bibbia, e, per conservare la forza comunicativa del numero 10 e per cercare di passare inosservati, hanno sdoppiato l’ultimo, facendo del comandamento unico “non desiderare la roba e la donna d’altri” due comandamenti (donna equiparata, nello stesso comandamento, al bue e all’asino, ma questo faceva parte della cultura dell’epoca, poi giunta intatta fino all’ultimo Catechismo promulgato dal Vaticano).

    Perché darsi tanto da fare e dare luogo al più clamoroso caso di censura della storia, addirittura tirando una riga sulla parola di dio ?
    Semplice: è difficilissimo fondare una grande religione popolare, di quelle che rendono tanti soldi e potere, senza il culto delle immagini.
    Il Cristianesimo è stato pescato, per ragioni politiche, quale miglior candidato a sostituire la religione dei Romani, tutta fatta di immagini e statue. Dunque non poteva affermarsi ed evolversi se non basandosi sul culto delle immagini (così come anche sul politeismo, ugualmente fatto proprio dal cattolicesimo, ma questo è un altro discorso).
    L’Islam è invece riuscito a mettere in piedi una nuova grande religione senza immagini e forse è per questo che la fede degli adepti di quella religione è più forte e profonda, cosa che vale anche per i cugini che professano l’ebraismo, che il culto delle immagini non l’hanno mai avuto. Ma sono percorsi difficili.
    Il cristianesimo, in particolare quello divenuto poi cattolico, ha scelto la via più facile e più breve, oltre che la più naturale, dovendosi innestare sui culti della Romanità.

    Quel che è certo è che, stando alla Bibbia, tutti i cattolici ogni giorno si macchiano di un terribile peccato mortale, le cui conseguenze, la Bibbia dice, in base a un principio giuridico invero poco gentile, i loro eredi dovranno sopportare fino alla quarta generazione.

    Notate come il “Non uccidere”, “Non rubare” e “Non commettere adulterio” sono liquidati in poche parole rispetto alla proibizione del culto delle immagini e agli altri comandamenti che riguardano l’importanza e la dignità del dio che redige le tavole.

    Da osservatore esterno del fatto religioso non è che mi dispiaccia tutta l’arte sacra cristiana, così come apprezzo il Taj Mahal e i codici miniati della cultura araba, supreme realizzazioni della grafica.
    Però non è possibile guardare a una pala di altare o a una pagina del Corano prescindendo dagli aspetti sociali di quelle forme di pensiero, di quelle ideologie che hanno plasmato nel bene e nel male la storia e le società.

    Infine, per vostra opportuna conoscenza, riporto i Dieci Comandamenti, così come sono scritti nell’originale testo della Bibbia (ovviamente non in quella che vi propina il vostro “don”):

    Allora Iddio pronunziò tutte queste parole, dicendo:
    20:2
    `Io sono l’Eterno, l’Iddio tuo, che ti ho tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di servitù.
    20:3
    Non avere altri dii nel mio cospetto.
    20:4
    Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra;
    20:5
    non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,
    20:6
    e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti.
    20:7
    Non usare il nome dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo, in vano; perché l’Eterno non terrà per innocente chi avrà usato il suo nome in vano.
    20:8
    Ricordati del giorno del riposo per santificarlo.
    20:9
    Lavora sei giorni e fa’ in essi ogni opera tua;
    20:10
    ma il settimo è giorno di riposo, sacro all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; non fare in esso lavoro alcuno, né tu, né il tuo figliuolo, né la tua figliuola, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero ch’è dentro alle tue porte;
    20:11
    poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.
    20:12
    Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà.
    20:13
    Non uccidere.
    20:14
    Non commettere adulterio.
    20:15
    Non rubare.
    20:16
    Non attestare il falso contro il tuo prossimo.
    20:17
    Non concupire la casa del tuo prossimo; non concupire la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo’.

    Comment by Condorcet — 04/1/2007 #

Leave a comment

XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

About this post