March
31

Diversità dei carismi… e degli stili

Capita in questi giorni di sentire, sul candidato Luca Gaffuri, pareri legittimamente diversi. Niente di strano, salvo quando riguardano una sua presunta contiguità ad ambienti del cattolicesimo conservatore o addirittura a movimenti organizzati che risultano poi organici all’area politica del centrodestra, come la Compagnia delle Opere.

La cosa farebbe persino sorridere (dato che sappiamo chi è il suo avversario elettorale Bruni…) ma forse vale la pena di ricordare a chi è meno addentro al tema che essere cattolico non significa tout court aderire ad un blocco monolitico, tanto meno essere costretti a sposare posizioni di retroguardia. Che in sé stesse, intendiamoci, sono lecite, anzi trovano nel comasco un ottimo terreno per attecchire, ma non corrispondono esattamente alla visione di società democratica e solidaristica che ha caratterizzato la storia del cattolicesimo democratico.

Non dovrebbe essere necessario ribadire la legittimità del pluralismo politico dei cattolici, dopo che Paolo VI — rifacendosi al Concilio Vaticano II — ha indicato una volta per tutte che «nelle situazioni concrete e tenendo conto delle solidarietà vissute da ciascuno, bisogna riconoscere una legittima varietà di opzioni possibili. Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi» (Octogesima adveniens, n. 50).

Non entro in un discorso ecclesiologico sui movimenti, che farebbe fuggire più di un lettore del blog ;-) purché sia chiaro a tutti che la formazione di Gaffuri si riallaccia all’Azione Cattolica, non ad altre esperienze. Mi limito ad osservare come il cristiano dovrebbe praticare il proprio impegno nella vita pubblica quale azione specificamente rivolta a mostrare e dimostrare fondamenti etici e politici pensati come razionali e comuni – e non come verità di fede specificamente cristiane, con la chiara consapevolezza che la pluralità degli uomini è una caratteristica intrinseca del mondo: non tutti sono cristiani (e nemmeno tutti i cristiani sono uguali tra loro). Per questa via la combinazione tra cittadinanza attiva e pretesa di razionalità può diventare il punto di partenza per una più ampia e profonda comprensione tra cittadini attivi, cattolici e no.

Nella situazione politica attuale, in particolare, per i credenti sarebbe necessario riflettere attentamente sulle implicazioni sia etiche, sia sociali delle filosofie politiche dei due poli. Ad esempio (e per non parlare sempre di Dico), di fronte al dilagare della cultura neoliberista, volta a costruire un modello di società, non solo difforme dalla dottrina sociale della Chiesa ma incapace di risolvere i problemi di un’Italia «a due velocità» se fa ricadere sui più deboli il peso maggiore di cambiamenti destinati a premiare i più forti, quale dovrebbe essere l’azione di un cristiano impegnato in politica? E di fronte al dispregio della legalità, già storicamente fragile nella coscienza collettiva italiana, come incidono falsi in bilancio, sanatorie e condoni? Sono problemi di ordine generale, che tuttavia non mancano di incidere nei modelli di sviluppo e negli stili di governo proposti anche a livello locale. Tornando a noi, si potrebbe osservare che, se un politico cattolico come Gaffuri volesse massimizzare le possibilità di affermazione personale in una regione come la nostra, se avesse mire opportunistiche e non di servizio, se volesse garanzia di poltrone, non lo troveremmo certo impegnato nello schieramento di centrosinistra.

Per restare ad esempi concreti, direi che un buon esempio di differenza tra i nostri due candidati si può ricavare anche da uno spunto del secondo libretto celebrativo della giunta uscente, arrivato quest’oggi sul mio tavolo. Meglio ancora, dalla lettera introduttiva siglata da Bruni, nella quale si sottolinea l’attenzione alle politiche sociali, «ai cosiddetti “ultimi”», «segno […] della assoluta centralità della “persona” nella nostra azione amministrativa». A parte che io (e anche Gaffuri), influenzato da Mounier, non scriverei persona con le virgolette, e forse neppure «i cosiddetti ultimi» (che tradisce un’intonazione paternalistica), e senza voler negare l’impegno economico della giunta nell’ambito dei servizi sociali, quello che la gente ci riferisce è che l’assistenza viene gestita nei fatti come un favore, calato dall’alto e con distinzioni selettive, anziché come un diritto da assicurare a tutti coloro che hanno bisogno. Anche perché manca una seria volontà di rilevare questi bisogni in città, soprattutto nelle periferie. La nostra controproposta sta allora nel potenziamento del ruolo degli assistenti sociali e del segretariato sociale, per un vero contatto col territorio, facendone un punto di riferimento ‘attivo’ per ogni circoscrizione. La centralità della persona è il perno irrinunciabile di una politica che vuol farsi servizio, ma va attuata facendo di essa un soggetto di diritti attivo (da ascoltare, da interpellare), non solo il destinatario di una concessione preconfezionata.

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  1. Bel discorso ma rimane comunque il mio dubbio espresso in un commento nell’articolo sulle pecore nere: Gaffuri si sente libero dalla nota della CEI o la considera vincolante?
    Faccio un esempio: poniamo il caso che per miracolo (o per opera del demonio a seconda dei punti di vista) in Italia venga allargato il matrimonio civile anche alle coppie omosessuali come avviene in Spagna, Gaffuri nel caso fosse eletto a sindaco li celebrerebbe pur sapendo di contravvenire agli ordini della CEI?

    Comment by Ulisse — 03/31/2007 #

  2. Ma quello in foto chi è l’Orso Yoghi della sinistra? E chi sarà mai il Bubu della situazione?

    Come era nel solito copione del cartoon: Yoghi è il leader, svampito e involontariamente spericolato; Bubu tenta di arginarlo con il suo senso pratico.

    Ci sarà da divertirsi! Lo scontro tra Orso Yoghi e Mr. Simpson per la “poltrona” si prospetta entusiasmante.

    Comment by Braccobaldo show — 03/31/2007 #

  3. Ulisse,giusta domanda,anche se i pacs od altro non passeranno, comunque per curiosità vorrei saperlo. Ma volendo essere pratici io aggiungerei, il registro unioni civili, Gaffuri lo renderà operativo? parliamo di una legge del 1958, epoca in cui c’era Andreotti al governo…

    Comment by Sir Percy Blakeney — 03/31/2007 #

  4. @Braccobaldo: Io preferisco Yoghi e Bubu compreso di Ranger rispetto al Sig. Burn ed al suo equivoco assistente Smithers ( Simposon) che oggi governano Springfield-Como

    Comment by Sir Percy Blakeney — 03/31/2007 #

  5. sarebbe interessante sapere da Gaffuri e Carcano come affronteranno , se eletti, le questioni islamica/ moschea e dico inteso ciò che sarebbe di competenza delle amministazioni. E magari sapere come loro affronterebbero questioni relative alle presunte irregolarità commesse. e ribadisco presunte, degli extracomunitari di via milano alta. Pongo la questione non in maniera provocatoria nè tantomeno per suscitare polemiche. Credo sia serio sapere anche questo da 2 candidati sindaci. Le posizioni di Bruni a riguardo sono chiare ai più.
    grazie Mario Pastore

    Comment by Anonymous — 03/31/2007 #

  6. @Mario Pastore a me non sono chiare le posizioni di Bruni, anzi sono in zona grigia, sicuramente è contrario, ma però si nasconde dietro il piano regolatore ed altro.. ci fa sapere la posizione di Bruni? visto che non vuole intervinire sul blog, e non so perchè, avremmo tante domande da fargli… :-)
    Senza polemica.
    Un caro Saluto.

    Comment by Sir Percy Blakeney — 03/31/2007 #

  7. la posizione di bruni sulla moschea è chiara. l’amministrazione comunale non costruisce strutture di qualsiasi natura o tipo a nessuno…il piano dei servizi potrà provvedere le aree con funzione pubblica e se qualcuno presentaerà un progetto sarà, come sa bene, valutato e votato dal consiglio comunale.

    Comment by Anonymous — 03/31/2007 #

  8. @Pastore: E’ il vecchio discorso il consiglio mai metterà a disposizione un’area.. è come con i Di.Co non passano in parlamento.. dai non prendiamoci in giro..

    Comment by Sir Percy Blakeney — 03/31/2007 #

  9. inizia a sapere qual’è la posizione di carcano e gaffuri sull’argomento. ..la ns è vecchia, ma è questa. la loro?

    Comment by Anonymous — 03/31/2007 #

  10. La centralità della persona è il perno irrinunciabile di una politica che vuol farsi servizio, ma va attuata facendo di essa un soggetto di diritti attivo (da ascoltare, da interpellare)

    «ai cosiddetti “ultimi”», «segno […] della assoluta centralità della “persona” nella nostra azione amministrativa».

    Morgana…come ho già dichiarato è cattolica…conosce sia il movimento di Cl ..sia Azione Cattolica….e ha molti amici in questi due gruppi cattolici.

    Ma parliamo dei cosidetti ultimi senza virgolette….parliamo della centralità della persona….
    parliamo di che cos’è oggi il mondo operaio…della vita nei Bennet…aperti il giorno di Pasqua….parliamo delle PERSONE che ci lavorano…parliamo delle loro famiglie…parliamo del concreto….

    Vorrei conoscere il pensiero del Sig. Luca Gaffuri su questa situazione lavorativa….Grazie!

    Sempre Vostra Morgana….

    Comment by Morgana — 03/31/2007 #

  11. Visto che nel 2007 sono 40 anni dalla pubblicazione l’enciclica ‘Populorum Progressio’ di Paolo VI il vescovo di Como potrebbe approfittare dell’occasione per dirci come vede applicata nella nostra zona la dottrina sociale della chiesa.
    Ed i politici di centro-sinistra potrebbero, a loro volta, tradurre in programma elettorale questo sollecito.
    Penso che il giudizio sull’operato (o meglio sulla totale assenza dall’operare) delle amministrazioni che si sono succedute in questi anni non possa, anche in questo caso, che essere fortemente negativo.

    Comment by Anonymous — 04/1/2007 #

  12. Approfitto del commento di Morgana per una considerazione personale che può anche essere una cavolata (in questo caso perdonatemi, tutti prima o poi diciamo cazzate). La centralità della persona l’ha inventata Gesù Cristo che spesso ha lanciato inviti ad abbandonare la famiglia pur avendo moglie e figli. Non a caso Gesù la famiglia non l’ha mai propagandata troppo, lui stesso non ne aveva una. Chissà perchè? E chissà perchè questa chiesa ne fa invece un baluardo?
    Forse perchè se si considera la persona bisogna anche considerarne il rispetto, la libertà e la dignità. Invece puntando sulla famiglia …

    Comment by Ulisse — 04/1/2007 #

  13. Questa preoccupazione ansiosa della chiesa cattolica riguardo la famiglia penso derivi dal fatto che la chiesa e’ convinta che il pensiero individuale possa scardinare il concetto “gregge impaurito”= gregge controllato…”.

    Infatti quando parli con un cattolico … non dire mai :”ma io la penso cosi’ ” perche ti attacchera’ subito senza misericordia, dicendoti che sei un ignorante , che non hai letto la bibbia…. ”

    il buon cattolico” con gli occhi bassi senza guardarti in faccia guando tu cercherai di dire la tua ,ti appioppera’ l’etichetta dell’egoista incallito, ti guardera’ dall’alto in basso con un senso di pieta’ come solo un cattolico sa fare facendoti sentire una nullita’ … fara ‘ finta di amarti anche se gli stai sui cogl….ni. … rinnnegando il suo lato umano ti dira’ che lui e’ buono che vuole solo il tuo bene.. ..

    Non credere.!!!. Non mi convince chi nega il proprio lato individuale umano!!! Naaaaaaaaaa! NON ME FIDO…

    Comment by speaker's corner — 04/1/2007 #

  14. Essere credente…per me è uno stato di Grazia!

    Non giudico…e odio la falsità…combatto nel mio piccolo per la dignità umana…
    Credo che la famiglia sia un punto di riferimento di ogni persona…credente o meno…i vincoli sono un appartenere a qualcuno…..

    Ogni credente è libero di condividere posizioni politiche diverse….
    Il politico eletto dal popolo…dovrà essere fedele sia alle proprie convinzioni che all’elettore che lo ha votato che sia cattolico o non…su questo è giusto soffermarci…

    Che la Chiesa si sta posizionando per lo scontro…lo trovo desolante…interferire in uno stato non è positivo….dare indicazioni o consigli…sarebbe la forma migliore per aprire un dibattito.

    E’ per me impensabile negare l’evidenza delle convivenze…degli omosessuali…separati..divorziati…ecc…La ns. società è un “arcobaleno” si situazioni….con cui conviviamo…e Io personalmente…non mi provoca problemi…anzi…

    La vs…libertà…sia anche la mia libertà di essere credente…pecora o meno…l’importante essere felici di ciò che siamo.

    Morgana

    Comment by Morgana — 04/1/2007 #

  15. Leggo sulCorriere di oggi:

    Il nastro cade una prima volta, da solo. Un attimo di imbarazzo. Poi tutto viene ricostituito e la cerimonia, con tanto di forbici poste su un vassoio d’argento, può iniziare. È stato inaugurato ieri, a Ponte Chiasso, il nuovo edificio della Casa della Giovane. Un lavoro lungo, iniziato nel lontano 2002, che attraverso molte peripezie ha portato al tanto atteso taglio del nastro compiuto dal sindaco di Como, Stefano Bruni, e da Anna Cavadini, 90 anni, ex presidente della struttura intitolata a Irma Meda. Fu proprio Irma, allora giovane comasca, in seguito a un drammatico fatto di cronaca - il ritrovamento di una ragazza morta in un abbaino - a prendere l’iniziativa e, nel 1957, a volere una casa che accogliesse donne provenienti (all’epoca) dal meridione e dall’Altolario che cercavano lavoro in città oppure nella vicina Svizzera. Nel 2002 poi, 14 anni dopo la scomparsa della fondatrice in seguito a un incidente stradale, la vecchia struttura, dichiarata inagibile, venne chiusa e abbattuta per realizzare un nuovo stabile che dopo mille peripezie ieri è stato inaugurato.
    La struttura è dotata di tre piani e 26 camere con bagno, di cui otto doppie. La casa della giovane, costata al Comune di Como un milione e mezzo di euro e affittata a una cifra simbolica annuale di 300 euro - è gestita dalla Acisjf (Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane), un’associazione di volontariato nata in Svizzera nel 1897 (in Italia dal 1902) con lo scopo di rispondere ai bisogni delle donne. «Finalmente siamo arrivati a questo importante traguardo - è il commento della presidente, Melina Falsone - Ringraziamo tutti quelli che ci hanno aiutato. La struttura, grazie alla collaborazione con la Caritas, sarà aperta a tutte le donne maltrattate, straniere, oppure in difficoltà. Ospiteremo 35 persone, la direttrice sarà Emanuela De Bortoli che si avvarrà dell’aiuto di sette educatrici e di una persona addetta ai servizi della cucina. Oggi però voglio ricordare anche don Renzo Beretta, martire dell’accoglienza».
    «Bisogna ringraziare anche la Fondazione Cariplo, che ha donato tutti gli arredi - ha poi proseguito il sindaco Bruni - oltre alla circoscrizione (rappresentata dal presidente Marco Butti, ndr). Questo quartiere di Ponte Chiasso ha molti problemi, ma penso che sia un bel segnale l’apertura di questa casa proprio qui».
    Parole in ricordo di don Renzo Beretta anche da parte di Emma Cavallaro, presidente dell’Acisjf, prima del saluto del vescovo, Diego Coletti, che puntualizza: «Questo non deve essere un traguardo, ma un punto di partenza. Siamo a un passo dal confine, luogo di incontro e non di separazione. Il mio augurio è che ci si possa non fermare solo ai servizi offerti, ma che questo possa essere un luogo in cui dare amore alle persone che ne hanno bisogno. In questa casa dovremo volerci bene».
    Non è mancato in chiusura anche un accenno politico e polemico, anticipato dal sindaco e circostanziato dall’assessore ai Lavori Pubblici, Fulvio Caradonna, alla fine della cerimonia. «Era presente in questa sala anche chi non avrebbe dovuto esserci - è il pepato attacco di Caradonna - ovvero chi ha reso la vita difficile a questa struttura. Poi però ai tagli dei nastri arrivano tutti. Di chi sto parlando’ Di Vittorio Mottola, ex presidente della circoscrizione».
    Il quale però, chiamato in causa, non ribatte. «Basta vedere gli atti - dice - La Casa della Giovane è sempre stata al primo posto nei nostri interessi. Io non ho da rispondere a nessuno. Sono felice perché il nostro territorio ha fatto un passo avanti».

    Mauro Peverelli
    ………………………………………………………………………………………………………………………..

    Gaffuri se ci sei batti un colpo:
    La circosrizione la perdemmo, ma l’ex presidente fu cosi bravo da farsi eleggere in Consiglio provinciale, adesso pare che sarà candidato alle comunali per investitura diretta del regnante del feudo che a sua volta si è autoincoronato consigliere provinciale, a tempo perso potrebbe anche proporsi per un assessorato in comune.

    Se queste sono le premesse per il PD a livello locale…………………………………..

    Comment by Presenzia-lista — 04/1/2007 #

  16. Non ho capito niente … ma non ha importanza..

    Comment by speaker's corner — 04/1/2007 #

  17. … non ho capito niente era riferito ovviamente a presenzia-lista… sara’ perche gli auto incensi non mi piacciono …. ma perche’ lo stato italiano non s’interessa delle ragazze che non hanno un tetto?? e di quelle che cercano lavoro in citta’ , sto parlando dello stato “laico civile italiano” .. non parlo del potere cattolico che mischia la religione con i diritti del cittadino …

    Comment by speaker's corner — 04/1/2007 #

  18. Caspita, si parla di un argomento e ne saltano fuori cinque o sei insieme!
    La campagna è lunga e prometto che su alcuni punti ci ritorneremo, anche perché (Morgana, situazione del lavoro; Anonymous, moschea) meritano un discorso a parte più articolato, che qui mi sembrerebbe un po’ OT.

    @ Ulisse: Non posso rispondere a nome di Gaffuri su questioni di coscienza, la risposta all’interessante dilemma della celebrazione matrimoniale gliela chiederò quando torna (in questi giorni non è a Como). Per fortuna è una questione che non si pone nella realtà, perché non è di questi argomenti, o di moschee, che abbiamo bisogno per far breccia nell’elettorato comasco. Capiscimi bene: non è che non abbiano la loro importanza, ma in chiave amministrativa ne escono ridimensionati, e soprattutto forniscono al centrodestra una troppo facile occasione di creare la cortina fumogena che gli evita di confrontarsi sul progetto di città che hanno (o non hanno).
    Comunque, sul fatto di sentirsi vincolato alla nota sui Dico, parlo per me: se in coscienza cogliessi il rapporto causa-effetto tra riconoscimento dei diritti civili dei singoli e una crisi dell’istituto matrimoniale; se mi sembrasse credibile che la semplice non approvazione di questa legge spingesse tutte le giovani coppie a riconsiderare il loro progetto di esistenza comune in forme insieme più impegnative e gratificanti, allora un “vincolo” avrebbe forse senso. L’azione legislativa che impedisse agli uomini che lo volessero di procedere per la via ritenuta migliore (nel rispetto dei diritti altrui) non andrebbe approvata. Il fatto è che le cose non stanno in questi termini. I Dico non impediscono a nessuno di vivere con piena intensità e valore la relazione matrimoniale (dimensione sacramentale inclusa). Non alimentano una “corsa” verso le convivenze. Questa tendenza del resto è già in atto con la legislazione vigente. Chi la ritiene moralmente preoccupante secondo me può fare una cosa sola, intraprendere un’azione educativa e di testimonianza perché la coscienza delle persone rivaluti la dimensione dell’impegno, del dono di sé, della costruzione di una comunione profonda nel rapporto di coppia.

    Se non vi siete ancora stufati, vado un po’ oltre. Letta per quanto vi è scritto, la nota dei vescovi, che nonostante tutto ha toni rispettosi delle coscienze (a differenza delle affermazioni a dir poco incaute di mons. Bagnasco), richiama principi etici oggettivi (per la dottrina cattolica), senza indicare però soluzioni normative. Questo è appunto il compito del legislatore, il quale non può limitarsi a enunciare principi, ma ha la funzione di mediare tra questi e le situazioni e i comportamenti sociali. Delle unioni di fatto perciò il legislatore deve farsi carico, tanto più che il disegno di legge ha semplicemente stabilito il riconoscimento di un dato di fatto a fini anagrafici, con attribuzione di diritti e doveri in capo alle singole persone conviventi.
    Per quanto mi sforzi, come ho detto, non riesco a trovarvi una visione che pregiudichi in qualche modo l’impianto costituzionale e la centralità della famiglia. Se poi la preoccupazione fosse che la convivenza in qualche caso diventa un modo di banalizzare la relazione di amore tra le persone, non sarebbe certo un fatto positivo e si può comprendere una messa in guardia da un simile rischio, che però dipende appunto dalle scelte e dall’impegno personale, i quali purtroppo possono venir meno anche all’interno di un matrimonio.
    Giorgio Tonini (DS) è senz’altro troppo ottimista quando riscontra una consonanza, «quasi letterale, tra quello che a me pare il passaggio centrale della nota e le famose sette righe che all’argomento dedica il programma dell’Unione: programma che impegna il centrosinistra al riconoscimento giuridico non delle unioni di fatto, bensì dei ‘diritti delle persone’ che convivono. Sia nella nota Cei, che nel programma dell’Unione si parla di persone, dunque di diritti individuali, come tali da riconoscere a prescindere dal sesso o dall’orientamento sessuale».
    Piuttosto, come ha detto Franco Monaco (DL), nell’atteggiamento dei vescovi vi è forse «un difetto di comprensione della deontologia del legislatore, il quale non è un predicatore, ma deve fare i conti da un lato con il costume, dall’altro con il pluralismo etico e culturale» della società moderna.
    Io credo inoltre che sarebbe assai più efficace un richiamo in positivo sul valore dell’amore coniugale e sulla famiglia come risorsa per la società, di più: sulla straordinaria bellezza di questa esperienza (non per nulla si è appena espresso in questi termini il card. Tettamanzi), che non ripetute prese di posizione granitiche, le quali rischiano di occultare, più che rivelare, il senso di amore universale dell’annuncio evangelico. Il che, per dirla chiaramente, è avvenuto molte volte nella storia della Chiesa, talora in forme tragiche. Anche su questo bisognerebbe operare un serio ripensamento.

    Comment by Andrea Luppi — 04/2/2007 #

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