April
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Ronde padane

Sistema educativo.
Madre, padre, figlio si amavano?
Oddio, una loro condizione d’amore la vivevano, o così credevano. La madre amava il padre. Una stagione l’aveva anche adorato; non mille anni prima, ma venti sì. Giusto il tempo di vederlo cambiare bel fusto che era in brontolo, pisolo, eolo. Quasi tutti i sette nani. Dotto no, non lo era neanche da giovane. A parte il fatto non secondario che si trattava di un ragazzone - allora! - e di un omone, adesso. Così, oggi, lo amava di quell’amore cauto, anche sincero, ma sempre distaccato che riteneva doveroso per una moglie. Come Biancaneve i suoi piccoli amici.
Non che la donna avesse un principe, un amore clandestino. Neanche un vicino disponibile; tuttavia qualche pensiero, un sogno, un avanzo di desiderio restavano in un angolo della sua mente libera da passione. Era questo amore?

Lui, il padre, amava la madre? Vent’anni prima gli piaceva un sacco; era davvero la più grandiosa del gruppo. Poi un tantino s’era sfatta: si sa, la gravidanza, il lavoro, le preoccupazioni e tutti i casini della famiglia da mandare avanti, che era anche brava. L’apprezzava, questo di certo, per la sua capacità di tirarlo fuori dai problemi che a lui pesavano troppo. Era utile. In quanto all’amore, non che avesse un’altra donna. Non né aveva tempo perché c’è la bottega da mandare avanti e neppure tanta voglia. Monumento di carne piuttosto pigro, era frenato dalla troppa fatica necessaria per nuovi e più eccitanti amori. Preferiva vociare contro questo e contro quello e tutto e tutti. Non gli andava bene niente.

Neanche suo figlio, il quale, di tanto padre non ricordava carezze, una frase gentile, un suggerimento o anche un avvertimento, un consiglio. Niente. Critiche, invece, a milioni.

Era questo amore? I temi per la scuola del tipo “La mia famiglia” lo terrorizzavano. Restava davanti al foglio anche per ore consumando la matita e ingoiandone pezzo a pezzo tutto il legno e la grafite pur di non scrivere. Avrebbe trangugiato anche una stilografica di marca.
La madre amava il figlio. Carne della sua carne, sangue del suo sangue; si trattava di una cosa naturale, senza alcun vero sentimento. Era sufficiente ritornare a casa all’ora giusta: questa casa non è un albergo gridava appena poteva, studiare, non essere maleducato, usare un linguaggio decente. Che vocabolario, diceva la madre quando gli eccessi oltrepassavano le “tavole della decenza”. Lo dico a tuo padre e il rimprovero finiva lì.

Questo triangolo d’amor familiare era tracciato con linee incerte, spezzate, variabili e molto elastiche, facendone un disegno di geometria domestica senza logica. Non era, purtroppo, il solo poligono del genere in paese.
Altri, molti, troppi nuclei familiari vivevano le stesse incertezze d’amore. La madre ne soffriva senza sapere perché, il padre non capiva e tanto, quello che fanno gli altri non mi interessa, il figlio incominciava a vivere la sua vita di essere umano senza radici e senza futuro. Soprattutto senza amore e come tutti, alla sua giovane età, si esponeva ai rischi di azioni sceme, incontrollate, pericolose.
Il padre sbraitava se si va avanti così e la madre lo quietava sta calmo, che ci sentono. Chi ci sentono se tutti stavano urlando allo stesso volume. Lei lo incalzava se parlassi un po’ con tuo figlio, ma lui pronto replicava che non mi sta neanche a sentire. E poi ho da fare.
Aveva infatti un nuovo impegno: girare di sera per la zona, armato di tutta la sua mole, a far da can pastore al gregge disperso della gioventù bruciata. Ragazzi senza un valore e senza sale in zucca, si dicevano in coro lui e i suoi compagni di ventura, pensando: chissà che cosa gli insegnano in famiglia.

Gerardo Monizza

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  1. a proposito ieri sera su la7 hanno proiettato un documentario interessante sulla situazione dell’immigrazione in Italia ed in particolare la situazione Padovana: “Stato di Paura”. da vedere!

    Comment by ... — 04/3/2007 #

  2. Hai descritto una famiglia tipo. Cioè un nucleo chiuso su stesso che non vuole e forse non può aprirsi al mondo che cambia e alle nuove idee. Chiusura che pagherà poi cara perchè il mondo non si ferma e prima o poi presenta il conto.
    Incontro tantissimi miei coetanei così. Persone ormai senza amici ma solo conoscenti, persone i cui interessi e la cui realizzazione personale al di fuori del lavoro è pari alla luce che c’è negli abissi marini. Tutto ruota attorno a quel microcosmo che è la famiglia e non si vede altro. La realizzazione personale? E’ una brutta parola, una cosa da buttare nel cesso. Così almeno dice la chiesa, perchè prima viene la famiglia. Sarà, intanto Gesù invece chiedeva di abbandonarla ’sta famiglia, mai una volta che abbia detto a qualcuno và e occupati di tua moglie e dei tuoi figli ma sempre lascia tutto quello che hai (compresa la moglie petulante ed i figli sempre più onerosi) e seguimi.
    In questo contesto trovano facile presa le idee leghiste, quelle idee che guardano indietro e non avanti, perchè il passato è sicuro mentre il futuro è incerto. Roba da far rivoltare il futurista Marinetti nella tomba.
    Però si sa, indietro ci sono i veri valori, che allora quando si vivevano non sembravano mica poi tanto così veri ma si sa la memoria a volte fa brutti scherzi. Indietro c’è la ‘nostra gente’ compresi i tanto vituperati terroni, che però bontà loro, sono sempre italiani e parlano italiano seppure con un accento un po’ insopportabile. Però è gente di casa nostra, non sono albanesi o rumeni, non sono zingari e soprattutto non sono neri.
    I culattoni poi andrebbero tutti quanti mandati al confino e che non vengano qui a rompere i coglioni ai bravi padri di famiglia che lavorano dalla mattina alla sera per sfamare la famiglia; che poi quando si va a Roma a vedere il Papa e si fa un giro alla cappella Sistina si rimane lì con la bocca aperta a guardare all’insù non importa se quella meraviglia è stata dipinda da un culattone. Poi c’è il Cenacolo di Leonardo e la Monna Lisa che se i francesi ce la restituissero sarebbe anche meglio, poco importa che anche Leonardo era un culattone e poco importa che la Lisa l’abbia lasciata legittimamente in eredità al Re di Francia.
    Mi raccomando che i figli vadano a scuola e studino così da portare a casa il famoso pezzo di carta e si imparino il Leopardi a memoria, oddio un altro culattone! Ma siamo circondati, Alessandro Magno, l’imperatore Adriano, Luigi XIII padre del Re Sole, il fratello del Re Sole, quel marcantonio di Rock Hudson, Cary Grant e zitti zitti forse anche quel ribelle di James Dean, poi c’è quel cantante che ha scritto quel motivetto che gira sempre per la testa. Via via questi sono artisti mica culattoni come lo stilista che ha disegnato quel vestitino della mia miee e che mi è costato un capitale.
    Queste sono persone per le quali già usare il bancomat è una conquista e che non gli si chieda di usare internet e i computer. Come quel mio collega che per avere un’informazione sull’orario dei treni ha speso 5 € in telefonate ai fatidici numeri utili quando bastava qualche click ed aveva tutte le informazioni gratis.
    Persone per cui il tempo non dovrebbe passare mai ma restare lì fermo, che cazzo gira a fare ’sto mondo di merda?
    PS: scusate il linguaggio ma a volte ci vuole.

    Comment by Ulisse — 04/3/2007 #

  3. @ Ulisse.
    Ti sento un po’ teso. Non volevo rovinarti la giornata col racconto di una famiglia tipo. Ti confido un segreto: questa storia deriva proprio dalla cronaca (un padre di Appiano Gentile), ma è vecchia di quasi dieci anni. L’ho ritrovata per caso e mi è parsa ancora attuale. Pensa te!
    Questo è il dramma. Passano dieci anni e ancora c’è qualcuno che rispolvera le ronde padane e si mette in verde la notte. Non ha imparato niente. Non ha capito niente.
    Quel che io trovo davvero riprovevole, comunque, è l’atteggiamento dei politici e dei dirigenti della Lega: così sensibili e così intellettualmente vivaci; e la cassa di risonanza dei giornali: pronti a battere il tamburo.
    Una notte, tanti anni fa, ho visto all’opera una ronda padana.
    All’opera…
    Han discusso mezz’ora cosa fare in piazza e poi hanno finito la serata al bar.
    Meglio ubriache che assassini. Comunque…

    Comment by Gerardo — 04/3/2007 #

  4. La meditazione di Rita mi ha indotto un pensiero che non è immediatamente collegato a essa, ma che riporto, nello spirito accettabile in un Blog di esporre per associazioni successive.

    Stavo pensando all’immagine della “famiglia” nella cultura popolare corrente, quella accettata da tutti, tanto da essere diventata mito, e in particolare a quei miti moderni che sono i personaggi dei telefilm per ragazzi, dei fumetti e dei cartoni animati.

    Ora ditemi che immagine di “famiglia” viene proposta da personaggi quali:

    - Biancaneve e i sette nani
    - Cenerentola e le sue sorellastre
    - I tre porcellini
    - Batman e Robin
    - Superman
    - Topolino
    - Paperino, Qui, Quo e Qua
    - Zio Paperone
    - Pippo
    - Tiramolla
    - Tex Willer
    - Marcellino pane e vino
    - Rin Tin Tin

    Potrei continuare a lungo con centinaia di personaggi che vivono in associazioni di persone che tutto sono meno che famiglia tradizionale. In tutte quelle situazioni non esiste un modello “standard” di famiglia.
    Addirittura nell’universo disneyano l’unico personaggio che ha una moglie/compagna riconoscibile come tale è il cattivo, ovvero Gambadilegno.
    La sessuofobia evidentemente fu tanto forte nella storia recente da fare escludere qualsiasi rapporto tra personaggi che implicasse la presenza anche remota del sesso.
    Ma in questo modo sono stati proposti a intere generazioni modelli di convivenze che tutto sono meno che matrimonio.
    Certo Biancaneve e i nani, Batman e Robin e moltre altre coppie o gruppi di personaggi hanno stretto tra loro un rapporto che è molto meglio rappresentato in un DICO che in un matrimonio.
    Lo stesso vale, per andare indietro, per Gesù e gli apostoli e per molti altri personaggi della mitologia religiosa.
    La cosa ha l’aspetto negativo che il sesso è negato ai ragazzi, per essere poi riproposto in modo brutale e parzialmente deviato nei modelli che emergono dai giornaletti porno, poi dai film porno, ma ha l’aspetto positivo che presenta come posssibili, lecite e vantaggiose molte diverse forme di associazione tra due e anche tra più persone.
    Morale: anche nella cultura popolare tradizionale troviamo i germi di una multiculturalità e di una varietà di comportamenti e di rapporti che invece le ideologie forti, come il vittorianesimo, il cattolicesimo, l’islam negano assolutamente, proponendo un modello unico e cercando di imporlo a tutta la società.
    Insomma quando di un rapporto umano vario e mutevole si fa un’istituzione e la si difende negando il valore di tutte quelle alternative si va incontro a un’infinità di contraddizioni e problemi.
    Forse le esagerazioni e l’aggressività della Chiesa cattolica attuale sono una reazione isterica di fronte a un’umanità lontanisima dall’ideologia che propone, anche se parte di questa umanità a parole vi aderisce.

    Comment by Condorcet — 04/4/2007 #

  5. Credo che gli isterismi non siano solo della Chiesa, ma anche di qualche politico che ad essa vorrebbe mettere il bavaglio, forse per paura.
    In una nazione dove la costituzione permette a tutti di esprimere il proprio parere questo non dovrebbe succedere. Tu sei libero di dire e io di replicare.
    Il problema non sono i cartoni animati, non sono loro che devono educare, ne la scuola ne la società, è troppo comodo.
    L’educazione arriva dalla famiglia, dalle regole che essa imposta in seno a se stessa, dai valori e dalla serenità. Se tutte queste cose ci fossero nelle famiglie i cartoni animati non sarebbero l’esempio da seguire.
    La nostra società non ha più regole, niente riferimenti niente di niente.
    Prima le ha perse la società nel suo globale e poi la famiglia nella sua singolarità.
    Allora avviciniamoci alla visione del mondo disneyano e sradichiamo anche sulla carta il concetto di famiglia, varieghiamola a nostro piacere a seconda di ciò che ci conviene al momento.
    Continuiamo la strada intrapresa delle favole dove tutto è concesso, dove vige la legge del “faccio ciò che voglio”, poi però non lamentiamoci se i nostri ragazzi sono disorientati e non sanno più da che parte devono andare.
    Non ho nessun problema con le coppie non sposate etero o omosessuali, ma non strumentializziamo i ragazzi e la loro educazione per fare polemica e aggiudicarsi benefici fiscali e pensionistici, perchè il problema è ben più serio e non si può ridurlo “alla cultura popolare tradizionale e ai suoi germi di multiculturalità”.
    E infine un appunto storico: le figure di Gesù Cristo e di Maometto sono storicamente provate e quindi mi sembra inadeguato parlare di mitologia religiosa.

    Comment by Anonymous — 04/4/2007 #

  6. Anonimo
    Il mito - e il fumetto è mito popolare - è importantissimo per comprendere un popolo.
    A volte fatichiamo a immaginare quanto un personaggio mitico sia modello e possa condizionare la nostra vita.

    Maometto è certamente un personaggio della storia.
    Di Gesù in Palestina ce n’erano tanti quanti sono i Mario in Lombardia, essendo un nome molto comune. Dunque non uno, ma moltissimi Gesù sono esistiti.
    Che uno di questi abbia fatto le cose che, parecchio dopo la sua presunta morte, persone che non lo avevano mai visto e conosciuto hanno scritto nei Vangeli è tutto da provare.
    Testimonianze storiche non ce ne sono, se non un paio di accenni in trascrizioni medioevali di testi romani. L’archeologia non offre alcun aiuto.
    L’estrema evanescenza degli indizi è inspiegabile, se è vero che Gesù ha compiuto gli atti descritti nei Vangeli, tra cui incredibili miracoli.
    Per questo la figura del Gesù dei Vangeli, che comunque è tra storia e mito, a mio modesto avviso è molto, ma molto più vicina al mito.

    Questo non significa che il messaggio cristiano non abbia valore. Anzi. Supponiamo che gli indiani abbiano inventato la figura di Gandhi e fingiamo che egli non sia mai esistito. Forse che questo toglierebbe il valore delle eroiche azioni compiute dal personaggio ? Forse che la profondità del suo messaggio sarebbe inferore ? Certamente no. Il suo contributo all’umanità sarebbe comunque grande, anche se il debito di riconoscenza se lo meriterebbero coloro che il personaggio l’hanno “costruito”.

    In realtà è molto più facile costruire una religione sul mito che su qualcosa di reale. Il mito lo possiamo plasmare, emendare di ciò che non serve, adattare ai tempi.
    Un personaggio molto reale, che si sa con chi usciva, che cosa faceva di sera, che artifizi ha usato per conquistare un partner o per conservare la sua eredità, che difetti fisici aveva, difficilmente può diventare il personaggio-chiave di una religione.

    Se poi passiamo da Gesù ad altri personaggi del pantheon cattolico, il mito è sempre presente. Una mamma di Gesù che viene assunta in cielo non ti dice niente ? E lo Spirito Santo ?

    Poi sarebbe curioso classificare come personaggi mitologici gli dei di tutte le religioni meno una. Se gli dei di tremila religioni sono mito, che cosa dovrebbe indurci a credere che quello della tremilaunesima non sia mito ?

    Comment by Condorcet — 04/5/2007 #

  7. Per inciso: ma voi sapete a quanti personaggi nella storia è stata attribuita la capacità di fare miracoli da chi ne ha tramandato le memorie?
    Quello che non capisco è perché credere all’esistenza di Cristo come fatto provato e non credere, che so, al mito della fondazione di Roma o al fatto che le piramidi siano state costruite dagli alieni. Se accettiamo per vero il Vangelo allora pretendo che sia accettata per vera qualsiasi altra leggenda tramandata nella storia, a cominciare dal mito di Atlantide.
    È stupido, a mio avviso, anche per un cristiano,pensare che quello che è scritto nella Bibbia sia verità assoluta, e non pensare che invece sia un uso sfrenato di mito e leggenda allo scopo di tramandare il messaggio in maniera più efficace.
    Basta poco per creare una leggenda: basta che le dicerie si moltiplichino passando di bocca in bocca. Mistificare la realtà, ovvero piegarla ai propri scopi, è un’abilità umana fra le più sviluppate in assoluto. Magari questo Gesù Cristo era un uomo straordinariamente buono e umano, e dalle forti capacità comprensive ed empatiche; magari ha solo detto qualche parola giusta al momento giusto, e da lì a creare il mito poco c’è voluto.
    Fra l’altro, a proposito dell’esistenza storica di Cristo, recenti studi storici compiuti direttamente sui Vangeli hanno evidenziato forti incongruenze nell’esposizione dei fatti. Una su tutte: la crocifissione era una pena comminata dal console romano per reati di ribellione a Roma, non di blasfemia (per quella era prevista infatti la lapidazione, com’è tutt’ora, e la competenza era dei sacerdoti ebraici). Inoltre, da molti passi dei Vangeli è possibile evincere che gli Apostoli andavano in giro quasi sempre armati di spade e coltelli (si guardi l’episodio del ferimento della guardia quando Gesù viene arrestato), e si prenda in considerazione l’episodio del tempio in cui Gesù rivolta i banchi del mercato, episodio piuttosto strano se si pensa che secondo la tradizione ebraica il tempio era ed è tutt’ora luogo adibito all’attività di mercato. Conclusione: quello che molti storici pensano è che se un Gesù Cristo è esistito in Galilea intorno all’anno 0, doveva essere il capo di una fazione di ribelli contro l’oppressione romana, e non di certo un profeta.
    Esistono poi numerosi studi che mirano a ricostruire l’esatta provenienza dei Vangeli e dei loro manoscritti originali, ed è inutile dire che gli indizi sono molto pochi. I Vangeli ufficiali sono datati non prima del 100 d.C., e non si sa quali siano le fonti da cui essi siano stati tratti. Quindi, dal punto di vista storiografico, sono dei documenti del tutto privi di ogni fondamento e pertanto inattendibili. Sono molte invece le prove di contraffazione di alcuni passi e di inesatta trascrizione nel corso dei secoli.
    Questa la realtà dei fatti, poi ognuno è libero di scegliere la favola in cui credere, basta che lo faccia liberamente e senza imposizioni.

    Comment by Lao Tzu — 04/5/2007 #

  8. @condorcet

    Non voglio nemmeno farla la fatica di immaginare che il fumetto sia così importante da poter condizionare la vita dei miei figli. Innorridisco solo all’idea. Sinceramente preferisco essere io l’esempio e la guida per loro. Io credo a Gesù Cristo, uno dei tanti scegli tu quello che preferisci, io so benissimo di chi parlo. Personalmente preferisco attenermi al “mito” Cristiano che al mito di qualche personaggio cartuniano.
    Ma naturalmente è un parere dettato dalla FEDE, che forse a qualcuno da fastidio, ma sinceramente sono problemi suoi.

    Comment by Anonymous — 04/5/2007 #

  9. Tu dici:
    “Sinceramente preferisco essere io l’esempio e la guida per loro.”
    Fai benissimo. E’ la cosa migliore.
    Accetta il modesto parere di un altro padre: insegnare ai propri figli a distinguere tra storia e mito, tra attualità e mito contemporaneo vuol dire trasmettere loro un utilissimo strumento, importante per non vederli soggiogati al fascino di miti forti che terzi cercano di imporre loro e fondanentale nei momenti importanti della vita per prendere decisioni autonome e consapevoli.

    Comment by condorcet — 04/8/2007 #

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