April
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Analisi e Riflessioni sull’11 marzo 2006 inserito nel contesto politico-sociale

Da troppo tempo si vive un clima di precarietà opprimente, che non ci permette di vivere una vita dignitosa. A questo si aggiungono i continui attacchi contro qualsiasi forma di espressione di dissenso e opposizione.
Un dissenso che nasce da condizioni di vita insostenibili per fasce sempre più ampie di lavoratori e studenti.
Per chi non è disposto a rassegnarsi a questo stato di cose e decide di portare avanti, nel quotidiano, battaglie politiche per i diritti fondamentali, oggi negati e subordinati a spietate logiche di mercato, le risposte sono le stesse di sempre: la repressione poliziesca e lo squadrismo di destra  continuano a colpire sistematicamente.

ASPETTANDO L’11 MARZO…
Gli scontri di corso Buenos Aires sono stati scatenati dalla decisione del partito politico neofascista Fiamma Tricolore di organizzare una marcia nazionale su Milano e dall’inspiegabile permesso accordato loro dalla questura milanese, dopo che per ben due volte gli era stato negato: la prima volta perché troppo vicino alla giornata della memoria, la seconda a quella in ricordo delle foibe. Il permesso viene accordato per l’11 marzo 2006, a pochi giorni dall’anniversario della morte di Dax (16.3.03)

LA FIAMMA TRICOLORE
E’ bene ricordare che cosa sia esattamente la Fiamma Tricolore.
Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore nasce nel 1995 in seguito a disfacimento  del Movimento Sociale italiano, dal quale ha origine anche AN.
Il partito neofascista di Pino Rauti, personaggio chiave di Ordine Nuovo, si pose l’obbiettivo di continuare le battagli dell’MSI in modo autonomo, senza rinnegare le proprie origini.
Evidenti sono le tendenze etnocentriste del partito che si fa promotore di idee razziste e xenofobe come recita anche il loro statuto.

Per comprendere meglio l’orientamento ideologico della Fiamma Tricolore basta far caso ai componenti dell’attuale segreteria nazionale. Nella lista compaiono Piero Puschiavo e Maurizio Boccacci, il primo leader del Veneto fronte Skinhead, il secondo del Movimento Politico, organizzazione boneheads racchiusa nel network Base Autonoma, sciolta nel 1993 dalle forze dell’ordine.
Dopo l’operazione del ‘93 l’unica organizzazione rimasta in vita è il Veneto fronte Skinhead.
Oltre ai 15 avvisi di garanzia per “Ricostituzione del disciolto partito fascista” per i fatti del ’93, Puschiavo  ed altri membri dell’organizzazione vengono arrestati nel 1994 con l’accusa di “Violazione della legge Mancino”.
Uno degli episodi contestati fu l’affissione di uno striscione che recitava “Siamo un gruppo di giustizieri nazifascisti. Rivendichiamo la nostra territorialità messa a dura prova con l’arrivo di questi cani negri che contaminano la nostra terra e che portano la loro droga nel sangue italiano”.
Il processo a carico di questi fascisti  è terminato nell’ottobre del 2004 con l’assoluzione di tutti gli imputati.
Anche i trascorsi politici di Boccacci confermano la matrice radicale del partito.
Tra i precedenti giudiziari a carico del segretario nazionale possiamo ricordare l’assalto al centro sociale “Break Out” di Primavalle (RO) da parte di un centinaio di boneheads da lui capeggiati e la campagna portata da lui avanti per la liberazione del capitano SS Erich Pribke, l’11 dicembre ’95 fu sorpreso insieme ad altri ex militari del Movimento Politico mentre affiggeva manifesti che chiedevano la liberazione dell’assassino colpevole della strage delle Fosse Ardeatine.

Nel 2003 la leadership del partito passa da Rauti a Luca Romagnoli, che verrà eletto eurodeputato nel 2004.
Per le regionali del 2005 la fiamma, dopo aver ricevuto consensi tra le componenti della destra radicale, inizia a collaborare con Alternativa Sociale guidata da Alessandra Mussolini, ma la cooperazione si dimostra fallimentare.
L’ accordo con la Casa delle Libertà arriva, invece, per le politiche del 2006.
L’entrata nella CdL rispecchia la legittimazione delle idee xenofobe, razziste, sessiste e omofobiche dell’estremismo fascista da parte del centro destra.

L’ESTREMA DESTRA A MILANO
Vorremmo soffermare l’attenzione sull’utilizzo della violenza dell’estrema destra che la realtà dei fatti esprime.
 Utilizzati storicamente come manovalanza nella stragi di stato, e Milano ne è l’emblema con il processo (archiviato!) per la strage di Piazza Fontana, è ancora mano fascista quella che oggi accoltella, incendia, tende agguati (conchetta ’03 il più grave), che ha prodotto persino un morto (Davide “Dax” Cesare); non c’è stata, però, una risposta adeguata da parte del movimento e dalle cosiddette “istituzioni antifasciste”.
Oltre a ciò, si deve tenere conto anche della presenza della Skinhouse (chiusa da poco, ma donata precedentemente da un esponente di AN), un covo dove si aggregava e riuniva il pericoloso e violento mondo bonehead lombardo e non solo.

Nel frattempo, il movimento milanese era impegnato a farsi guerra tra un centro sociale ed un altro. Le diversità di metodo e di azione non erano più viste come momento di crescita, ma come occasione di conflitto e così, specialmente a partire dal “dopo Genova”, lentamente si venivano a creare tanti piccoli ghetti che non riuscivano più ad avere una vera forza sul territorio, ma anzi, tendevano a scontrarsi tra loro. La conseguenza era che gli attacchi fascisti si susseguivano senza risposte adeguate, senza una vera lotta in grado di contrastarli. Con ciò non si intende dire che il pericolo fascista fosse alto, almeno a livello di massimi sistemi, ma che mancava dall’altra parte un movimento coeso in grado di opporsi sistematicamente e un’opinione pubblica capace d’indignarsi davanti a episodi di così grave intolleranza. La situazione era complicata dalla ormai storica assenza della sinistra istituzionale, impegnata a ricercare voti e a far propaganda, piuttosto che impegnarsi seriamente nel rispetto dei loro teorici ideali.

LA PREPARAZIONE DELLA GIORNATA
In questa situazione si arriva a poche settimane dal corteo della Fiamma dell’11 marzo.
Milano non poteva sopportare un affronto di simili proporzioni. Per una città medaglia d’oro per la Resistenza, veder sfilare braccia tese, bandiere tricolori con il fascio littorio, crani rasati e tutto l’armamentario che si portano dietro questi personaggi era davvero troppo.
Bisognava dare una risposta forte e decisa. Bisognava far comprendere che i fascisti non dovevano avere nessuna agibilità, specialmente dopo che la sinistra istituzionale e tutte le varie associazioni non si erano più opposte alla sfilata, sbandierando la loro tanto sbavata democrazia. E così, dalla margherita a rifondazione, avevano organizzato un presidio in Piazza dei Mercanti, distante anni luce dalla marcia nera.
Il movimento, invece, era tornato già da mesi a confrontarsi e a scontrarsi su come affrontare quella nuova provocazione, con la consapevolezza di essere stati abbandonati dalla “sinistra”.
La scelta di una contestazione e una risposta forte è stata la più doverosa e più condivisa, indipendentemente da ciò che è successo dopo. Avvisaglie del disastro imminente erano ben presenti: le già citate divisioni si erano riprodotte anche all’interno delle assemblee, cui si aggiungeva una diffidenza verso le altre realtà ed un egoismo ideologico sottile che non ha mai permesso la gestione collettiva degli sforzi e delle decisioni. Inoltre, c’è stato il grande errore di non voler trasformare l’iniziativa in una contestazione “di popolo”.
Giusta, invece, la decisione di non cedere di un passo di fronte alla probabilità che le forze dell’ordine si frapponessero tra il corteo dei neri e quello antifascista.
Nonostante le grandi preoccupazioni tutti hanno sentito il dovere di rischiare tutto per impedire la marcia.

11 MARZO 2006
L’esito della giornata era già nelle sue anticipazioni: 300 manifestanti che per circa un’ora si scontrano (4 ore prima del corteo fascista) con la polizia nella centralissima Corso Buenos Aires senza alcuna gestione di piazza né politica né strategica. Il risultato: una fuga disperata e precipitosa per le vie di Milano inseguiti da centinaia di carabinieri e poliziotti, la metropolitana chiusa, i rastrellamenti nei bar e nei palazzi che si protrarranno per qualche ora.

GLI ARRESTI
A restare in carcere dall’11 Marzo fino al 19 Luglio sono stati 25 compagni
Il P.M. chiede l’archiviazione del caso per gli scarcerati tranne che per 3 di loro che vengono rinviati a giudizi.
Due di loro vengono successivamente assolte, la terza viene “condannata” a 50€ di multa per detenzione di armi (coltellino svizzero).
15 dei 21 scarcerati ammettono di aver partecipato alla manifestazione per impedire l’adunata fascista e per almeno la metà degli scarcerati sono presenti foto che li ritraggono in prossimità delle barricate.
A processo arrivano in 29, 28 per devastazione e saccheggio. Vengono condannati in 18 a 4 anni e 8 mesi, il minimo della pena per questo reato, considerando il rito abbreviato e le attenuanti.

Una disfatta politica e di piazza preannunciata che, si sarebbe potuta evitare (o almeno limitare) con un po’ più di lucidità.
I Fascisti sfilano a braccio teso e inneggiando al duce, scortati a vista da plotoni di carabinieri e poliziotti, mentre il movimento già contava i fermi. Pur con tutti i limiti dell’iniziativa, nessuno può criticare il movente politico di fondo che ha spinto centinaia di giovani a manifestare così duramente il loro dissenso.
Troppo poco, però.

LA CRIMINALIZZAZIONE
Da non dimenticare, perché fondamentale, il periodo in cui si è svolto l’11 marzo: la campagna elettorale per le elezioni politiche.
I media, che già avevano contribuito ad esasperare il clima nelle settimane precedenti, non hanno risparmiato epiteti (barbari, black bloc, nuova Beirut, imbecilli, teppisti politici, ecc…) né condanne preventive, influenzando in maniera decisiva la già schierata opinione pubblica. I partiti, in maniera diversa a seconda dello schieramento, hanno fatto fronte comune nel dipingere gli antifascisti come “frange deviate e violente”, il tutto assicurandosi i voti della popolazione moderata.
La destra ha puntato sull’incendio dell’AN point, sul McDonalds, ma soprattutto sul fatto che gli antifascisti dell’11 marzo fossero “Prodi autonomi” definendo i camerati come disciplinati e democratici.
 La Sinistra, dalla Margherita a Rifondazione, ha prontamente bollato come “teppisti politici” i manifestanti, criminalizzandoli tanto quanto la destra; addirittura Fassino (con una splendida mossa da campagna elettorale) è andato in Questura a solidarizzare con gli agenti.
I Fascisti sfilano, gli antifascisti si oppongono e vengono repressi e tutti sbraitano per uno schifoso pugno di voti: miracoli da campagna elettorale!

IL PROCESSO POLITICO
Ma era solo l’inizio della violenta campagna di criminalizzazione e repressione: doveva ancora entrare in gioco la magistratura con i suoi numeri da prestigiatrice politica. La sua prima esibizione è stata quella del carcere preventivo per tutti, indipendentemente dalla posizione giuridica.

L’ulteriore trovata è stata quella del capo d’imputazione: “devastazione e saccheggio”. E’ chiaro che si tratta di una montatura, poiché gli estremi per assegnarlo sono ben altri. Nemmeno nei crudi anni ’70 era mai stato utilizzato (nemmeno nel 1977 a Bologna, quando, data l’estensione e l’intensità degli scontri, le piazze della città erano presidiate dai carri armati).

419 C.P. Devastazione e saccheggio
“Chiunque, fuori dai casi previsti dall’articolo 285*, commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da 8 a 15 anni.
La pena aumenta se il fatto è commesso su armi, o munizioni o viveri esistenti in luogo di vendita o deposito”
*Chiunque allo scopo di attentare alla sicurezza dello stato commette un fatto diretto a portare la devastazione ed il saccheggio o la strage nei territori di stato o in una parte di esso è punito con la morte (ora sostituita dall’ergastolo)

Da ciò si evince che il reato è stato pensato per casi ben più gravi e totalmente diversi da quelli avvenuti l’11 Marzo in Corso Buenos Aires.
Si tratta di reati che hanno a che fare con la guerra e il dopo guerra.
Di persone che per perpetrare violenza fanno uso ed abuso di armi.

Ma vediamo cosa in passato è stato “devastazione e saccheggio”

  • 1942 Eventi dopo i bombardamenti di Benevento
  • 1960 Tumulti contro il governo Tambroni a Palermo (assalti alle banche, al municipio etc..)
    144 feriti, 364 persone fermate, 55 andarono al processo, 2 condannati.

E’ la prima sentenza di un reato tornato in voga sotto silenzio a Torino nel 1998 in occasione dei cortei e sit-in per la morte di Baleno e poi tornato pomposo dopo i fatti di Genova, come a Torino, a Napoli, in Val di Susa e un anno fa a Milano.

I 18 condannati non possedevano alcun tipo di arma.

Il reato di devastazione e saccheggio si riferisce alla minaccia di vita della collettività in quanto si va a ledere l’ordine pubblico; in Corso Buenos Aires questo pericolo è stato sostanzialmente inesistente, in quanto gli scontri si sono concretizzati in 60 minuti in cui la gente presente sul luogo continuava a fare shopping o si fermava a guardare incuriosita e filmava con videotelefoni e fotocamere digitali ciò che stava accadendo.
Anche le forze dell’ordine non hanno ritenuto opportuno caricare il corteo da subito, infatti l’unica vera carica è stata quella che ha portato ai 46 fermi.

Per l’11 Marzo invece l’impianto probatorio era pressochè nullo, i danni riguardano 4 macchine date alle fiamme, due negozi lievemente danneggiati e l’A.N. Point incendiato.
Questo è quel che riguarda la devastazione.
E il saccheggio?
2 venditori ambulanti dichiararono di essere stati rapinati di pezzi di bigiotteria e circa 40mila€ di merce varia.
Questa accusa continuiamo a ritenerla infondata, come le altre inerenti alla devastazione, infatti nessuna delle parti citate in causa, neppure l’A.N. point, si sono costituiti parte civile.

Concorso materiale:
Concorrere nella realizzazione di un reato nella sua fase ideativa, preparatoria o esecutiva; nulla di ciò è stato provato poichè non ci sono foto che dimostrino i condannati mentre commettono azioni mirate alla devastazione.

Numero da illusionista è stato anche la costruzione delle prove: quasi nessuna o inconsistente per tutti gli imputati, ma tutti legati da questo “concorso morale”.

Concorso morale:
Concorrere al proposito criminoso di altri attraverso i propri atteggiamenti o condotta.
Il P.M. Basitone, non avendo potuto provare che gli imputati fossero impegnati nel commettere atti di devastazione e saccheggio, si è inventato il concorso morale ”.
In pratica, il solo fatto di aver partecipato a quel corteo diventava prova certa di aver commesso reati, anzi, era un reato esso stesso.
Il concorso morale cozza con le norme costituzionali che ritengono la responsabilità penale individuale e garantiscono il “diritto di manifestazione”.
Il tribunale del riesame e il P.M si sono basati su questi due punti per le scarcerazioni, benché per alcuni richiederanno perfino l’archiviazione, nonostante sia provata la loro presenza alla manifestazione.
2 comportamenti opposti visto che 19 imputati sono stati poi condannati per concorso morale in devastazione e saccheggio.
Il diritto di manifestare viene messo in discussione.
Insomma, anche se gli organi competenti continuano a negarlo, è stato un puro processo politico.

CRIMINALIZZAZIONE DELLE LOTTE SOCIALI
Nell’attivismo sociale e  nelle lotte politiche i reati più spesso contestati vanno dall’imbrattamento, fino all’occupazione, che non presuppongono pene troppo alte; nei casi peggiori dal danneggiamento alla resistenza a pubblico ufficiale
Ecco perché, troppo spesso l’apparato repressivo cerca di contestare procedimenti penali punibili più gravemente.
Da qui il ricorso continuo ai reati previsti dal 270  “associazione sovversiva”  e dal 270 bis “associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico”, ampliati nel 2005 dal “pacchetto Pisanu” (270ter, quater, quinquies, sexies), nato per contrastare il “terrorismo internazionale” ma esteso anche alle aree del movimento considerate più “estremiste”.
A questo si aggiunge anche l’articolo 41bis per i reati di “terrorismo”, che prevede il regime di carcere duro e che riporta ai modelli detentivi previsti dall’art.90 del 1977 , utilizzato per reprimere la lotta armata.
Oggi invece si etichetta come eversiva ogni protesta sociale dalle manifestazioni di piazza, alle occupazioni di case, dalla resistenza agli sgomberi coatti, alle pratiche di autoriduzione o riappropriazione, dalle lotte contro la precarietà o il carovita, alle lotte contro le guerre imperialiste.

Ma è terrorista chi occupa una casa per necessità economica? O chi occupa una scuola per manifestare il suo dissenso alla sempre maggiore privatizzazione del sistema scolastico? O chi scende in piazza perché non accetta che la feccia fascista possa sfilare liberamente per le vie della città? O chi si oppone ai nuovi lager denominati CPT?
Il vero terrorista è chi crea false emergenze, fomenta la paura, per poter giustificare denunce, galera, violenza, perquisizioni, abusi di potere.
Terrorista è chi altera la percezione degli eventi manipolando l’informazione.
Terrorista è chi con la scusa di proteggere da’ sfogo ai suoi istinti animale. Pestando, uccidendo.
Terrorista è chi affama, distrugge, sfrutta per arricchirsi.
Terrorista è, quindi, anche lo stato.

LE CONSEGUENZE
Nei mesi immediatamente successivi alla giornata di Buenos Aires si sono susseguite denunce, arresti, criminalizzazione dei centri sociali, visti come covi di sovversivi. Il momento più eclatante di questa campagna del terrore è stato lo sgombero dell’ORSO, avvenuto pochi mesi fa con un assurdo dispiegamento di forze dell’ordine, che hanno letteralmente circondato Via Gola. Da sottolineare anche lo sgombero di KASA, spazio occupato accanto al liceo Tenca. Questi avvenimenti hanno contribuito fortemente a frammentare ancor di più il già agonizzante movimento milanese. Infatti, non è avvenuto quanto era logico aspettarsi: una sostenuta solidarietà pratica e politica contro lo sgombero e l’annullamento degli spazi sociali. L’atmosfera dell’11/03 ha creato un grande buco anche nella solidarietà nei momenti bui.
La speculazione edilizia (Via Gola) e l’idolatria della cultura di stato (liceo Tenca) ha vinto.
I media, dalla loro, hanno accresciuto questa campagna d’odio nei confronti del movimento, delle sue lotte e delle sue pratiche. Sono addirittura arrivati a fornire una “mappa” dei centri sociali cattivi (quelli dell’11) e buoni (Leoncavallo e Cantiere) che l’11 erano a Roma.

LA CONDIZIONE ATTUALE
A livello politico la frammentazione, la repressione e la criminalizzazione hanno portato ad un’implosione stessa delle lotte, anche dentro i centri. Tutti troppo impegnati o a mantenere i compagni in carcere o a sopravvivere a livello di luogo.
La lotta sociale è ferma da mesi: lo scenario è abbastanza desolante e difficilmente recuperabile in breve tempo.
Il Capitale va più veloce, lo statalismo intanto ha rafforzato i suoi apparati e la sua credibilità (con grande sforzo mediatico). Le prospettive di ricreare le possibilità di contestazione non sono molte, ma non per questo nulle. Tornare ad avere almeno agibilità sul territorio è la priorità assoluta: riaggregazione è la base di questo metodo.

RIFLESSIONI SUL CONTESTO POLITICO E SOCIALE
Da anni ormai assistiamo ad un progressivo distaccamento dei cittadini dalla politica istituzionale.
Grande responsabilità, per questo disinteresse che troppe volte trascende in disillusione, è da attribuire ai partiti politici: ormai il cittadino viene considerato solamente in occasione delle elezioni, con il risultato di una campagna elettorale perpetua sempre più svuotata di contenuti politici e considerata un’operazione di marketing.
Se i partiti moderati hanno smesso da tempo di ascoltare le vere esigenze della popolazione, di lavorare sul territorio e per il territorio, ora addirittura la sinistra considerata “estrema” sceglie sempre più spesso la via del compromesso. La scelta di allinearsi invece di cercare di proporre un’alternativa reale al dominio del mercato globale è da considerarsi la più grande sconfitta politica degli ultimi duecento anni.
Dalla parte opposta, il cittadino, preso in considerazione solo come mero strumento elettivo, è sempre più schifato dalla politica e, come vedremo in seguito, anche insoddisfatto della società in cui vive.

E’ necessario, però, analizzare dapprima i motivi per cui, nonostante uno scontento definibile generale, sia ormai tragicamente ridimensionato se non quasi assente il conflitto sociale.

Viviamo in una società sempre più schizofrenica; da un lato una considerevole diminuzione dei diritti e delle libertà, individuali e collettive: l’ennesima finanziaria di guerra (+11%  di spesa per le missioni militari e la “sicurezza” ) che dimostra la continuità tra governi di destra e di “sinistra” ; sempre più precarietà nel lavoro (lavori atipici, a progetto, contratti semestrali, stage, morti bianche…) associata ad una crescente precarietà dalla vita (caroprezzi, affitti alle stelle, bollette…). Come se non bastasse si aggiungono le privatizzazioni del servizio pubblico (scuola, sanità, trasporti…), le grandi opere che non prendono in considerazione la sovranità delle popolazioni locali (tav, mose, ponte sullo stretto, per non parlare della base di Vicenza), senza dimenticare il grande cancro della mafia, della corruzione e del fascismo in doppiopetto.

Come mai il cittadino, che vive sulla propria pelle questo enorme disagio, non prende coscienza e prova a cambiare lo stato di cose?

Grande responsabilità nel distrarre il cittadino dai reali problemi va attribuita ai Media.
Giornali, riviste, radio e tv, salvo rare eccezioni, propinano omologazione culturale: i programmi tutti uguali, le mode, le veline e i calciatori, i reality per abituarsi al controllo sociale, l’enorme bombardamento pubblicitario, sembra che il valore di una persona si misuri in quanto consuma o in quanto somiglia agli stereotipi televisivi…
tutti aspirano a “fare il grande fratello per diventare famosi e poter andare a fare l’isola dei famosi”

A questa insulsa mediocrità si aggiungono, si susseguono e si accavallano le “emergenze quotidiane”, per distogliere il cittadino dai suoi problemi e disorientare in questo modo le lotte sociali.
“il clima”, “la droga”, “il terrorismo”, “I clandestini”, contenitori per un’indignazione sociale sfogata a rate e per questo controllabile, plagiabile e indirizzabile.

Il cittadino, represso e frustrato,che noi definiamo animale sociale alienato, sempre più spesso esterna questo suo malessere, trovando nella violenza personale o di gruppo, un’ incredibile valvola di sfogo. Gli omicidi immotivati tra vicini di casa, le mattanze tra le mura domestiche con i genitori che si ammazzano o ammazzano i propri figli o viceversa, il “bullismo” e le violenze di gruppo, le violenze sui minori o dei minori, gli stupri, i vandalismi diffusi durante la festa per la vittoria dei mondiali sono sintomo di un malessere sociale latente, ma sempre più schizofrenico e incontrollabile.

La violenza gratuita, sempre più spesso accomunata a varie forme d’intolleranza, porta l’animale sociale ad azioni ben più gravi; le aggressioni verso donne, omosessuali, down, agli immigrati (siano essi regolari o irregolari) e in generale verso i più deboli, sono episodi allarmanti che vanno letti come parte di un’unico andamento.

In tutto questo contesto, a chi soffia sul fuoco della xenofobia, del razzismo, del sessismo (che molto spesso è dettato dall’ignoranza o da una paura “costruita” e indotta) viene dato sempre più spazio, nel mediocre teatrino del dibattito politico come nelle piazze.
E’ un grosso errore sottovalutare i roghi del campo nomadi di Opera, appiccati da animali sociali esasperati aizzati dall’estrema destra (lega, AN e neofascisti milanesi presenti e in prima linea quella sera), non considerare la morte di Dax come quella di Renato, accoltellato da due giovani neofascisti, ma liquidato dalla stampa come lite all’esterno di una discoteca a Ostia.
Non si può permettere a Forza Nuova d’interrompere (con l’appoggio o il tacito assenso della polizia, che non intervenne)   con un corteo non autorizzato, il Gay Pride di Catania lo scorso Giugno, non  si possono concedere alla Fiamma Tricolore, partito esplicitamente fascista, le piazze di Milano, Roma, Torino, Padova…

Come mai tanta indignazione per emergenze giornaliere e non una parola di condanna per leggi sempre più liberticide e avvenimenti allarmanti come quelli sopra descritti?

Crediamo che come la società cerce d’incanalare l’attenzione dei propri cittadini verso spauracchi sociali, a noi tocca il compito di indirizzare le lotte contro ciò che viene così minuziosamente nascosto agli occhi del cittadino comune.
La violenza, a prima vista immotivata, è sintomo di un’insofferenza che va percepita e resa consapevole.
Questo succede in modo sempre più insistente nelle lotte popolari, prime tra tutte quella in val di susa,che vedono affiancati giovani dei centri sociali a intere famiglie che lottano insieme per far valere i propri diritti e devono fare i conti con la violenza organizzata dello stato e della polizia.
La radicalità e la capillarità delle lotte sono a nostro avviso l’unico strumento per porre fine alla violenza incontrollabile e inconsapevole che alberga nel cittadino e far si che la propria rabbia possa essere così indirizzata verso le vere cause del malessere sociale. l’unico modo per porre rimedio ad una situazione che rischia davvero di esplodere in tutta la sua forza distruttrice.

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  1. Gli scontri di corso Buenos Aires sono stati scatenati dalla decisione del partito politico neofascista Fiamma Tricolore di organizzare una marcia nazionale su Milano

    Vi siete informati male.
    Gli scontri sono stati causati da un gruppo di deficienti/deliquenti di estrazione fascionazistocomunista che pensano di poter imporre la propria volontà distruggendo le vetrine dei negozi, le auto dei cittadini e spaventando i passanti, come accadde tra il 9 e 10 novembre di 68 anni prima.
    Praticamente, ignoranti che manifestano contro sè stessi, senza rendersene conto.
    Il resto, non val la pena di leggerlo: l’autoincensamento ve lo lascio volentieri.
    Quanto alla vostra pretesa di superiorità morale delle vostre “lotte”, =))=))=))=))=))=))=))=))=))

    Comment by Anonymous — 04/25/2007 #

  2. l’antifascismo di matrice tradizionale post-bellica, non è più il nemico. Si rischia inutilmente andando in bocca alla repressione, combattendo 4 stronzi che non contano niente e sprecando energie che potrebbero essere meglio spese in un lotta a più ampio respiro.

    Forza nuova è solo il risultato estremo di un processo di imbecillizzazione colletiva che ha i suoi estremi nell’ideologia dello spacco tutto e in quella della “difesa dell’ordine”. Al centro ci sta l’imbecillizzazione televisiva e il consumismo.

    Comment by Cloro — 04/25/2007 #

  3. “il resto non vale la pena leggerlo”
    ci sono anche molte autocritiche comunque,prova a leggerlo.

    Comment by Anonymous — 04/26/2007 #

  4. Amici studenti(ormai lo siamo diventati), rompete tanto le scatole sull’apologia di fascimo e poi vi macchiate dello stesso crimine a favore dei vostri compagni? Voi che non avete sentito neanche mezza lezione di diritto penale vi permette di interpretare una disposizione del codice? Se cinquanta deficienti scendono in piazza, spaccano vetrine, buttano sassi contro la polizia, incendiano cassonetti, incendiano automobili e creano uno stato d’emergenza in città si macchiano del reato di DEVASTAZIONE! E ne subiscono le conseguenze: ancora una volta si è dimostrato che il vero pericolo per il nostro Paese è rappresentato non dai dieci ignorantelli a braccio destro teso, ma dalle centinaia di delinquenti che vogliono a tutti i costi creare una guerra ad un fantomatico partito fascista nel 2007! Ci fossero ancora i nonni partigiani vi prenderebbero a calci nel culo. I veri fascisti siete voi! Voi che attaccate Cofferati per avere cercato di impedirvi di pisciare sui muri delle case o rompere le balle con i vostri bonghi maledetti alle 4 del mattino; voi che attaccate la Moratti per essere diventata sindaco (niente male!); voi che attaccate Bertinotti per non aver scatenato la guerra civile trasformando l’Italia in una dittatura del proletariato (strano, pensavo che fosse una scelta di buonsenso); voi che beatificate chi al G8 ha quasi ucciso un poliziotto ed è morto come c’era da aspettarsi ogni qual volta si cerca di uccidere un povero cristo in divisa… Voi che disonorate il nostro Paese ogni volta che aprite bocca. E qui nel forum nessuno che abbia il coraggio di dire quello che pensa veramente di voi! :-?:-?

    Comment by cittadino libero — 04/26/2007 #

  5. “l’ennesima finanziaria di guerra (+11% di spesa per le missioni militari e la “sicurezza” )” pensavate di andare in Libano a fare da pacieri gratis? Ma vi rendete conto di quello che dite? Volete ritirare le truppe anche da lì? Giusto, meglio ritirare i soldati dal libano e lasciare che crepino un po’ di ebrei e mussulmani… così si che si crea la pace…

    Comment by cittadino libero — 04/26/2007 #

  6. Quando nell’elenco delle litanie pseudocomuniste si parla di “Terrorista è anche lo Stato”, è ovvia la contraddizione di questi giovanotti!
    E’ assurdo dare del terrorista allo Stato nato dalla lotta antifascista, dalla resistenza e che detiene una carta fondamentale estremamente democratica (in senso pieno e non da repubblica popolare!).
    Quando straparlate con questi slogan siete uguali e forse peggiori, in quanto utilizzate il temnine democratico per le vostre scorribande, di quei deficienti nazistelli che c’erano in Corso Buenos Aires a Milano.
    Vergognatevi! E cercate di leggere qualche libro in più quando siete in vacanza sulla barca di papà…

    Comment by coldax — 04/26/2007 #

  7. «TUTTO CIÓ CHE É POSSIBILE FARE PER COMBATTERE QUESTO SISTEMA É DOVERE FARLO!»

    …La vita è una cosa troppo importante per spenderla male o buttarla via in inutili chiacchiere o battibecchi. Ogni minuto è importante, soprattutto qui a Milano dove la città ti ruba ore e ore che potrebbero essere usate in mille modi creativi.

    Comment by Lettera di Margherita Cagol alla madre (uno stralcio) - 1969 — 04/26/2007 #

  8. Con tutto il rispetto per la compagna Mara e per le sue iniziali battaglie politiche a Trento, non mi sembra il caso di citarla come esempio di limpida democratica!
    Se poi Milano è soffocante questo non ti giustifica dal fatto di sfasciare o incendiare le proprietà altrui.
    Sul fatto che al posto di lavorare si potrebbe fare altro sono d’accordo, ma alla fine della giornata devo portare a casa la pagnotta, oppure devo andare a rubarla ops a espropriarla al povero panettiere che sfrutta il lavoro altrui?

    Comment by coldax — 04/26/2007 #

  9. @Cittadino Libero:Onestamente sul Libano.. i, non capisco cosa ci facciano 2500 uomini e come sai sono per la presenza militare: ma non possono ne disarmare Hezbollah, fanno i controlli in postazioni fisse (non mobili) non sono armati in maniera decente, per cui dirigono il traffico.. vedi tu… cosa ci facciamo li. Sul serio.. è una missione mangia soldi e basta, mi viene il dubbio che sia risarcitoria nei confronti dei soldati tolti dall’Iraq (insomma per tenerseli buoni)

    Comment by Sir Percy Blakeney — 04/26/2007 #

  10. Bravo SIr, ma infatti sono d’accordo con te: per dare ragione alla sinistra che rappresenta questi deficientelli si finisce per mandare uomini a fare nulla, quando il vero obbiettivo dovrebbe essere quello di disarmare le truppe irregolari e rafforzare il governo libanese… Contestavo solo il fatto che le “capre” non capissero l’aumento delle spese militari… PS grazie a Dio un po’ di commenti intelligenti!!!:d

    Comment by cittadino libero — 04/26/2007 #

  11. Giuro che ci ho provato a leggere con attenzione questo lunghissimo post.. Ma ad un certo punto ho dovuto, voluto smettere.. Lo schifo era troppo forte!!

    Il diritto di manifestare le proprie idee, anche se sono invise ai più, è il fondamento prima di qualsiasi ordinamento che si voglia definire democratico. Il potere di dirimere chi abbia titolo per esercitare questo diritto, non può e non deve essere nelle mani di qualche pazzo teppista esasperato che pensa di esercitarlo con la contrapposizione fisica.

    In qualche parte di questo farneticante post, che per lunghezza, intensità, riferimenti, e ferocia ricorda gli altrettanto farneticanti comunicati dei “compagni che sbagliano” tristemente famosi molti anni fa, si parla di democrazia.. e poi si grida alla giustezza della contrapposizione fisica nei confronti di una manifestazione democratica (odiosa quanto si vuole ma pur sempre democratica) autorizzata dagli organi competenti.. Praticamente il più folle di tutti gli ossimori politici!

    Per non parlare poi degli enjambement con i quali si affermano e si negano diritti a seconda di chi ne sia il candidato titolare..

    Questo è uno scritto visionario, che dovrebbe fare capire quale sia l’attendibilità di questi ragazzi.. Sono stufo di cercare di spiegare a questi ragazzi che dovrebbero leggere di più, e che dovrebbero leggere cose diverse.. E’ troppo facile riempire le proprie teste con le parole demagogiche e partigiane che rispecchiano il proprio ideale politico, per crescere bisogna leggere ciò che scrive chi la pensa diversamente, e contemperare questi scritti con le proprie convinzioni.

    Si parla del curriculum dei vertici di FN, curiosamente ci si dimentica di ricordare che abbiamo un assassino al vertice della segreteria della camera.

    La manifestazione di FN si è tenuta a pochi giorni dall’anniversario della morte di un tizio che voi e solo voi dite essere stato ucciso da “fascisti” per motivi politici.. Come vi permettete di paragonare una simile ridicola ricorrenza al giorno della memoria o del ricordo delle foibe !?!

    Quando poi ho visto la citazione dal diario della brigatista Cagol (se non sbaglio storica compagna di quel galantuomo di Renato Curcio), ho capito che avevo fatto bene a smettere di leggere l’immensa quantità di stupidate ammucchiate in queste righe..

    Consiglio agli studenti autorganizzati comaschi di vergognarsi, e di occuparsi una volta tanto di qualcosa di serio.

    Comment by Andrea Bernasconi — 04/27/2007 #

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