May
19

Il sindaco non riceve

La mignotta è un articolo che tira. Signora mia, se tira.

Il sindaco del muro, diessino dallo stile televisivo gesuitico, dice che le puttane fanno gazzarra e anche un po’ schifo. Con loro non ci parla, anzi: non parla con chi si prostituisce per strada. Stiamo tutti aspettando che si facciano vive le residenti.

Per di più, gli adulti che ne adoperano le grazie vanno multati. I bambini, infatti, potrebbero, vedendole nell’esercizio delle loro funzioni, anche di sfuggita, risentirne negativamente. Non è dato sapere se così tanto da diventare come Don Benzi oppure come Rocco Siffredi. E poiché sembra di subodorare al proposito un dilemma di tipo teologico, bisogna che si lasci la patata bollente (da intendersi senza sottintesi) a quel nuovo energumeno del pensiero che va sotto il nome di Monsignor Betori.

Noi più prosaicamente rivolgiamo il nostro pensiero alle lavoratrici del sesso che Zanonato vorrebbe non si sa bene dove e a fare cosa, purchè non sotto casa sua. Il sindaco applica il sistema meridionale delle discariche alle mignotte padovane.
Ognuno ha dunque le epidemie che si merita.

In tv, intervistato da Maurizio Mannoni a Primo Piano, il primo cittadino di Padova ha detto che per strada donne che si danno non ce ne devono più stare. E vabbè. Lui - dice - ne ha aiutato circa trecento a uscire dal ghetto della prostituzione, e su questo è tutto ok.

Solo che poi non ha detto che cosa fare con quelle che nel ghetto della prostituzione non ci vivono perché hanno deciso che quello è il mestiere che si sono scelte. Mi riferisco ai trans (che si prostituiscono anche perché le operazioni e le cure cliniche cui si sottopongono sono costosisissime) ma anche a prostitute senza pappa, che sono molte, anche se non sono in grado di quantificare in nessun modo (e non ho letto alcuna stima al proposito). Neppure ci ha spiegato se pensa di piegare il racket con i vigli urbani.

Macché. Dinnanzi alla richiesta di fornire a noi comuni mortali la sua soluzione al problema, il sindaco ha risposto che quello non è il suo compito. Belin. E’ una risposta anche questa.

La questione non è certo semplice, ma neanche così devastante come la crea questa montante sensibilità cretina e bigotta. Non si tratta come dice qualcuno (Mannoni, per esempio) di scatenare un’inutile carica contro il più antico mestiere del mondo. Anche gli schiavi hanno fatto il loro lavoro per millenni ma ora, e non solo teoricamente, ne stiamo facendo a meno.

Neppure si può dire che il marito debba stare con i figli e la moglie a casa, come pateticamente sostiene Don Benzi, che accusa la prostituta di distogliere il maschio dalle sue incombenze di “dominatore” e “autodominazione”. E considera, come farebbe un fascistello qualsiasi, la manifestazione delle lucciole come “inammissibile ed inconcepibile“.

Come per la droga bisogna ammettere che il tossico c’è e la puttana pure. Fanno parte a pieno titolo della nostra società, dei nostri usi e costumi, come ne sono parte l’onesto e il disonesto, il pompiere e il piromane, l’astemio e il sommelier. Ad ognuno riserviamo (o dovremmo riservare) un trattamento come la legge conviene.

Così come ci sono l’alcolizzato che però è legittimato a bere alcool e il prete cattolico (unico e ultimo “ordinato” della cristianità a non prevedere per sé il matrimonio) che incita legittimamente alla continenza e poi stupra un bambino di tre anni. Nessuno pensa che tra le due cose, nei due distinti e diversissimi casi, vi sia un nesso criminogeno. Cioé, chi beve non è destinato a diventare alcolizzato, chi esercita la castità non è destinato a stuprare chicchessia.

Quindi accettiamo il prete, il bevitore di alcol e abbiamo finito per tollerare
l’acolizzato, a patto che non desse - e non dia - manifestazioni del suo stato in pubblico, proprio come facciamo oggi con il tossico sporco e allo sbando mentre nemmeno ci accorgiamo o pensiamo che il nostro incravattato commercialista si faccia tutti i giorni.

Sostenere che vi sia un nesso tra l’accettazione dello stupefacente e/o del sesso a pagamento e ogni nequizia ad esso collegati rende il discorso puramente ideologico. Bisogna dire che cosa è un reato e che cosa non lo è. Se la prostituzione non è un reato si può esercitare anche per strada. Oppure si dica che per strada è reato e a casa, sulle giostre, nei boschi di querce, nelle serre di crisantemi, no. Ma si dica qualcosa. Anche lei sindaco dica qualcosa … di democratico.

Se la mignotta si spoglia per strada bisogna impedirglielo magari facendola spogliare in casa e poi redimerla, perché redimerla per strada mentre si spoglia è davvero impossibile. Ci sono milioni di clienti italiani che le dicono tutte le sere che non le conviene. Sono quei padri di famiglia o divorziati o singles, non si sa quanto equamente divisi tra destra e sinistra, che non aspettano la notte per scendare da Marte e appartarsi con una di quelle. E molti di loro ne hanno salvate almeno altrettante di quante ne hanno salvate Don Benzi e Zanonato.

Multarli non sposterà di un millimetro le questioni che si cerca di risolvere: quella dell’ordine pubblico, della “salvezza individuale” e tanto della moralità collettiva, intesa come salvaguardia dello sviluppo infantile e della quiete dei più anziani (ussegnur…). Inutile anche dire - come fa Zanonato - che in manifestazione a Padova c’erano quattro gatti (segnatamente quattro mignotte). Quelle che tutte le sere pagano il pappa a manifestare non c’erano di sicuro. Ma non risulta che fossero andate nel frattempo a chiedere asilo politico in Comune. Invece in piazza c’erano cinque consiglieri della maggioranza ad accoglierle, in aperta polemica con le sue decisioni.
Portare via una puttana dal racket è da considerarsi qualcosa di più di un atto meritorio, specie se si viene incontro a una libera scelta della ragazza che vuole uscirne. Lo stesso vale per il tossico, ma anche per lo spacciatore che solitamente tossico non è.

Ma noi dobbiamo sforzarci di distinguere: la prostituzione c’è sempre stata, i protettori pure, il racket no. Legalizzare la prima significa dare una forma a una materia troppo spesso fluttuante tra il moralismo e l’interessatissimo disinteresse. Mettere le donne (e i trans), tutte/i, nella condizione di scegliere, questo è un passo avanti. Quasi del tutto eliminati dal corso degli eventi i secondi, bisogna compiere un passo significativo nei riguardi del terzo che prospera sulle nostre discussioni sterili e gode di protezioni ormai intollerabili. Senza attendersi - dall’applicazione della legge - palingenesi morali, radicali modifiche del costume, uniformi comportamenti sessuali, che non si danno in nessun modo, con buona pace dei neo-naturalisti vaticani.

Infine, caro sindaco, lasciarsi andare a battute del tipo: “Chissa’ con questa storia, Kristal (la trans che ha organizzato la manifestazione, ndb) quanti clienti troverà” - sembra più lo sfogo di un cliente deluso che l’infortunio di un sindaco democratico.
Si lasci andare in un altro senso e riprovi il piacere di una fellatio.
Anche pagando.

Francesco

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  1. Personalmente trovo squallido pagare un essere umano per fare sesso ma forse io parlo da privilegiato perchè nell’ambiente omo se c’è qualcosa che non manca è proprio questo. Anche per noi ci sono le puttane, si chiamano escort, e sono un fenomeno in continua crescita, generalmente si tratta di bei ragazzotti palestrati che per arrotondare lo stipendio o per pagarsi gli studi decidono di imitare le lucciole. Io non ne ho mai capito l’utilità visto che, appunto, gli incontri piccanti per noi non sono una cosa rara a parte forse il fatto di trovarsi davanti un bel tipo. Certo il fenomeno non è nemmeno paragonabile alla prostituzione, anche se alcuni ragazzi che si vendono al Parco Nord di Milano ce ne sono, resta però un fenomeno marginale.
    Questa situazione con signorine belle e brutte che aspettano sui marciapiedi è dovuta alla famosa legge Merlin che ha abolito le case chiuse, quindi ho una proposta, aboliamo semplicemente tale legge e magari facciamo come in Svizzera dove la prostituzione stradale è vietatissima però ognuno in casa sua può fare quello che vuole.
    Questo delle ‘tette al vento’ è la classica conseguenza di quando nell’emanare leggi lo stato si mette a fare il moralizzatore, le conseguenze sono peggiori della cura. Uno stato non deve fare morale ma deve osservare la realtà senza peli nè sulla lingua nè sullo stomaco ed agire di conseguenza, proponendo soluzioni che non peggiorino la situazione, ed in caso di errore, provvedere subito o a fare marcia indietro o a correggere il tiro.
    Lo stesso si tenta di fare adesso con le coppie di fatto, si vuole far entrare la morale (quella cattolica) nelle leggi dello stato e infatti le conseguenze stanno peggiorando rispetto alla situazione precedente e tutto fa pensare che peggiorerà ancora.
    La morale, per chi ce l’ha, la deve applicare nella propria vita privata ma non si può pretendere che una legge la contenga in sè. Una legge per essere davvero efficace deve essere il più possibile asettica.

    Comment by Ulisse — 05/20/2007 #

  2. Cosa fa uno stato laico e liberale per affrontare il problema della prostituzione ?

    Alcune idee:

    1 Considera che la prostituzione è connaturata con la storia unmana; quindi evita posizioni ridicole quali il cercare di abolirla o di proibirla, ma fa di tutto per minimizzare gli effetti negativi per gli individui.

    2 Non ci ricama su alcuna considerazione morale. Quel che fanno i cittadini sono cazzi loro.

    3 Veglia che alla base della prostituzione ci sia una buona dose di libera scelta e di l’indipendenza dell’individuo che la pratica, dunque colpendo durissimamente chi la sfrutta.

    4 Favorisce in ogni possibile modo - con premi e pene - una pratica della prostituzione sana dal punto di vista dell’igiene, ovvero che salvaguardi la salute sia di chi svolge l’attività sia dei clienti.

    5 Procura assistenza a chi la pratica, per esempio previdenziale, medica, legale, assicurativa, ecc., chiedendo in cambio un comportamento corretto sul piano fiscale, ovvero facendo pagare tasse sui redditi che derivano da quella attività.

    6 Ammette l’istituzione di “case” solo se sono autogestite da cooperative di individui che praticano l’attività, usando questo metodo per esercitare meglio i controlli, l’assistenza e la tutela della salute di cui ai punti precedenti.

    Nello stato bigotto ed ecclesiale in cui ci troviamo nulla di tutto questo è possibile.
    Prelati e politici di destra e sinistra non fanno che blaterare sulla loro fantasiosa idea di famiglia invece di occuparsi dei problemi veri della nostra società.

    Comment by Condorcet — 05/20/2007 #

  3. Punto 7: uno stato civile fa pagare le tasse le puttane (come fa la germania, 25 euro al giorno) in modo da fare entrare un po’ di soldi nelle casse dello stato

    Non mi pare corretto che le baldracche possano lavorare senza dover pagare le tasse sui loro guadagni, mentre i lavoratori onesti si trovino sempre i finanzieri tra le palle

    Comment by Faso — 05/22/2007 #

  4. Era già elencato al mio punto 5.

    Da notare che alle prostitute andrebbe benissimo. E’ lo stato che non ne vuol sapere.

    Comment by Condorcet — 05/22/2007 #

  5. Le soluzioni ci sarebbero eccome, basta guardare in Svizzera, regolarizzate al 100% e nessuno si lamenta….
    Ma siccome viviamo in Italia, provincia di Città del Vaticano, certe cose non si possono fare, con grande gioia di sfruttatori, criminali e quanto altro …..
    Insomma nessuno che si assuma la responsabilità di scelte forti e concrete per non scontentare “qualcuno che comunque porta voti”.
    Propongo un referendum per cambiare il nome all’Italia…..io propongo “Mastellia”….o “Casinia”….ma la lista di nomi “accomodanti” è lunga…molto lunga !!

    Comment by Antonio — 05/23/2007 #

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