May
22

Politica-mente

[Quel che non sappiamo]
Si critica tanto la politica e si sbeffeggiano molto i politici arruffoni, praticoni, approssimativi e ladri. C’è molto di vero in tutto ciò, ma la reazione sembra eccessiva e sproporzionata. Gli italiani, dopo aver scoperto che “l’arte del governo” non è una verginella l’hanno buttata velocemente via. Tutta.

Da quindici anni in Italia non si hanno più dei veri partiti bensì associazioni, gruppi, movimenti soprattutto locali, localistici, localini con nomi da piantine e giardinetto o con riferimento al campanile e all’avventura ( azione, alleanza, forza… ). Ha senso? Nemmeno nel nome tali organizzazione hanno agganci con i partiti “ storici ” europei e ci si domanda con quali argomenti si trovino – i vari rappresentanti – al Parlamento europeo.

Tutti contenti d’aver abbattuto il Muro di Berlino con il comunismo (gloria di papa Giovanni Paolo II) e poi d’aver cancellato i partiti (merito di Di Pietro) il resto è azione da cortile ovvero: molto starnazzare e poco immaginare.

Cosa pensa il popolo italiano della politica, dell’amministrazione pubblica, del sistema in generale? Solo odio e orrore!

Sono le reazioni più comuni e anche generate da qualche non immotivata ragione.

Tuttavia, se la macchina è complessa, non può funzionare senza la totalità degli ingranaggi necessari, ma qualcosa - purtroppo - impone ai cittadini sconfortati di ficcare il cacciavite dentro gli ingranaggi.

C’è una diffusa ostilità – ormai non più celata – verso qualsiasi tipo d’autorità; manca il senso del dovere personale mentre cresce quello dell’invidia. Non è dunque la consapevolezza dei modesti risultati ottenuti dai singoli rappresentati (al Parlamento o in Municipio) ad irritare i cittadini, quanto la degenerazione personalistica (e i privilegi) di coloro che dovrebbero guidare Stato, Regione, Provincia e Comune.

La scalata dal basso sembra (ai moltissimi che stanno fuori dalle liste dei candidati) solo l’inizio di carriere tutte tese al benessere individuale e non al bene comune. È una reazione comprensibile, ma non giustificabile e soprattutto non legittima l’atteggiamento di disinteresse e di distacco dall’elaborazione dei progetti e dei programmi che sembra aver caratterizzato questi ultimi lustri della vita comune italiana.

Il cittadino critica, ma non sa, e quel che è peggio non vuole sapere. Lo studio e l’approfondimento costano impegno e fatica e tempo e discussioni a non finire eppure è necessario rialzare la testa per affrontare con una visione chiara e con coraggio l’enormità e la molteplicità delle politiche sociali, economiche culturali, educative, istituzionali….

Bisogna spegnere la Tv e riguardare le proprie cognizioni; in mancanza? Farsele (o rifarsele) partecipando con altri (anche meglio preparati o solo disponibili al confronto) ad ogni tappa del percorso. Arrivare solo alla fine, criticando, serve a poco. Dunque: ascoltare gli altri, condividere le sensazioni, escludere le scelte che favoriscano esclusivamente i propri interessi personali e – se serve – aggiornare, modificare, migliorare le proprie idee. Dopo si può anche criticare e – al limite – non votare. Così si fa politica.

Gerardo Monizza

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  1. saranno almeno 25 anni che la sinistra non parla più con il sottoproletariato sub-urbano metropolitano fanno salotti e intelletualismo dei miei c …… se vedono un poveraccio lo allontanano lo snobbano fa puzza gli schifa gli da noia (fidati)
    LA TELEVISIUN EL GA NA FORZA DE UN LEOUN .. piu che spegnerla bisogna liberala

    Comment by Anonymous — 05/22/2007 #

  2. La situazione descritta da Sir Percy e da molti celebri commentatori sui giornali di questi giorni assomiglia a quella di (pre)stato nascente descritta così bena da Alberoni nei suoi ormai storici libri sui movimenti e sull’innamoramento.

    La frammentazione è così vasta, il senso di aspettativa dell’avvento di qualcosa di nuovo è così grande, gli istinti, molto spesso irrazionali, sono così forti, la disposizione al cambiamento così pressante che c’è indubbiamente da attendersi una qualche rivoluzione sociale.
    Chi saprà raccogliere i frutti di questo nuovo crogiuolo di idee e sentimenti ?
    Cero non i partiti tradizionali. Certo non nuove formazioni composte da personaggi riciclati.
    La Chiesa, se fosse più vicina alla gente e meno tronfia e attaccata al denaro, avrebbe tutte le caratteristiche per raccogliere queste messi. Ma non sa uscire dal medioevo e da una concezione assolutista di se stessa, così che farà fatica a raccogliere qualcosa più che adesioni di forma e superficiali.
    Un nuovo culto religioso, se proposto da un leader con carisma e intelligente, potrebbe fare manbassa.
    Sperare che una rinata voglia di liberalismo, di amministrazioni oneste, di una politica “leggera” e non invasiva affidata a persone competenti è probabilmente troppo per un paese arretrato come il nostro, ma la speranza è sempre l’ultima a morire.
    Vedremo.

    Comment by Condorcet — 05/23/2007 #

  3. Il problema è che per partecipare alla vita politica i cittadini devono poter vedere uno sbocco a livello decisionale della loro partecipazione, finchè esisterà questo sistema politico che considera il popolo ignorante e incapace di governare nessun incentivo verrà dato alla partecipazione dei cittadini alla gestione dello stato.
    Il problema principale è di permettere alla gente di farsi domande, serie, sulla realtà istituzionale, cominciare a eliminare il dogma democratico e liberista, che oggi viene considerato come il miglior sistema possibile e chiunque lo contesti viene considerato un terrorista, un nemico della libertà.
    Serve molta più semplicità, a livello decisionale come a livello delle relazioni personali, ad esempio ho provato a dare un occhio al resoconto di un anno di governo prodi in cui si enumeravano tutti i ddl, dpr, dgfd, gfdsrets, insomma tutte le cose che hanno fatto, bhe erano quasi 150 pagine in cui erano comprese anche le licenze per i medici veterinari e i riconoscimenti di titoli di studio esteri, io l’ho visto come fumo negli occhi, riempire i documenti di cose inutili per impedire di vedere veramente le cose importanti…
    La creazione di movimenti locali, locali non campanilisti, io non lo vedo come un problema ma come un qualcosa in più per avere la più grande ampiezza di punti di vista non centralizzati in un partito politico che ordina e comanda dall’alto.

    Comment by Esilio volontario — 05/23/2007 #

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