May
30

I difensori della “famiglia naturale” Vs. Gay Pride Moscow

Uova marce, pugni, calci davanti alla polizia che non interveniva. In un video esclusivo girato dal militante del Partito radicale Ottavio Marzocchi, con le corrispondenze in diretta per Radio Radicale, i pestaggi contro i partecipanti al Gay Pride, l’arresto di Marco Cappato da parte delle forze speciali russe, il duo Tatu, la complicità della polizia russa con i naziskin e gli ortodossi anti-gay. Ancora una volta il regime di Putin si abbatte contro la libertà di espressione

 

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  1. per chi avesse visto la diretta tv espansione lunedi sera- ospiti io , gaddi e arosio- e si fosse chiesto ragione della mia incazzatura , informo che fuori onda l’assessore ALLA CULTURA ha affermato,cito” a voi Verdi vi dovrebbero fare un c..o cosi come hanno fatto i russi- e hanno fatto bene- a Luxuria”. poi qualcuno ha il coraggio di dirmi che sono stata un filino aggressiva-x(

    Comment by elisabetta patelli — 05/30/2007 #

  2. Cara Elisabetta, prima di tutto grazie per quello che hai fatto e per quello che continuerai a fare…in questa incredibile città la tua coerenza non è stata premiata…forse è arrivato il momento di “alzare il tiro” e non fare più le signore…convoca una conferenza-stampa, avverti Pecoraro Scanio, Camusso, Mussi, Giordano, Arcigay eccetera (anche il centrosinistra locale, non si sa mai) e RACCONTA…prima che Bruni faccia la giunta solleva un polverone…per quel poco che conto, giuro che sarò presente…

    Comment by claudia galli — 05/30/2007 #

  3. Il lupo, anzi l’orso perde il pelo, ma non il vizio.
    Non è che la democrazia basta una legge per farla e conservarla.

    Mi risulta strano l’atteggiamento di Gaddi. Come assessore alla cultura dovrebbe sapere che la città si è arricchita grazie a sarti e stilisti gay, che molte delle ville principali del lago sono templi all’omosessualità dei loro passati abitanti, che il mondo della cultura, del cinema, della letteratura, dell’arte, della moda è composto da percentuali significative di omosessuali, che lo stesso vale per il resto della società, con l’unica differenza che nei settori citati l’omosessualità è accettata e quindi di regola esternata, mentre nella società “normale” la tendenza sessuale omo deve essere tenuta nascosta per elementari ragioni di autodifesa, in un contesto in cui che evidentemente non sono rispettati i diritti elementari degli individui.
    Se è vero quel che la Patelli riporta, Gaddi non potrà mai più fregiarsi di qualifiche che iniziano con le lettere l-i-b-e-r-a-l.

    Comment by Condorcet — 05/31/2007 #

  4. ma scusate… non vi lamentate sempre delle ingerenze di un capo di stato straniero in italia? perchè parlamentari italiani dovrebbero allora far politica in russia?

    Comment by Anonymous — 05/31/2007 #

  5. @anonymous
    scusa.. ma non cambiare discorso
    @claudia grazie. per il momento pero’ rifletto e decanto
    @condorcet
    preciso:
    presenti bardaglio e arosio, i quali non credo sarebbero ansiosi di testimoniare, ma hanno sentito

    Comment by elisabetta patelli — 05/31/2007 #

  6. A me delle sue beghe personali interne al consiglio comunale frega meno di una cippa.

    Ed altrettanto non mi frega di ciò che succede al signor Guadagno quando va a rompere le palle in casa d’altri.

    Comment by Anonymous — 05/31/2007 #

  7. Gaddi ha perso l’ennesima occasione per dimostrarsi una persona matura e non un giovane-invecchiato tutto preoccupato di avere un pò di potere per riuscire a sostituire giovani fidanzate con altre anche più giovani.
    Qui il discorso è pre-politico diventa un fatto di educazione e di cultura (od incultura) personale.

    Comment by S.Just — 05/31/2007 #

  8. Per una volta do ragione a Gaddi…

    Una cosa è il diritto a manifestare, un’altra è andare in giro vestito da donna se si è uomo a coprire di ridicolo, oltre sè stessi, l’istituzione che si rappresenta…

    E poi il video… ma quale pestaggio? i culattoni russi si sono beccati una marea di uova marce addosso e si son presi qualche spintone…

    Questo Putin mi sta sempre più simpatico, ci vorrebbe anche da noi uno così

    Comment by Faso — 05/31/2007 #

  9. @ Faso
    Ma che diavolo di problemi hai, che problemi avete se gongolate nel dare dei culattoni ai gay, nell’invocare anche in Italia intolleranza, nel’incapacità di accettare un uomo che sta male nel suo corpo di maschio? ti irritano anche i neri con le treccine? le donne che fanno politica? i ristoranti arabi?

    Comment by Anonymous — 05/31/2007 #

  10. Vedo che i diritti umani per alcune persone sono solo parole al vento, o meglio per loro questi diritti andrebbero applicati solo per alcuni mentre per altri no. E’ semplice razzismo, dategli altri nomi se volete ma questo è. Che ve frega se il signor Guadagno in arte Luxuria va in giro vestito da donna? E’ una persona e come tale va rispettata punto. Ognuno è libero di vestirsi come vuole, altrimenti comincio a fare discriminazioni anch’io, ad esempio proprio ieri ho visto in giro un tizio con sandali e calze e pantaloncini tirati su fino all’ombellico, senza contare gli accostamenti cromattici, un vero orrore a vedersi. Quindi io dico, botte a chi porta i pantaloncini tirati su. Secondo me questo non è razzismo ma semplice decenza ed italico buon gusto, e secondo voi?

    Comment by Ulisse — 05/31/2007 #

  11. Faso,

    Tu puoi condividere questo o quello….Gaddi puo’ essere anche un esempio da seguire…
    Anzi potreste uscire insieme….ma attenzione…si potrebbe pensare male….
    Sai c’è né di gente…che pensa che due uomini soli sono dei “c…”…
    Caspita potresti passare per un appestato….ma ti rendi conto a che cosa andresti incontro…
    Che Dio te ne scampi e liberi….
    Ma c’è nè di brutta gente con malattie..

    Caro Ulisse stavo scherzando…io sono dalla Tua parte….Ma quando leggo certi commenti…scusami….
    :)

    Comment by Morgana — 05/31/2007 #

  12. La manifestazione dei ricchioni, a Mosca era stata vietata, il chè significa che non andava fatta. Poi, ci si lamenta per le guste mazzate!
    La Russia, ha un Presidente e un Governo degno di tale nome, (non come in Italia).
    Ci si lamenta che la polizia, abbia arrestato i culatoni? Hanno fatto bene, erano loro in torto!
    Ci vorrebbe un Putin, in Italia!!!
    Inoltre non ci dovrebbe essere immunità parlamentare, quando si và ha rompere le scatole in Nazioni altrui

    Comment by Nazionalpopolare — 06/3/2007 #

  13. La libertà dell’individuo, riconosciuta nel diritto all’opinione personale in fatto anche di gusto e costume, oltre ovviamente che di religione e credo politico, non ha confini nazionali.
    La Carta delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo si definisce come legge sovranazionale alla quale i paesi firmatari si devono ispirare nei loro contesti locali.
    purtroppo è evidente che non basta scrivere buoni propositi per vederli rispettati, bisogna creare CULTURA attorno alle ragioni che hanno portato alla scrittura di quel documento, perchè sia compreso e condiviso.
    Purtroppo la CULTURA e la CONOSCENZA, che sono la base per una vera democrazia, hanno sempre dato fastidio ai governanti infatuati dal potere connesso al loro ruolo.
    Mi stupisco, ma non troppo, dell’assessore gaddi, che a quanto so si era fatto anche promotore di una raccolta di firme per integrare la suddetta Carta delle Nazioni Unite nei programmi scolastici.
    Evidentemente è l’ennesima dimostrazione di come molti amministratori agiscono solo di facciata, ma sono in realta portatori della peggior ipocrisia e di culture degradanti ed anti civili.

    Comment by teto — 06/3/2007 #

  14. Leggete questo articolo, non condivisibile in pieno (forse un po’ troppo antisemita) ma molto carino…

    Vladimiro contro Vladimir
    Domenico Savino
    04/06/2007
    Un’immagine terribile: il veterano attivista gay Peter Tatchel viene «spruzzato» con acqua gelata da una castissima estremista ortodossa russa con tanto di velo in testa…
    Vorremmo che il primo quotidiano nazionale italiano dedicasse ogni giorno ai morti ammazzati palestinesi, agli innocenti massacrati dai raid aerei americani in Afghanistan ed ai bambini deturpati per sempre dagli effetti collaterali dei proiettili all’uranio impoverito di Baghdad e dintorni almeno lo stesso spazio che ha dedicato qualche giorno fa alle uova marce lanciate a Mosca contro un centinaio di omosessuali e radicali. (1)
    Vorremmo perlomeno che un piccolo Stato del Medio-oriente, che ammazza sistematicamente i propri avversari politici con omicidi mirati, che arresta arbitrariamente i ministri di un altro Stato accusandoli unilateralmente di terrorismo, che rinchiude un intero popolo entro un immenso lager, che opera sistematicamente una cinica pulizia etnica non venisse per contro esaltato - sempre da quel quotidiano - come l’unica democrazia del Medio Oriente, …anche per non perdere fiducia nella democrazia.
    Vorremmo che il direttore di quel giornale dell’alta borghesia finanziaria (e apolide) non desse così sfacciatamente l’impressione che prima vengono gli interessi di «sangue e suolo», poi la verità.
    L’indecente riverbero mediatico regalato infatti da stampa e televisioni agli screzi avvenuti sulla piazza del Cremlino di Mosca tra radicali e gay da un lato ed esponenti del clero ortodosso, anziani devoti e qualche muscolare simpatizzante nazionalista dall’altro, dimostra quanto oramai la lobby omosessuale abbia conquistato un potere secondo solo a quello di un’altra potente lobby e che tra le due c’è molto, molto feeling.
    Strumentale, ma feeling.
    Constatavamo, sfogliando lo stesso grande quotidiano, l’enfasi con cui due giorni dopo si evidenziava - in contrapposizione all’«oscurantismo moscovita» - che il ministro del Turismo israeliano ha invitato gli omosessuali ad andare in vacanza a Tel Aviv, ricordando come «le leggi israeliane per i diritti degli omosessuali sono tra le più avanzate. Una decisione della corte suprema - ricorda l’articolo - nel novembre 2005 ha permesso ad una lesbica di adottare ufficialmente il figlio nato da inseminazione artificiale della compagna. Le forze armate hanno cancellato nel 1993 la norma che espelleva chi si dichiarava apertamente omosessuale. La figlia del premier Ehud Olmert, Dana, non ha mai nascosto di essere lesbica. Vive con la compagna a Tel Aviv e passati i vent’anni ne ha informato i genitori». (2)
    Certo anche lì i partiti religiosi stanno lavorando in Parlamento perché venga votata una legge che bandisca il Gay Pride a Gerusalemme.
    La legge probabilmente passerà, anche se il giudaismo vuole mostrare all’esterno che le tesi omosessuali guadagnano sempre più spazio: dal prossimo anno ad esempio il Seminario Teologico Ebraico (JTS) di New York, considerato il centro spirituale proprio dell’ebraismo conservatore, dovrebbe, almeno sulla carta, accettare anche aspiranti rabbini e cantori dichiaratamente omosessuali.
    Alla faccia di Sodoma e Gomorra.
    Ma nel caso la legge passasse, di certo quel grande quotidiano nazionale non dedicherebbe all’avvenimento le intere seconda e terza pagina come ha fatto per gli screzi della capitale russa e Pannella tacerebbe.

    Ma torniamo proprio a Mosca.
    Quel quotidiano ha riferito sui fatti colà occorsi, affidando tra l’altro il commento di quanto è avvenuto all’ex direttore dell’Economist, Bill Emmott in un articolo dal titolo emblematico: «Le brutte storie di un posto pericoloso guidato da un governo senza scrupoli».
    Insomma pare l’inferno.
    Bill Emmott, per chi non lo ricordasse, è quello che su «L’Unità» del 4 gennaio 2004, intervistato da Enrico Deaglio (Deaglio, l’ex direttore di Lotta Continua, quando quello strano giornale era contaminato dalla CIA), dichiarava che «la posizione di Berlusconi come presidente sia un oltraggio alla democrazia, ma anche al capitalismo, perché usa il suo potere politico per rafforzare i suoi affari con Mediaset per depotenziare i processi contro di lui e quindi per danneggiare i concorrenti sul piano economico».
    E questo lo offende: «Mi offende perché il mio concetto di libertà consiste nella libertà di agire nel rispetto della legge e di poter prendere liberamente una decisione in campo economico sapendo che gli altri attori agiranno anche loro nel rispetto delle stesse regole».
    Bene, non vogliamo difendere Berlusconi, ma questo Bill Emmott, questo strenuo difensore della legalità, che forse non si è accorto di quali conflitti di interessi ci sono per esempio a Washington, scrive: «Nella Russia di Vladimir Putin, forza e potere sono ciò che conta e nient’altro è rispettato, nemmeno la legalità».
    Ma sta parlando di Mosca o Washington?
    Peccato che questa vestale del giornalismo, questo martire della libertà ometta di dire una semplicissima cosa: la manifestazione di Mosca non era stata autorizzata, quindi era fuori della legalità.
    Il sindaco di Mosca Luzkhov l’aveva vietata.
    Che succede a Roma, a Parigi, a Madrid, a Londra, a Washington o a Tel Aviv se qualcuno manifesta senza esserne autorizzato?
    Di solito viene arrestato, dopo aver opposto resistenza ed essersi preso qualche manganellata.
    Qui le manganellate non le hanno prese.
    I dimostranti, pochissimi e tra il resto appoggiati (o infiltrati?) da parlamentari di Paesi stranieri, tra cui soprattutto radicali italiani, si sono presi qualche uovo marcio, un’aspersione di acqua benedetta lanciata da un’anziana donna che al pari di altre, armate di sante icone e sacro furore, difendeva il suolo della «terza Roma» da quella profanazione radical-sodomita.
    Altro che «assalto dei nazi-skin», di cui parlava il quotidiano.
    Certo qualche giovanotto nazionalista esuberante ha rifilato qualche ceffone ai dimostranti, senza che gli agenti si svenassero per difenderli (ci mancherebbe altro!).

    In maniera un po’ virile (magari qualcuno avrà pure gradito!) li hanno trascinati sui furgoncini: «Mi hanno strattonata!» – guaiva il parlamentare di Rifondazione comunista Vladimiro Guadagno, che se l’era andata a cercare fino a Mosca forse per mostrare agli agenti di Putin che di recente si è rifatto tette e naso.- «Mi hanno tirato addosso le uova, tante, mi hanno inzuppato e hanno sporcato tutto il mio passaporto. Ho paura sia diventato inservibile».
    Magari, tenetevelo lì l’«onorevole» e mandatelo a Novosibirsk.
    Biglietto di sola andata, si capisce!
    L’unico sanguinante (un piccolo taglio sullo zigomo esibito come una ferita di guerra) l’ha riportato Fred Fairbrass, il cantante della band inglese Right said.
    Traduzione italiana: «Ben detto!».
    Ben detto, certo, ma soprattutto ben fatto.
    C’erano anche le Tatu, il duo lesbo-canoro russo a sostenere la carnevalata gay, che lesbiche però sono solo sul palcoscenico, perché ci tengono a precisare che nella vita è diverso.
    Come dire: finchè si tratta di fare soldi è un conto, limoniamo pure, ma poi a letto siamo regolari.
    L’esponente radicale Marco Cappato è stato arrestato (e purtroppo non trattenuto): pare gli sia stata contestata solo la violazione di una norma del codice della strada.
    Alla fine, però, l’europarlamentare è stato costretto ad ammettere che ad aggredirli - si fa per dire - erano una decina di persone, tra cui due preti ortodossi e delle donne.
    Per questo «Nulla», però, si è mossa mezza Europa.
    Il sindaco di Parigi Delanoe, che qualche anno fa ha vietato e fatto ritirare il crocifisso da Notre Dame per ragioni di ordine pubblico e discriminazioni verso i non credenti, ha parlato di violenze e reazioni inaccettabili della Polizia.
    Walter Veltroni, sindaco di Roma, segretario (o presidente?) in pectore del futuro Partito Democratico, che, come ricorda il capogruppo UDC Luca Volontè, ha concesso il patrocinio al Gay Pride, ma non al Family Day, ha offerto la sua solidarietà e di tutta Roma (ma chi l’ha autorizzato?) agli aggrediti.
    Stessa solfa da parte dell’ex-socialista e oggi forzitaliota onorevole Fabrizio Cicchitto, da parte di Barbara Pollastrini ( la ministra dei DICO), di Ermete Realacci, di Gianfranco Rotondi, leader della nuova Democrazia Cristiana.

    Il copione era stato identico appena due mesi fa, quando a guidare la risibile protesta in Piazza Pushkin contro Putin era stato l’ex-campione del mondo di scacchi Garry Kasparov, passato con straordinaria disinvoltura e chissà quali finanziamenti, dalla ribalta sportiva a quella politica, sognando col movimento «Fronte civico unito» di presentarsi alle presidenziali del prossimo anno e di dare scacco matto agli eredi di Putin (che non potrà più ricandidarsi), con un programma che accusa l’attuale presidente di aiutare troppo la Cina, di strizzare l’occhio all’Iran, di invitare a Mosca gli esponenti di Hamas: un programma che sembra scritto a Tel Aviv e stampato a Washington, per una scacchiera che sembra stavolta essere quella del pavimento di qualche Gran Loggia.
    Non a caso anche allora Marco Cappato, eurodeputato radicale, tuonava dalle colonne della seconda e terza pagina dell’immancabile Corriere della Sera: «Bisogna avere il coraggio di pagare un prezzo, quello di incrinare i rapporti con la Russia». (3)
    Solo gli imbecilli o gli ingenui (categorie che spesso coincidono) possono non capire che l’opera di delegittimazione portata avanti contro la Russia di Putin da parte delle lobby filo-«usraeliane» in Europa (che hanno in Italia Il Corriere come organo ufficiale e di cui quella omosessuale ne è l’espressione più grottesca, pur se sottile e quella radicale più operativa) ha in realtà, dietro l’apparenza dei «diritti civili» che verrebbero violati a Mosca, l’obiettivo di influenzare con un tam-tam mediatico sempre più artificiale, ma assordante, le prossime elezioni presidenziali russe.
    E’ chiaro che una Russia «deputinizzata», che cedesse la propria sovranità a favore delle forze mondialiste, spianerebbe la strada a chi ha intenzione di concludere presto il lavoro iniziato con l’11 settembre.
    Ma la Russia di Putin è lì proprio ad ostacolare quel progetto, a rivendicare la sovranità sulle proprie risorse naturali, ad impedire la costruzione di un mondo unipolare, ad ostacolare il processo di atomizzazione degli Stati mediorientali, a contrastare il progetto che vorrebbe fare del cuore del mondo, cioè l’Asia centrale, la piazzaforte da cui le potenze anglo-sioniste possano indisturbate dominare geopoliticamente l’intero pianeta.

    La politica di Putin ha impedito che la nazione più grande del mondo venisse relegata in un segmento marginale e freddo del globo, derubata delle proprie risorse, infiltrata progressivamente di elementi estranei alla propria cultura, privata del proprio ruolo nella storia e nel mondo, isterilita nella propria crescita demografica.
    E’ significativo che parlando proprio degli omosessuali Putin nel febbraio scorso abbia detto: «Io rispetto e continuerò a rispettare la libertà individuale in tutte le sue forme, ma il mio atteggiamento è legato all’espletamento delle mie funzioni e il nocciolo della questione è che uno dei principali problemi di questo Paese è di natura demografica». (4)
    Come dire: costumi trasgressivi bloccano la crescita demografica e un Paese vasto come la Russia non può esistere se viene spopolato.
    Parole sagge di chi ama la propria patria.
    Contrariamente a ciò che ci fanno credere, la nostra libertà non è oggi minacciata dalla Russia, ma è salvaguardata dalla sua ritrovata potenza.
    La minaccia di Putin di dispiegare, in risposta a quelli americani, missili balistici contro l’Europa che presta il proprio territorio all’aggressività us-raeliana, così enfatizzata dal solito grande quotidiano nazionale nelle solite prima, seconda e terza pagina, (5) è talmente legittima che dovrebbe destare le nostre asservite coscienze di europei e principalmente quelle della cattolica Polonia, per rispedire al mittente le proposte cristiano-sioniste di trasformare la terra di san Massimiliano Kolbe nell’avamposto della tribù di Giuda: la lezione della guerra contro la Serbia dovrebbe avere insegnato che gli unici che ne hanno tratto vantaggio sono coloro che miravano a indebolire la presenza cristiana nei Balcani, che hanno favorito e favoriscono l’immigrazione musulmana in Europa e sostengono contemporaneamente le battaglie per i diritti civili, allo scopo di annientare nel vecchio continente ogni identità etnica, di sesso, di cultura, di religione, di appartenenza, per fare degli europei un popolo di apolidi, di consumatori, frammentati in mille tribù, in mille etnie contrapposte, in mille fedi, secondo quel processo di dissoluzione che regalerebbe all’Europa lo stesso destino del Medio Oriente e dell’Africa.

    Sarebbe ora che gli europei comprendessero che coloro che vorrebbero puntare i missili contro Mosca per colpire ufficialmente i terroristi mediorientali non sono a corto di nozioni di geografia o di balistica, ma stanno lucidamente preparando un accerchiamento alla Russia che la vuole soffocare e distruggere, essendo questa l’ultimo baluardo contro un potere mondialista che ha oramai annientato ogni altra nazione europea.
    Si tratta delle stesse forze (possiamo dire la parola tabù?) «occulte» che le hanno tolto ogni ruolo in Europa, anche su quella parte che ben prima del comunismo essa rivendicava come propria area di influenza e su cui da sempre esercitava una sorta di legittimo protettorato, conseguente alla comune appartenenza dei popoli di quelle terre all’ortodossia.
    Stiamo parlando dell’area dei Balcani, dove la più sciagurata delle guerre, sempre combattuta in nome dei diritti civili, non ha tanto distrutto il regime di Milosevic, quanto piuttosto materialmente e simbolicamente Belgrado, che in quella regione impersona Mosca.
    E lo ha fatto partendo da Roma, cui il governo D’Alema prestò sciaguratamente le basi militari, scavando così un solco più vasto tra l’est e l’ovest dell’Europa, tra ortodossia e cattolicità, con la conseguenza di trasformare Sarajevo nella capitale europea dei minareti e il Kosovo nel più vasto e attrezzato campo di addestramento di miliziani islamici, le cui azioni terroristiche sarebbero state negli anni successivi funzionali alla crescita del terrorismo internazionale, così utile a sua volta alle future guerre di Bush e Sharon.
    I lamenti di Papa Wojtyla a favore delle popolazioni civili di etnia albanese, vittime della cosiddetta pulizia etnica serba, magari giustificati umanitariamente, non furono seguiti da altrettanti lamenti per aver visto centinaia di monasteri e chiese distrutte e le popolazioni serbe costrette poi a vivere nelle terre, che da sempre hanno abitato, come straniere.
    E non fosse stato per il referendum dell’ottobre scorso, vinto sul filo di lana, dopo il Montenegro anche il Kosovo sarebbe stato sottratto alla Serbia, diventando l’ennesimo staterello indipendente di quella atomizzazione dei Balcani, che hanno reso quest’area geografica facilmente colonizzabile da chi detiene le leve della finanza mondiale.
    La Russia di Putin è oggi l’ostacolo più serio per chi pensava nel breve volgere di qualche anno di chiudere la partita in Asia centrale, di asservire completamente l’Europa, di dominare il Medio-oriente, prima del confronto finale con la Cina.

    Ci auguriamo che il Pontefice che è andato in visita da Bartolomeo I in Turchia non abbia la miopia del suo predecessore, quando si troverà a guardare ad Oriente: confondere la Serbia col comunismo fu un errore storico, cui probabilmente molti sciagurati e interessati consiglieri pontifici contribuirono.
    Mosca non è oggi il comunismo, instaurato là nel 1917 sotto la guida di leader politici che in gran parte erano della stessa etnia che oggi è in prima fila contro Putin.
    Mosca è oggi simbolicamente la Santa Russia.
    Temiamo che la campagna che ha screditato la Chiesa polacca per le connivenze di molti suoi membri con il regime comunista non sia finita e sia diretta nell’ombra dagli stessi che approfittano dell’ambiguo zelo dei gemelli Kaczynski nell’opera di lustrazija contro i vecchi collaborazionisti: non si tratta per nulla di fare chiarezza sul passato e sulle connivenze con il regime comunista.
    Sembra molto di più un piano messo in atto e ancora non pienamente attuato (ne vedremo delle belle, se qualcuno si opporrà ai missili!), per impedire, in nome dell’anticomunismo e della paura per i russi, dipinti come gli eredi del patto di Varsavia, che la Polonia torni sui suoi passi e dica no ai missili americani.
    Un modo attraverso cui tappare la bocca alla Chiesa, ove decida di obiettare a questa politica estera suicida, magari accompagnando questo scandalo «nazionale» del coinvolgimento dei prelati coinvolti con i vecchi servizi segreti comunisti, con una campagna mediatica internazionale sui preti pedofili, già abbozzata dalla BBC e ripresa in Italia da Santoro.
    Un assaggio…
    Cominciano a soffiare venti di guerra.
    Temiamo che la Polonia possa essere ancora una volta, come nel 1939, il detonatore della politica mondiale e che qualcuno a Varsavia accarezzi quest’incubo, interpretando questo ruolo addirittura come provvidenziale.
    E’ un’idea che inquieta, perché unisce tragicamente chi vede la Polonia come «Cristo delle nazioni» a chi attende le doglie dell’ «era messianica».
    Purtroppo in Polonia gli uni sono solo maschera degli altri.
    Per questo gli screzi sulla piazze di Mosca, attivate da minoranze numericamente risibili, ma economicamente e politicamente sostenute da interessi fortissimi, hanno così tanta risonanza sui media di tutto il mondo: presentare la Russia come una nazione, in cui la democrazia dei tempi dell’alcoolista Boris Eltsin sarebbe messa in discussione dall’autocrazia putiniana, dovrebbe servire a spianare la strada ad una nuova classe dirigente più aperta agli interessi «us-raeliani», disposta a ritirarsi dagli scenari mediorientali e più incline al saccheggio delle risorse naturali come ai bei tempi di «zar Eltsin».
    Simbolicamente possiamo dire che la scelta è oggi tra Vladimiro e Vladimir.

    Chi sta con Vladimiro Guadagno Luxuria, non potrà che guadagnare la propria rovina, contrabbandata sotto forma di vacue libertà e di nuovi perversi quanto inutili diritti, allo stesso modo in cui il parlamentare di Rifondazione contrabbanda nelle forme transessuali la propria irrisolta e impotente mascolinità come nuovo archetipo del femminile: maschera di ogni genere, privo di ogni identità che non sia quella della volontà, anzi della voluttà, sradicato da ogni natura, da ogni cultura, da ogni appartenenza, che non sia quella dello scambio, del trivio, della merce, di cui egli stesso diventa l’incarnazione, solo accidentalmente umano e votato al sub-umano.
    Chi sta con Vladimir Putin, pur senza nessun intento celebrativo o agiografico, crede ancora all’idea di uomo e a quella di libertà e di dignità degli individui e dei popoli.
    Chi sostiene le ragioni difensive della Russia si oppone a che le ricchezze delle nazioni, attraverso le sirene dell’estremismo democratico, siano drenate a riempire i forzieri di pochi e le anime delle persone diventino ricettacolo di ogni sorta di immondizia.
    Come cattolici da Roma preferiamo guardare a Mosca che a Gerusalemme o a Sodoma, così vicine geograficamente ed oggi spiritualmente, da farle sembrare i due volti della nuova Babilonia.
    Come uomini liberi non abbiamo dubbi: noi stiamo con Putin.
    Non credete a ciò che il primo quotidiano nazionale racconta.

    Domenico Savino

    ——————————————————————————–
    Note
    1) Confronta Il Corriere della Sera, 28 maggio 2007, pagine 1, 2, 3.
    2) Confronta Il Corriere della Sera, 30 maggio 2007, pagina 16.
    3) Confronta Il Corriere della Sera, 15 aprile 2007, pagine 1, 2, 3.
    4) Confronta Il Corriere della Sera, 2 febbraio 2007, pagina 16.
    5) Confronta Il Corriere della Sera, 3 giugno 2007, pagine 1, 2, 3.

    Comment by Faso — 06/4/2007 #

  15. Articolo troppo lungo, ho letto solo la prima parte…cmq, da ciò che ho letto è TOTALMENTE condivisibile.

    Comment by Nazionalpopolare — 06/5/2007 #

  16. Adesioni al Comitato per la libertà di ricerca storica!
    Categoria : Informazione

    Venerdì 18 maggio a Teramo il prof. Robert Faurisson, al quale era stata in precedenza negata la possibilità di svolgere una conferenza all’interno dell’Università dov’era stato invitato dal professor Claudio Moffa, è stato aggredito in pieno centro da un gruppo di facinorosi. Indipendentemente dalle tesi sostenute dal professor Faurisson è inconcepibile che un gruppo di persone, usando l’aggressione e la minaccia, possa impedire a qualcuno di esercitare quel diritto di parola sancito dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, così come sono inconcepibili le pressioni esercitate anche verso il Ministro dell’Università per ottenere “l’espulsione” del Prof Claudio Moffa dall’Università di Teramo. Se sei d’accordo con tutte queste misure repressive non firmare. Ma se credi ancora agli art. 21 e all’art. 33 della Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, se ritieni ingiusto che ci sia chi possa richiedere l’espulsione dall’Università di un docente che peraltro non si è mai occupato sistematicamente delle problematiche “negazioniste” e dunque per questo solo motivo non è neppure un “negazionista”, allora sottoscrivi questa dichiarazione a favore degli aggrediti: il prof. Robert Faurisson, 78 anni; il vice capo della Polizia Gennaro Capasso; Agostino Rabbuffo e, altro aggredito oltre che minacciato di perdita del posto di lavoro, Claudio Moffa.
    COMITATO CONTRO LA REPRESSIONE
    DELLA LIBERTA’ DI PAROLA E DI PENSIERO
    Presidente: Francesco Mario Agnoli
    Francesco Mario Agnoli ( magistrato)
    Avv. Francesca Fragale
    Avv. Giacomo Barletta Caldarera (Trib. Intern. Ruanda e foro Catania)
    Massimo Fini
    Fabrizio Jommi (ANPI di Fermo)
    Pietro Ancona (Presidente Circolo Riccardo Lombardi di Palermo)
    Avv. Francesco Maria Menicocci (Montecatini Terme)
    Massimo Janigro
    Fiore Tortoli
    Joe Fallisi
    avv. Augusto Sinagra
    Emanuela Irace (giornalista)
    avv. Martina Bernabei
    avv. Elvio Fortuna
    Daniele Scalea (studente universitario Cannobio - VB)
    Giorgio Morganti (Alba Adriatica)
    Marilisa Speca (studentessa del corso del prof. Moffa)
    avv. Edoarda Danci
    avv. Paolo Bargiacchi
    avv. Cristiano Sinagra
    Giulio Bonali (medico: Fiorenzuola - PC)
    Maurizio Carovilla (studente del corso del prof. Moffa)
    Carmen Magi (Toscana)
    Antonio Grego (Toscana)
    Tiberio Graziani (univ. di Perugia)
    Associazione Identità Europea (18o soci)
    Paolo Munzi (Roma)
    Pietro Ferrari (Teramo)
    Fabrizio Primoli (Teramo)
    Alessandro Alterio (Napoli)
    Maurizio Reina (dottore di ricerca)
    Antonio Diano
    Hamza Roberto Piccardo (Editore o direttore del web http://www.islam-online.it) Vittorio di Giacinto (d’accordo con Massimo Fini)
    Carlo Boccadifuoco
    Claudio Mutti (docente di lettere, Parma)
    Alberto Mariantoni, Alessandro D’Alterio (Napoli)
    Aldo Braccio
    Paola Zanardi
    Andrea Carancini
    Alessandra Colla (d’accordo con Voltaire)
    Antonino Amato (direttore di “Ciaoeuropa”)
    Antonio Caracciolo (Docente ric. Filosofia del diritto ‘Università La Sapienza) Giuseppe Manzoni di Chiosca (Centro Studi Europa 2000),
    Gianfranco La Grassa
    Angelo Faccia
    Claudio Boninu (Piombino, prov. di Livorno)
    413 firme
    al 30 maggio (più 230 di Minerve)
    le adesioni a pepperosci@alice.it
    si prega di specificare la città di provenienza e il lavoro
    (o lo stato di disoccupazione)
    e si consiglia di chiedere conferma di avvenuta ricezione
    2nd Giugno 2007

    Comment by Nazionalpopolare — 06/5/2007 #

  17. Ma chi se ne frega del tuo “European parlament” !

    Menomale che una volta si prendono un buon pugno in faccia. Ora sanno cosa ne pensano i russi delle keke anche se sono parlamentari di un parlamento pro aborto, pro eutanasia e pro keke

    I pure ti dò il mio PUGNO IN FACCIA keka parlamentaria !

    European Antigay Front

    Comment by European Antigay Front — 06/6/2007 #

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