June
19

La rotta degli squali

Si parla di ritocco alla legge Biagi, secondo le proposte presentate dal ministro del lavoro C. Damiano alle parti sociali e che sta per essere presentato in parlamento.

In esse si prevedono 3 cose, la prima è l’aumento dell’aliquota dei contributi previdenziali per i collaboratori precari a progetto (dal 23 al 25 per cento) e una supervalutazione di essa ai fini pensionistici.

Secondo: i contratti a termine dovrebbero essere limitati nel tempo per uno stesso lavoratore.

Terzo: i contratti di “staff leasing” (gruppo di persone assunte a progetto) e “job on call” (cioè lavoro a chiamata giornaliera)saranno aboliti.

Questa revisione della legge Biagi (niente di che, ma meglio che un calcio in culo) sarà presentata in parlamento e secondo il “corriere della sera" vi sarà dura opposizione della “sinistra radicale”, perché non sarebbe convinta della “filosofia del rafforzamento del part time” che sostituirebbe i contratti al punto 3 .

Il progetto di ritocco è osteggiato da destra da alcune parti sociali (imprenditori) che trovano la loro voce nell’ex sindacalista CGIL-FIOM Pietro Ichino, il quale, in un editoriale del “corriere" di ieri, citando “fonti autorevoli” afferma che non è vero che la legge Biagi abbia aumentato la disoccupazione e il precariato e cita grafici e statistiche tratte da un libro :( “legge biagi” :anatomia di una riforma, editori riuniti 2006) una raccolta di saggi varii di economisti e sociologi, a difesa della legge Biagi e del quale lo stesso ministro Damiano nonchè il presidente della commissione del senato T.Treu (tra i legislatori della legge 30) hanno scritto la prefazione.

Di questi saggi (di cui il "corriere" insinua che i “prefattori” non abbiano letto una riga) Ichino estrapola, appunto i dati su cui appoggiare la serrata critica al “ritocco” che il governo farà, in nome del fatto che la legge biagi sarebbe una buona legge e andrebbe lasciata com’è. In particolare l’abolizione dei "job on call" e dello “staff leasing” lascerebbe aperto un vuoto legislativo preoccupante, a fronte della necessità, da parte del mercato del lavoro, di personale temporaneo per natura (es un cameriere per un banchetto ) .

L’ex sindacalista CGIL-FIOM si chiede preoccupato come potranno essere sostituiti questi contratti, paventando inquietanti scenari di lavoro nero che sarà costretto a imporre chi avrà bisogno di questa tipologia di lavoratori.

Tra dati numerici, tabelle e argomentazioni catastrofiste, leggiamo una serie di argomentazioni portate dall’ex sindacalista CGIL-FIOM Ichino, tese a creare nell’opinione pubblica l’idea che il fatto che la legge Biagi sia un “male”è solo una leggenda metropolitana (intitola infatti il fondo “le leggende sulla legge Biagi").
Da buon sindacalista, Ichino, si occupa del benessere dei lavoratori da sempre. E’ infatti portavoce di una corrente di governo che vorrebbe “sorvegliare e punire” i lavoratori pubblici classificabili (secondo parametri suoi) "nullafacenti" ed ora avversario di una revisione della legge Biagi e di un’apertura alla contrattazione per i singoli lavoratori.

Perché Ichino puo’ portare tutte le tabelle che vuole, attinte a fonti “pro domo sua” (anche se Damiano e Treu ne hanno scritto le prefazioni), ma il dato di fatto è che, anche se cerchi cause e concause del precariato nel passato della storia d’Italia, la legge Biagi è comunque una iattura da cancellare, una legge che lascia numerosi appigli per la schiavizzazione dei lavoratori: dalla diminuzione dei contributi pensionistici , al rinnovo ad libitum per i contratti di un giorno e altri centinaia di casi in cui si instaurano condizioni lavorative inique, senza garanzie per i lavoratori, sottopagati, precari e per giunta sottoposti a rischio incidente..

Se non altro questo “ritocco” che il governo farà potrebbe attenuare gli aspetti più aberranti della Biagi stessa (ci voleva Berlusconi che vinceva le amministrative per muovere la macchina del consenso) anche se bisogna vedere la stesura definitiva del decreto e le "fregature” che dietro di esso si celeranno.

In ogni caso Ichino (ripeto: ex dirigente sindacale CGIL-FIOM) è il più strenuo difensore dello status quo: se cercate su Google “legge Biagi” otto voci su dieci le scrive lui.

Un uomo tutto d’un pezzo, economista lucido, autorevole e soprattutto indipendente, nella manifestazione delle sue opinioni, da altre forze che non siano l’equità e la giustizia sociale (come il suo passato in CGIL-FIOM chiaramente dice).

A conclusione copioincollo lo stralcio di una mail del premio nobel per l’economia J.Stiglitz, a Beppe Grillo, in cui manifesta la sua opinione sulla legge Biagi:

la legge sul primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane di mobilitazione studentesca e da voi la legge 30 resiste senza opponenti dopo anni. Permettimi allora una breve riflessione Nessuna opportunità è più importante dell’opportunità di avere un lavoro. Politiche volte all’aumento della flessibilità del lavoro, un tema che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni, hanno spesso portato a livelli salariali più bassi e ad una minore sicurezza dell’impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti, tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance dell’economia, ad esempio una minor domanda di beni, sia a causa di più bassi livelli di reddito e maggiore incertezza, sia a causa di un aumento dell’indebitamento delle famiglie
Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta in più bassi livelli occupazionali. Qualsiasi programma mirante alla crescita con giustizia sociale deve iniziare con un impegno mirante al pieno impiego delle risorse esistenti, e in particolare della risorsa più importante dell’Italia: la sua gente.
Sebbene negli ultimi 75 anni, la scienza economica ci ha detto come gestire meglio l’economia, in modo che le risorse fossero utilizzate appieno, e che le recessioni fossero meno frequenti e profonde, molte delle politiche realizzate non sono state all’altezza di tali aspirazioni. L’Italia necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda aggregata; ma ha anche bisogno di politiche strutturali che vadano oltre - e non facciano esclusivo affidamento sulla flessibilità del lavoro. Queste ultime includono interventi sui programmi di sviluppo dell’istruzione e della conoscenza, ed azioni dirette a facilitare la mobilità dei lavoratori.
Condividiamo l’idea per cui le rigidità che ostacolano la crescita di un’economia debbano essere ridotte. Tuttavia riteniamo anche che ogni riforma che comporti un aumento dell’insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale.
Senza queste la flessibilità si traduce in precarietà.
Tali misure sono ovviamente costose. La legislazione non può prevede che la flessibilità del lavoro si accompagni a salari più bassi; paradossalmente, maggiore la probabilità di essere licenziati, minori i salari, quando dovrebbe essere l’opposto. Perfino l’economia liberista insegna che se proprio volete comprare un bond ad alto rischio (tipo quelli argentini o Parmalat, ad alto rischio di trasformazione in carta straccia), vi devono pagare interessi molto alti.
I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, 5 volte minore e che fino al 40% dei lavoratori precari è laureato.
Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli?

» Leave a comment

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

  1. Nel mondo di oggi irrigidire le regolamentazioni del lavoro può apparire come una forma di garantismo, ma otterrebbe effetti esattamente opposti, relegando a un’incertezza maggiore di quella offerta da Biagi centinaia di migliaia di persone che occupano posizioni-limite nel mondo del lavoro.
    Non è che dicendo che il precariato è male che esso per magia sparisce ed è sostituito da un magnifico mondo di certezze e di sicurezza.
    Molte persone che conosco che lavorano in regime Biagi sarebbero a casa frustrate e inattive senza quella legge.
    Certo, giusto pensare a forme di garanzie, ma perchè queste devono essere offerte dagli imprenditori e non per esempio riducendo i privilegi di apparati pubblici che premiano gli incapaci loro dirigenti con liquidazioni inimmaginabili e pensioni faraoniche ?
    Giusto anche instaurare meccanismi che premiano il passaggio dal non lavoro al lavoro precario e soprattutto dal lavoro precario a quello con tutte le garanzie.
    Ma questo è un processo lungo, che non si può fare solo a colpi di decreti velleitari o con regolamentazioni tanto incerte da generare immensi contenziosi giudiziari che si traducono in enormi costi per i datori di lavoro e in delusioni cocenti - e anche costi - per i lavoratori.
    Biagi ha visto lontano. Ora serve che si perfezioni la sua opera, con intelligenza.
    Non è che l’economia mondiale e il mercato del lavoro li si cambia con una leggina.

    Nello scritto di Grillo si parla del potere di acquisto delle famiglie.
    Invece di incolpare il mercato del lavoro, che richiede più flessibilità e quindi, in parte, anche più precariato, perchè non si analizza la scelleratezza e leggerezza dei pubblici amministratori, dei nostri politici, che hanno gestito in modo irresponsabile il passaggio lira-euro ?

    Comment by Condorcet — 06/19/2007 #

Leave a comment

XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

About this post