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Bourgeoisie macht frei /2
Al liceo, classico naturalmente, era la tipica ragazza nè brutta nè bella, nè grassa nè magra, nè stupida nè intelligente. Culo piatto, largo e vagamente cadente, tavola da surf davanti, viso anonimo ma comunque inguardabile. Tutti 6, qualche 7, mai un’insufficienza.
Guai ad averne una: calavano le botte della madre, una donnina minuta perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, che si muoveva a scatti. Nessun amico, solo conoscenti che spuntavano all’improvviso, a sbafo, ai festoni organizzati nella casa regale in pieno centro.
Nell’immenso atrio in marmo, i suoi compagni di classe (maschi) organizzavano partite di calcio, rompendo regolarmente vetri, vasi, tibie, peroni e braccia (ma andava bene lo stesso, l’importante era che ci fosse qualcuno).
L’ascensore, sempre in riparazione o in sovraccarico, andava continuamente su e giù per i tre piani: 525 metri quadrati per 11 stanze, 5 bagni, un cameriere senegalese, due colf filippine. C’era da perdersi, effettivamente. Il padre, un massone pluripregiudicato che un giorno sì e l’altro pure faceva la spola tra un tribunale e l’altro con un pacco di banconote fasciate nella mano destra, l’assegno in bocca ed i libri contabili nella sinistra, non aveva grandi pretese: voleva che la figlia diventasse magistrato.
Dopo la maturità (68/100), la strada era già tracciata. A fondo. Legge: sette anni per ottenere una laurea, non senza penosi aiuti da parte dei professori, a volte minacciati e altre volte persuasi dal padre, per così dire, con argomenti più convincenti. Un’altro anno al corso Galli, in cui lei, abbandonata in un’altra città a picchiare la testa per la prima vera volta sui libri, senza pastette e senza la longa manus del padre, fallisce miseramente. Poi un anno d’anoressia tra cliniche ed inferno familiare, con il padre che si fa tre mesi di carcere ed uno di domiciliari per bancarotta fraudolenta ed altri quattro (tutti al fresco) per corruzione di giudici e la madre che schizza definitivamente, imbottita di Luvox e Xanax.
Finalmente, dopo nove anni annegati nello sciacquone del fallimento, il concorso per uditore giudiziario. Passato, ça va sans dire, grazie ad un commissario confratello del padre, che chiude due e a volte anche tre occhi per passare sopra i mostruosi ed agghiaccianti orrori giuridici dello scritto. Viste le premesse, l’orale è una pura formalità. Dopo i due anni di praticantato, prima seguita, poi compatita ed infine detestata dai vari giudici esercitanti, il primo incarico: civile, tribunale, piccole cause. Praticamente, uno stillicidio.
Ed infatti i primi dieci anni sono un disastro. Udienze fissate a distanza di anni, continui rinvii per errori procedurali, sentenze polverizzate in appello per errori in fatto ed in diritto, avvocati che fanno di tutto per non trovarsela davanti e che, quando non vi riescono, chiedono puntualmente la transazione o la conciliazione, anche a costo di far perdere qualcosa ai rispettivi clienti. Il tutto senza accorgersi di nulla. Panta rei. Poi, all’improvviso (ma neanche tanto), il fattaccio, in una causa leggermente, ma non troppo, più complessa delle altre. Usufrutto continuato di padre in figlio, complicato, si fa per dire, da un’azione quantomeno pretestuosa e temeraria intentata da parenti morti di fame.
A causa di una clamorosa svista, con tanto di scambio di parti in causa, un’intera famiglia viene sbattuta fuori di casa: figlio, madre, zia, nonna e nonno. Senza un posto dove andare, con i quattro soldi d’eredità strappati in un’altra causa che aveva fatto perdere più denaro di quello poi effettivamente guadagnato, con due anziani a carico, il figlio non ce la fa. Stermina la famiglia, per poi freddarsi con un colpo in testa. La notizia è talmente grossa che finisce sui giornali. Il padre, che aveva piazzato la figlia in magistratura per avvicinare i giudici al palazzo di giustizia, per poco non ci rimane. Ed incomincia ad organizzare le solite trame, smuovendo mari di ricatti e monti di denaro per salvare capra e cavoli, cioè i suoi interessi.
Prima del procedimento disciplinare del Csm, fa inserire la figlia nella corrente Unicost (”perfortuna che ci sono le correnti - dice - altrimenti saremmo tutti fottuti”), quella più spostata al centro (”la Dc in toga”, come ama sempre ripetere). Grazie alle entrature e ai benefit garantiti dall’iscrizione, il procedimento, tenuto da tre consiglieri di cui due di Unicost, pergiunta a libro paga di una delle società del padre, naturalmente si conclude in un nulla di fatto. Per non parlare dell’indagine penale, che finisce in un amen senza nemmeno, e ci mancherebbe altro, sfiorarla. Di risarcimento danni nemmeno se ne parla, visto che non c’è più nessuno da risarcire.
Quando lei torna, dopo cinque mesi e ventidue giorni di blando calvario brillantemente risolti da altri, nel suo ufficio, lo ritrova come lo aveva lasciato: armadio a tre ante straripante di faldoni, di carte, di spille, penne e quant’altro; foto del Presidente della Repubblica sotto il crocifisso; scrivania di legno con sopra poggiati due o tre fascicoli di arretrati (uno si trascina da 6 anni, messo là da un cancelliere esasperato), e cornice con dentro la celebre foto di Falcone e Borsellino. A dir la verità, la foto era stata messa dal precedente giudice, ora in pensione: lei a malapena sa chi sono quei due, ma - le avevano assicurato - un magistrato che si rispetti non può non avere quell’immagine sopra il piano di lavoro.


O è un’allusione chiusa dedicata ai venerabili confratelli, o è puro onanismo letterario.
Comment by alce — 06/24/2007 #
boh……per curiosita’ ho letto…ma secondo me le devi scrivere direttamente.
Comment by checcus — 06/24/2007 #
Mi sembra che i messaggi di fondo siano abbastanza chiari e nitidi.
> ma secondo me le devi scrivere direttamente.
Eh?
Comment by JP — 06/25/2007 #
a chi ti riferisci?
Comment by GianLuca — 06/25/2007 #
A nessuno, è una figura inventata.
Comment by JP — 06/25/2007 #
non condivido l’aver tenuto l’anonimato su questa persona…
o tutto o niente….se ha fatto cio’ è giusto che la si metta in piazza…
ci son talmente tanti casi simili a como, da poter scrivere un libro…
Comment by BB — 06/25/2007 #
Anagrammala
Comment by breva — 06/25/2007 #
Non è onanismo, son proprio seghe mentali.
Comment by alce — 06/25/2007 #
Sembrano i “profili poveri” del deboscio…
quelli però, oltre ad essere verosimili, fanno anche ridere
Comment by Faso — 06/26/2007 #
E’ indubbia l’ispirazione, infatti.
Comment by biatch — 06/26/2007 #