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Tanta frutta e verdura
Specialmente ora che fa caldo, i vari dietologi, professoroni, eminentissimi primari e nutrizionisti patentati intervistati nel marchettone finale della rubrica "salute" dei Tiggì ce lo ripetono ogni giorno: dobbiamo mangiare tanta frutta e verdura, e masticarla a lungo prima di ingollarla se no non vale. Possibilmente accompagnandola con almeno due litri d’acqua al giorno.
Io che appartengo in segreto al sacro culto della costata di chianina, la chiamo la dieta del cammello e ogni volta che sento le raccomandazioni, scuotendo la testa, dico a me stessa che "fatti non fummo per ruminar cicoria".
Però è vero, se ci si abitua alla foglia larga, al crunch del cetriolo e della cipolla di Tropea, effettivamente ci si sente più leggeri e sgonfi.
Nella dieta personalizzata dal dietologo con tutti i crismi e i controcazzi che sto seguendo da un anno per dimagrire e che, ad onor del vero, si è rivelata efficace, ci sono ben 740 grammi al giorno tra ortaggi e frutta. E’ una massa, ma ci si abitua. Anche pranzare solo con una bella fetta di cocomera (da noi rigorosamente femmina), in questi giorni, è in fin dei conti piacevole.
C’è un unico problema legato al consumo di quantità industriali di frutta e verdura, anzi due: i prezzi stellari (vedi il delizioso filmato) e, come ha rivelato Legambiente in un’inquietante ricerca (scaricala qui) , il fatto che troppi prodotti risultano contaminati dai pesticidi.
Se non ci ucciderà il caldo ci uccideranno i pesticidi. Tanto di qualcosa bisogna morire.


Anche la mia religione mi consente di fare delle eccezioni alla dieta mediterranea e la costata di Chianina appartiene, a buon diritto, a queste eccezioni.
Cerco di non esagerare e so di non essere “politically correct” ma ci sono momenti in cui insalata e verza mi lasciano un pò depresso.
Sul fatto poi che la verdura porti con sè dei rischi non indifferenti vista la pratica criminale dei pesticidi su ogni cosa non possa che essere d’accordo.
Penso che la strada stia solo nel costituire Gruppi d’Acquisto che scavalchino i negozi “bio” che speculano sul fresco in modo indegno e che offrono una qualità spesso poco apprezzabile.
Il problema è solo quello di individuare dei produttori locali su cui si possa essere certi che pratichino un’agricoltura intelligente ed, al massimo, una lotta integrata.
Dico locali perchè se i prodotti agricoli scorazzano sui camion per tutt’Italia qual è la scelta ecologica ?
Comment by S.Just — 07/1/2007 #
Non vorrei sembrare il solito guastafeste ma mi corre l’obbligo d’informarvi che senza anticrittogamici, antiparassitari, diserbanti e concimi chimici, l’agricoltura semplicemente non sarebbe in grado di provvedere al fabbisogno alimentare della popolazione del pianeta.
L’agricoltura biologica é un prodotto di nicchia, una roba da ricchi, per chiamarla col suo nome.
Sapete cosa fanno i pomodori se non vengono trattati quanto basta, vale a dire ogniqualvolta le condizioni climatiche sono favorevoli alla diffusione di Peronospera, Alternariosi, Septoriosi, Oidio, Tracheoverticillosi, Tracheofusariosi, Radice Suberosa, Maculatura Batterica ?
Semplicemente si seccano, in barba alle buone intenzioni dei cultori del biologico senza se e senza ma.
Comment by alce — 07/1/2007 #
Sì, ne produciamo talmente tanta che alla fine 1/4 finisce in discarica. Tanto varrebbe produrla esclusivamente biologica… basterebbe eccome.
Comment by triio — 07/1/2007 #
Prova a dirlo ai pomodori.
Comment by alce — 07/2/2007 #
Il discorso è lungo: se tutti noi (occidentali soprattutto) rinunciassimo a mangiare carne qualche volta (magari sempre), potremmo ridurre le produzioni intensive di foraggio in tutto il mondo e le popolazioni che coltivano il mangime per i ‘nostri’ animali potrebbero coltivare quello che basta al loro sostentamento (magari anche bio). Le coltivazioni intensive rovinano il pianeta e producono in sovrappiù rispetto al fabbisogno reale. I pesticidi ecc. che mettono sulle verdure comunque li ritroviamo anche nelle carni di cui non possiamo fare a meno oltre a antibiotici, anabulizzanti e quant’altro. In zona esistono contadini che coltivano con metodi bio e che soddisfano i propri clienti con verdure che hanno ottimo sapore (altro che quelle del super!), non secche e a prezzi simili a quelli della distribuzione normale. Provare per credere!
Comment by fab — 07/5/2007 #
Tanto per capire di cosa stiamo parlando:
Le aziende agricole in Italia sono 2.594.825, di cui 42.785 bio.
La superfice totale coltivata è pari a 19.605.519 ettari, di cui1.046.742 bio, di cui il 70% a prati, pascoli e cereali.
Questi alcuni dati relativi all’allevamento:
Polli e tacchini 438.334.414, contro 977.537 del bio; Bovini 5.930.479, contro 222.516; pecore e capre 6.991.138, contro 738.737
Il bio rappresenta dunque il 5% della superficie coltivata e di quel 5%, il 70% è costituito da pascoli, prati e cereali.
Contribuisce con il 2 per mille alla produzione avicola, con il 4% scarso alla produzione della carne bovina, ecc. ecc.
I dati sono tratti da Istat e Sinab.
Due domande:
1) Con simili dimensioni l’agricoltura biologica è qualcosa di più di un prodotto di nicchia?
2) Gli agricoltori che si ostinano a coltivare a modo loro lo faranno per attentare alla nostra salute, in quanto soggetti avidi e perfidi al servizio delle multinazionali, o avranno qualche buon motivo?
Comment by alce — 07/5/2007 #