July
6

Il professor Sartori, il “bene pubblico”, e la memoria corta di certa sinistra.

Ieri sul Corriere della Sera il professor Giovanni Sartori ha tenuto la solita lezione alla classe politica italiana , a sua detta “asina”, perché non perseguirebbe il “bene pubblico”.

Ora, però, dobbiamo interrogarci su che cosa sia il bene pubblico per il professor Sartori.

In primo luogo, vuole una legge elettorale maggioritaria.

In secondo luogo, pretende la cancellazione del sistema pensionistico.

In terzo luogo, chiede a gran voce le cosiddette riforme “liberali”.
Queste tre proposte possono essere definite, per usare il suo linguaggio, di “interesse pubblico”?

No, perché vanno in un’unica direzione: quella della “stabilizzazione” capitalistica del sistema politico, economico e sociale: pochi partiti, legati alla confindustria, pensioni sempre più basse, licenziamenti facili, nessun servizio sociale.

Questo sarebbe il “bene pubblico” per l’illustre politologo fiorentino.

Ancora più istruttiva è la sua visione della società futura: da una parte i professori che insegnano, dall’altra i politici che si “applicano”, e in mezzo le classi economiche dominanti che diventano ogni giorno più ricche. E in fondo, ma proprio in fondo alla piramide sociale, tutti gli altri cittadini impegnati nella lotta quotidiana per la sopravvivenza. Una società, economicamente hobbesiana, dove i ricchi non piangono mai.

Attualmente quel che scrive il professore piace molto a certa sinistra al caviale, quella della "riforme liberali". Peccato, che certi postcomunisti abbiano la memoria corta. Perché? Hanno, infatti, dimenticato il quadro disastroso, che nell’estate del 1974, Sartori, non ancora decano dei politologi italiani, tracciò di un’Italia che rischiava di essere governata dai comunisti (“la Dc perderà il potere; il Pci perderà l’anima, o ritroverà l’anima stalinista; e il 99 per cento degli italiani perderà quel molto o poco che ancora loro resta” ( Giano Accame, Una storia della Repubblica. Dalla fine dalla monarchia a oggi, Rizzoli, Milano 2000, p. 287) . Preparandosi, come poi regolarmente fece, a lasciare l’Italia per andare a insegnare negli Stati Uniti. Dimostrando così, già all’ epoca, di possedere altissimo senso dello Stato e del bene pubblico.

Vivissimi complimenti professore. Da estendere a coloro, che a sinistra, la sostengono.

Carlo Gambescia

» Leave a comment

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

  1. Quando si parte da una situazione come la nostra, ove lo stato è tentacolare e ipertrofico, dove le attività produttive sono tartassate e non rappresentate, con la sola eccezione delle grandi imprese tenute in piedi dalla politica, ove i servizi pubblici sono da paese del terzo mondo, quando si parte da una situazione così una cura da cavallo di liberalismo sarebbe un toccasana.
    Poi certo andrebbero discusse alcune cose, come la difesa dei ceti deboli, ma di fronte allo sfacelo della nostra Cosa Pubblica e del nostro sistema politico queste sono sottigliezze.
    La destra a parole propone il liberalismo, la sinistra fa finta di apprezzarlo perchè fa fino, ma in Italia di liberalismo non ne capisce un cacchio nessuno e nessuno in realtà lo vuole.
    Destra e sinistra sono insieme i pilastri di questo sistema illiberale che nessuno in realtà vuole cambiare.
    Infatti vi pare che qualcosa cambi ? Se sì, è solo in peggio, perchè restiamo sempre più indietro.

    Comment by Condorcet — 07/6/2007 #

  2. Dice sostanzialmente il professor Sartori nell’articolo citato:
    “Nel caso in esame la realtà è questa: che all’ interesse dei partitini di sopravvivere si contrappone l’ interesse maggiore (di tutto il Paese) di essere governato da governi in grado di governare, e cioè liberato dall’ indebito intralcio dei loro nanetti.”
    Si può discutere su cosa sia per Sartori il bene comune, se la sua visione della società futura si confaccia o meno alla nostra visione, su tutto quello che si vuole, ma qui mi pare che Sartori metta l’accento su una precondizione politica che é difficile non condividere: non si può governare perennemente sotto il ricatto dei “nanetti”.

    Comment by alce — 07/7/2007 #

  3. Le attività produttive sono tartassate e non rappresentate ??? :o :o

    Condorcet, ma un accenno - piccolo a piacere, eh - all’evasione fiscale ????

    Comment by Flavio — 07/10/2007 #

Leave a comment

XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

About this post