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Curzio Malaparte, cinquanta anni dalla sua morte
Siamo arrivati al cinquantenario della morte di un grande scrittore Italiano, amato in tutto il mondo, letto e tradotto quasi ovunque, misconosciuto in Italia. Eppure fu uno dei piu´ originali, moderni ed indipendenti scrittori del secolo. Certo questa sua indipendenza di mente e di spirito gli costoo’ tra l’altro 5 anni di confino, varie peripezie, alterne sorti e un livoroso ostracismo da parte di molti dei cosi’ detti intellettuali nostrani…….
Io non son nessuno, ho solo mini-blog, ma per quel pochissimo che posso e che so, sento di dover , sia pure microscopicamente, rimediare al silenzio imposto sia da destra che da sinistra ad un grande scrittore, che pago’ fino in fondo la liberta’ di spirito e l’intelligenza geniale, acuta e moderna che ebbe in dono dalla sorte.
Consola il bell’articolo di Giordano Bruno Guerri pubblicato sulla pagina "Cultura" del Giornale di oggi. Tra l’altro ci ricorda come :
Malaparte si stacco’ prima dal fascismo, poi dal comunismo quando si accorse che non avrebbero compiuto rivoluzione alcuna. E scese a compromessi con entrambi perche’ riteneva che la propria liberta’, il suo bene piu’ prezioso, e la propria scrittura, valessero piu’ del martirio pro o contro una ideologia.
Il crollo delle ideologie e la difesa delle liberta’ individuali, che e’ alla base delle piu’ moderne democrazie liberali, fanno di lui un precursore piuttosto che un voltagabbana
E queste parole sono tratte da un libro di Giordano Bruno Guerri, di 26 anni fa (L’Arcitaliano), che come nota lo stesso autore, non e’ ancora stato smentito.
Mi piace qui anche riportare quel che di lui disse Eugenio Montale "Un parlatore squisito e un grande ascoltatore pieno di tatto ed educazione". Ascoltare : quanti pennivendoli nostrani tanto lodati ed osannati sanno ascoltare?
Quanti sanno guardare uomini, donne, bambini, persone, animali, con animo partecipe e compassionevole? O non restano piuttosto chiusi in se’ stessi, spesso passivi espositori di morte ideologie, ciechi alla realta’ dei tempi in cui vivono, contenti dei beni che il potere elargisce loro, dimentichi delle "persone", gli Italiani comuni che pure esistono, uomini, donne, vecchi, bambini, che non possono esser considerati solo come utili mezzi per la scalata al potere.
Malaparte scrisse di argomenti feroci, mise a nudo miserie,disperazioni,degenerazioni, con lucido cinismo e tanta compassione, con un dolore per le umane miserie, sentito, sofferto e quasi pudicamente trattenuto. Malaparte non fu pero’ solo questo, non fu semplicemente un lucido e crudo narratore di fatti orrendi e situazioni feroci, non fu unicamente il primo o quasi, reporter di guerra.
E’ stato anche un ignorato poeta, almeno che io sappia, mentre molte sue pagine sono intrise di autentica poesia. Non puo’ essere che non si sia saputo o voluto cogliere la autentica poesia di molti dei suoi scritti, eppure sembra cosi’. Io non son nessuno, e non mi posso certo arrischiare ad analisi dei suoi testi, ma con tutti i miei limiti e le mie incapaci ignoranze, sento di poter dire che Curzio Malaparte era un poeta, la sua anima era l’anima di un poeta, ristretta e oppressa dai tempi grami e violenti in cui fu costretta ad esprimersi.

