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	<title>Comments on: &#8220;Second Life&#8221;. Qualche riflessione.</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 22:18:56 +0000</pubDate>
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		<title>By: Condorcet</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/07/27/second-life-qualche-riflessione/#comment-95611</link>
		<dc:creator>Condorcet</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jul 2007 11:35:13 +0000</pubDate>
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		<description>La persona umana ha sempre cercato meccanismi di evasione dalla realtÃ : droghe, la religione, ideologie politiche. Second Life offre esattamente questo.
A suo merito, il non interferire in alcun modo con la fisiologia, come fa per esempio l'alcool o la cocaina.
Quanto a dipendenza psicologica, Ã¨ tutto sommato mediata da una barriera potentissima, che Ã¨ il non sapere nemmeno dove sta fisicamente il resto di quel mondo.
Dunque, a fronte della bassa pericolositÃ  oggettiva, direi: meglio Second Life che altre forme di evasione dalla realtÃ  in cui la persona, il giovane, si trova a contatto molto piÃ¹ diretto e ravvicinato con il pericolo.

Attenzione che Second Life potrebbe offrire un ricco mondo alternativo a chi invece ha perso forzatamente il primo, per esempio a causa di un incidente.
Dunque, data l'innocuitÃ  di questa "droga" sul corpo umano, il suo effetto sulla mente e sulla vita degli individui potrebbe essere anche molto positivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La persona umana ha sempre cercato meccanismi di evasione dalla realtÃ : droghe, la religione, ideologie politiche. Second Life offre esattamente questo.<br />
A suo merito, il non interferire in alcun modo con la fisiologia, come fa per esempio l&#8217;alcool o la cocaina.<br />
Quanto a dipendenza psicologica, Ã¨ tutto sommato mediata da una barriera potentissima, che Ã¨ il non sapere nemmeno dove sta fisicamente il resto di quel mondo.<br />
Dunque, a fronte della bassa pericolositÃ  oggettiva, direi: meglio Second Life che altre forme di evasione dalla realtÃ  in cui la persona, il giovane, si trova a contatto molto piÃ¹ diretto e ravvicinato con il pericolo.</p>
<p>Attenzione che Second Life potrebbe offrire un ricco mondo alternativo a chi invece ha perso forzatamente il primo, per esempio a causa di un incidente.<br />
Dunque, data l&#8217;innocuitÃ  di questa &#8220;droga&#8221; sul corpo umano, il suo effetto sulla mente e sulla vita degli individui potrebbe essere anche molto positivo.</p>
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		<title>By: breva</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/07/27/second-life-qualche-riflessione/#comment-95489</link>
		<dc:creator>breva</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jul 2007 06:01:48 +0000</pubDate>
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		<description>Interessante e di indubbia pericolositÃ , un mix esplosivo che se assunto senza ricetta ti sega.
In una vita reale fatta di scelte che ti condizionano, l'altra ti consente la briglia sciolta.
L'appagamento Ã¨ obiettivo naturale e giusto, nella vita reale esso richiede impegno, sacrificio, analisi, costanza nell'applicazione, e rischi, nell'altra un mouse.
Il rischio Ã¨ l'alcoolismo da file con non ritorno.
Terrificante ma arginabile, ancora arginabile, la vita reale va attraversata e vissuta a tempo pieno, cogliendone gioie, ansie e dolori.
Consiglio gite fuori porta a go-go, col telefonono "quello che chiama" e basta dentro. Per le emergenze.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante e di indubbia pericolositÃ , un mix esplosivo che se assunto senza ricetta ti sega.<br />
In una vita reale fatta di scelte che ti condizionano, l&#8217;altra ti consente la briglia sciolta.<br />
L&#8217;appagamento Ã¨ obiettivo naturale e giusto, nella vita reale esso richiede impegno, sacrificio, analisi, costanza nell&#8217;applicazione, e rischi, nell&#8217;altra un mouse.<br />
Il rischio Ã¨ l&#8217;alcoolismo da file con non ritorno.<br />
Terrificante ma arginabile, ancora arginabile, la vita reale va attraversata e vissuta a tempo pieno, cogliendone gioie, ansie e dolori.<br />
Consiglio gite fuori porta a go-go, col telefonono &#8220;quello che chiama&#8221; e basta dentro. Per le emergenze.</p>
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		<title>By: Lao</title>
		<link>http://www.vivereacomo.com/2007/07/27/second-life-qualche-riflessione/#comment-95414</link>
		<dc:creator>Lao</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jul 2007 01:39:22 +0000</pubDate>
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		<description>Uno scrittore americano che risponde al nome di William Gibson scrisse nel lontano 1984 un libro intitolato "Neuromante". Un romanzo di fantascienza che si considera essere il capostipite del filone cyber-punk, ovvero di quel genere fantascientifico che invece di descrivere un futuro perfetto e glorioso come ad esempio su Star Trek, ipotizza un futuro dove il mondo, inghiottito dalla tecnologia informatica, collassa su se stesso. Gibson descrive un mondo in cui gli uomini non hanno scelta per sopravvivere se non la criminalitÃ , tanto piÃ¹ che non c'Ã¨ alcuna distinzione fra grandi organizzazioni criminali e societÃ  multinazionali, che sono le uniche vere padrone del mondo. Il tutto sullo sfondo di uno scenario grigio, fatto di strade invivibili e luci al neon, locali malfamati, metropoli infinite, mutazioni genetiche e intelligenze virtuali. La gente uccide per rubare denaro che spesso gli serve per sostituire i suoi organi, consumati dall'abuso di alcol e droghe, con innesti biomeccanici. Del resto la droga Ã¨ l'unico mezzo per opporsi ai sentimenti di disperazione e paura che sono gli unici che gli uomini sono ormai in grado di provare. E poi c'Ã¨ la grande rete, l'evoluzione del nostro web, che Ã¨ un vero e proprio mondo parallelo fatto di luci, dati e numeri veicolati in tutto il mondo a velocitÃ  impressionanti, in cui letteralmente vivono i pirati informatici e gli hacker ingaggiati dalle multinazionali per infiltrarsi nelle banche dati delle societÃ  nemiche. Per loro vivere nella rete Ã¨ una necessitÃ , una droga, non possono farne a meno, ne sono stati completamente assorbiti.
Forse nel 1984 poteva essere considerato un bel romanzo; oggi direi che assomiglia in maniera preoccupante alla nostra realtÃ  e al futuro a cui, a meno di improbabili cambi di rotta, ci stiamo avvicinando.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Uno scrittore americano che risponde al nome di William Gibson scrisse nel lontano 1984 un libro intitolato &#8220;Neuromante&#8221;. Un romanzo di fantascienza che si considera essere il capostipite del filone cyber-punk, ovvero di quel genere fantascientifico che invece di descrivere un futuro perfetto e glorioso come ad esempio su Star Trek, ipotizza un futuro dove il mondo, inghiottito dalla tecnologia informatica, collassa su se stesso. Gibson descrive un mondo in cui gli uomini non hanno scelta per sopravvivere se non la criminalitÃ , tanto piÃ¹ che non c&#8217;Ã¨ alcuna distinzione fra grandi organizzazioni criminali e societÃ  multinazionali, che sono le uniche vere padrone del mondo. Il tutto sullo sfondo di uno scenario grigio, fatto di strade invivibili e luci al neon, locali malfamati, metropoli infinite, mutazioni genetiche e intelligenze virtuali. La gente uccide per rubare denaro che spesso gli serve per sostituire i suoi organi, consumati dall&#8217;abuso di alcol e droghe, con innesti biomeccanici. Del resto la droga Ã¨ l&#8217;unico mezzo per opporsi ai sentimenti di disperazione e paura che sono gli unici che gli uomini sono ormai in grado di provare. E poi c&#8217;Ã¨ la grande rete, l&#8217;evoluzione del nostro web, che Ã¨ un vero e proprio mondo parallelo fatto di luci, dati e numeri veicolati in tutto il mondo a velocitÃ  impressionanti, in cui letteralmente vivono i pirati informatici e gli hacker ingaggiati dalle multinazionali per infiltrarsi nelle banche dati delle societÃ  nemiche. Per loro vivere nella rete Ã¨ una necessitÃ , una droga, non possono farne a meno, ne sono stati completamente assorbiti.<br />
Forse nel 1984 poteva essere considerato un bel romanzo; oggi direi che assomiglia in maniera preoccupante alla nostra realtÃ  e al futuro a cui, a meno di improbabili cambi di rotta, ci stiamo avvicinando.</p>
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