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“Second Life”. Qualche riflessione.
Qual è il senso sociologico profondo di Second Life? Quello di essere un gioco? Quello di creare comunità virtuali? Quello di appagare le frustrazioni esistenziali e far così felici gli individui? Quello di far guadagnare in qualche modo chi vi collabori o partecipi o, comunque, per via indiretta il sistema economico capitalistico? Che non è sicuramente un sistema, già di per sé, molto equo.
Crediamo che l’elemento costitutivo di questo “nuovo mondo” virtuale sia, ancora una volta, e purtroppo, la ricerca utilitaristica e individuale della felicità, elevata a livello di sistema sociale ed economico. Non che via sia nulla di male. Ma di certo, più aumenta la quantità di ore trascorse davanti a un computer, per costruirsi una Seconda Vita, più si riduce la quantità di tempo dedicata alla Prima Vita.
Ma per quale ragione si tratta di un’ attività utilitaristica( e individualistica)? Perché, non ci espone, non si rischia, non si punta al dispendio, del proprio essere sociale concreto. Si pensi alla differenza che corre, almeno in linea di principio, tra le attività svolte, in termini di dono del proprio tempo libero, dal membro di un’associazione di volontariato, e da chi, chiuso in una stanza, davanti al computer, progetta, per il suo solo appagamento individuale, un mondo immaginario.
Inoltre il “meccanismo” di Seconda Vita , ricorda quello della “macchina dell’esperienza”, teorizzato ad esempio da Nozick, filosofo e pensatore sociale, non insensibile agli argomenti dell’utilitarismo individualistico.
Immaginiamo una macchina o stanza, che possiamo chiamare “stanza della felicità”, nella quale chiunque vi entri potrà vivere, anche se in modo immaginario, un vita felice. Ora, sarà “vera” felicità? Assolutamente no. Nozick, infatti, ci invita a rientrare subito nella vita reale.
Però, ecco che, la “stanza della felicità” se realizzata “concretamente”, come nel caso di Seconda Vita, introduce una seconda scelta di tipo utilitaristico. Nel senso che chi può “farne uso” (attualmente 8 milioni di persone nel mondo), per una serie di ragioni legate a un sistema economico basato sul profitto e sui consumi (differenziati), ma di tipo emulativo, si sente già psicologicamente più appagato, di chi non può “farne uso”.
Il che genera un “fatto sociale” (qualcosa che ha forza propria): chi “fa uso” di Seconda Vita ”deve essere” (per forza) felice “Fatto sociale”, che spinge l’individuo a comportamenti emulativi o mimetici (e dunque collettivi), dai quali poi trae slancio l’economia capitalistica fondata sulla diseguaglianza sociale e su una divisione retributa in modo altamente ineguale del lavoro. E così, grazie all’ indotto che finisce per ruotare intorno ai “paradisi artificiali” dello spazio web, il sistema economico cresce. Di più: espandendosi rischia di moltiplicare le diseguaglianze sociali, dal momento che potrebbe sussistere - ma la cosa andrebbe provata sul piano empirico - una proporzionalità diretta tra la crescita dell’individualismo utilitaristico (in tutte le sue forme) e la crescita delle diseguaglianze sociali.
Riassumendo.Second Life dà poco e toglie molto, in termini di vita reale (di Prima Vita). Favorisce, e si nutre di individualismo utilitaristico. Andando così a rafforzare quell’assenteismo sociale e politico, che purtroppo segna il nostro tempo.
Perciò un solo consiglio, soprattutto ai giovani: "giocate" pure, ma non fatevi travolgere. La vera vita è la Prima Vita. Ed è quella, che va cambiata.
Tutti insieme.


Uno scrittore americano che risponde al nome di William Gibson scrisse nel lontano 1984 un libro intitolato “Neuromante”. Un romanzo di fantascienza che si considera essere il capostipite del filone cyber-punk, ovvero di quel genere fantascientifico che invece di descrivere un futuro perfetto e glorioso come ad esempio su Star Trek, ipotizza un futuro dove il mondo, inghiottito dalla tecnologia informatica, collassa su se stesso. Gibson descrive un mondo in cui gli uomini non hanno scelta per sopravvivere se non la criminalità , tanto più che non c’è alcuna distinzione fra grandi organizzazioni criminali e società multinazionali, che sono le uniche vere padrone del mondo. Il tutto sullo sfondo di uno scenario grigio, fatto di strade invivibili e luci al neon, locali malfamati, metropoli infinite, mutazioni genetiche e intelligenze virtuali. La gente uccide per rubare denaro che spesso gli serve per sostituire i suoi organi, consumati dall’abuso di alcol e droghe, con innesti biomeccanici. Del resto la droga è l’unico mezzo per opporsi ai sentimenti di disperazione e paura che sono gli unici che gli uomini sono ormai in grado di provare. E poi c’è la grande rete, l’evoluzione del nostro web, che è un vero e proprio mondo parallelo fatto di luci, dati e numeri veicolati in tutto il mondo a velocità impressionanti, in cui letteralmente vivono i pirati informatici e gli hacker ingaggiati dalle multinazionali per infiltrarsi nelle banche dati delle società nemiche. Per loro vivere nella rete è una necessità , una droga, non possono farne a meno, ne sono stati completamente assorbiti.
Forse nel 1984 poteva essere considerato un bel romanzo; oggi direi che assomiglia in maniera preoccupante alla nostra realtà e al futuro a cui, a meno di improbabili cambi di rotta, ci stiamo avvicinando.
Comment by Lao — 07/28/2007 #
Interessante e di indubbia pericolosità , un mix esplosivo che se assunto senza ricetta ti sega.
In una vita reale fatta di scelte che ti condizionano, l’altra ti consente la briglia sciolta.
L’appagamento è obiettivo naturale e giusto, nella vita reale esso richiede impegno, sacrificio, analisi, costanza nell’applicazione, e rischi, nell’altra un mouse.
Il rischio è l’alcoolismo da file con non ritorno.
Terrificante ma arginabile, ancora arginabile, la vita reale va attraversata e vissuta a tempo pieno, cogliendone gioie, ansie e dolori.
Consiglio gite fuori porta a go-go, col telefonono “quello che chiama” e basta dentro. Per le emergenze.
Comment by breva — 07/28/2007 #
La persona umana ha sempre cercato meccanismi di evasione dalla realtà : droghe, la religione, ideologie politiche. Second Life offre esattamente questo.
A suo merito, il non interferire in alcun modo con la fisiologia, come fa per esempio l’alcool o la cocaina.
Quanto a dipendenza psicologica, è tutto sommato mediata da una barriera potentissima, che è il non sapere nemmeno dove sta fisicamente il resto di quel mondo.
Dunque, a fronte della bassa pericolosità oggettiva, direi: meglio Second Life che altre forme di evasione dalla realtà in cui la persona, il giovane, si trova a contatto molto più diretto e ravvicinato con il pericolo.
Attenzione che Second Life potrebbe offrire un ricco mondo alternativo a chi invece ha perso forzatamente il primo, per esempio a causa di un incidente.
Dunque, data l’innocuità di questa “droga” sul corpo umano, il suo effetto sulla mente e sulla vita degli individui potrebbe essere anche molto positivo.
Comment by Condorcet — 07/28/2007 #