August
4

Amianto, si vuole sapere.

E’ stata depositata oggi una nuova interpellanza a firma senatore Ripamonti dei Verdi che aggiorna il ministro dell’ambiente Pecoraro sugli sviluppi della sempre piu’ preoccupante vicenda dell’amianto in Ticosa.

In particolare  si  tratta di una iniziativa politica che, indipendentemente dalle indagini della magistratura  e nell’ambito delle competenze ministeriali, intende far luce  da una parte su quanto operato e sulle relative responsabilita’ e dall’altro acquisire elementi, anche attraverso una azione ispettiva da effettuarsi in loco,  con riguardo agli interventi adottati ed allo scopo di prevenire ulteriori possibili rischi.

Il ministro Pecoraro ,tuttavia, ci ha  gia’ assicurato che sono state avviate le necessarie procedure per fare chiarezza sui quesiti delle interpellanze di Ripamonti e Benzoni. Purtroppo la vicenda per la quale siamo stati accusati un po’ da tutti di essere degli allarmisti si sta arricchendo di  nuovi elementi per niente rassicuranti.

Continuiamo ad augurarci che non vi siano stati e non vi siano pericoli per la salute dei cittadini

Elisabetta Patelli portavoce verdi di Como

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Ai Ministri dell’ambiente e della sanità

Premesso che:

il 27 gennaio 2007 la Società italo – olandese Multidevelopment, vincitrice della gara per l’acquisto dal Comune di Como dell’area e dei fabbricati dell’ex complesso produttivo “Ticosa”, destinato a trasformazione urbanistica e edilizia, ha avviato la demolizione dei predetti fabbricati, avvio tra l’altro avvenuto con un evento spettacolare,  con l’intervento di autorità e accompagnato da spettacolo pirotecnico alla presenza di migliaia di cittadini;

l’area “Ticosa” è ubicata all’interno della città di Como, ed è circondata da quartieri  con una forte destinazione  a residenza, uffici, commercio, perciò densamente abitati e frequentati;

a gennaio la portavoce dei Verdi avrebbe scritto al Sindaco chiedendo garanzie sullo smaltimento dei materiali pericolosi, ma tale richiesta sarebbe stata bollate come "battaglia demagogica";
nello stesso periodo  un consigliere comunale avrebbe richiesto, senza esito, al Sindaco di Como e all’ASL provinciale che venissero effettuati monitoraggi dell’aria durante i lavori per accertare che non si diffondessero, con le polveri, fibre di amianto nell’aria

la direttrice dell’ASL provinciale avrebbe più volte dichiarato che prima dell’inizio della demolizione si era provveduto alla totale bonifica del comparto, e che pertanto non esistevano pericoli per la salute dei cittadini;

a fine marzo una centralina Arpa della zona avrebbe rivelato una quantità anomala di amianto nell’aria;

l’11 aprile, nel corso di un sopralluogo di ARPA e ASL veniva rinvenuta  sul sito, tra le macerie accumulate, una guaina bituminosa all’interno della quale è stata accertata la presenza di amianto “crisotilo” , destinata ad essere triturata insieme agli altri inerti;

tale ritrovamento ha riacceso le preoccupazioni nella cittadinanza per i rischi di possibile contaminazione da amianto durante i lavori di demolizione già avvenuti e per i prossimi interventi, anche per l’assenza di chiare assunzioni di responsabilità da parte del Comune di Como, dell’impresa, di ASL e ARPA e di un chiarimento sulle rispettive competenze e modalità di coordinamento;

il 26 aprile l’Arpa certificava la presenza di amianto a terra e in aria,ma  il rapporto con la richiesta di rapida bonifica arriva in Comune soltanto il 25 maggio preceduto da voci insistenti su presunte negligenze nella demolizione. I dati non sono stati resi pubblici e la consultazione dell’atto è preclusa ai più;

Comune ed Asl, a seguito di interrogazioni avrebbero dichiarato che "bonifica e controlli sono stati eseguiti secondo la legge", una tranquillità che si è incrinata  il 28 giugno quando il sindaco avrebbe firmato un’ordinanza che intimava alla ditta acquirente di smaltire "senza indugio" i detriti;

il 29 giugno la Procura di Milano ha predisposto il sequestro dell’area con l’accusa, per ora a carico di ignoti, di omissione di atti d’ufficio nel trattamento dell’amianto senza escludere l’ipotesi di reati ambientali, difatti  i Carabinieri hanno sigillato l’area organizzando una sorveglianza continua per prevenire possibili alterazioni;

a seguito della risposta  ad una interrogazione presentata da un consigliere in Regione Lombardia si apprenderebbe che l’amianto a Como  non sarebbe stato rinvenuto soltanto sulle ceneri della vecchia fabbrica ma anche vicino al Santarella (ex centrale termica) . Il 7 maggio il referto delle analisi sui campioni prelevati al Santarella rivelerebbe la presenza di "amianto nella varietà cristolio distribuito in modo estremamente disomogeneo della matrice ad una concentrazione non stimabile e molto vicina al limite di rilevabilità della metodica";

si chiede di sapere:

come si consideri l’assenza di controlli specifici dell’aria a cantiere attivo considerando che risulterebbe un unico controllo a cura di ARPA e avvenuto in data 11 aprile, a cantiere fermo, in una zona non prossima allo stesso e di carattere aspecifico, nel quadro dell’ordinario monitoraggio previsto dal Piano Regionale Amianto Lombardia;

se sia a conoscenza del rimpallo di competenze avvenuto  tra Comune di Como e Società Multidevelopment  sulle modalità e le responsabilità relative alla rimozione e lo smaltimento della guaina individuata contenente amianto;

se si non intenda chiarire quali siano le competenze e le responsabilità previste dalla normativa in materia e come debbano coordinarsi gli enti preposti per garantire la prevenzione da rischi per la salute dei cittadini nel caso di interventi di così vasta portata;

se non si ritenga di dover acquisire elementi, nell’ambito delle proprie competenze, anche attraverso una azione ispettiva da effettuarsi in loco,   con riguardo agli interventi adottati ed allo scopo di prevenire ulteriori possibili rischi.

Roma, 3 agosto 2007

Sen. Natale Ripamonti .

» Leave a comment

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

  1. Bene, grazie.
    Vanno tenuti sotto pressione costante, avanti così.

    Comment by breva — 08/4/2007 #

  2. Un fatto grave, su cui è necessario arrivare a fare veloce, preciso ed affidabile punto della situazione.
    Se si constatasse che i fatti di cui parliamo hanno fatto correre un serio, e concreto, rischio ai cittadini di Como per la leggerezza colpevole di amministratori e funzionari sono da ricercare i responsabili politici ed amministrativi e la magistratura, a quel punto, farebbe bene ad intervenire sanzionando i comportamenti che possono avere risvolti penali.
    Non vi è nulla di bello in questa vicenda.
    A prima vista appare un’improvvisazione ed una leggerezza che veramente lasciano senza parole in chi si assume l’onere, prima che l’onore, di amministrare una città.
    Certo se le giunte sono quelle che si sono succedute in questi anni non è che possa meravigliare più di tanto.

    Comment by S.Just — 08/4/2007 #

  3. Un plauso a tale interpellanza.

    Finalmente qualcosa di intelligente portato avanti dai Verdi.

    Comment by Phobos — 08/5/2007 #

  4. E’ la ventesima volta che leggo la storia della richiesta bollata come battaglia demagogica, mille discorsi sulle problematiche che porta l’aminato ecc ecc….
    ora vorrei capire, lo scopo è solo quello di trovare i responsabili mettendoli sotto pressione e alzare un polverone colossale? Perchè se veramente quelle macerie sono pericolose la lotta da fare serebbe per la loro rapida rimozione, poi si cerchino le responsabilità e chi cacci i soldi per la bonifica, ma con i tempi della burocrazia italiana quanto ci vorrà?

    Non vorrei dire ma la colossale stronzata riportata da giornali e notiziari che dopo il forte vento dei giorni scorsi i teli che coprono le macerie sono stati sistemati e fissati a perfezione proprio non regge visto che ieri lasciavano ampi spazi scoperti….
    Ora se quella roba è pericolosa, e non credo che lo sia veramente poi tanto, tutti quelli che scrivono qui indignati e vogliono chiarezza dovrebbero mobilitarsi per chiedere che spariscano rapidamente, che venga fatta una bonifica e tutto quanto serve a garantire la non nocività, invece mi sembra tutto una semplice volontà di attaccare deliberatamente l’amministrazione…..
    che logicamente ha le sue gravi colpe

    Comment by Scu' — 08/6/2007 #

  5. be si puo sempre far che quelli che hanno comprato i mattoni li possono usare per lapidare il sindaco, allora si che li varrebbero 100 euro l’uno e nessuno obbieterebbe piu’.

    Comment by MISTER.T — 08/6/2007 #

  6. @Scù
    L’area è sotto sequestro, devono fare le analisi, evitare che vengano rimosse per togliere le prove, le macerie le toglieranno solo dopo il nulla osta dalla magistratura, per ora restano lì.
    Tanto il casino l’han fatto con la demolizione, e con l’abbandono a cielo aperto delle macerie per mesi…. cmq hai ragione, speriamo che si diano una mossa, così magari vediamo saltare qualche testa, nella fattispecie, di cazzo…x(

    Comment by breva — 08/6/2007 #

  7. perchè adeso non sono a cielo aperto?
    i teli di plastica trasparenti sono quelli che non sono poi tant5o trasparenti, dove si vedono le macerie, teli non ce ne sono non illudetevi della trasparenza…..

    Chi teme che veramente siano pericolose per la cittadinanza, dovrebbe mobilitarsi perchè vengano tolte, se sono pericolose le macerie, che le indagini e prelievi li facciano in un capannone sigillato, se non sono pericolose che le portino dove gli pare per fare le indagini, in nessuno dei casi dovrebbero rimanere abbandonate… scusate “sequestrate”, tanto più che con i tempi della magistratura ci vorrenno mesi, anni….. non sono riusciti a demolire per 30 anni la ticosa senza indagini in corso, figuriamoci con il blocco della magistratura

    Comment by Scu' — 08/7/2007 #

  8. Bravi…non mollate!

    =d>

    Comment by sveta — 08/9/2007 #

  9. Detriti dell’area ex Ticosa
    Indagato il sindaco Bruni
    PER LA DEMOLIZIONE

    Il sindaco di Como, Stefano Bruni, è stato iscritto nel registro degli indagati del Tribunale lariano per la vicenda relativa alla demolizione dei detriti della Ticosa.
    Il sostituto procuratore Simone Pizzotti, titolare dell’inchiesta, lavora sull’ipotesi di reato di abuso d’ufficio e violazione del codice ambientale.
    Il primo cittadino di Como potrebbe essere stato iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto nella sua veste di legale rappresentante dell’ente proprietario del sito in cui sono stati depositati i detriti (la Ticosa, ndr).
    «Mi sembra la logica conseguenza di una vicenda che si è protratta eccessivamente - ha commentato ieri a caldo Bruni - del resto, simili accelerazioni sono previste dalle recenti normative in materia ambientale. Sono sereno e fiducioso nell’operato della magistratura e sono anche convinto che la questione verrà chiarita in tempi brevi».
    Il sindaco di Como ha anche confermato di aver incaricato l’avvocato Giuseppe Sassi «di verificare se l’iscrizione nel registro degli indagati sia un atto dovuto oppure qualcosa di diverso».
    L’inchiesta della magistratura sulla demolizione della Ticosa era iniziata alla fine di giugno, quando i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, su ordine della procura di Como, avevano messo sotto sequestro l’intera area e prelevato alcuni campioni di detriti per verificare la presenza di amianto.
    Dopo una serie di analisi, effettuate da Arpa e Asl e risultate negative, a ottobre il cantiere è stato dissequestrato. Resta tuttavia aperta la questione dello smaltimento. I residui dell’abbattimento della tintostamperia sono stati catalogati come rifiuti speciali e non, come proposto dalla società olandese che ha acquistato l’ex area industriale, come semplici materiali derivanti da demolizione e ricostruzione.

    Comment by breva — 12/20/2007 #

Leave a comment

XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

About this post