December
7

Martiri del lavoro

Si prova un’immensa tristezza ma anche una profonda rabbia per l’ennesima tragedia del lavoro, del lavoro duro, pesante, di fatica, una volta si sarebbe detto alienante.
Nei media la notizia sta già scendendo in secondo piano. Meglio parlare del "la ci darem la mano" di Veltroni e Berlusconi.

Muore un operaio bruciato e altri sei sono in condizioni disperate. Domani non se ne parlerà già più.
Lo sdegno e il corrusco dei politici che esortano non si sa chi a prendere provvedimenti contro le morti sul lavoro, quando sono loro che dovrebbero farlo, sarà l’ennesima formalità da sbrigare e poi tutti a casa per il weekend. Tutti meno Antonio, che a casa dai suoi figli non ci tornerà.

Le chiamano morti bianche, chissà perchè, quando invece sono rosse del sangue di chi guadagna i famosi 1000 euro e poi si sente dire dall’economista di grido che dovrà lavorare, pardon farsi il culo, fino a settant’anni perchè se no a lui, all’economista, gli tocca mantenerlo.
Si fanno tanti bei discorsi sulla prevenzione ma quando uno sta lavorando da 12 ore filate, l’attenzione, la concentrazione e, cristodiundio, la stanchezza, ti fottono.
Voglio essere retorica, si. Questi sono martiri, onorateli.

Update: In questo blog il video dell’intervista ad un superstite, che parla degli estintori scarichi (!!) nello stabilimento Thyssen-Krupp.

Lameduck

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  1. Morire come schiavi!

    12 ore…continuate…dico 12 ore…
    La paura che se si blocca la “macchina” si va in cassaintegrazione….la paura di perdere il posto di lavoro…avre tre figli…avere due figli…avere un mutuo…avere responsabilità…ci rende eroici…si cerca di aggiustare tubi…di rimettere in funzione un macchinario…che fra due mesi…non servirà a “niente”…
    Sentirsi bruciare…e gridare non voglio morire….preoccuparsi fino alla fine dei nostri figli….

    Vedere un tuo collega morire…e non poter far niente…il fuoco irrompe e colpisce altri colleghi…tutto senza poter usare acqua…estintori…perchè inutilizzabili…
    Una fabbrica destinata alla chiusura…una fabbrica che solo pochi uomini vogliono non veder morire..che lottano…e che muoiono.
    Ma quanto siamo regrediti…ma quanto siamo lontani ….

    OPERAI…fiera di farne parte…la parte migliore di questa società…

    Una morte orrenda…un pensiero hai loro figli…così piccoli…

    Morgana…Buon Natale e Felice anno nuovo…sdride vero..???

    Comment by Morgana — 12/7/2007 #

  2. Sciagura Thyssen, i morti salgono a tre

    Sono morti altri due degli operai coinvolti nella sciagura avvenuta alla ThyssenKrupp di Torino la notte del 6 dicembre. Dopo Antonio Schiavone, il 7 dicembre hanno perso la vita anche Roberto Scola, 32 anni, e Angelo Laurino, 43 anni. Erano due dei sei feriti gravi ustionati nelle fiamme che hanno avvolto il reparto della linea 5. Il decesso di Scola, avvenuto per arresto cardiocircolatorio, e’ stato dichiarato alle ore 6,45. L’uomo era ricoverato all’ospedale Cto di Torino con il 95 per cento di ustioni su tutto il corpo. Restano gravi le condizioni degli altri cinque compagni di lavoro, con ustioni fra il 60 e il 90 per cento, ricoverati in altri ospedali. Laurino, invece, aveva due figli, ed era ricoverato all’ospedale San Giovanni Bosco con oltre il 90 per cento delle ustioni sul corpo. Ancora in pericolo di vita altri quattro lavoratori ricoverati nei vari ospedali.

    L’intera Torino è sotto choc (lunedì si fermeranno tutti i lavoratori della città a lutto) per quanto accaduto e per la gravità dell’incidente, avvenuto in una fabbrica in dismissione, dove i pochi operai rimasti al lavoro prima della chiusura definitiva dovevano accettare turni interminabili senza alcun potere di contrattazione, senza la possibilità di dire “no”. Oggi i sindacati e l’azienda hanno avuto un incontro molto teso. La Tk, in un primo momento, voleva far ripartire la produzione. Ma si è fermata dinanzi alla rabbia degli operai, che non vogliono rientrare in fabbrica con cinque compagni ancora in ospedale tra la vita e la morte. Rabbia moltiplicata dalle circostanze dell’incidente: le 12 ore di lavoro ininterrotto cui la squadra era sottoposta, l’olio idraulico fuoriuscito da un tubo che perdeva, gli idranti privi d’acqua per spegnere le fiamme che avvolgevano tutto - corpi e macchine -, insomma una condanna a morire senza difese tra le mura di una fabbrica al limite del disuso.

    “Considerando anche i tempi di spostamento, quell’operaio doveva rimanere in ballo per una quindicina di ore - ha spiegato all’Unità il segretario della Fiom Cgil torinese, Giorgio Airaudo - ma ormai, in questa come in altre fabbriche, sotto l’implicito ricatto occupazionale, vige la totale messa a disposizione delle persone. Così si arriva a orari inumani accompagnati da salari bassi e ritmi produttivi stressati, come in questo caso. Ma a Torino sono diverse le situazioni dove siamo tornati a lottare per riconquistare le 40 ore settimanali. Se non si prendono in seria considerazioni queste cose abbiamo un bel parlare di sicurezza, di leggi e di ispezioni: diventa tutto una grande ipocrisia”.

    Si diceva dell’incontro con l’azienda: ”Abbiamo detto che non eravamo disposti ad affrontare questioni sindacali mentre ci sono famiglie che piangono i morti e altre che stanno al capezzale di lavoratori in gravissime condizioni”. Lo ha spiegato Fabio Carletti, della Fiom di Torino, dopo la riunione svoltasi stamani all’Unione Industriale di Torino con la Thyssenkrupp. Ha detto Carletti: “Abbiamo chiesto all’azienda di rispettare il lutto e sospendere la produzione. Laddove decidesse di riprendere l’attività in squadre e reparti non interessati dalla sciagura, dovrà esserci prima una certificazione da parte di enti esterni, con il controllo delle Rsu e dai lavoratori. Il capo del personale e il responsabile del personale ci daranno una risposta entro oggi”. Ma i lavoratori sanno cosa fare: “Non torneremo comunque a lavorare in quella fabbrica, piuttosto sciopereremo ad oltranza”.

    Uno di loro, Antonio Boccuzzi, 36 anni, testimone dell’incidente, lo rievoca con queste parole: “Il focolaio è partito dalla spianatrice alla 5, dove c’è molto olio di scarto che trasuda dalla lamiera che lavoriamo. All’inizio abbiamo provato a spegnere un piccolissimo incendio, un’operazione di routine già capitata altre volte. Ci siamo avvicinati con due estintori, io e Roberto Scola. Eravamo proprio vicini alle fiamme, ma gli estintori erano scarichi. Probabilmente erano stati utilizzati e riposti li come fossero nuovi. Era già capitato altre volte”. “Le fiamme sono aumentate improvvisamente - prosegue Boccuzzi, che è anche delegato sindacale alla Tk Ast -. Con altri due ragazzi siamo andati a prendere delle manichette per buttare dell’acqua che avesse un getto potente. Ma appena ho aperto il rubinetto, c’è stata una forte esplosione. Le fiamme ci arrivavano addosso da tutte le parti, erano altissime: sembravano delle onde”. Boccuzzi ricorda di aver visto colleghi uscire dal fuoco, prima Roberto Scola (“ho provato a spegnere le fiamme che lo avvolgevano; lui aveva capito che ero io, continuava a chiamarmi: ‘Toni, Toni, Toni”), poi Laurino (“era come una torcia, io addirittura non l’ho riconosciuto per come era ridotto, ho capito che era lui dalla voce”). L’operaio traccia anche un ricordo del collega Antonio Schiavone, la prima vittima di questa strage: “Da un mese ha avuto il terzo bimbo. Da quando hanno annunciato la chiusura dello stabilimento di Torino e ridotto i turni, per lui dal punto di vista economico è stato un collasso. Una riduzione di salario pesante. Si fermava di più per comprare le cose ai figli. Questo era: faceva gli straordinari per i regali di Natale dei suoi bambini”.

    Comment by Morgana — 12/7/2007 #

  3. Una strage..

    Quando parlo di dignità..di regole…

    Sono sinceramente sconvolta..

    Comment by Morgana — 12/7/2007 #

  4. Hanno fatto un minuto di silenzio alla prima della Scala…per ricordare questi Operai…

    Chi sta lottando per la sua vita…risulta che la resistenza è data dalla loro giovane età.

    Questa società va rifondata…ne destra ne sinistra…sono stanca di vedere scontri e accordi sotto/banco…tutti uguali…senza memoria…ricordano solo il numero del loro conto corrente…una casta che mi ha stancato…sfiancato…
    Se una strage del genere avveniva negli anni 70…ci sarebbe stata una rivoluzione…ora…passa in ultimo piano…per non sconvolgere le deboli menti degli Italiani…meglio far vedere due tette e un bel culo…così ci distolgono e ci confondono dando ciò che vogliamo…????

    Perciò che vale…sono vicina alle famiglie…

    C’è qualcuno che ha tradito…e la classe operaia sta pagando amaramente…mi auguro che se ci sarà una svolta che venga dal basso…dove l’onore e la dignità hanno ancora valore..

    Morgana….bennettiana

    Comment by Morgana — 12/7/2007 #

  5. Acciaieria Torino:morto 4/o operaio
    Nel rogo della Thyssenkrupp: si chiamava Bruno Santino

    (ANSA) - TORINO, 7 DIC - C’e’ una quarta vittima nel rogo della Thyssenkrupp: e’ Bruno Santino, morto questa sera al Cto di Torino. L’operaio, che aveva 26 anni, era stato trasferito oggi dall’ospedale Maria Vittoria al centro grandi ustionati del Cto. Sempre in condizioni gravissime sono altri tre operai: Rocco Marzo, ricoverato alle Molinette di Torino, Giuseppe de Masi, al Maria Vittoria, e Rosario Rodino’, a Genova.

    Comment by Morgana — 12/8/2007 #

  6. L’azienda era in ritardo su una commessa: per non pagare penali
    ricorreva a maxi straordinari. “Per paura di perdere il lavoro si accetta tutto”
    Quei turni infernali di 12 ore
    “E chi rifiutava perdeva il posto”
    di PAOLO GRISERI

    L’ingresso dello stabilimento
    TORINO - Davanti al cancello dell’Unione industriale di Torino è l’ora della rabbia. Quella che ti viene dopo una notte e un giorno di paura, quella che prende il posto dello shock perché, in fondo, “là dentro avrei potuto esserci io”. Giuseppe, 27 anni, non pensa solo a se stesso. Pensa all’amico “che si è licenziato un mese fa. Uno che non ce la faceva più. Aveva già ricevuto due richiami scritti dalla Thyssen perché si era rifiutato di fare lo straordinario”.

    Uno che si è salvato, non solo dal licenziamento. Si chiama Ermido, anche lui ha 27 anni: “Mi sono licenziato il mese scorso, per evitare guai peggiori. Ho lavorato cinque anni alla Thyssen, facevo i turni in finizione. Mai un richiamo, mai un rimprovero. Poi, da settembre, la musica è cambiata. Ci chiedevano straordinari a go go, turni su turni. Io non volevo, c’erano ancora i miei compagni in cassa, dicevo: “Riprendete uno di loro”. Un giorno mi sono rifiutato. Mi hanno mandato la lettera a casa. Dopo la seconda volta ho deciso di uscire da quel posto. Non vivo da solo. Sono ancora con i miei, ho potuto permettermelo. Ma tanti miei compagni che hanno famiglia facevano i turni di 12 ore”.

    Gli operai attendono la fine dell’incontro tra i sindacati e l’azienda. Incontro breve. Il tempo di guardarsi in faccia e dirsi che “oggi non c’è spazio per una trattativa normale”. I sindacati chiedono solo “che l’Asl ispezioni tutta la fabbrica prima di riprendere il lavoro”. “Devi capire - dice Giuseppe - che noi non siamo una fabbrica normale. Noi siamo tutti ragazzi. Siamo amici, giochiamo a pallone insieme, andiamo in discoteca, turni permettendo. E adesso ci ritroviamo qui a contare i morti”.

    E’ dura morire proprio quando sta per morire la fabbrica. O forse proprio perché la fabbrica è in disarmo. E’ come per un atleta cadere all’ultima curva. La storia recente della Thyssen di Torino è la storia di tante debolezze. Ciro, delegato di stabilimento, fa il mea culpa: “Certe volte, per paura di perdere i posti di lavoro, a noi siderurgici può capitare di monetizzare la salute”. Come dire che certe volte anche i sindacalisti chiudono gli occhi. Chi poteva fare il difficile durante il fuggi fuggi? Perché dopo l’estate la fuga dalla Thyssen è stata massiccia: “I più qualificati, i manutentori, sono andati tutti alla Teksfor di Avigliana, un’acciaieria a pochi chilometri da qui. Da troppi che eravamo, siamo diventati improvvisamente troppo pochi”.

    Ciro aggiunge: “Scapperebbe chiunque sapendo che stanno per chiudere la tua fabbrica”. Il piano concordato con Fim, Fiom e Uilm prevede la fine delle produzioni torinesi il 30 settembre 2008. Ma il reparto 5, quello dell’incidente, avrebbe comunque chiuso a febbraio. La tragedia ha anticipato i tempi di due mesi e mezzo.

    Il fuoco di giovedì notte si è portato via l’élite della laminazione a freddo (”è solo un modo di dire - avverte Ciro - il forno va a mille gradi”). Se n’è andato subito Antonio Schiavone, l’unico “primo addetto” della linea, una specie di capomacchina nel gergo siderurgico. Ieri mattina al Cto è morto il suo sostituto, Roberto Scola. A Genova lotta per sopravvivere il terzo nella gerarchia del reparto, Rosario Rodinò. Figure preziose di operai qualificati in una fabbrica che si sta svuotando.

    La chiusura programmata della Thyssen di Torino sarà la salvezza dello stabilimento di Terni. Una scelta forse inevitabile nella guerra tra poveri che sempre si scatena nelle ristrutturazioni aziendali. Eliminare l’acciaieria di Terni, 3.500 dipendenti, sarebbe stato come far sparire Mirafiori a Torino. Così, un anno e mezzo fa, i sindacati hanno accettato lo scambio: salvare Terni e chiudere la fabbrica da 400 addetti nel capoluogo piemontese. Mors tua, vita mea. Nel passaggio di consegne qualcosa non ha funzionato. La storia la racconta Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese: “A Terni si è rotto un treno di laminazione. Non si poteva pagare al cliente la penale per la mancata consegna del materiale. Così l’azienda è tornata a utilizzare a pieno ritmo Torino”.

    Questo spiega forse il ricorso agli straordinari forzati delle ultime settimane. Ma far marciare a pieno ritmo una vecchia auto perché la nuova è dal meccanico, può presentare dei rischi.

    Tutte cose che si scoprono sempre dopo, con l’inutile senno del poi. Storie che si raccontano davanti ai cancelli della fabbrica, in fondo a corso Regina, dove i viali di Torino finiscono e diventano tangenziale. Dove anche ieri i compagni delle vittime sono rimasti tutta la giornata. Per stare insieme, per capire che cosa succede, per vigilare. All’ora di pranzo un furgone tenta di varcare il cancello. E’ un attimo. Il passa parola raduna tutti davanti al parabrezza. Ciro urla: “È il furgone della ricarica degli estintori”, proprio quelli che si sono dimostrati inutili.

    Gli operai chiamano i carabinieri: “C’è un’inchiesta in corso e vogliono cancellare le prove”. Tutto si chiarisce in fretta. L’uomo scende dal furgone e si avvia a piedi in fabbrica. Era stato convocato dal magistrato.

    Comment by Morgana — 12/8/2007 #

  7. Sicurezza ed ambiente
    Una priorità assoluta

    L’interesse per la sicurezza e l’ambiente è sempre stato molto vivo nella storia della nostra azienda. Questi temi sono così radicati nella filosofia aziendale da essere ormai parte della cultura di ogni dipendente, anche grazie ad una formazione specifica e agli incontri regolarmente organizzati al proposito.

    L’ubicazione del nostro sito industriale ci offre una ragione in più per essere particolarmente attenti alla protezione ambientale. I 1.500.000 mq degli impianti si incuneano tra la città e le colline che la sovrastano: l’area è tipicamente urbana, un misto di edifici residenziali e locali commerciali con un’alta densità di popolazione.

    La prossimità con la città ha sempre condizionato la storia della nostra azienda e ci ha naturalmente condotto ad adottare criteri di autoregolazione ambientale, spesso in anticipo e in modo più restrittivo rispetto a quanto richiesto dalle leggi locali e nazionali. Possiamo citare come esempio i considerevoli investimenti effettuati per la captazione e l’abbattimento delle emissioni provenienti dai forni ad arco, con particolare attenzione alle cosiddette “emissioni secondarie” (relative alle fasi di carica, scorifica, spillaggio), mediante l’incapsulamento totale dei forni (”dog house”).

    Sul versante della riduzione dell’impatto ambientale della nostra attività produttiva, vanno citati gli studi ed i progetti rivolti al riutilizzo delle scorie di acciaieria come materiali da costruzione.

    La stessa attenzione viene risvolta alla salute ed alla sicurezza dei lavoratori. Negli ultimi anni la nostra azienda ha intrapreso numerose iniziative nel campo della sicurezza, con particolare riguardo alla prevenzione degli infortuni ed al miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro.

    Il risultato più evidentedi questo impegno è rappresentato dalla costante discesa dell’indice di frequenza infortuni indennizzati (il numero di infortuni per milioni di ore lavorate) passato da un valore di 53 nel 1995 ad un valore di 19 nel 2003. Le azioni intraprese hanno riguardato essenzialmente le attività di formazione, rese ancora più importanti dall’elevato turn over degli ultimi anni, e l’analisi dettagliata degli eventi pericolosi (infortuni e mancati infortuni).

    In particolare, l’analisi dell’evento pericoloso consente di individuare e definire, con i responsabili delle aree interessate e con il coinvolgimento dei lavoratori, eventuali azioni correttive di tipo tecnico (ad. Esempio modifiche impiantistiche, adozione di nuovi dispositivi di protezione individuale), di tipo organizzativo (ad es. adozione di nuove procedure o revisionedi procedure esistenti) o comportamentale (ad es. sensibilizzando gli addetti al rispetto delle pratiche operative e all’uso dei mezzi di protezione in dotazione), discutendo l’evento accaduto nel corso di apposite riunioni di sicurezza.

    Lo stato di attuazione delle contromisure individuate viene monitorato fino alla loro adozione, verificandone poi l’efficacia mediante ispezioni di sicurezza. Tutte le attività di prevenzione vengono pianificate ed effettuate tenendo ben presente che il fattore umano rappresenta la chiave di volta di ogni progetto sulla sicurezza e che solo il coinvolgimento di tutte le competenze aziendali, non ultime le Rappresentanze dei Lavoratori (RLS), è possibile raggiungere e sviluppare una vera “cultura della sicurezza”.

    La stessa attenzione viene risvolta alla salute ed alla sicurezza dei lavoratori. Negli ultimi anni la nostra azienda ha intrapreso numerose iniziative nel campo della sicurezza, con particolare riguardo alla prevenzione degli infortuni ed al miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro. ??????????????????

    Visitazione del sito dell’azienda…

    Se prima ero sconvolta..ora…monta la rabbia…giovani vite senza tutela…questa è la verità…il resto è…”INSULTO”

    Comment by Morgana — 12/8/2007 #

  8. un minuto di silenzio: è morto anche il Sindacato…

    Frase trovata e condivisa…

    Comment by Morgana — 12/8/2007 #

  9. Rogo di Torino, indagati tre manager
    Sotto inchiesta anche la ThyssenKrupp per omicidio e disastro colposi

    TORINO — Non soltanto le persone, ma anche l’azienda, la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni, la consociata italiana del grande gruppo leader dell’acciaio in Italia. Il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello ha iscritto nel registro degli indagati i tre manager responsabili degli stabilimenti italiani guidati dal tedesco Harald Espenhahn con Gerald Priegnitz e Marco Pucci. Le ipotesi di reato sono pesantissime: omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo. E mentre nei due ospedali torinesi Giuseppe De Masi e Rocco Marzo lottano con la morte in condizioni disperate, così come Rosario Rodinò, trasferito a Genova, la magistratura ha sequestrato la «scatola nera » che contiene alcuni dati relativi al funzionamento della linea 5, quella dove mercoledì notte è scoppiato l’incendio che, finora, è costato la vita a quattro operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino e Bruno Santino.

    Nel computer sarebbe registrato un guasto elettrico avvenuto due ore prima del rogo. Nel mirino dei magistrati — con Guariniello lavorano le due pm Laura Longo e Francesca Traverso — ci sono anche gli oltre 300 estintori dello stabilimento torinese, che in parte sono stati trasportati nella caserma dei Vigili del fuoco per verificare se, come alcuni operai hanno raccontato, dopo essere stati usati per piccoli incidenti non erano stati più ricaricati. Strazianti le testimonianze dei parenti e degli amici delle vittime. «Mio figlio era felice di lavorare — racconta Maria De Masi, madre di Giuseppe — e si fermava anche più a lungo del suo orario, perché questo era il suo primo lavoro “vero”, iniziato con un contratto di formazione». A tre chilometri di distanza, alle Molinette, Rocco Marzo, lotta per sopravvivere.

    Ma c’è chi ancora non riesce a capacitarsi, come Pina, la vedova di Schiavone, il primo a perdere la vita nell’acciaieria: «Non posso pensare alle mie bambine senza papà, ho provato a dirglielo e loro non mi hanno creduto, “mica era vecchio”, mi hanno detto… Mio marito mi raccontava le disgrazie dei compagni, i rischi del lavoro, quelli che in passato erano rimasti feriti… Ora non so come fare senza di lui». E la madre di Rodinò, da Genova, aggiunge la storia di un destino beffardo: «Mio figlio non doveva essere in fabbrica, si è scambiato di turno con un compagno. Rosario ci aveva già raccontato quello che succedeva là dentro, ha parlato anche di esplosioni». Ieri, anche il vescovo, cardinal Severino Poletto, ha fatto visita a De Masi e a Marzo, raccogliendosi in preghiera assieme ai familiari. Una preghiera di speranza, che non cancella tuttavia il monito del prelato: «Prego Dio che non si sia trattato di inadempienza umana ».

    Comment by Morgana — 12/9/2007 #

  10. Membri del Consiglio d’Amministrazione (dal 1 Luglio 2005)

    Mr. Juergen Hermann Fechter, Presidente
    Dr. Luigi Agarini, Vice Presidente
    Dr. Marion Helmes, Consigliere
    Mr. Klaus-Peter Hennig, Consigliere
    Prof. Dr. Ulrich Middelmann, Consigliere
    Mr. Peter Urban, Consigliere

    Dr. Harald Espenhahn, Amministratore Delegato
    (Produzione/Affari Tecnici, Personale, Relazioni Esterne,Affari Generali/Legali, Internal Audit)
    Mr. Gerald Priegnitz, Consigliere Delegato
    (Controllo di Gestione, Acqusti, Amministrazione/Finanza, Sistemi Informativi)
    Ing. Marco Pucci, Consigliere Delegato
    (Commerciale, Marketing)

    Comment by Morgana — 12/9/2007 #

  11. MILANO (Reuters) - La ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni, proprietaria dell’acciaieria di Torino in cui un incendio divampato giovedì ha provocato la morte di quattro operai e il gravissimo ferimento di altri tre, dice che le cause dell’incendio non sono ancora note e non è confermata alcuna violazione delle misure di sicurezza.

    “Le cause precise dell’incendio sono tuttora in corso di accertamento e, al momento, non c’è alcuna conferma che, all’origine dello stesso, vi sia la violazione di standard di sicurezza”, dice un comunicato diffuso oggi dalla società tedesca, e confermato da un portavoce.

    La procura di Torino ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose. Non c’è al momento conferma ufficiale dell’iscrizione di qualcuno sul registro degli indagati.

    I sindacati hanno proclamato domani uno sciopero di 8 ore a Torino, mentre i vertici di Cgil, Cisl e Uil hanno chiamato il mondo del lavoro a tre giorni di lutto. Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha definito quella degli incidenti mortali sul lavoro una “vera emergenza nazionale”, aggiungendo che “l’azienda dovrà chiarire senza reticenza alcuna”.

    Il governo potrebbe accelerare l’iter di approvazione di alcune norme contenute nella nuova legge sulla sicurezza sul lavoro.

    In questi giorni, telegiornali e media hanno intervistato alcuni operai che hanno parlato di estintori scarichi e problemi di sicurezza degli impianti.

    “Nonostante la produzione dello stabilimento torinese sia progressivamente diminuita a solo il trenta per cento delle sue capacità produttive - dice ancora il comunicato dell’azienda citato dai tg - la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni non ha mai smesso di effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti del sito torinese”.

    L’azienda, dice nella nota, “ha, pertanto, continuamente mantenuto elevati standard di sicurezza, regolarmente verificati dalle autorità preposte, anche perché è sua filosofia ‘investire’ per la sicurezza risorse umane ed economiche superiori a quelle richieste”.

    La società, “in attesa che sia fatta totale chiarezza sulle cause e sulla dinamica dell’incidente, conferma la sua piena disponibilità a collaborare con l’Autorità Giudiziaria e con tutti gli Organismi competenti, nei confronti dei quali esprime massimo rispetto e piena fiducia”.

    Io credo agli operai…che erano presenti e hanno visto impotenti morire i loro compagni…e il resto è indecenza…pararsi il posteriore…cercare scappatoie ..allungare i tempi…aspettando che l’attenzione cali….e che venga tutto dimenticato…
    Che il decreto che verrà discusso in questi giorni porti i nomi di questi uomini…non un numero…ma una indentificazione chiara…che rammenti la loro morte…

    Comment by Morgana — 12/9/2007 #

  12. matrix…dedicherà una serata….per parlare di questa strage..(tempo di telegatti!)

    Lo guarderò…non so se farò una cosa saggia…lo spettacolo o speculare sui drammi altrui…è vergognoso…poi pensando che i tg avevano messo già in secondo piano questa vicenda…poi la successione dei morti…ha “rinverdito”…l’attenzione.

    Sarò uno spettatore che guarderà…questa puntata…per dimostrare l’attenzione e la mia partecipazione…ogni strumento lecito per portare l’attenzione sui tempi “Operai”..tempi duri…di schiavitù di precarietà…di solitudine.

    Comment by Morgana — 12/10/2007 #

  13. Oggi è il giorno DEL FUNERALE COLLETTIVO….erano amici..giocavano anche a pallone insieme..vedere i vostri volti … mentre sorridono …durante un torneo di calcio…(una vita comune) … che rabbia…che rabbia.

    Ma come dice un padre….”LA PAGHERETE TUTTI”…

    Comment by Morgana — 12/13/2007 #

  14. Thyssen, morto il quinto operaio Aveva 54 anni, sposato con due figli
    TORINO - Ieri è stata la giornata della quinta vittima della tragedia alla ThyssenKrupp avvenuta la settimana scorsa: è morto Rocco Marzo (nella foto), 54 anni, capoturno, sposato, padre di due figli, uno di 26 e uno di 22 anni. Anche lui, come i suoi quattro colleghi morti nei giorni scorsi e gli altri due ancora ricoverati in gravissime condizioni, Rosario Rodinò, 26 anni, tuttora al centro grandi ustionati Villa Scassi di Genova e Giuseppe Demasi, 26 anni, al Cto di Torino, è stato investito dalla fiamme scoppiate alla linea 5 della TyssenKrupp di Torino. Aveva riportato ustioni sull’80% del corpo.
    «La sua agonia è durata 10 giorni - ha detto Giorgio Passalacqua, dell’equipe di rianimazione del Pronto Soccorso delle Molinette, che l’ha sempre seguito fin dall’inizio e che ieri era al suo capezzale - nelle ultime ore erano subentrate complicanze in molti organi e apparati. Aveva ustioni profonde e queste complicanze, nei pazienti con ustioni superiori al 60% del corpo portano alla morte nel 95% dei casi».
    Il suo nome si va ad aggiungere alla lista che già annovera Antonio Schiavone, 36 anni; Roberto Scola, 23 anni; Angelo Laurino, 43 e Bruno Santino, 26. Intorno a loro giovedì scorso, ai funerali celebrati nel di Torino, si era stretta la città.
    Le loro quattro bare, ricoperte di fiori e delle lacrime dei parenti, degli amici, dei colleghi che ancora oggi non sapranno se la loro fabbrica riaprirà mai più, avevano commosso l’Italia e raccolto il cordoglio di tutti.
    Anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha parlato ieri della quinta vittima della ThyssenKrupp di Torino: «È un problema gravissimo che avviene non solo nelle fabbriche ma anche nei cantieri edili. Bisogna fare di tutto per limitarle».

    Comment by Morgana — 12/17/2007 #

  15. Morgana, mi spiace…
    A nessuno fega un cazzo delle morti sul lavoro (come dimostra il fatto che nessuno è intervenuto su questo argomento), come a nessuno frega della situazione bennet.
    Questo blog è lo specchio della situazione comasca; persone che scrivono, si indignano, ma alla fine rimangono dei paesanotti ignoranti…
    Tutti fanno gli eruditi, ma l’ignoranza non viene cancellata da un diploma o laurea che sia.
    Io ho pena per voi.

    Comment by Anonymous — 12/17/2007 #

  16. Comunicato dell’Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/2/2007

    Innanzitutto ringraziamo calorosamente tutti coloro che si sono mobilitati per portare la loro solidarietà ai compagni sotto processo e per impedire che, nell’anniversario della strage di stato di Piazza Fontana, i fascisti di Forza Nuova manifestassero pubblicamente a Milano.
    Il 12 dicembre, sia all’interno dell’aula bunker di San Vittore, che all’esterno si è espressa con forza e determinazione la volontà di reagire, resistendo, alla repressione e al fascismo.

    Dentro l’aula

    All’appello degli imputati il compagno operaio Vincenzo Sisi ha risposto: “Con il corpo sono presente, ma la mia testa è con gli operai della Thyssen- Krupp”.
    Gli altri imputati hanno risposto applaudendo e col pugno alzato.
    La pm Bocassini ha rilevato che i pugni alzati sono una mancanza di rispetto alla corte!…(e poi la chiamano “toga rossa”!)
    Gli avvocati della difesa hanno contestato il trattamento riservato agli imputati e a loro stessi: i compagni erano in gabbie singole, separati da uno schieramento di guardie e transenne dai difensori che erano quindi quasi impossibilitatti a conferire con i propri assistiti.
    E’ stata richiesta la revoca del perdurante divieto d’incontro tra imputati, misura assurda visto che l’inchiesta per loro è chiusa da tempo e che ha comportato molte angherie durante la detenzione, ormai di dieci mesi, in particolare l’isolamento e i continui trasferimenti.
    Gli avvocati della difesa hanno inoltre richiesto l’avvicinamento alla sede processuale, visto che alcuni compagni sono stati prelevati dal carcere o dai domiciliari alle quattro di notte per essere riportati a destinazione il giorno stesso e per poi essere riprelevati, con le stesse modalità, per le udienze dei prossimi giorni.
    Sono poi state eccepite varie nullità sulla richiesta di rinvio a giudizio:
    - nullità in relazione alla violazione del diritto di difesa derivante dalla mancata consegna di tutte le copie degli atti processuali entro i termini di legge,
    - nullità, sempre in relazione al diritto di difesa, dovuta ai trasferimenti ed alla dispersione degli imputati lontano dalla sede processuale (anche in contrasto con l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo) poiché ciò ha ostacolato l’incontro con i legali,
    - nullità in relazione alla violazione derivata dalla mancata considerazione della sospensione del periodo feriale (l’inchiesta è stata chiusa proprio a ridosso del periodo di chiusura estiva del tribunale),
    - nullità rispetto ai 5 giorni di divieto d’incontro con i difensori imposto dopo l’arresto degli imputati,
    - nullità in base alla contestazione di gravi irregolarità nelle procedure seguite per le intercettazioni telefoniche,
    - nullità poiché la richiesta di rinvio a giudizio è stata effettuata ben prima della conclusione dell’incidente probatorio relativo alla trascrizione di tutte le intercettazioni ambientali che sono parte preponderante di questo processo,
    - nullità poiché le perizie tecniche sono state disposte dall’accusa in contemporanea e in diverse sedi fra loro lontane impossibilitando così la difesa a parteciparvi
    - nullità per l’impossibilità di far entrare nell’inchiesta fonti come il Sisde (Servizi segreti). Il Sisde non può entrare nella sistematica giuridica ordinaria mentre, entra in questo processo, facendo vestire le sue indagini (che non possono avere la connotazione di indagini di polizia giudiziaria) attraverso delle relazioni della Digos e facendo confluire comunque dei filmati e delle foto che aveva raccolto nel corso del suo lavoro.

    E’ stata poi contestata e ritenuta illegittima la costituzione di parte civile da parte di Forza Nuova sia per motivi politici, perché non è ammissibile che una forza volta alla ricostruzione di un partito fascista possa essere accettata nelle aule dei tribunali in quanto ciò, per la legge italiana, è un reato punito con la reclusione da 5 a 12 anni, sia per motivi procedurali, in base ad irregolarità nella presentazione della richiesta.

    A tutto ciò il gup Marina Zelante risponderà nell’udienza del 14 dicembre.

    Fuori dall’aula

    Fin dalle otto del mattino un folto numero di compagni ha presenziato nei pressi dell’aula bunker dando vita poi ad un presidio in Piazza Aquileia che, dalle nove in poi, è andato via via ingrossandosi. Diverse centinaia di persone vi hanno partecipato: compagni, situazioni collettive del movimento milanese ma anche delegazioni da altre parti d’Italia, antifascisti, anarchici e singole persone che sono venute a dare solidarietà. Numerosa la presenza dal Veneto e del Cpo Gramigna di Padova che ultimamente ha subito un nuovo arresto di un giovane militante.
    Gli slogan, la musica, i petardi e i fuochi d’artificio hanno tenuto compagnia fino a pomeriggio ai prigionieri di San Vittore che salutavano e rispondevano attraverso le sbarre delle finestre. Il presidio ha espresso anche la solidarietà ai prigionieri in lotta contro l’ergastolo, in sciopero della fame dal primo dicembre.
    Sono state lette numerose lettere dei compagni sotto processo, comunicati di solidarietà e comunicati contro il terrorismo di stato e contro i fascisti. Un lavoratore ha letto un comunicato per esprimere la rabbia e la vicinanza di tutti agli operai della Thissen-Krupp, barbaramente colpiti dal terrorismo dei padroni: le morti sul lavoro a scopo di profitto.
    L’arrivo in corteo degli studenti, provenienti dalla manifestazione studentesca indetta per ricordare l’anniversario della strage di stato di Piazza Fontana, ha trasformato il presidio in blocco stradale e successivamente in corteo che ha sfilato fin nelle vicinanze di Piazza Filangeri, entrata dell’aula bunker, dove i fascisti di Forza Nuova avevano promesso un presidio contro il comunismo. Lo striscione che apriva il corteo diceva: “12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2007, il solo terrorismo è quello dello stato! Libertà per i compagni!”.
    La giornata di mobilitazione ha raggiunto l’obiettivo di impedire ai fascisti la sceneggiata anticomunista e reazionaria che avevano promesso e ha dato visibilità alla solidarietà di classe che, nonostante tutti i pesanti attacchi repressivi subiti dal 12 febbraio in poi (compresi arresti) si è mostrata rafforzata ed estesa.
    La solidarietà fa paura ed è forse per questo che i mass media, che tanto si sono sbizzarriti a scrivere per denigrare i compagni e per dar voce all’accusa, hanno taciuto (tranne per qualche trafiletto) sulla giornata del 12 dicembre a Milano.
    I compagni sotto processo non sono criminali isolati come vorrebbero mostrare l’accusa, la stampa, lo stato, i partiti istituzionali, i vertici sindacali. La giornata del 12 ne è stata un’ulteriore dimostrazione ed è stata anche un momento importante per tutto il movimento di classe che ha opposto resistenza al tentativo di distruggere l’identità dei compagni e di mischiare le carte con la convocazione dell’udienza preliminare proprio nella data simbolo dello stragismo di stato.

    Grazie a tutti quelli che hanno partecipato a Milano e a tutti coloro che in altre parti d’Italia, ma anche all’estero, hanno organizzato iniziative non potendo essere presenti.
    Le adesioni sono arrivate numerose.

    Il solo terrorismo è quello dello stato!
    Per i compagni libertà, estendiamo la solidarietà!

    Associazione di Solidarietà Parenti e amici degli arrestati il 12/2/2007

    Comment by Anonymous — 12/17/2007 #

  17. 15 Anonymous…

    Sai…a me frega parecchio del mondo operaio…
    Non ti preoccupare…
    Grazie…

    Rogo alla Thyssen Krupp, muore anche il sesto operaio
    Il vescovo di Torino: serve un sussulto

    E sono sei. Non ce l’ha fatta nemmeno Rosario Rodinò, l’operaio di 26 anni rimasto gravemente ferito nell’incendio scoppiato all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino e ricoverato presso il reparto grandi ustionati dell’ospedale Villa Scassi di Genova Sampierdarena. La direzione sanitaria del nosocomio ha fatto sapere che l´operaio è morto nelle prime ore del mattino.

    Il giovane era stato investito da un’ondata di olio e fiamme provocata dalla rottura di un manicotto e aveva ustioni di terzo grado sul 90% del corpo. Subito ricoverato al Mauriziano di Torino, era poi stato trasferito in elicottero all’ospedale Villa Scassi di Genova-Sampierdarena. Qui era arrivato alle 12 del 6 dicembre, in condizioni disperate. Intorno alle 8.45, la morte, avvenuta per esaurimento delle funzioni vitali. Il metabolismo, sostenuto farmacologicamente per 13 giorni, alla fine non ha retto.

    Sale così a sei il numero delle vittime del rogo della ThyssenKrupp di Torino. A Torino, nella chiesa di San Giovanni Maria Vianney, si sono celebrati i funerali di Rocco Marzo, 54 anni, il quinto operaio deceduto domenica. A celebrarli, il vescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto: «Mi auguravo di concludere con le esequie in cattedrale la tragedia della Thyssen ed, invece, continua e ci prepariamo a fare un’altra sepoltura». «Vorrei - ha detto il cardinale Poletto rivolgendosi alla vedova di Rocco Marzo Rosetta ed ai figli Alessandro e Marina - che si sentisse la vicinanza della città che soffre, di un vescovo che soffre e che vorrebbe mai presiedere funerali come questi». Non sono mancati, prima dell’inizio del funerale, anche momenti di tensione. Ciro Argentino, sindacalista della Fiom e compagno di lavoro delle vittime, ha stracciato il nastro che cingeva la corona inviata dall’azienda e ha urlato ai dirigenti che entravano in chiesa (c’era anche l’amministratore delegato, Harald Espenhahn): «Avete le mani sporche di sangue».

    «È il sesto operaio morto per il gravissimo incidente alla ThyssenKrupp - dice la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a Palazzo Madama -, mentre poche ore prima anche davanti alla Commissione Infortuni del Senato i vertici dell’Azienda hanno cercato di scrollarsi di dosso ogni responsabilità. È una vergogna alla quale non possiamo assistere in silenzio». «Le aziende, grandi e piccole, è ora che comincino a rispettare le leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ed a pagare se non lo fanno. È ora che i lavoratori non si debbano più sentire sotto il ricatto di essere licenziati o di non vedersi rinnovato il contratto. È ora che tutti noi facciamo la nostra parte per fermare l’emergenza nazionale degli omicidi sul lavoro».

    Nei confronti dei dirigenti della multinazionale tedesca ThyssenKrupp pende un procedimento penale al Tribunale di Torino per l’incendio che nel marzo del 2002 devastò una parte dello stabilimento di Torino della Acciai Speciali Terni, lo stesso dove mercoledì notte è morto un operaio ed altri nove sono rimasti feriti. Dopo la sentenza di primo grado, con tre condanne e due patteggiamenti nel maggio del 2004, il procedimento è infatti fermo in Corte d’Appello dal 2005 in attesa che venga definito il dibattimento di secondo grado. Il rischio, sostengono in Procura, è che i reati possano andare in prescrizione. Il ministro Damiano, in visita a Torino si è detto stupito del fatto che l’incidente sia avvenuto in «una grande impresa, sindacalizzata: un tipo di impresa in cui queste cose non dovrebbero accadere». E ha assicurato ai lavoratori che alle acciaierie «si tornerà al lavoro solo dopo che tutto lo stabilimento sarà stato sottoposto a verifiche di sicurezza».

    La pena più elevata, otto mesi di carcere, fu inflitta a Giovanni Vespasiani, presidente del comitato esecutivo; le altre condanne, di entità inferiore, riguardarono altri quattro dirigenti. La sentenza era stata emessa dalla gup Immacolata Iadeluca al termine di un rito abbreviato. L’accusa in aula era stata sostenuta dal pm Francesca Traverso, mentre le indagini furono coordinate dal procuratore Raffaele Guariniello. Il rogo si scatenò nel reparto di laminazione la mattina del 24 marzo. Per domarlo i vigili del fuoco dovettero lavorare oltre quaranta ore, «sparando» 20 mila litri di schiuma e 50 mila litri di azoto liquido. Il pm affermò che alla «Terni» non furono prese adeguate misure precauzionali. Durante le indagini fu anche vagliata la condotta del presidente del consiglio di amministrazione della Thissenkrupp, Helmut Adris, contro il quale, però non si è proceduto.

    Comment by Morgana — 12/19/2007 #

  18. @15
    Troll complimenti per il superbo pensiero, il contenuto (hai fatto copia-incolla da l’intrepido?), la corretta punteggiatura e la freschezza dell’idea.

    Comment by breva — 12/19/2007 #

  19. @ 15

    Da giorni leggo gli scritti di Morgana su questo post, con grande rispetto e con grande commozione. Così come leggo dalle sue parole la situazione del Bennet, anche se da me piuttosto lontana.
    Il tuo commento un pò idiota mi era sfuggito, l’ho visto adesso mentre cercavo il parere di Morgana all’ultima tragedia.
    Mi chiedo come tu, chiunque tu sia, ti permetta di giudicare il grado di partecipazione -esteriore o intima - degli altri appartenenti a questo mondo.

    Comment by sveta — 12/19/2007 #

  20. Ho ripreso testi in web…per segnare un passaggio…

    Passaggio?? Già…dalla insensibilità verso il mondo Operaio…alla consapevolezza di aver toccato il fondo…

    Comment by Morgana — 12/19/2007 #

  21. http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=15490&showtab=Copertina

    Comment by breva — 12/20/2007 #

  22. E’ bello vedere che chi può fa qualcosa. Peccato che queste possano essere solo azioni a posteriori - intendo aiutare economicamente le famiglie che hanno subito una perdita così grave - mentre chi potrebbe prevedere e provvedere in anticipo spesso non fa nulla.
    Qui si vede la differenza di sensibilità.

    Comment by sveta — 12/20/2007 #

  23. Prodi dà l’addio a Rosario, sesta vittima della Thyssen

    Giovanni Rodinò, padre di RosarioAncora lacrime per l’incendio delle acciaierie ThyssenKrupp di Torino. Questa volta sono per il funerale di Rosario Rodinò, 26 anni, la sesta vittima del tragico incidente. Nella parrocchia Regina della Pace, insieme ai famigliari e ai colleghi, a dare l’addio all’ennesimo morto sul lavoro ci sono il premier Prodi, che è volato a Torino con la moglie Flavia, il sindaco Sergio Chiamparino e la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso.

    «Presidente, vogliamo giustizia»: così gli operai della Thyssen hanno accolto il premier al suo arrivo in chiesa. «Credo che fosse mio dovere venire a Torino. Ho saputo ieri sera tardi che c’erano i funerali – ha detto – e ho deciso di venire». I genitori di Rosario lo hanno ringraziato, e il padre ha aggiunto: «Mi deve giurare che cose così non succederanno mai più a nessuno, che Guariniello - il procuratore aggiunto di Torino che indaga sull’incidente, ndr - andrà fino in fondo». «Prometto, prometto», gli ha risposto a bassa voce, stringendolo in un lungo abbraccio.

    Prodi ha voluto far sentire l’impegno del governo nella tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro: «Questa volta - ha spiegato il premier - è un discorso di ispezioni, organizzazione delle procedure, di unificare le varie strutture di ispezioni e di coordinarle fra di loro, fare in modo che nei lavori che hanno problemi di sicurezza elevati non ci vadano i precari o le persone che non hanno la conoscenza. Gli esperti – ha aggiunto – mi dicono che si fa un corso di formazione e che un mese dopo ci sono persone diverse al lavoro. Non è possibile usare la sicurezza così, ci vuole molta coscienza da parte dei capi reparto e un grande lavoro collettivo da fare. Tutti devono avere senso di responsabilità, dal tecnico più alto all’ultimo lavoratore, perché la sicurezza – ha concluso – è un bene di tutti, non individuale».

    L’impegno ora serve anche per garantire un lavoro ai cassa-integrati della Thyssen che, come già previsto, chiuderà presto lo stabilimento di Torino. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha assicurato che «ci sarà un tavolo per ricollocarli: in una città come Torino non deve essere difficile». Conferma Gaspare Tre Re, un operaio della Thyssen con cui Prodi ha avuto uno scambio di battute: «Mi ha detto che si impegnerà a sistemarci». Gaspare la notte del 6 dicembre era al lavoro: «Ero lì - ha ricordato - i miei compagni ustionati mi dicevano di buttare loro addosso dell’ acqua, ma c’ era un buco nell’ idrante. Da allora la mia vita è cambiata, non riesco neppure più a dormire la notte. Ho paura - conclude - in quella fabbrica non ci voglio più entrare».

    Prima dell’inizio della cerimonia, il premier ha scambiato qualche frase anche con i vertici della ThyssenKrupp, anche loro presenti al funerale. «I vertici della Thyssen - ha raccontato più tardi il premier - mi hanno fatto le condoglianze, li ho ringraziati, ma ho detto anche loro che devono farsi carico di quello che è successo, non soltanto ora, ma anche in futuro». L’azienda tedesca ha inviato anche una corona di fiori bianchi: gli amici della vittima hanno preteso che fosse spostata in una zona più defilata all’esterno della chiesa.

    Comment by Morgana — 12/22/2007 #

  24. THYSSENKRUPP, PRODI E POLETTO: MAI PIU’ QUESTE MORTI
    Mai più incidenti sul lavoro, mai più operai morti come quelli della ThyssenKrupp di Torino. Lo ha chiesto stamattina l’arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, ai funerali di Rosario Rodinò. E lo ha promesso il presidente del Consiglio, Romano Prodi, abbracciando Giovanni, il papà della sesta vittima dell’incendio, 26 anni appena, mentre fuori dalla chiesa i suoi compagni di lavoro invocavano “giustizia” per i compagni morti.

    Il capo del governo, assente alle esequie delle altre vittime perché impegnato all’estero, ha modificato la sua agenda per essere presente, con la moglie Flavia, nella chiesa Maria Regina delle Missioni. “Era mio dovere”, ha sottolineato prima di immergersi in mezzo alla folla che ha partecipato al funerale. “Non bisogna essere vicini ai familiari solo nei momenti drammatici, ma anche dopo”, ha poi spiegato il premier alla delegazione della ThyssenKrupp che ha partecipato ai funerali. “Mi hanno fatto le condoglianze e li ho ringraziati - ha riferito - rispondendo però che anche loro devono farsi carico di quello che è successo”.

    Intorno al premier e ai rappresentanti delle istituzioni locali - la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, quello del Consiglio regionale e della Provincia di Torino, Davide Gariglio e Antonio Saitta, e il sindaco Sergio Chiamparino - il dolore dei parenti e degli amici di Saro, come lo chiamavano, si è sciolto in un pianto continuo. “Dio è vicino al vostro dolore”, ha provato a consolarli nel corso dell’omelia il cardinale Poletto, alimentando “la speranza che la società migliori e che non si debba più piangere morti come questa”. Non un sacrificio qualsiasi, perché la morte di un giovane “che non ha paura di lavorare di notte per guadagnarsi il pane e che a 26 anni non rinuncia a fare dei sacrifici per darsi prospettive future - ha affermato l’arcivescovo - è l’esempio che la nostra società non è marcia”. Lo sanno bene i colleghi di lavoro di Rosario, stretti attorno alla sua bara con sopra la maglia di Del Piero autografata da tutti i giocatori della Juventus, che al termine della Messa hanno fatto risuonare in sottofondo le note dell’Infinito dei Negramaro.

    Il presidente Prodi ha abbracciato la madre della vittima, Graziella, poi ha stretto a sé il padre, anche lui operaio alla Thyssen per 33 anni prima di lasciare il posto al figlio. “E’ colpa mia, è colpa mia”, ha ripetuto nell’orecchio di Prodi, come se cedendo il posto in fabbrica al figlio avesse firmato la sua condanna a morte. Poi si è staccato di colpo e lo ha fissato dritto negli occhi: “Presidente, me lo prometta, mi prometta che cose così non capiteranno mai più. Guariniello deve andare fino in fondo”. La risposta sicura di Prodi non si é fatta attendere: “Prometto, prometto”, gli ha detto. La promessa non è però giunta alla folla, che fuori dalla chiesa ha riversato sul presidente del Consiglio tutto il suo dolore. “Non è accettabile perdere un figlio così, ce l’hanno ammazzato, bruciato vivo come un pollo”, gli ha urlato Nino Santino, il padre di Bruno, un’altra delle vittime della Thyssen. E mentre Prodi si dirigeva verso l’auto, qualcuno ha ceduto ai malumori di queste settimane di dolore: “Bel regalo di Natale ci avete fatto”, ha gridato uno, mentre un’altro ha sfogato la rabbia per la tragedia con un “vai a casa”.

    IL 27 INCONTRO AZIENDA-SINDACATI - Giovedì prossimo, 27 dicembre, è stata convocata una riunione tra i rappresentanti del vertice aziendale della ThyssenKrupp e i sindacati. Nell’incontro dovrebbe essere definita la posizione (e il pagamento degli stipendi) dei 150 lavoratori attualmente in organico nello stabilimento torinese la cui attività è bloccata dalla notte tra il 5 e il 6 dicembre, quando si è verificato il rogo che ha causato sei vittime. Oggi i vertici dell’azienda, a Torino, hanno incontrato il presidente del Consiglio Romano Prodi, “ribadendo tutto l’impegno dell’azienda nel supportare le famiglie delle vittime e del ferito, assicurando loro tutto il supporto umano e finanziario necessario”. Il 28 dicembre si dovrebbe invece tenere, a Torino, una fiaccolata organizzata dai sindacati, con partenza dal Lingotto ed arrivo nei pressi dell’ospedale Cto, dove è ricoverato l’unico superstite dell’incendio, Giuseppe Demasi, 26 anni.

    Comment by Morgana — 12/23/2007 #

  25. Torino - La Procura di Torino ha chiuso l’indagine sul rogo della Thyssenkrupp del 6 dicembre scorso costato la vita a sette operai. Il reato più grave, contestato al solo Harald Espenhahn, amministratore delegato del gruppo italiano, è l’ omicidio volontario con dolo eventuale e l’ incendio con dolo eventuale. Per gli altri, a seconda delle condotte, si ipotizza l’ omicidio colposo e l’ incendio colposo con colpa cosciente e l’ omissione volontaria di cautele contro gli incidenti.

    Oltre all’amministratore delegato Espenhahm, il provvedimento depositato dalla Procura riguarda i consiglieri delegati Marco Cucci e Gerald Priegnitz, un responsabile in servizio alla sede di Terni della multinazionale, Daniele Moroni, il direttore dello stabilimento di Torino Giuseppe Salerno, il responsabile del servizio prevenzione protezione ai rischi sul lavoro Cosimo Cafueri. La ThyssenKrupp è inoltre chiamata in causa come persona giuridica. L’indagine è durata in tutto due mesi e 19 giorni e ha portato gli inquirenti a raccogliere oltre 200 mila pagine di documenti, racchiusi in 170 faldoni.

    Per l’omicidio volontario due elementi L’ accusa di omicidio volontario si basa su due elementi. L’ amministratore delegato Harald Espenhanh ha posticipato dal 2006-2007 al 2007-2008 gli investimenti per il miglioramento dei sistemi antincendio dello stabilimento di Torino, pur sapendo che a quella data la sede sarebbe stata chiusa. Il secondo punto riguarda l’ adeguamento della linea 5, quella dove si verificò il disastro: anche in questo caso, nonostante le indicazioni tecniche fornite da un gruppo di studio interno all ‘azienda e anche da una compagnia assicuratrice, e’ stato deciso di dotarla di impianti di rivelazione incendi e di spegnimento all’ epoca successiva al trasferimento a Terni, nonostante gli impianti fossero in piena attività.

    Un incendio in Germania nel 2006 La chiave di volta individuata dagli inquirenti per contestare il dolo è un incendio avvenuto il 22 giugno 2006 in una delle sedi in Germania della multinazionale, la Thyssenkrupp Nirosta: un incendio così grave che, come si osservava in un rapporto interno, “solo per miracolo non c’ erano stati né morti né feriti”. In seguito all’ incidente le assicurazioni imposero una franchigia specifica di 100 milioni di euro invece dei 30 previsti fino a quel momento, e in diverse sedi del gruppo si resero necessari numerosi interventi di adeguamento degli standard di sicurezza. A Torino però, secondo i magistrati,non vennero prese iniziative, in quanto già dal 2005 si era previsto di trasferire gli impianti a Terni: un trasloco che fu ritardato, fra le altre cose, anche per evitare problemi di immagine, in quanto nel 2006 il capoluogo piemontese avrebbe ospitato le Olimpiadi invernali e sarebbe stata al centro dell’ attenzione mondiale.

    Comment by Morgana — 02/23/2008 #

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