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Democrazia questa sconosciuta…
La forza di un REGIME DEMOCRATICO e’ l’ALTERNANZA.
Ma NON dei Partiti…cambiandogli nome, bensi’ delle persone.
Ricordo il casino di questi giorni con relativa presa per il culo dopo il NO in Venezuela per il mandato presidenziale perpetuo…a Chavez e quanti,nel mondo, tireranno un sospiro di sollievo perche’ nel novembre 2008 ci sara’ l’addio di Bush… ed infine le vergognose leggi ad-hoc che deve fare Putin per governare la Russia… allora domanda ma in Italia perche’ esiste una duarchia dal 1994 e nessuno dice niente?
E’ Democrazia questa o semplicemente una presa per il culo?
Quando ci sveglieremo da questo torpore?
E mentre cercate le risposte eccovi il nuovo ed interessantissimo test del Corriere vota il Simbolo piu’ fashion… mi raccomando … che sia bello ed accativante tanto i programmi non servono e le persone sono sempre le stesse..
Forse ho capito perche’ i Savoia volevano i 260 milioni di Euro sono le Royalty…


“E’ Democrazia questa o semplicemente una presa per il culo?”
La seconda che hai detto…
Il punto è:
1) Questi due non si schiodano
2) Anche si schiodassero, dietro non si vede granchè
…vorremo mica affidarci a Mara Carfagna da una parte e alla Binetti dall’altra…
Putin sarà anche uno stronzo ma almeno per il suo paese ha fatto qualcosa, in modo certamente discutibile ma ha fatto.
I due faccioni qui sopra??
Comment by sveta — 12/7/2007 #
Da 1994 l’Italia ha avuto cinque presidenti del consiglio: Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Amato. La Francia tre presidenti: Mitterand, Chirac, Sarkozy. La Germania tre cancellieri: Kohl, Schroder, Merkel. La Spagna tre primi ministri: Gonzalez, Aznar, Zapatero. Così come l’Inghilterra: Major, Blair, Brown.
Il problema non sta dunque nel numero, ma nel poco o nulla che i nostri sono riusciti a combinare.
Qualcuno ha individuato la causa nel sistema maggioritario in vigore dal 93, che ha introdotto la necessità d’allargare a dismisura le coalizioni, col risultato di generare maggioranze prigioniere dei veti incrociati dei Ghino di Tacco di turno.
Ultima dimostrazione la votazione di ieri sera al senato, con la Binetti e Turigliatto che dicono no, e il governo che si salva con il voto di Cossiga.
Ma bisogna ricordare che il sistema maggioritario é stato introdotto a sua volta per rimediare al proporzionale puro, che, dal canto suo, non riusciva a garantire stabilità alcuna.
Il problema vero é l’ingovernabilità, che nasce dal fatto che non c’é chi riesca a costituire una maggioranza coesa, su cui contare per sviluppare un programma di governo lungo 5 anni.
Il PD e il PDL, alla fin fine, sono nati sotto questa spinta ed é naturale che cercheranno di pelare il gatto (i partitini) senza farlo miagolare troppo.
Mi scuso con Sveta, che ama i gatti.
Comment by F.Maria Arouet — 12/7/2007 #
…alla penultima riga stavo per reagire impulsivamente ma ho avuto la lucidità per leggere fino in fondo…:) però accidenti, che orribile modo di dire!
Mi sembra comunque di capire che i prossimi, lunghi anni non saranno diversi da questo decennio, o sbaglio?
In fondo gli attori sono ancora quelli, le due coalizioni anche - seppur con diversi nomi - insomma…teatro dell’assurdo e paralisi totale.
Comment by sveta — 12/7/2007 #
Qualcosa può cambiare… se riescono a pelare il gatto.
Comment by F.Maria Arouet — 12/7/2007 #
Speriamo di no, povera bestia :( …!
Se questa è l’unica soluzione non so che cosa augurarmi…
Ma perchè non avevo mai sentito questa espressione prima?
Comment by sveta — 12/7/2007 #
Sentito il CENSIS?
Sgruntx( ma dove ci stanno portando?
Forse ha ragione Rita, lucidiamo i forconi e rivoltiamo il fieno….
Comment by breva — 12/8/2007 #
Dall’articolo di Rosaria Amato, Repubblica, sul 41° Rapporto del Censis:
“Non abbiamo più fiducia nello sviluppo di popolo - dice De Rita - che ha dato vita al boom economico degli anni ‘50, all’industrializzazione di massa degli anni ‘70, alla lotta al terrorismo”.
Forse perché il popolo, così come la cultura, la scuola, le istituzioni, osserva il presidente del Censis, sono ormai parole svuotate, che non significano più nulla. E quindi anche i tentativi di “partiti del Popolo”, come il Partito Democratico o quello proposto da Berlusconi sembrano proposte prive di senso, nel momento in cui nessuno crede più a “uno sviluppo collettivo in cui ci stiamo tutti”. Anche perché il Pd “si raggrinza su se stesso” mentre “il Pdl è un’operazione di marketing”.
“Abbiamo piuttosto il sistema assicurativo, bancario, industriale - spiega De Rita - ma è roba di Profumo o di Passera, non è una questione che riguarda la collettività. Minoranze vitali che non riescono a trainare una società che non funziona”. E che ormai è pronta al peggio, denuncia De Rita: “Il vaffanculo scritto dappertutto, la violenza, la volgarità, lo sballo, questa dimensione sempre più disadorna della cultura collettiva, la scuola dileggiata dai ragazzi che filmano gli insegnanti con il cellulare o provocano incendi”.
Una società che ha perso le passioni, e che ha solo impulsi: “Abbiamo solo gente che aspira alla presenza, al suo momento di piece, come l’impulso ad esistere fosse l’unico rimasto dentro di noi.”
Da come la capisco io, la domanda secondo De Rita non è “DOVE CI STANNO PORTANDO”, come dice Breva, ma “DOVE STIAMO ANDANDO”.
Che é molto più grave e non contempla l’uso dei forconi come cura efficace, a meno di non volerli usare su se stessi.
Resta, a nostra consolazione, che De Rita, in passato, non sempre ha visto giusto.
Comment by F.Maria Arouet — 12/8/2007 #
Si, una fotografia davvero disarmante di come stiamo. E la cosa che mi ha colpita di più, perchè la sento molto vera, è che ci sentiamo più “rassegnati che incarogniti”, chiusi dentro ad un’inerzia di fondo.
Quando l’ho letto ho pensato che è esattamente così che mi sono sentita negli ultimi anni - ad esempio, e soprattutto, al momento di andare a votare.
Comment by sveta — 12/8/2007 #
Arouet, ma è la politica che guida un popolo, almeno così dovrebbe essere, il popolo elegge i politici sulla base di programmi, che poi vengono disattesi, applicati solo in parte se non traditi, quindi dove ci stanno portando è una domanda lecita. Noi dove vorremmo andare lo sappiamo.
La realtà del quotidiano è figlia di gesta ed idee partite da più lontano, elaborate con lo scopo positivo di produrre un miglioramento.
Questo è lavoro da uomini, nella fattispecie della politica.
“Abbiamo piuttosto il sistema assicurativo, bancario, industriale - spiega De Rita - ma è roba di Profumo o di Passera, non è una questione che riguarda la collettività.”
Questo lo hanno prodotto “loro”.
Poi, il rincoglionimento complessivo non è altro che l’adeguamento ai tempi, rincoglioniti.
Non ci sono valori? ovvio, non se ne sono prodotti, non ne siamo circondati, da dove un laccio d’unione? i miei occhi ne hanno memoria, e da genitore faccio del mio meglio, ma gli occhi di un ragazzo, quale scenario vedono quando si aprono? Peggio ancora, quando i suoi genitori educano dal Suv puzzando D&G?
Comment by breva — 12/8/2007 #
Può essere consolante pensare che non dipenda da noi, ma io dubito che corrisponda al vero. Da chi altri può dipendere, visto che in questo paese ci abitiamo noi?
Da Repubblica di oggi, di Alessandro Statera:
Non é solo una “botta di malumore” come De Rita la definisce lamentando gli acciacchi della sua schiena, ma la “conoscenza del peggio”, fino a giungere alla conclusione che “l’intera società civile non é meglio della sua politica né della sua economia”
Del resto quel SUV che va a Dolce&Gabbana, che tu denunci come orrido spettacolo agli occhi dei pargoli, chi lo esibisce? De Mita?
Ma é la politica che guida un popolo, mi obbietti tu.
E non é forse il popolo che esprime la politica che lo governa, o chi altri? ti ribatto io.
Comment by F.Maria Arouet — 12/8/2007 #
Sarà meglio non girare la domanda agli operai, cmq io non mi sento eticamente disadattato, mentre loro lo sono, i politici, quindi io non rappresento loro, nemmeno lo vorrei, debosciati e ladri come sono.
E’ il colmo, adesso siamo noi società civile ad esprimere bassezza, ma se a furia di subirla è diventata una quotidianità. Si fa poco per migliorare? e con quali mezzi? quali soldi? quali entusiasmi? Se non cambia nulla, se non il nome del partito, e non la componente etica dello stesso.
Siamo arrivati all’apice del consumismo e dell’apparire, col risultato di avere una generazione e mezza di bischeri in Suv con figli i.pod dipendenti.
“l’intera società civile non é meglio della sua politica né della sua economia” è un punto d’arrivo, non è mica una libera scelta.
Ribalto e dico, ipotizziamo una clesse politica eticamente corretta e capace, oggi quale società saremmo?
Comment by breva — 12/8/2007 #
E quale società dovrebbe averla espressa, di grazia, quella scandinava?
Comment by F.Maria Arouet — 12/9/2007 #
Se intendi voto = rappresentatività a prescindere dagli atti politici esercitati da quelli messi in programma, allora….
Non condivido, tant’è che che la presa per il culo è oggi il matrimonio uolter-nano, un idillio che non credo possa avere molti seguaci, se non tra di loro….
Sono loro scelte, a me mica l’han chiesto .
Questi signori si fanno i cazzi loro.stop
Come si fa a dire che mi rappresentano, quando li prenderei a calci?
Dovrebbero, ma questo è un altro film, forse scandinavo:”>
Comment by breva — 12/9/2007 #
Hai mai provato a cavare la panna dal latte?
Se il latte è buono la panna è buona, se non è buona è colpa del latte.
Comment by F.Maria Arouet — 12/9/2007 #
Vuoi dire, come ci ha carinamente detto Romano di recente, che questa classe politica infingarda è quella che ci meritiamo perchè è lo specchio della società, quindi riflette quello che siamo noi?
Sarà anche in parte vero, ma perchè da chi mandiamo lì non abbiamo il diritto di aspettarci qualcosa di meglio? Tutti loro hanno titoli di studio, ci lavorano continuamente, hanno scelto di fare quello nella vita e per tutte queste responsabilità è giusto che guadagnino bene, ma non è giusto che si sentano in diritto di mettercelo costantemente in quel posto.
Luttazzianamente parlando…
Comment by sveta — 12/9/2007 #
Maionese, impazzita, per la panna resta la variabile della capacità del formaggiaro….
Chissà come mai molti vorrebbero una politica diversa, e si parla sempre di più di insofferenza a quella in auge, non me lo spiego…. io vedo una distanza siderale tra politica e società, una presa in giro di dimensione elefantiaca, posso capire però che guardando in altra direzione non ce ne si accorga.
Comment by breva — 12/9/2007 #
Caro Breva,
Anch’io vorrei una politica diversa, e tutti quelli che conosco, che sono i molti che dici tu. Ma non vedo la distanza siderale tra politica e società che invece tu dici di vedere.
Non sei forse tu quello che lamenta “una generazione e mezza di bischeri in Suv con figli i.pod dipendenti”?
Te l’ho già chiesto e non mi hai risposto: sul conto di chi la mettiamo questa generazione e mezza di pirla, che pure dici di vedere? Sempre sul conto di quei cattivoni della politica, che vengono da Marte?
Tu pensi che sia un caso se in Svezia la politica é fatta in un modo e in Colombia, o in Venezuela, in un altro?
Comment by F.Maria Arouet — 12/9/2007 #
In verità horisposto dicendo che in mancanza di produzione di valori, ci si ritrova a socializzare al Bennet, ed a lungo andare non una, ma ormai due generazioni sono state colpite.
“Poi, il rincoglionimento complessivo non è altro che l’adeguamento ai tempi, rincoglioniti.”
Venderanno il robottino che ti porta il tè e ti chiede come lo vuoi, io penso di non prenderlo, tu?
La politica ha colpe, aiuta senz’altro a creare un ambiente di vita alienante, e dai e dai e dai diventa la normalità.
Basterebbero gesti come maggiore attenzione alle famiglie, alle scuole, ai contratti di lavoro per i giovani a portare su un piano più umano questo strano mondo.
Comment by breva — 12/9/2007 #