December
12

Non solo costano a tutti noi. Sono pure scadenti.

In occasione della scelta da parte dei genitori della scuola per i propri figli vorrei ricordare a chi pensa di fare bene iscrivendoli nelle private (leggi confessionali) che oltre che costosa è una scelta quasi sempre negativa anche sotto il profilo dell’apprendimento.
A parte alcune, limitatissime, eccezioni è una verità difficile da accettare per alcuni ma è oggettivamente dimostrabile.

La scuola pubblica infatti si deve gestire, senza soldi, tutta la complicata vicenda dell’integrazione dei ragazzi extracomunitari ma, in ogni caso, rimane superiore per la qualità dell’istruzione che garantisce agli alunni.

E se ne capisce anche il motivo.

Se una buona parte degli iscritti alle scuole private, in particolare alle superiori, sono coloro che sono stati bocciati senz’appello alla scuola pubblica e vanno ad acquistare (nel senso strettamente monetario del termine) una colpevole indulgenza (che potremmo definire una pratica simoniaca visto che a concederla sono spesso dei religiosi) non ci si può certo attendere altro che un arrogante senso di supposta diversità sociale ed un’ignoranza appena alleviata da insegnanti in attesa di potersene presto andare da lì.

Come si rileva dalla stampa (fonte Repubblica) , non solo il trasferimento diretto di risorse pubbliche alle scuole non statali è incostituzionale.

E’ anche fortemente dannoso visto che finanzia la parte più scadente dell’offerta formativa senza alcun controllo di qualità.

L’impietoso giudizio dell’indagine Ocse-Pisa (Programme for international student assessment) 2007, boccia gli istituti privati senza appello.

Il report internazionale sulle competenze dei quindicenni nelle cosiddette literacy relative alla Lettura, alle competenze in Matematica e scientifiche certifica, in Italia, la maggiore qualità del pubblico sul privato.

In poche parole, il pur deludente quadro emerso dalla comparazione internazionale dei quindicenni italiani con i coetanei di altri 56 stati sparsi nei 5 continenti, pubblicato appena una settimana fa, si accentua se si prendono in considerazione i risultati delle sole scuole private.

L’Italia è uno dei pochi paesi occidentali e industrializzati dove gli adolescenti della scuola pubblica risultano “più” attrezzati dei compagni delle private.

I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a troppi dubbi.
Degli oltre 21 mila quindicenni presi in considerazione nel Belpaese il 4 per cento, al momento dell’indagine, era iscritto in istituti privati.

Il divario emerso nella literacy Matematica è pari a 11 punti: 462 per gli adolescenti delle scuole statali e 451 per i compagni iscritti nelle classi delle scuole private.
Distanza che diventa ancora più imbarazzante se si prende in considerazione la literacy scientifica: 476 contro 462 (il motivo non è troppo difficile da comprendere, ndr)
Solo in quella riguardante la Lettura (comprensione e produzione di testi scritti) il divario è minimo (appena 3 punti), pur sempre a favore degli studenti che affollano le scuole pubbliche.

In ogni caso tutta la scuola italiana ha notevoli problemi e sarebbe il caso che lo stato si decidesse ad intervenire (in quella pubblica, ovviamente)

Tra le 48 nazioni di cui l’Ocse ha pubblicato i risultati disaggregati (pubblico/privato), in Matematica, l’Italia viene sopravanzata da nazioni come Uruguay e Israele che nella classifica complessiva la seguono e precede di appena un punto il Cile.

Facendo sempre riferimento ai risultati dei soli alunni che frequentano le scuole private il nostro paese si colloca fra gli ultimissimi posti anche per le competenze in Lettura e nella literacy scientifica dove paesi come l’Azerbaijan e la Giordania, a giudicare dai risultati dei propri alunni, mostrano scuole private più competitive della blasonata Italia.

E se nella maggior parte dei paesi del mondo nel complesso le scuole private innalzano la qualità dell’intero sistema scolastico lo stesso non può dirsi per il nostro paese dove quel 4 per cento di studenti, sulle conoscenze scientifiche ad esempio, contribuisce ad abbassare il livello italiano già di per sé preoccupante.

Solo a titolo di esempio, in Germania gli studenti delle private ottengono in Matematica quasi 40 punti in più dei compagni delle statali.

Stesso discorso per il Regno Unito dove il distacco passa addirittura a 75 punti o in Spagna: più 25 punti a favore degli alunni delle private.

Se si smettesse di finanziare le scuole private per il solo fatto che esistono (cioè i troppi diplomifici per gli asini poco volenterosi ma benestanti) e ci si limitasse a sostenere i progetti che sono finalizzati ad una reale, e misurabile, eccellenza (a prescindere dal fatto che siano proposti dal pubblico o dal privato) non sarebbe un bene per tutto il paese ed un sollievo per le casse dello stato ?

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  1. In realtà più che continuare con la polemica scuola privata vs scuola pubblica dovremmo concentrarci sull’universo scuola in generale.
    Purtroppo la marea dell’ignoranza generale monta in maniera indifferente sia a livello pubblico e privato.
    Tutte queste riforme e controriforme figlie degenere di quel contrasto politico bipolare che ormai pervade il nostro sistema, hanno prodotto una scuola da ultimi posti e chi ne pagherà le conseguenze?
    La futura classe dirigente sarà rappresentata da emeriti asini patentati che parlano come Verdone e che difficilmente hanno letto un libro in vita loro?
    Qualche volta mi capita di parlare con amici insegnanti e spesso si nota una certa malinconia sulla perdita del loro ruolo di educatori e di guide culturali, purtroppo c’è chi cerca di controbattere e chi, vedendo il menefreghismo generale, lascia andare e cerca di far passare la settimana ed aspettare lo stipendio.
    Fra pochi giorni entreremo nel 2008 e verrà celebrato il quarantesimo del ‘68, data per qualcuno come la tomba della scuola e da altri vista come l’inizio della nuova scuola democratica e affrancata da un programma di stampo fascista.
    Personalmente non va buttata una croce addosso a quegli studenti che volevano, realmente, svecchiare il sistema scolastico rendendo la scuola libera e aperta a tutti. Il problema è che alle buone intenzioni sono subentrate le cattive abitudini di ottenere tutto e subito senza fare fatica!
    Poi da lì è cominciato il lento declino della scuola italiana fino ad arrivare a quei penosi livelli che abbiamo sotto gli occhi. E allora mi chiedo: come è possibile che un sistema malato possa svolgere la funzione integratrice nei confronti dei nuovi studenti, figli di immigrati, che saranno i cittadini italiani di domani?
    I politici continuano nelle loro diatribe sull’inclusione ed esclusione, ma nessuno si rende conto che l’abbattimento del fondamentalismo religioso e quindi le differenze si producono nel sistema scolastico.
    I nuovi cittadini-studenti chiederanno una scuola che li affrancherà dalla condizione di “immigrati” e saremo pronti?

    Comment by Coldax — 12/12/2007 #

  2. Il problema vero è l’ignoranza delle famiglie che si abbina ad una crescente arroganza che sovrastima il valore dei propri figli.
    Non sono certo solo i ragazzi extracomunitari (che magari sono nati in Italia) ad essere un reale problema in moltissime situazioni.
    Se si escludono le grandi città, dove la situazione è certamente molto più difficile, nelle province come la nostra il tasso di bambini non italiani non supera mai il 10% degli alunni di una classe.
    Il che, tradotto, vuol dire 2/3 alunni per classe.
    Certo ci vogliono coloro che insegnano l’italiano a coloro che vengono nel nostro paese dopo aver fatto corsi scolastici altrove.
    E di questo è giusto che si faccia carico uno stato che incassa contributi ed imposte dalle loro famiglie che qui lavorano.
    Torno al primo punto.
    Le famiglie italiane sono mediamente ossessionate dalla competizione e disprezzano, in modo più o meno esplicito, la cultura ed i percorsi didattici che non dimostrino l’assoluta superiorità dei propri figli che, naturalmente, sono sempre vittime dei compagni e degli insegnanti.
    Mancando un tasso accettabile di collaborazione, di rispetto del ruolo e del compito da svolgere, è evidente che si crea una spirale negativa che avvolge progressivamente anche gli insegnanti che, soprattutto dalla scuola secondaria, rispondono con stanca routine alla richiesta di fare con dignità ed impegno il proprio lavoro.
    Nel nostro paese, inoltre, le scuole private non sono la soluzione, la scorciatoia, visto che queste famiglie, incapaci di valutare i propri figli per come li hanno educati e cresciuti, li mettono coloro che falliscono o che non “brillano” come ci si attenderebbe da loro.

    Comment by S.Just — 12/12/2007 #

  3. attenzione però a nmon fare di tutta l’erba un fascio: le statistiche sono sempre molto aleatorie, e non è un gioco di parole: andate a leggeresu ansa.it l’articolo relativo al debito pubblico e capirete che - a volte - i numeri si girano come vogliono.
    inoltre c’è SQUOLA e scuola..il sottoscritto è fresco di laurea (scientifica), sono in pieno corso per la specialistica e ho fatto un liceo privato..non mi pare di essere più ignorante di tanti altri ragazzi della mia età che hanno fatto uno scientifico pubblico.
    sicuramente molto sta a come si affronta il liceo: anche nella mia classe c’erano le bestie, ma quelle ci sono dappertutto…
    comuqnue concordo…piu meritocrazia!

    Comment by Anonymous — 12/12/2007 #

  4. Analisi obiettive ed accurate le vostre, la mia ottima esperienza scolastica sa un pò di amarcord, elementari con maestra vecchio stampo - non smetterò mai di ringraziarla per tutto quello che mi ha insegnato - medie decorose, liceo linguistico privato, pubblici non esistevano - dopo un paio di anni è stato legalmente riconosciuto ma c’era comunque una retta da pagare. Mio padre operaio, mia madre casalinga, hanno fatto sacrifici aiutati dai nonni. Ho potuto studiare quello che mi piaceva e li ho ripagati andando subito a lavorare dopo la maturità, e come me hanno fatto molti miei compagni di scuola ed amici. Ho avuto professori preparati, professionali e appassionati delle loro materie.
    Certo erano altri tempi, i nostri genitori non erano subito pronti a giustificare un brutto voto o una cattiva condotta dando la colpa ai professori. Andavano ai colloqui, si interessavano, se necessario ci “punivano”. In ogni caso lo studio, l’informazione, la lettura dovevano venire prima di tutto. Non siamo cresciuti nè disadattati, nè repressi. Anzi, forse un pò più colti e sicuri di noi stessi.
    Vorrei tanto che fosse ancora così, ma purtroppo non mi sembra.

    Comment by sveta — 12/12/2007 #

  5. In realtà esistono ottimi studenti anche oggi.
    Sono pochi ed assediati da una maggioranza di caproni analfabeti (che ci sono sempre stati) che adesso godono di un insperato (per loro) prestigio nel gruppo giovanile di riferimento.
    In buona sostanza, se un ragazzino è troppo intelligente od interessato ad argomenti culturali rischia una vera emarginazione e le famiglie, al contrario che negli anni settanta, non riprendono i propri figli arroganti e violenti (essendo lo specchio dei propri genitori sembra abbastanza ovvio).
    Gli insegnanti, troppo spesso, abbassano il livello per vivere sereni e, di conseguenza, impediscono che i più dotati si sentano stimolati a dare di più.
    In questo molti insegnanti, non tutti anche in questo caso, hanno grandi colpe.
    Pensare che alle secondarie (medie) il docente standard non fa lezione, per esempio, di storia e si limita a dettare dove si deve sottolineare sul libro fa veramente orrore.
    Prima di tutto per il motivo che i libri hanno già delle sintesi alla fine dei capitoli e poi, mi chiedo, come faranno questi studenti a sviluppare un minimo di senso critico e di capacità di sintesi ?
    Infatti non la sviluppano, come si vede dall’Ocse Pisa.

    Comment by S.Just — 12/12/2007 #

  6. Che brutto, la sintesi alla fine dei capitoli fa tanto bignamino…
    Ci sono un paio di miei colleghi venticinquenni che si vantano di non aver mai letto un libro in vita loro, lungi dalle loro testoline che non sia un vanto, anzi è un insulto per alcuni altri colleghi prossimi alla pensione che avrebbero tanto voluto ma non hanno avuto la possibilità di studiare.
    Intanto i 50enni si spremono le meningi e risolvono i problemi, i 25enni cazzeggiano e chiedono continuamente aiuto, senza minimamente cercare di memorizzare quello che gli si dice perchè intanto due giorni dopo te lo chiedono di nuovo e c’è sempre qualcuno che risponde. Che bella vita.

    Comment by sveta — 12/12/2007 #

  7. Se non esistessero le raccomandazioni dei cretini la cosa si sistemerebbe da sola attraverso il semplice dispiegarsi della meritocrazia.
    Ma visto che siamo in una terra dove, se non sei associato ad una banda di lanzichenecchi non lavori, anche gli stupidi possono essere messi in condizione di occuparsi di cose che mai dovrebbero essere loro affidate.
    E qui si capisce il motivo per cui la scuola sia determinante per la performance complessiva di un paese.
    E nel medio-lungo termine può solo essere peggio.
    Adesso poi arriva la grosse-coalition e potete star sicuri che un altro ciellino ritorna alla (ex pubblica) Istruzione e completa l’opera di distruzione tanto ben avviata dai moltissimi democristiani che l’hanno preceduto.
    A parte la parentesi molto breve di Berlinguer che, diciamocelo, nulla ha significativamente modificato proveniendo anche lui dalla mafia accademica universitaria.

    Comment by S.Just — 12/12/2007 #

  8. Non fa una piega, ma che scenario triste :(
    E nel prossimo Governo dove credi che ci troveremo i ciellini, oltre che alla pubblica Istruzione??

    Comment by sveta — 12/13/2007 #

  9. All’estero, in UK, stanno mooolto attenti, infatti prendono soldi in base al livello qualitativo, la meritocrazia funziona, le scuole pure ed hanno risorse. Ma bisogna essere degli alieni per cominciare anche in Italia?? A me sembra un ottimo sistema e spero che prima o poi anche qui possa essere applicato, credo di poter dire con grande anticipo che potremmo fare passi da gigante in tanti settori, avendo teste eccellenti, vuoi prof che studenti, oggi costretti a migrare in USA:(

    Comment by breva — 12/13/2007 #

  10. Breva, noi abbiamo degli amici che sono una coppia italo-inglese e vivono nel sud dell’Inghilterra.
    Quello che tu descrivi funziona per il livello superiore degli studi (liceo ed università).
    A livello più basso anche da loro la scuola privata non aggiunge nulla, se non uno status sociale ed una bella divisa.
    Se parliamo, quindi, della scuola superiore e dell’Università sono assolutamente concorde che sia il caso di finanziare solo le scuole, pubbliche o private che siano, che possano dimostrare oggettivamente un insegnamento di altissimo livello e, di conseguenza, la formazione di studenti destinati a risultati eccellenti nello studio e nella vita.
    Basta finanziare anche delle borse di studio per gli studenti meritevoli che non siano figli di benestanti ed il sistema ha certamente un senso ed un’utilità a livello generale.
    Finanziare a pioggia dei mediocri “diplomifici” privati, non controllati da nessuno come si vede, è certamente il modo sbagliato di spendere il denaro di tutti i contribuenti.
    Se qualcuno riesce a farlo capire a Veltroni ed alla sua corte ….
    Certo il cardinal Bertone non sarebbe proprio felicissimo di chiudere la maggior parte delle sue scuole superiori….

    Comment by S.Just — 12/13/2007 #

  11. E’ un vero peccato, con tutte le scuole ed università Italiane che comunque resistono nonostante l’affanno evidente, non si possa metter mano in tal senso, o non si voglia per non far mancare i soldi a chi, della scuola, ne fa un bisinisssenes, ed a Como di esempi ne potremmo pure tirare fuori un pò, chessò, in via Carloni, oppure a Villa Olmo, luoghi da rette alte ed ai docenti magari 15 €/ora….lordi….

    Comment by breva — 12/13/2007 #

  12. la mia personale statistica.
    diploma scientifico in scuola privata lariana.
    iscrizione a facoltà scientifica (politecnico) con altri sei diplomati dal medesimo istituto, numero chiuso a 500 persone, 1500 partecipanti, tutti e sei ammessi.
    in cinque laurea ottenuta nei cinque anni, il sesto la ottiene in sette.
    media facoltà per ottenere la laurea sette anni e mezzo.
    solo un caso? può darsi…nel frattempo lavoro e a causa della professione mi capita di frequentare istituti scolastici statali. chi mi spiega a cosa servono i bidelli se non a sostenere i caloriferi di inverno?
    dove ho frequentato le superiori ne bastavano due, in qualsiasi istituto statale se ne mantengono plotoni.
    iniziamo a tagliare questi sprechi.
    cordialmente

    Comment by Luca — 12/13/2007 #

  13. Non credo che la presenza eccessiva e non produttiva dei bidelli nelle scuole pubbliche dimostri qualcosa circa la qualità della didattica.
    Sono, peraltro, concorde sul fatto che andrebbero affidati appalti esterni ad imprese di pulizia per mantenere nel decoro le scuole, in particolare quelle superiori, che sono sempre più sporche vista anche la crescente maleducazione degli alunni e la decrescente voglia di controllare i suddetti bidelli.
    Se tu hai avuto un’esperienza positiva nel privato vuol dire che sei passato per un’istituto che meriterebbe un sostegno anche in una diversa organizzazione dei contributi pubblici.
    La maggior parte delle scuole private, al contrario, non garantisce assolutamente tale qualità ed i risultati sono lì a dimostrarlo oggettivamente.
    Va, inoltre, considerato che alle scuole private non si possono iscrivere (per ovvi motivi di censo) i ragazzi con problemi di apprendimento e di comportamento che frequentemente creano situazioni difficili nella scuola pubblica.
    Che deve, giustamente, cercare la loro integrazione e di fornire un’istruzione di base pur in assenza di concreti strumenti e finanziamenti per le attività che in un paese civile si vorrebbe fossero svolte in una scuola pubblica.
    Le scuole private sono, in grande maggioranza non nella totalità, luoghi ove i figli stupidi di famiglie benestanti vanno a comprare dei voti che nella scuola pubblica mai avrebbero ottenuto con il loro arrogante disinteresse per la cultura.
    Ci sono anche quelli che studiano, ovviamente, ma non vedo il motivo sociale per sostenerle con finanziamenti a pioggia.
    I soldi si danno solo a coloro che attuano dei progetti educativi qualificati, verificati e con risultati eccellenti e dimostrabili.
    Questo vorrebbe dire che alcune scuole private, ed anche confessionali (tipo il Leone XIII di Milano) i soldi li riceverebbero lo stesso, anzi avrebbero diritto a riceverne di più rispetto ad oggi, ma che i moltissimi “diplomifici” dovrebbero stare in piedi con i soldi solo delle rette.
    E, finalmente, chiuderebbero.

    Comment by S.Just — 12/14/2007 #

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