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“Il furto”
L’ambito riconiscimento era stato guadagnato quell’anno da Veronica, "4/5" Pastore, Sergio Sniff e Belladonna l’odonto-tecnico Comunale.
Addetti all’addobbo dell’albero di Natale del Palazzaccio. Il cortile interno era stato sgombrato dalle auto, "4/5" aveva scopato ben benino tutte le foglie, Belladonna e Sniff durante la notte, a bordo di una lucida Duna familiare marron gentilmente prestata da "4/5" (era appena stata tirata a lucido per le feste e profumava di mandarancio, apprezzato molto dal Comasco), erano penetrati dalla cinta lato sud dell’esposizione conifera posta sulla Garibaldina, che quell’anno avrebbe devoluto in toto gli incassi delle vendite ai bambini abusati sessualmente dai preti recentemente arrestati sul suolo Comasco, una triste storia che aveva portato al Bassone alcuni protetti e occupato per settimane le prime pagine dei molteplici giornali cittadini, due, "La voce del Don" e "Din, Don, Dan", acerrimi amici.
Guidava Belladonna su esplicita richiesta di "4/5", Sniff da giorni era costantemente euforico, sussultava camminando, aveva gli occhi sgranati e continuava a spostarsi la frangia con gesti nervosi.
Sniff saltò a pièppari la rete con l’agilità d’un gatto, scomparve tra le conifere nella zona più buia dell’esposizione, uscendone dopo dieci minuti trainando senza fatica uno splendido Pino di circa 8 metri, raddrizzandolo contro la rete da solo. Belladonna non credeva ai suoi occhi, "ma come cazzo fai?" , Sniff tirò su dal naso, si passo il braccio sotto lo stesso, e guardando all’infrarosso Belladonna " me la data Gaffuri, è quella delle elezioni, ha fatto scorta per il periodo d’opposizione, gli ho promesso alcune dritte che lo avrebbero tenuto alla ribalta, c’è cascato e me ne ha data un bel pò, che fesso, ne vuoi, ce l’ho qui?" "Dopo, adesso come facciamo?" Tac, Tac, Tac, il tronchesino comparve nelle mani di Sniff dalla tasca interna, la rete si apriva come burro, passarono il Pino, lo montarono sul portapacchi della Duna rigando la ceratura fresca della fiancata e del tetto, saltarono sù e schizzarono via, in mezzo alle mignotte che passeggiavano al freddo sbuffando come draghi neri dalla rabbia, il freddo si faceva sentire, ma non per Sniff.
Erano le due di notte del 23, il Comasco sollevò la stanga, entrò la Duna nel cortile, scaricarono il Pino in mezzo a risate e spintoni, il Comasco aveva gradito il dono fattogli da Sniff nel pomeriggio,
l’aveva consumato come una barretta Kinder. "Cazzo s’è buona"
"Te l’avevo detto"
"Anch’io dai, poi pago al Birrificio" disse Belladonna.
Il cofano della Duna divenne bianco, come d’incanto, come l’incanto di una notte di Natale sotto un cielo blu terso con mille stelle lucenti.
Si amavano.
Tornò subito marron.
La Duna venne messa in divieto fuori dal Palazzaccio, i tre saltarono sul Suv in comodato gratuito del Comasco e partirono alla volta di Camerlata, Sniff rideva a crepapelle.
Elena era un pugno in pancia.
I suoi esplosivi seni erano del tutto scoperti, solo una striscia di pochi centimetri di stoffa nera legata sulla schiena li reggevano, aveva lunghi capelli biondi lisciati di fresco, i fuseaux mettevano in risalto le curve dei fianchi, ben proporzionate alla la vita stretta ed un fondoschiena di marmo levigato.
I tre attaccarono a sudare in contemporanea, ma solo il Comasco scese con lei nel privèè, Sniff e Belladonna chiamarono un valzer di champagne.
Alle 4 arrivò Veronica, accompagnata da Rudellotto, nuovo coordinatore di FI a Como grazie agli accordi presi a Cernobbio tra Forniconi capo indiscusso della Lombardia, Cojoni della Provincia, il Comasco e la Salparini di Cernobbio sindachessa immobiliarista. Mancava il Lagliese, relegato ancora a Laglio in attesa del posto tanto atteso a Cernobbio.
Lo sguardo di Elena verso il sindaco lasciò intendere ai presenti che qualcosa fosse successo in quei pochi minuti d’intimità, lei uscì con lo sguardo basso, lui agitato invitò gli altri ad accomodarsi, "4/5" non aspettò neppure la comanda, giocò d’anticipo andando ad ordinare
un valzer fresco.
"Veronica……oh, Veronica?……. mi ascolti? dato che so come sei abile con le palle, ci pensi tu a quelle…." disse il Comasco.
Scoppiò la risata generale, non quella di Veronica che diventò rossa in Viso; "Sniff, a te le polverine…." arrivò la seconda risata in un secondo. I festoni a Belladonna, ed ovviamente nel presepe Rudellotto il bue e "4/5" l’asino.
Finito lo champagne uscirono senza pagare, il giro era offerto dall’oste, riconoscente al Sindaco per il suo interessamento circa una certa ispezione dei sindacati, Inps e Ministero del Lavoro che aveva da poco subito, vedendosi appioppare così d’amblè una multa da 300.000€
L’albero venne addobbato magnificamente al centro del cortile, all’indomani ci sarebbe stato un buffet con lo scambio dei doni.
Il 24 sera il cortile pullulava di gente, tutta elegante e falsamente sorridente, pelliccie e carezze, Loden e pacche affettuose incorniciavano l’albero agghindato ed illuminato, con ai suoi piedi
due infreddoliti Rudellotto e "4/5"
Vi fu il tradizionale scambio di doni, il Comune aveva preparato un cofanetto contenente il Vangelo secondo S.Stefano, vera rarità, un rosario, un biglietto d’ingresso al Sociale a scelta sul palinsesto, una bottiglia di Don Perignon (con etichetta raffigurante il Duomo di Como), ed un CD con l’operato svolto dall’amministrazione unitamente ai futuri interventi programmati che avrebbero caratterizzato l’intero anno a venire, con foto del Sindaco, sorridente.
Attorno alle 20 il commiato, poi lo staff comunale Sindaco in testa si diresse a Villa Geno, dove al ristorante, utilizzato come base frequentemente avendolo dato "ad amici" in concessione per 99 anni ad un prezzo irrisorio, una vera regalia in un angolo tra i più belli di Como, roba che normalmente costerebbe un occhio della testa, ma con lui, un cazzo.
C’erano ad aspettarli Forniconi, Cojoni, la Salparini ed il Lagliese, che non era stato invitato ma si fece trovare "per caso" lì e fu un automatismo la sua adesione al tavolo.
Si parlò della storia del concorso per l’assunzione del vigile urbano andata storta, la magistratura rompeva i coglioni, poi Ticosa, anche lì rotture e noie, se avessero beccato Trevitex sarebbero stati dolori, ma era Natale, un pò di pausa ne avevano bisogno tutti, Rintintin e Pin si erano fatti da soli, cazzi loro, anzi meglio, una distrazione che gli avrebbe consentito di riprendere l’affaire Lago sotto altro profilo, più snello, meno principianti, più gestione diretta. Forniconi e Cojoni ordinarono involontariamente all’unisono una bottiglia di Champagne, l’intesa era perfetta.
Veronica bevve a dismisura, vomitando la bile sul prato. Il lago metallico non aveva movimenti.
Sniff tiratissimo si prese la briga di riportarla a casa, ormai era priva di sensi, in Duomo era meglio non portarcela neanche da addormentata. Rientrò per tempo, andò alle toilette uscendone poco
dopo con uno sbaffo bianco sul bordo del labbro superiore, subito pulito dal Comasco che gli refilò di nascosto un calcio su una caviglia.
Pagò il conto la moglie di "4/5", new entry della grande famiglia, addetta alla deframmentazione dei PC Comunali a 2500€ mensili.
In Duomo Don Pedro Filo ben si guardò di parlare nell’omelia di bambini, strano a Natale, si dovrebbe….forse per via dei recenti arresti fece riferimento al calore della casa, sottolineando che in ogni città la casa è comune, quindi il Comune è la casa di tutti, il Sindaco è il Padre, diligente e di buon senso, attento e premuroso, sempre affidabile.
Qualcuno in Duomo infilava di corsa le mani nelle tasche anteriori dei pantaloni, forse per via del freddo.
All’uscita alla fine della Messa, sulla Piazza illuminata da mille luci, pacche affettuose e falsi sorrisi avvicinavano il Natale ai piccoli uomini, mentre sulla Garibaldina una mano dal cielo piantumava
non uno, ma tanti nuovi giovani Pini.


Che bello, è come un regalo sotto l’albero…:”>
Comment by sveta — 12/24/2007 #
“vivereacomo” è deceduta… spb chiudi baracca e diventa utente di cloro, visto che in fatto di utenti anch’essa è assai scarsetta.
Comment by kopperfield — 12/27/2007 #
Fusion or Confusion? That’s is the problem..8-|
Comment by speaker's corner — 12/27/2007 #
Gli Inglesi mi dicono : “When In ROME, do what the ROMAN DO”
Comment by speaker's corner — 12/27/2007 #
@ 2
Deceduta un cazzo! Sarà più di là che di qua la città preda dei ciellini e dei loro ruffiani, ma non certo questo blog…>:p
Comment by sveta — 12/27/2007 #
@Kopperfield: Deceduto forse sei te ed il brutto e’ che non lo sai.
Comment by Sir Percy Blakeney — 12/28/2007 #
TICOSA, VIAGGIO NEL PAESE DELLE QUERELLE
Quando, intorno al 222 avanti Cristo, Annibale si fermò per abbeverare i suoi elefanti a Clastidium non avrebbe potuto immaginare che, un paio di millenni dopo, la stessa terra avrebbe ospitato una discarica dedicata ai materiali inerti.
Leggenda, forse, il passaggio del condottiero cartaginese ma la ‘Fontana di Annibale’ a Clastidium, oggi Casteggio, c’è ancora. Sorge poco fuori del centro abitato, lungo la via Emilia.
Un paese di 6.700 anime che dalla pianura si sviluppa verso la cima a uno di quei tanti colli, il Pistornile, che hanno favorito la coltivazione delle vigne del Pavese.
Oggi Casteggio è un paese che offre itinerari turistici, archeologici e un monastero. La discarica che dovrebbe ospitare i detriti dell’ex Ticosa sorge a circa 3 km dal centro storico.
Un avvallamento, un buco molto grande che non soddisfa l’occhio di chi attende cumuli di spazzatura o forni inceneritori.
Lo smaltimento dei materiali inerti (mattoni, cemento, detriti non inquinanti) è un’altra cosa. Si riempiono fosse per quasi tutta la loro altezza, quindi si dispone uno strato di terra e si piantano alberi e arbusti.
La discarica Ari è un terreno bonificato dall’azienda che gestisce il servizio, la Alan Srl. La zona, per 30 anni, ha ospitato cave di argilla e un vecchio rudere che, quando abbattuto, ha prodotto 7mila metri quadrati di cemento-amianto. Tutto smaltito. Oggi, intorno alla discarica, si coltiva. «Noi non ci opponiamo a Como, in nessun modo. Credo che la questione sia stata in qualche modo gonfiata - sottolinea l’assessore all’Ambiente di Casteggio, Michele Rossetti - La storia è semplice - aggiunge evidenziando che questa è la posizione di tutta l’amministrazione - Se dal Lario arriva l’amianto la discarica non può smaltirlo».
I detriti della Ticosa di Como, come definito dalle prescrizioni fissate da Arpa e Noe lo scorso dicembre, sono però «rifiuti speciali non pericolosi, in quanto contaminati da elementi di amianto della qualità crisolito».
«Evidenze che per noi bastavano, almeno per partire con il lavoro - sottolinea Alberto Castiglioni, direttore tecnico della Alan - Comunque, prima di smaltire i detriti, avremmo caratterizzato nuovamente il rifiuto con nostre analisi. Test che inoltre vengono ripetuti a campione sui camion, anche durante le procedure di consegna e smaltimento».
I detriti dell’ex tintostamperia sono stati identificati con un codice a sei cifre definito dal catalogo europeo per i rifiuti: 170904, vale a dire materiali «misti provenienti da demolizione e costruzione». Niente pericolo ambientale, per tradurre.
La bolla però è scoppiata sabato scorso. «Secondo un notiziario radio - racconta Rossetti - camion carichi di macerie e amianto erano già partiti da Como in direzione Casteggio, ne ho chiesto conto alla Alan».
La ditta, però, non ne sapeva nulla.
«Eravamo appena tornati dalle ferie - spiega Castiglioni - siamo caduti dalle nuvole, nessuna procedura di smaltimento su Como era stata attivata. Questo impianto, per legge, non può trattare rifiuti speciali. Anche alcuni organi di stampa hanno parlato di amianto già arrivato e scaricato. Questa discarica applica parametri e procedure ancora più rigidi di quelli normativi». L’allarme, però, era partito. Per questo la Alan ha deciso di fermare tutto per qualche giorno e valutare il da farsi. «Noi non diciamo un no pregiudiziale a Como ma a questo punto - precisa Castiglioni - dobbiamo anche mantenere buoni rapporti con l’amministrazione cittadina. Perciò abbiamo stilato un protocollo speciale, rigidissimo, che aumenta fortemente i controlli sui detriti lariani. Un programma di lavoro che abbiamo inoltrato al Comune di Casteggio. Se lo condivideranno, saremo pronti a partire».
L’amministrazione si riunirà per decidere lunedì sera. «Il sindaco, Michele Manfra - spiega Rossetti - ha convocato capigruppo e assessori per una riunione informativa ma va precisato che non siamo noi a dover autorizzare o bloccare alcunché. La nostra è una funzione di controllo. Ci limiteremo a esprimere un giudizio sulle procedure proposte. L’azienda è privata e prende le decisioni in autonomia». Il gesto della Alan, in municipio, è stato apprezzato. Mancano le conferme ufficiali ma sembra che nulla osterebbe al protocollo proposto. La risposta definitiva arriverà martedì mattina.
Il nuovo standard operativo, studiato dalla Alan, prevede che l’azienda - presumibilmente già a partire da mercoledì - dia il via a una prima «caratterizzazione base» dei detriti della Ticosa. Quindi, subito dopo, attivi una seconda fase di analisi del pietrisco, eseguita in loco, con prelievi ogni 400 metri cubi (sui 4mila totali).
«Un margine strettissimo - sottolinea Castiglioni - molto più che preciso e ben al di sopra di quanto previsto dalla legge». La proposta, inoltre, prevede anche un coinvolgimento dell’Arpa di Como. «Non l’abbiamo ancora contattata - dice il direttore -ma vorremmo agire in parallelo per una massima chiarezza». Il valore limite perché la presenza di amianto non sia giudicata pericolosa è di mille milligrammi per chilo. «Anche con valori prossimi alle soglie - evidenzia il dirigente - rifiuteremmo il lavoro e rifaremmo gli esami da capo».
Conti alla mano, tra analisi e attesa degli esiti, ammesso non vi siano nuovi ostacoli, il primo camion dei 200 previsti potrebbe partire dai ruderi di viale Innocenzo, con le sue 30 tonnellate di materiale, non prima del 10 febbraio. Il cantiere, dunque, di fatto subirà un nuovo, ennesimo, rallentamento e questo è, al momento, l’unico dato certo.
Alla discarica Ari solo alcune parti della grossa buca hanno raggiunto la soglia massima. Manca qualche metro per arrivare al livello del terreno. Sono quelli deputati a ospitare la terra dove cresceranno nuove piante. I 4mila metri quadrati di detriti della Ticosa, se arriveranno, saranno ’spalmati’ fino a diventare un sottile strato di terriccio.
Di sicuro non colmeranno completamente il punto in cui verranno scaricati.
Ma non è male pensare che quanto rimane dell’ex tintostamperia, tra qualche tempo e se tutto andrà bene, potrebbe diventare la base d’appoggio per latifogli, faggi e querce.
Comment by Morgana — 01/13/2008 #
Ciao Morgana, lo avevo letto questo articolo, la cosa che più stupisce è che fossero stati fatti proclami tipo “lunedi 7 gennaio partiranno i primi camion per Casteggio” e chi avrebbe dovuto riceverli non ne sapesse niente. Una ennesima prova di strafottenza e superficialità…
E intanto le macerie non si muovono, farebbero bene a ricostruirla ’sta Ticosa!
Comment by Sveta — 01/16/2008 #