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Benazir Bhutto
21 Giugno 1953 – 27 Dicembre 2007
Ora basta discorsi, mandare i soldati italiani a fare chiesette nei monti afghani, serve muoversi agire e togliersi questi terroristi dalle palle.

21 Giugno 1953 – 27 Dicembre 2007
Ora basta discorsi, mandare i soldati italiani a fare chiesette nei monti afghani, serve muoversi agire e togliersi questi terroristi dalle palle.

Come? Bombardando la Casa Bianca? ;-)
Comment by Lameduck — 12/28/2007 #
Sono d’accordo con il post, hanno rotto i coglioni. Questa donna mi piaceva tanto, ieri è stata una triste giornata. Altro che chiesa cattolica nuova, che stanino questi stronzi e li tolgano di mezzo una volta per tutte.
Oppure che non divulghino più notizie. Se non si può fare niente, sapere serve solo ad indignarsi e sentirsi impotenti davanti alle tante persone degne e con le palle che vengono uccise in modo eclatante giusto perchè ti rimangano per sempre negli occhi e nel cuore.
Comment by sveta — 12/28/2007 #
Cosa c’è da stanare? è evidente che il mandante sia quel bastardo di Musharraf altro che Al Qaeda…
Comment by tricky — 12/28/2007 #
Certo, stronzo pure lui. Spero che lo appendano ad un albero e lo lascino seccare…
Comment by sveta — 12/28/2007 #
Ma seguendo il pensiero di Triky e di Lameduck Musharaf e’ il capo di Alqueda… non il presidente del Packistan ed usa come nickname Mustafa Abu al-Yazid quando ricopre l’incarico di capo delle operazioni di al Qaida in Afghanistan come da dichiarazione di questi assassini “Abbiamo eliminato il più prezioso asset degli americani”.. mentre Bush e Mr. Bin Laden.. ma dai io capisco che essere antiamericani sia di moda ma occorre anche essere realisti.
L’unica soluzione e’ secondo me l’intensificazione della presenza armata in questi paesi Afghanistan,Iraq ma fatta secondo i canoni utilizzati dagli inglesi ai tempi delle colonie, vedrete che in 6 mesi massimo finisce.
Comment by Sir Percy Blakeney — 12/28/2007 #
Ma invaderli pacificamente ci porta senza dubbio nell’esimo vietnam….. poi cosa c’è di pacifico se salti in aria? c’è aria di guerra, poche balle, zio Tom è onnipresente? s’accomodasse…. noi a casina a suturare altre ferite, quando staremo bene, vedremo.
Comment by breva — 12/28/2007 #
Che c’entra con il post?
C’entra come risposta a Lameduck
Leggilo tutto.
Giù in fondo c’è spiegato perchè l’America che tanto odi, dovrà nel giro di pochi anni tirarci fuori dalla merda un’altra volta
Da ITALIAOGGI del 5 gennaio 2008
Un bamboccione in meno
Visco jr assunto in una società al 100% del ministero dell’economia
Alla fine ce l’ha fatta. Domenico Arcuri, il dinamico amministratore delegato di Sviluppo Italia (da qualche mese ribattezzata Agenzia), è riuscito a portare a lavorare con sé come dirigente il giovane e bravo Gabriele Visco. Per alcuni mesi nell’estate scorsa l’aveva chiamato come consulente (per 46 mila euro da luglio a settembre), poi il rapporto si era interrotto, rischiando di reinserire il manager in quell’esercito di bamboccioni mal sopportati dal ministro dell’economia Tommaso Padoa-Schioppa. Un rischio per fortuna scongiurato: ci sarà un bamboccione in meno. Anche se non troppo lontano da casa: Gabriele è il figlio di Vincenzo Visco. Sviluppo Italia è controllata al 100% dal ministero dell’economia (…) Formalmente non scatta il conflitto di interessi, perché se l’azionista unico di Sviluppo Italia è lo stesso ministero di cui papà Visco è viceministro, la delega sugli indirizzi di gestione spetta al ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, che a sua volta ha affidato l’incarico al suo viceministro, Sergio D’Antoni. Sicuramente Gabriele Visco avrà le caratteristiche professionali necessarie all’incarico, e già dopo le prime polemiche sulla consulenza affidata Arcuri aveva spiegato di conosere personalmente il giovane manager e di averne potuto apprezzare le qualità in passato quando si erano incontrati ognuno dei due lavorando per un’azienda privata. Ma certo non ci sono stati megafoni ad amplifacre una notizia che qualche rilievo politico o per lo meno di costume, sembra avere. L’avrebbe in qualsiasi paese del mondo. Per noi è stato difficile se non quasi impossibile verificarla nell’ultima settimana, anche se l’avevamo appresa casualmente da fonte assai qualificata. Stefano Sansonetti, il nostro giornalista che da settimane conduceva un’inchiesta sulle consulenze dello Stato e delle società controllate e sulla scarsa trasparenza che ancora le circonda, ha provato a percorrere la strada maestra, telefonando direttamente alla società. L’ufficio stampa ha sostenuto di non potere essere utile, non avendo possibilità di verificare questo tipo di informazioni. E si è dovuto aggirare in una selva di no comment, di mezze ammissioni, di affermazioni “non ufficiali”, perfino invitato a rivolgersi ai sindacati “che di solito queste cose le sanno”. Non male per chi è tenuto dalla legge alla più assoluta trasparenza. Ma d’altra parte anche sulle consulenze Sviluppo Italia comunica un po’ quel che vuole. Qualcosa ha messo sul proprio sito Internet- come dice la legge- la capogruppo, molte società controllate e quasi tutte le società regionali invece rimandano a un chiarimento interpretativo sulle norme stabilite dalla finanziaria del 2007 su cui evidentemente non è riuscito in più di un anno a fornire lumi il ministero dell’Economia. Alla fine sono stati assai più utili e trasparenti in questi giorni i vari centralinisti di Sviluppo Italia, che non solo hanno provato inutilmente a passare Gabriele Visco al telefono (non c’era come la maggiore parte dei dirigenti del gruppo), ma alla bisogna hanno fornito l’interno e perfino la qualifica in azienda come riportata sul loro elenco telefonico aziendale. Se si basa sulla predisposizione dei centralinisti la trasparenza tanto vantata dal governo e dalla pubblica amministrazione, temo che le polemiche sulla casta e le successive promesse di cambiamento abbiano prodotto risultati assai scarsi. Basta leggersi le tre pagine di inchiesta che oggi pubblichiamo su cosa avviene negli Stati Uniti nel cuore della campagna elettorale per le presidenziali che stanotte ha avuto il suo primo significativo test nello Iowa. Mentre qui bisogna arrangiarsi alla meglio per strappare qualche notizia, negli Usa ogni minimo particolare del presidente in carica, del suo staff, dei suoi familiari, dei candidati alla successione con relativo staff e famiglia e in pari modo di ogni membro del congresso è esposto al pubblico non volontariamente, ma in base a una legge federale. Non solo: tutto è verificato da una apposita commissione indipendente (la Fec) che rende immediatamente pubblici i risultati dell’esame. George W. Bush è stato costretto a dichiarare di avere ricevuto dal cantante Bono in regalo un banale Ipod così come ogni movimento finanziario (acquisto o vendita di azioni) compiuto da lui e da membri della sua famiglia. La senatrice Hillary Clinton è tenuta a pubblicare i nomi di tutti gli esponenti del suo staff che, recandosi in un qualunque posto dell’America per tenere una conferenza hanno ricevuto gratuitamente un passaggio aereo. Ogni tre mesi viene aggiornata anche questa lista, con l’indicazione di chi ha usufruito del piccolo benefit, del valore economico dello stesso, con tanto di nome del benefattore. Qualsiasi membro del congresso americano, oltre a tutti i movimenti finanziari che direttamente o indirettamente lo riguardano, è obbligato a rendere pubbliche tutte le linee di credito concesse. Perfino se si tratta di una carta di credito rateale. Prima, durante e dopo le elezioni…
Comment by Nimrod — 01/4/2008 #