January
7

In Riparazione

Davvero tempestiva l’iniziativa lanciata dal prefetto della Congregazione per il Clero Claudio Hummes il quale chiede a tutti i cattolici di “riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto da un numero minimo di preti”. Il cardinale invita dunque i vescovi a promuovere localmente l’adorazione perpetua (dell’eucarestia); una preghiera mondiale “per la riparazione delle mancanze dei sacerdoti e in particolare per le vittime della condotta sessuale”. Ma ribadisce – giustamente – “di una esigua parte del clero”.

Ammette inoltre che di problemi, legati alla sfera sessuale, “ce ne sono sempre stati perché siamo tutti peccatori. Però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi”. Finalmente!

La risposta della gerarchia della chiesa cattolica ad un fenomeno certamente ridotto numericamente, ma non ridottissimo e del quale hanno memoria numerosi ragazzi e ragazze, che sono stati vittime di abusi sessuali quando non anche di violenze, è una risposta tardiva e poco efficace. Che poi si chiami l’intera comunità dei laici a pregare per la salvezza delle anime dei (pochi) preti pederasti, pedofili, porcelli e in malafede che hanno usato della loro posizione religiosa, sociale e culturale per corrompere e violentare minorenni d’ambo i sessi è una cosa sgradevole e impura.

Trasformando il pessimo comportamento di pochi in una preghiera generale è come voler allargare la responsabilità con l’effetto di non assumersi direttamente quelle responsabilità giuridiche e morali che ogni vescovo avrebbe dovuto assumersi nell’immediato, in relazione coi fatti. Perché, proprio per le caratteristiche della comunità dei preti, tali fatti non sono quasi mai ignoti né ai confratelli, né alle gerarchie locali.

Solitamente con la strategia di spostare da un incarico all’altro si è cercato di distrarre sia il comportamento del soggetto che l’interesse delle comunità dei fedeli.

Certo, ci sono ottimi e santi preti e in gran numero, ma sarebbe ora che così tanta brava gente si assumesse le proprie responsabilità di cittadino e non solo di quelle relative al proprio incarico. L’omertà e la copertura non devono confondersi con la confessione e la pietà.
Gerardo Monizza

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  1. Soprattutto non vanno confusi a bella posta i ruoli, che sono di prete ma anche di cittadino.
    Se per il prete valgono le preghiere di chierici e laici, più sono e meglio é, rivolte a Dio perché gli perdoni i suoi peccati (a proposito, non ho mai capito perché Dio apprezzi così tanto il numero dei supplici: vanità?), per il cittadino, di cui si conoscano i reati, meglio sarebbe una onesta denuncia all’autorità affinché giustizia, nei limiti umani, sia fatta.
    A mio sommesso parere.

    Comment by f.maria arouet — 01/7/2008 #

  2. Condivido il sommesso parere di F.M.Arouet

    Comment by S.Just — 01/7/2008 #

  3. E’ la soluzione comoda, come quando vai a confessare i tuoi peccati, ti senti dire di accendere un cero, recitare una decina di preghiere, “mi raccomando, non peccare più” e siamo a posto così…
    bella la vita eh?
    Ma poi, l’adorazione perpetua della carestia…??

    Comment by sveta — 01/7/2008 #

  4. La atavica immoralità profondamente connessa con la Chiesa cattolica:
    - il soggetto A fa un’offesa al soggetto B
    - il soggetto A chiede riparazione davanti alla Chiesa o a dio (a fronte di qualche tipo di pagamento)
    - la Chiesa perdona (dopo aver eventualmente incassato)
    - il soggetto offeso B non riceve alcuna riparazione
    Questa è la giustizia ecclesiastica.
    Con la scusa di un dio si fa del male e ci si può mettere la coscienza a posto senza riparare.

    Nella morale laica un’offesa richiede una riparazione a favore dell’offeso e l’unico che può perdonare è lo stesso offeso.

    A me sembra tanto semplice. Ma io, ovviamente, non faccio il mestiere di venditore di perdoni, di indulgenze e di paradisi.

    Comment by Condorcet — 01/10/2008 #

  5. A certe persone chiedere scusa per un errore commesso o perdonare un torto subito costa uno sforzo così grande che qualunque soluzione più comoda va bene.
    E la chiesa, offrendo questa più comoda via, da secoli tiene in pugno alcune genti.
    Serve coraggio per affrontare persone e situazioni direttamente, confrontandosi. Ma è più difficile, soprattutto emotivamente.

    Comment by sveta — 01/11/2008 #

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