January
9

Atei e Devoti

Forse non esiste paese al mondo in cui possano convivere parti opposte. L’ultima lite tra bianchi e neri, tra guelfi e ghibellini, tra milanisti e interisti si è trasformata in una diatriba tra credenti e non credenti. Il terreno è quello dell’aborto sul quale si combatte una specie di guerra di religione. Come tutte le guerre non ha senso.

Con tutti i problemi che l’Italia ha sul tappeto (non ultimo quello dei rifiuti a Napoli o dell’amianto a Como) la capacità di spostare l’attenzione altrove è sempre altissima. Ecco dunque l’aborto che ricompare per l’ennesima volta sulla scena spinto fuori da quel furbastro di Giuliano Ferrara capace di vendere la propria madre pur d’apparire. Convertito al berlusconismo più pragmatico (dimentichiamo che la proprietà de Il Foglio è della signora Veronica Lario in Berlusconi?) appena vede che lo smalto del Cavaliere si sta appannando gli regala un evento mediatico. Sono piccole attenzioni che fanno piacere.

 

In quanto non credente il Ferrara ha tutto il sacrosanto diritto di sguazzare dentro i temi etici ridacchiando sotto i baffi per vedere di lontano l’effetto che fa. Propone una moratoria per l’aborto sicuro di coinvolgere nell’inutile discussione quel drappello di atei devoti cui subito s’aggiunge quella massa di devoti atei di cui son piene le chiese. E non è un gioco di parole.

 

Pur di far grancassa si elevano subito a paladini della vita anche quegli ignoti parlamentari e giornalisti che altro non aspettano che la frenata, il ritorno, la reazione. Attivisti atei (nel senso vero di senza dio) e devoti perché sono abituati ad essere più che osservati magari sottomessi). Piace loro stare sotto le direttive papali, cardinalizie, vescovili insomma pretesche ed a mestare nel torbido solo per confondere le acque, già incerte, in cui sta navigando il nuovo PD.

 

Perso il potere - per via democristiana - chiesa e devoti stanno recuperando giorno dopo giorno lo spazio vitale per mantenere in vita tutta la struttura e la sovrastruttura clericale (scuole, chiese, seminari, missioni, Vaticano, eccetera) che un malnato laicismo rischia di far sparire definitivamente. Sparire? In Italia? Figuriamoci!
Gerardo Monizza

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  1. Su Sky ho seguito un’intervista alla Bonino, relativamente interessante, dove il giornalista (un aggressivo giovane conservatore tutto sommato anche professionale) mandava un’intervista alla ormai famigerata (ed ipervalutata dai media) Binetti.
    Quella che, per intenderci, la famigerata attuale legge elettorale mi ha obbligato a contribuire ad eleggere al Senato (grazie anche all’imbecillità senza fine di Rutelli e dei suoi derivati che l’hanno imposta).
    Mi ha molto colpito non tanto i contenuti di quello che dice (triti e ritriti e scontatissimi) ma come lo dice.
    Ed il come lo dice mi fa capire come possano esserci state le persecuzioni religiose ed i roghi delle “streghe” e tutto l’armamentario di nefandezze di cui è costellata la storia.
    Ed a commento di questa follia (lucida ?) ben ha fatto la Bonino a sottolineare con forza e grande decisione che il senso dell’etica e della morale non è esclusiva dei cattolici.
    Di una come la Binetti poi men che meno.

    Comment by S.Just — 01/9/2008 #

  2. Credo che sia qualcosa di più che una diatriba tra credenti e non credenti. Sembra piuttosto un tentativo, piuttosto robusto, da parte della Chiesa di Roma, di riconquistare un’egemonia morale in costante declino da oltre duecento anni. Un’offensiva nella quale gli atei devoti giocano il ruolo che ebbero gli ascari nelle guerre coloniali: dimostrare che si può benissimo combattere per le cause altrui.
    Anche per quelle perse, si spera.
    E’ un transitorio in cui gli interessi e le necessità del potere politico e della Chiesa di Roma spesso coincidono e comunque si intrecciano in modo inestricabile.
    Il neonato Partito Democratico, impegnato nel tentativo di impastare ciò che resta della cultura socialista con gli avanzi della cultura cattolica postconciliare, é palesemente debolissimo e sotto ricatto. La situazione é di due sposini, un po’ a corto di mezzi, costretti a prendersi in casa la madre di lei, ruolo fatto apposta per la Binetti, in odore di possedere un discreto gruzzolo di consensi. E dunque la Binetti non si tocca, anzi la si liscia dal verso del pelo, a maggior ragione la Casa Madre da cui proviene, perché bisogna saper guardare “alle religioni per il contributo che sanno dare alla coesione sociale”, come diceva Bosetti, in un suo articolo di qualche giorno fa su Repubblica.
    Ma non sta meglio la galassia comunista, orfana di un’ideologia che la Storia, vedi ironia della sorte, quella stessa Storia con la esse maiuscola che pareva esserne la garante, ha spazzato via senza pietà. Bertinotti dice di non essere ancora un credente, ma di essere in cammino. Il cardinal Bagnasco sorride e benedice: che deve fare?
    E chi dovrebbe opporsi? Casini che ce l’ha nel nome della ditta?
    Berlusconi che la morale, intesa come regola di comportamento che tenga conto del bene comune, non sa neppure cosa sia?
    Credo che non sia una cosa da prendere sottogamba, a non essere cattolici apostolici romani.

    Comment by f.maria arouet — 01/9/2008 #

  3. In questo gioco la Chiesa ha dimostrato la sua superiorità su ogni formazione politica italiana.
    Ai margini della società per molti aspetti, anche per il decrescente livello di devozione dei suoi adepti, la Chiesa è riuscita a mettersi nella posizione di poter ricattare le forze politiche di qualunque schieramento.
    Veramente tanto di cappello a Ruini, a fini politici come il presidente della CEI e a intellettuali della levatura di Fisichella e Lombardi che riescono a tenere in scacco un intero sistema politico, amministrando quasi direttamente le fette per loro importanti dell’ordinamento legislativo e dell’amministrazione dello Stato italiano, nonchè del sistema politico italiano.
    Sentire Ferrara e vedere ex laici di sinistra fare accordi sottobanco con i prelati dà un senso di questo potere e di questa capacità.

    Comment by Condorcet — 01/10/2008 #

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