January
15

Dal pulpito

Il papa (eletto da dio…) incontra il sindaco di Roma (eletto dal popolo) e non perde l’occasione per una bella predica. Così, tra doni e abbracci, il papa denuncia “il gravissimo degrado di Roma”. Richiama persino la necessità di un’opera “costante e concreta che garantisca la sicurezza dei cittadini e una vita onesta e dignitosa per gli immigrati”. Come dire: un colpo al cerchio e uno alla botte.

Tuttavia, il vero colpo di teatro il papa l’ha lasciato alla fine: le pubbliche amministrazioni – dice - non devono assecondare attacchi insistenti e minacciosi contro la famiglia. Il copione delle prediche ultimamente è trito e ritrito e il papa dovrebbe smetterla di ripetersi continuamente come un vecchio senza più controlli. Anche solo per cortesia.

 

L’apporto pastorale e poi culturale e anche sociale della chiesa cattolica sta francamente superando i limiti della decenza, del buon gusto e dei criteri imposti dalle leggi internazionali. Nessun capo di stato altrettanto estero si permetterebbe di indirizzare e condizionare l’opera di un sindaco italiano. Ma dove siamo? In Italia, appunto, dove l’esternazione pretesca è quotidiana e persino richiesta nell’ambito politico dove la fantasia è poca e lo spirito di conservazione altissimo.

 

Che fa il sindaco di Roma dopo aver ascoltato la papale predica? Sciorina dati coi quali vorrebbe convincere - il pollo - che la situazione è sotto controllo, che il miglioramento è in atto, che si è fatto il possibile e anche di più.

 

Invece avrebbe dovuto reagire uscendo irritato dalla sala lasciando papa e delegazioni con le braccia sospese e il respiro bloccato. Questo sì è un bel colpo di teatro che gli avrebbe procurato (a lui e al suo Pd) una valanga di consensi, di attenzioni e di voti. Avrebbe dovuto lasciare l’aula sbuffando un “ma mi faccia il piacere…” e invece è rimasto a giustificarsi che, nel gergo diplomatico, corrisponde al tradizionale, consueto, servile bacio della pantofola. Ma che pena.
Gerardo Monizza

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  1. perfido e ottimo esempio di cattiveria giornalistica. massì, la colpa è sempre del Papa, e se non è sua è della Chiesa. le cose trite e ritrite dei laicisti ridicoli italiani.

    Comment by s — 01/15/2008 #

  2. Cito Repubblica: “Il Papa a Veltroni: in alcune aree di Roma, il degrado è ”gravissimo”. Non è stato tenero Benedetto XVI con gli amministratori locali di Roma e del Lazio, ricevuti in udienza nella Sala Clementina del Vaticano”.

    Poi mi ricordo anche che il Papa, secondo la fede cattolica, è il Vescovo della città di Roma.

    Poi ricordo che il Vaticano corrisponde allo Stato Pontificio, cioè la casa del Papa.

    E se non erro non solo l’Italia, ma il mondo intero riconosce l’esistenza, il diritto di esistere e di esprimersi di quella piccola religione chiamata Cristianesimo il cui rappresentante principale è appunto Mr. Papa.

    Ma, domandona, una persona qualsiasi può permettersi di esprimere il proprio pensiero in casa propria e su cose che lo riguardano direttamente? Io ritengo di si. Ma Gerardo Monizza dice di no. Il Papa non può parlare a casa sua di cose che lo riguardano! Che logica incredibile.

    E come mai Gerardone non ha parlato delle violente Guardie Svizzere! Infatti, ricordando sempre Repubblica “gli amministratori locali di Roma e del Lazio, ricevuti in udienza nella Sala Clementina del Vaticano” si evince chiaramente come le perfide Guardie abbiano costretto Veltroni e Co. a presentarsi (e prostrarsi, chiaramente!) davanti al padrone di Casa, con le Alabarde! E poi sono stati costretti ad ascoltare quelle infamni parole!

    Giusto per ricordare solo il freddo italiano e non la politica: “udiènza: udiènza s. f. tempo accordato da un alto personaggio o da chi riveste cariche pubbliche a chi chiede, per particolari ragioni, di essere da lui ascoltato;”
    Quindi.. non sono state neanche le guardie Svizzere!! Veltroni ha chiesto udienza al Papa! TERRIBILE! GERARDO FUGGI, SIAMO IN MANO AI CATTOLICI! VELTRONI FIERO COMPAGNO CI PARLA ANCHE!!! AIUTO AIUTO!

    Concludo: siamo nel 2007 e siamo in democrazia con tanto di Costituzione dal 1° gennaio 1948. Gerardo Monizza ti devi svegliare.

    Comment by Marco — 01/15/2008 #

  3. Marco, il papa rappresenta i cattolici (non tutti i cristiani) ed è sovrano di un microstaterello medievale con una legislazione anch’essa medievale e direi che, in concreto, della vita delle persone nulla conosce.
    Visto che non paga neppure i costosi abiti con cui si veste dubito fortemente che possa realmente immedesimarsi nei cittadini romani e nei loro problemi.
    Esiste, peraltro, il concordato dove lo stato italiano concede un bel pò di privilegi e di soldi (circa 6 miliardi di €uro all’anno, più o meno la metà della finanziaria media) in cambio della graziosa concessione da parte della chiesa cattolica di “non interferire negli affari dello stato italiano”.
    Tanto che i preti non possono candidarsi a cariche pubbliche.
    Io preferirei che fossero liberi di “interferire” e pure di candidarsi a condizione che mi restituissero l’enorme cifra che percepiscono e che i catechisti se ne vadano dalla scuola pubblica.
    Ma, come dice il detto popolare, avere la botte piena (in questo caso il forziere pieno) e la moglie ubriaca è esercizio molto difficile

    Comment by S.Just — 01/15/2008 #

  4. @Marco
    Credo di essere ben sveglio e se critico le critiche del papa è perché sono convinto (e tanti altri lo sono) che la papali parole hanno sempre un altro significato: quello apparente di indirizzare, ma quello specifico stabilire ciò che è giusto e quello che giusto non è.
    La lettura dei sermoni papali (ti invito a leggerli dalla fonte limpida di http://www.vatican.va)è un’esperienza che tiene svegli. Inoltre, questo papa, non ha alcuna considerazione per il momento e per l’occasione in cui dice cose che poi (guarda caso) ritratta sempre. Come il giorno dopo a Roma (ma ricordi Ratisbona?).
    Io non sono credente, ma non sono neanche anticlericale; non fa parte del mio modo di vivere la realtà. Sono scocciato da interventi inutili e inopportuni e anche imprecisi.
    Non hai il sospetto che tutte le bacchettate del papa siano - magari - una faccendina politica (riguardati la storia del 48, i comitati civici, la guerra fredda, il compormesso storico, il divorsio, l’aborto, le staminali, la contraccezione, l’Aids e la castità….).

    Comment by Gerardo — 01/16/2008 #

  5. @Jan
    Cattiveria? No. Solo pena.

    Comment by Gerardo — 01/16/2008 #

  6. ratisbona non ha ritrattato nulla. il resto son balle.

    Comment by s — 01/16/2008 #

  7. @jan
    Vai a rileggerti le cronache del dopo Ratisbona: il papa si è persino scusato… o meglio: s’è alzata tutta l’ala protettiva e diplomatica capace di mischiare nel torbido.

    Comment by Gerardo — 01/16/2008 #

  8. ricordo benissimo l’angelus e lo sto rileggendo. non si è scusato e non ha ritrattato il discorso. ha chiarito quello che non c’era bisogno di chiarire e cioè che non aveva attaccato nessuno. saluti.

    Comment by s — 01/16/2008 #

  9. Chi invoca liberalismo e non fa parlare chi la vede
    diversamente da proprio un grande esempio di democrazia.
    Un’altra bella figuraccia tutta made in italy.

    Comment by Pier — 01/16/2008 #

  10. Ma chi ha mai detto che il papa deve stare zitto? Ma chi gli impedisce l’accesso alle università del mondo?
    Tuttavia vi sono momenti più o meno opportuni. L’inaugurazione dell’anno accademico non è il rito giusto durante il quale un papa, un presidente della repubblica o altra autorità debba prendere la parola. Non gli spetta. Non ne ha diritto.
    Parli dopodomani e tutti l’ascolteranno

    Comment by Gerardo — 01/16/2008 #

  11. In base a cosa non ne ha diritto? Chi ne detiene i diritti?
    L’anno accademico si sarebbe aperto con un’onta indelebile?
    Avrebbe condizionato tutto l’anno accademico , sarebbe stata un’ingerenza da parte della Chiesa? Ma per favore, la protesta di questi intellettuali ha fondamenti meramente ideologici.VERGOGNA!

    Comment by Pier — 01/16/2008 #

  12. Matematico ebreo paga il prezzo per aver difeso il Papa

    Intervista a Giorgio Israel, professore ordinario a “La Sapienza”

    Difendere Benedetto XVI dagli attacchi di chi si è opposto alla sua visita all’Università “La Sapienza” di Roma implica un prezzo da pagare, afferma Giorgio Israel, docente ordinario di Matematiche complementari presso questo Ateneo romano.
    Il professore di origine ebraica è intervenuto con un articolo su “L’Osservatore Romano” e con altre dichiarazioni per spiegare che Joseph Ratzinger ha difeso Galileo in una conferenza pronunciata nel 1990, e incriminata da 67 docenti (su circa 4.500) de “La Sapienza”.

    ZENIT ha intervistato questo sostenitore del dialogo tra scienza e fede.

    Come valuta il possibile danno di immagine e di credibilità, a livello nazionale e internazionale, della polemica innescata dalla mancata visita del Pontefice all’Università “La Sapienza”?

    Prof. Israel: Penso che il danno sia abbastanza serio. Ho ricevuto delle lettere da parte anche di docenti americani, che erano sconcertati; negli Stati Uniti uno può trovare tutte le posizioni possibili e immaginabili, ma non questa forma così virulenta di rifiuto del dialogo nei confronti del Papa, e poi soltanto del Papa, perché “La Sapienza” ha invitato tutti. E’ una cosa sconcertante, quindi secondo me il danno di immagine è molto elevato.

    Quindi all’estero la notizia è stata diffusa e conosciuta…

    Prof. Israel: Assolutamente sì. Una persona che mi ha scritto, addirittura aveva ascoltato alla radio, non so se a onde corte, un dibattito. Basta andare su Internet e rendersi conto, guardando un po’ la stampa dei vari Paesi, di quanto la cosa abbia avuto delle ripercussioni fortissime.

    Dal suo punto di vista, e per i suoi contatti come docente, pensa che ci sia un motivo reale che forse è stato nascosto dietro alcuni pretesti?

    Prof. Israel: Non credo. So che c’è chi ha detto che tutto questo aveva anche come motivazione degli scontri tra gruppi accademici per la rielezione del Rettore. Però francamente non ci credo. Che poi qualcuno possa cavalcare questo, è più che probabile, però, in verità, la mia valutazione è che nel mondo universitario, che è stato sempre tradizionalmente legato all’estrema sinistra, in particolare al partito comunista, la fine dell’ideologia marxista abbia reso molti “orfani”, in un certo senso, di questa ideologia. E in qualche modo hanno costruito come una sorta di teologia sostitutiva, come dice George Steiner: lo scientismo e il laicismo più accaniti. Secondo me è questo.
    Adesso si può dire tutto quello che si vuole del comunismo, però ricordo un personaggio come Lucio Lombardo Radice, il matematico del partito comunista, che ho conosciuto personalmente. Se fosse accaduto un episodio come questo di oggi, penso che si sarebbe letteralmente scandalizzato. Allora esisteva un atteggiamento molto diverso. Paradossalmente, proprio il crollo di questo riferimento dell’ideologia marxista, ha prodotto un vuoto che è stato riempito con questa ideologia di tipo appunto laicista e scientista. E’ così evidente, quando uno vede in che modo reagiscono le persone e i docenti universitari.
    Dal momento che questo tipo di figure è largamente diffuso all’università, in essa troviamo una concentrazione estremamente elevata di persone che hanno una visione di questo genere, molto più che non nel complesso della società civile.

    Pensa che l’intervento del Pontefice avrebbe potuto minare questo tipo di ideologie?

    Prof. Israel: No, perché è un processo estremamente lento. Sotto un certo aspetto invece penso che visto che c’è stata una opposizione, una situazione difficile di questo genere, sia stato meglio. La scelta che è stata fatta è stata una scelta molto giusta, cioè di non forzare la mano, visto che esisteva un atteggiamento di questo genere, non tanto tra gli studenti.

    Ecco io distinguerei fortemente. Direi tre cose. Tra gli studenti, il gruppo che si è opposto è una strettissima minoranza, e questa è la maledizione de “La Sapienza”, cioè il fatto che esista sempre qualche gruppo di scalmanati che riesce a imporre la sua volontà alla stragrande maggioranza degli studenti. Io non credo che tra gli studenti questa posizione sia non dico maggioritaria, ma neanche estesa.

    Tra i docenti è diverso. Hanno firmato solo in 67, ma io credo che siano molti di più quelli che invece hanno una posizione di questo tipo. Lo dico positivamente, per conoscenza. Poi ci sono anche moltissimi, che invece la pensano in modo differente. E già so di raccolte di firme, in queste ore. Non c’è dubbio, ecco. Mi riesce difficile stimare le percentuali, non ne ho idea. Però è chiaro che forse si divide metà e metà; però appunto non è una minoranza stretta, non sono i 67, sono di più.

    Quindi di fronte a una cosa di questo genere, secondo me è stato giusto non venire e dare anche una una lezione di stile, inviando un discorso che in qualche modo smantella tutti i pretesti che sono stati alla base del rifiuto, dell’opposizione alla venuta del Papa.

    Dopo di che, secondo me il cambiamento di questa mentalità può avvenire solo con un processo molto lento, di discussione, in cui si mostri progressivamente che queste posizioni di tipo scientista, laicista, oltranziste, sono delle posizioni di tipo sbagliato. Però, ripeto, per fare andare avanti questi processi ci vuole molto tempo; non è una cosa che si realizza nel giro di giorni, neanche di mesi o di un anno. Ci vuole tempo.

    Quindi lei pensa che sia possibile all’interno dell’Università pubblica italiana iniziare un dialogo tra fede e ragione?

    Prof. Israel: Penso senz’altro di si. Il vantaggio, ciò che di positivo può uscire da questa vicenda, è che si crei una rete di persone, che si è trovata a condividere le stesse idee, e che si conosca. Perché quello che si vede in queste circostanze lo sto vedendo anche nelle lezioni: ci sono molte persone che non sono d’accordo con quello che è avvenuto, però non si conoscono tra loro.
    Secondo me ci vuole che si crei una rete di persone che sia interessata a questa tematica e che la sviluppi. Anche per questo ci vuole un po’ di tempo, ma le condizioni certamente ci sono. Penso che sia una situazione molto difficile, ma penso che in prospettiva ci siano le condizioni perché migliori la situazione. Bisogna avere un po’ di pazienza…
    L’Università è stata sempre terreno di ideologie piuttosto estremiste. In Italia, come anche in molti altri Paesi d’Europa, è così. Non come negli Stati Uniti, dove si trovano tutti i tipi di realtà. Questo è il punto.

    Dal suo punto di vista, oltre a estrapolare dal contesto la citazione del Pontefice della frase di Feyerabend o a parlare del “caso” Galileo, quali possono essere stati gli altri errori o artifici retorici nella comunicazione?

    Prof. Israel: Non so se siano errori di comunicazione. A mio parere riflettono da un lato un degrado culturale, perché chi fa una cosa del genere e non se ne vergogna, o addirittura non se ne rende conto (come in certi casi ho constatato), è una persona che culturalmente è caduta di livello.
    In altri casi ho constatato che c’è un accanimento viscerale che preme su qualsiasi cosa. Ho avuto una discussione proprio poco fa per posta elettronica con un collega. Alla fine si è rivelato sordo a qualsiasi argomento, e non riuscendo a rispondere, mi ha detto semplicemente che il Papa non doveva venire, che deve solo chiedere scusa per il resto della sua vita, e cose di questo tipo. O addirittura scrivendo che solo chi conosce tutti i teoremi della matematica può permettersi di parlare di scienze. Che dire? Penso che ci sia una componente di astio anche estremamente forte in molte persone.

    Ha avuto delle ripercussioni o ha subito critiche e attacchi per essersi schierato in questi giorni?

    Prof. Israel: Non ho visto molta gente in questo periodo, ma è la solita situazione. Cioè chi prende posizioni come quelle che prendo io, paga un prezzo. Ci sono persone che non ti parlano più, perché, ripeto, è un clima fortemente fazioso.

    Paolo Centofanti

    Comment by La dittatura laica sene prende ad un professore ebreo perchè contrari ai 67 professori firmatari — 01/21/2008 #

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