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I costi della libertà
Io vorrei che il giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza, il Papa annunciasse che tutti i preti pedofili nascosti dentro le mura vaticane o quelle di una qualunque chiesa del mondo saranno consegnati alle giustizie dei paesi che li ricercano perché ottengano un giusto processo.


Chi si accontenta di imbrattare la facoltà di Fisica della Sapienza con cartelli in cui si annuncia la «settimana anticlericale» non è un laico. E nemmeno un tardo epigono del laicismo ottocentesco. Ma solo un intollerante pericoloso. La Stampa.
Comment by patetici — 01/15/2008 #
Chi dice queste cose è intollerante a sua volta. Quello che tu chiami “imbrattare” è l’espressione di un pensiero maggioritario nel paese che difende il diritto di uno Stato laico da chi laico non è, né a casa propria, nè a casa altrui. E difende i propri pedofili.
Comment by francesco — 01/15/2008 #
ma che pensiero maggioratario e maggioritario. pensiero di deficienti. solita figura del cavolo. dopo i rifiuti anche questa di fronte alla comunità internazionale. un gruppo di manigoldi e sedicenti studenti (tutti fuoricorso e figli di papà) riescono a far annullare la visita del pontefice. quanto mi manca pasolini. VERGOGNA ITALIA, vergogna italiani
Comment by s — 01/15/2008 #
Perché deve sempre finire tutto in politica? Perché la politica deve entrare a gamba tesa nell’università, luogo che dovrebbe far cultura e non politica? Perché il papa non può andare a parlare da ex professore di teologia di quattro università pubbliche tedesche in una università pubblica italiana?
Comment by Anonymous — 01/15/2008 #
Da non credente trovo molto criticabile il fatto che si inviti una personalità pubblica come il papa in una università pubblica italiana non prevedendo una replica ufficiale alle sue parole.
Se le sue parole sono di semplice augurio ed auspicio nulla questio.
Se, come più che probabile, si esprimesse qualche concetto criticabilissimo su scienza e ragione mi farebbe molto piacere che un professore universitario, a scelta tra coloro che hanno ricordato il suo apprezzamento per il processo a Galileo,esprimesse a seguire una replica a tale pensiero in modo tale che sui media possano andare sia il pensiero del papa sia il pensiero di coloro che non lo condividono.
Se va, as usual, solo il pensiero unico del papa direi che l’informazione fa, come al solito, un cattivo servizione ai propri utenti/lettori.
Ciò detto non mi appare mai condivisibile l’impedire ad alcuno di parlare.
Peraltro, aggiungo, non credo che Odiffredi riuscirebbe a far pubblicare un suo intervento, senza replica alcuna, sull’Avvenire.
Quindi prima di invocare la libertà dalla censura preventiva direi che un’analisi dello spazio riservato alla chiesa cattolica sui media andrebbe fatta.
Così a spanne direi che le opinioni della gerarchia rappresentano, più o meno, il 90% delle notizie che pervengono ai telespettatori ed ai lettori di giornale.
Non la leggerei come una situazione tanto problematica per far ascoltare le proprie ragioni.
Se poi qualcuno si permette di non condividere appare proprio come un delitto di lesa maestà ?
Comment by S.Just — 01/15/2008 #
Personalità religiosa non pubblica, rectius
Comment by S.Just — 01/15/2008 #
a spanne. 90%. di cui l’85% sono insulti gratuiti. ma smettiamola. corriere di oggi solo insulti, repubblica solo nefandezze, stampa solo allusioni ridicole, tg3 interviste solo contro, tg1/tg2 intervistina a cattolici progressisti. dove sta la verità? la smettiamo con questo vittimismo laico? basta pretese, tirate fuori le idee, producete solo spazzatura anticlericale?! dove sei voltaire? dove sei?
Comment by s — 01/15/2008 #
e in nessuno dei giornali sopracitati o dei telegiornali HA parlato dell’abominio commesso in Bicocca. Ignoti hanno distrutto il laboratorio di ricerca di Angelo Vescovi. 500 mila euro di danno. Si, Angelo Vescovi, quello contrario alle staminali embrionali. FASCISTI! NAZISTI! Ho paura, tanta paura.
Comment by s — 01/15/2008 #
cosa c’è di più pubblico del pontefice? cosa c’è di più italiano di Benedetto XVI? Anzichè esser grati. Vola Alitalia e voi lo criticate e Alitalia va in merda. Anche un cazzo di svizzero anticlericale avrebbe usato il papa come mossa di marketing. Il papa va ad auschwitz e parla in italiano. Anche un cazzo di statunitense imbecille avrebbe parlato per anni di questo fatto. E intanto l’Italia, paese di terra terra di cani, va in monnezza. vergogniamoci.
Comment by s — 01/15/2008 #
e intanto le università italiane che non vogliono far parlare il papa danno le lauree honoris causa a Valentino Rossi e Vasco Rossi, che bel paese che siamo…
Comment by curato d'ars — 01/15/2008 #
Le lauree ad honoris causa sono uno scandalo.
Gli inviti per fare audience anche.
Se questo papa fosse meno in televisione e sui giornali e decidesse di occuparsi dei problemi sociali sarebbe certamente una gran bella cosa.
Poi come dice messa, rivolto di qui, rivolto dall’altra parte sono un pò anche fatti suoi.
Prendiamo magari ad esempio l’evidente rapporto tra la mancanza di promozione del preservativo e la diffusione dell’Aids - quale diritto deve essere tutelato : il diritto alla vita delle persone e dei loro figli o l’idea medievale che ogni atto sessuale deve essere finalizzato a procreare ? Il tema se lo poneva, anche se l’autocensura dei media non lo ha fatto sapere a nessuno, anche il Cardinal Martini.
Altro che parlare sempre e solo di relativismo, laicismo anticlericale, di scienza da assoggettare alla gerarchia e del mitologico “diritto naturale” di cui lui e pochi altri sono i depositari in terra.
Se si vuole credere ad invenzioni come l’infallibilità del papa in materia di dottrina, in effetti, è possibile credere a tutto.
Non vedo nulla di più eretico di obbligare a credere che un uomo, eletto da altri uomini, diventi improvvisamente “infallibile” grazie all’intervento dello spirito santo.
Ma come è possibile accettare una cosa di questo tipo ed andare a diffonderla nel mondo ?
Comment by S.Just — 01/15/2008 #
Il mio post parla di un annuncio. Un annuncio che cambierebbe il mondo. Almeno quello che sta tra la giustizia laica e i tentativi impostori e intollerabili di chi cerca di divincolarsene invocando Dio e la teologia, o magari la propria capacità intellettuale.
I cattolici (anche se a me sembra la stessa persona che si moltiplica per fare numero e darsi importanza) non rispondono. Fosse vergogna si capirebbe. Invece è arroganza, l’arroganza di una minoranza che non si adatta al suo ruolo e crede di imporre e di poterlo fare in nome di un malinteso senso della libertà e di un uso fondamentalista della democrazia. Fondamentalista nello stesso senso dei fondamentalisti di Gaza che la democrazia la vogliono sì, ma una volta sola.
E’ successo un casino perche il rettore della Sapienza voleva fare un po’ di rette in più invitando l’autorità di grido.
Un po’ troppo di grido. Dopo lo scivolone su Roma e Veltroni, le già note vicende del referendum sulla legge 40, i veti parlamentari sulle unioni di fatto, le omofobie di Binetti e Mastella, le affermazioni del papa sul processo a Galilei, le sue opinioni sulla modernità, l’uso disnivolto delle scoperte scientifiche, ecc. ecc. la decisione non avrebbe potuto promettere un granché se i destinatari di quel discorso dovevano essere dei professori che fanno della ricerca e dello studio la propria vita.
Per di più si vociferava che il pontefice avrebbe tenuto il discorso di apertura. Poi che invece avrebbe inaugurato la cappella appena ristrutturata e tenuto un discorso ad hoc.
Insomma. Un pasticcio.
Il papa poteva anche intervenire ma siccome eravamo davanti a una novità assoluta, la novità andava almeno giustificata. Al proposito argomenti pochi, anzi zero.
Non voglio intervenire sulla questione secondo cui questo papa sarebbe anche un fine intellettuale. Ormai ci si è convinti di questo. Basta per invitarlo all’Università. Non credo.
Il papa è il papa, si dice. Il papa è anche un capo di stato, infatti ci sono degli accordi al proposito. In sintesi, se un assessore non si occupa di come si dice messa, ma ne può discutere, non è legittimo che un papa dica come deve essere amministrata una città nell’atto delle sue funzioni magari davanti a un sindaco e poi, dopo due capoversi, chiedere a lui soldi per gli ospedali, ma solo quelli cattolici.
Bisogna saper stare al proprio posto. Così si è deciso qualche decennio fa. Vogliamo cambiare? Io cambierei. La Chiesa faccia quello che vuole ma senza oneri per lo Stato, nessun onere (non solo quelli già esclusi). La Chiesa si paghi la politica, le stole di ermellino, le scarpe di Prada, gli ospedali e le chiese, le missioni. Non si faccia fare gli
sconti sull’Ici e non si faccia arrivare i finanziamenti ad hoc ad ogni finanziaria che si rispetti. Come in molti paesi europei, i cattolici (e non solo loro) versano anche il 5-10% del proprio reddito per mantenere le istituzioni della propria fede. Si prenda esempio.
Che cos’è la laicità concretamente?
Il diritto di ognuno di essere responsabile della propria vita e delle proprie scelte. Ma se è triste quando qualcuno o molti non vogliono essere responsabili, o ci sembra che non lo siano abbastanza, questo non legittima i più lesti - pagati da tutti, compresi quelli che non la pensano come loro - a obbligare gli altri a demandare le loro legittime funzioni a un potere superiore perché ritenuto ispirato da Dio o dalla “cultura” di Dio, sia che siano una maggioranza o anche una minoranza.
Poi c’è la polemica politica. Che - da quello che leggo - è di un’ipocrisia bipartisan da brivido.
Comment by francesco — 01/15/2008 #
La visita del papa all’Università è un atto politico al 100%.
I docenti e gli studenti non hanno contestato il papa, bensì la decisione del preside di invitarlo. Questo forse non è chiaro a qualcuno di voi.
E nessuno ha impedito al papa di andarci. Semplicemente è stata indetta una contro-manifestazione.
E’ il papa che si è ritirato, ovviamente non essendo abituato, da monarca con potere assoluto (unico in Europa), al dialogo e alle contestazioni connaturate con la democrazia.
La Chiesa è contraria alla ricerca scientifica, ingerisce pesantemente nel nostro sistema scolastico sottraendo denaro pubblico a favore dei propri istituti scolastici privati, si fa mantenere dallo stato un agente promotore non di cultura, ma di una dottrina religiosa in ogni scuola della Repubblica.
E con tutto questo si nega che la visita di un papa in una importante università sia un fatto politico ?
Chi ha contestato il preside ha voluto cercare di riaffermare il valore dell’indipendenza della nostra nazione, che sta andando a rotoli grazie anche all’abbraccio con la Chiesa cattolica, che ci costa ogni anno il valore di una finanziaria (mentre i tribunali non hanno i soldi per le fotocopie, i pompieri non ce li hanno per il gasolio e tante vecchiette devono vivere un mese con 400 euro).
Siamo seri.
Comment by Condorcet — 01/15/2008 #
Per fortuna c’è a volte chi si ribella. In molti licei milanesi se non sei di Comunione e Liberazione non conti niente e non hai voce.
Comment by sveta — 01/16/2008 #
@ sveta
il contrario si potrebbe dire di molte università, specialmente a carattere umanistico: se non hai l’unità sotto il braccio fai poca strada.
Di tutta sta storia penso unicamente, da cattolico, ma anche da sostenitore della laicità dello stato , che si sia persa una buona occasione per un confronto. tutto qui.
da entrambe le parti c’è poca voglia di farlo. l’intervento del Papa sarebbe difficilmente stato un semplice augurio ma un monologo. se, come dice s.just, avesse fatto un dibattito con un prof nominato fra tanti, sarebbe stato un primo passo.
di contro i cartelli e le scritte comparse sui muri dimostrano solo che agli autori non interessa la laicità ma l’opporsi alla chiesa. più che imbecillità (vabbè rovinare la propria scuola non è un lampo di genio ma tanto non puliscono loro) trovo che sia un gesto di infantilità. certi atteggiamenti mi fanno pensare che ancora non si è pronti per discutere seriamente di certi temi, di confrontarsi con chi la pensa diversamente, purtroppo.
Ecchissenefrega se al mondo diamo un impressione sbagliata. fastidioso certo, ma se un francese, un tedesco, o chicchessia mi venisse mai a prendere per il deretano per questo…pazienza. loro ne fanno di peggio. molto più importante invece prendere pienamente coscienza delle diversità di pensiero e cercare un punto di contatto.
Comment by Emanuele — 01/16/2008 #
Mah, io il papa lo vedo come il leader di un movimento religioso come ce ne sono altri, penso solo che non dovrebbe essere imposto in nessun luogo. Se i Testimoni di Geova mi suonano alla porta sono libera di dire “no grazie non mi interessa” come di farli entrare e parlare con loro. Ecco, cosi’ vedrei anche i cattolici, i buddisti, i musulmani ecc.
Comment by sveta — 01/16/2008 #
A Emanuele.
Sono laureato in Storia e filosofia, 110/110 con lode e pubblicazione della tesi.
Mi sono laureato nel 1988. Ero e sono di sinistra, ho girato con l’Unità sotto il braccio varie volte. Sono stato precario per 9 anni, ho dovuto lavorare al di sotto delle mie qualifiche e competenze per altri 10.
L’idea che un comunista avesse e abbia la strada spianata per la carriera in questo paese è frutto della devastazione mentale di questi ultimi venti anni dominati da politici in odore di mafia, scarsamente informati di democrazia, revisionisti e corrotti.
Il papa non è stato invitato per un confronto. Ma per l’apertura dell’anno accademico. Una cosa inusuale, un po’ come se all’Università pontificia invitassero Bertinotti.
Il confronto glielo avevano dato i firmatari dell’appello e gli studenti che volevano fare una contro manifestazione. Il papa è rimasto a casa.
Le diversità di pensiero non passano dentro o fuori la Chiesa: la mia collettività, la collettività per eccellenza, in cui è dato riconoscerci se si è cittadini onesti e non doppi, è questo paese. Il confronto laici-cattolici non esiste, è stato superato dalla storia. I cattolici in questo paese sono una delle tante minoranze e mi sembra che non ci siano problemi. La questione è il rapporto tra questa Chiesa - invadente e illiberale - e questo Stato.
Io scrivo quello che voglio e gli studenti pure. Ce la fai a reggere? Chi sei tu per darmi ordini? Tu che vai in giro a criminalizzare le donne che abortiscono definendo quella tragedia un omicidio? Modera tu le parole.
Io vivo in questo mondo e dei francesi e dei tedeschi preferisco curarmene. Non è che te la puoi cavare con un ecchissenefrega e una scrollatina di spalle. Se ci credi devi andare a difendere le tue idee anche in Francia. Provaci.
Comment by francesco — 01/16/2008 #
Un’università dovrebbe essere un luogo dove un professore viene sempre accolto a braccia aperte ed il Papa, che pure io non apprezzo, ha indubbiamente più titoli per dare lezioni di quanto invece lo contestano.
Anche tu studente (o Francesco) non apprezzi? Non partecipare. Lascia libero chi ha più volontà di ascolto della tua di esserci.
La democrazia non si ottiene imponendo il silenzio, ma aggiungendo voci.
La Columbia University si sente libera di invitare Mahmoud Ahmadinejad, ma il Papa a Roma non ci può andare.
Stiamo sprofondando in un nuovo medioevo raccontandoci quanto siamo illuminati e benpensanti
Comment by Marco — 01/16/2008 #
Ma le obiezioni all’invito al Papa quali erano?
La lettera da cui mesi addietro è nato il tutto è questa.
L’invito è errato per due motivi, a detta del professore di fisica:
1. Formale: il Papa è un teologo, e teologia ai nostri giorni non si insegna nelle università pubbliche degli stati laici. Ora, o l’Inghilterra è uno stato confessionale, oppure non si capisce come mai ad Oxford e Cambridge esistano delle facoltà di teologia. Dunque: la motivazione formale non è giustificata dai fatti. Peccato mortale, uno scienziato che si esprime in base a congetture (Ignoro lo statuto dell’università di Ratisbona , dice…) invece che guardando ai fatti.
2. Sostanziale: per le opinioni espresse a Ratisbona sul tema del rapporto religione-scienza. Sono condivisibili? Sì, no, boh: questione di opinioni. Ma se non sono espresse, come si possono conoscerle?
Comment by Anonymous — 01/16/2008 #
Allora fate finta di non capire. O volete sostenere la tesi ridicola della censura? Ma chi, ma quando mai? il papa è dappertutto. Il papa poteva andare e non è andato per ragioni di esasperato tatticismo politico. Il papa può andare dove vuole.
L’invito è un invito. Se io non sono d’accordo lo dico e voi dovete pur farvene una ragione.
L’Inghilterra? Hai presente che cos’è l’anglicanesimo? Una facoltà di teologia non significa nulla, però da quella facoltà non vengono moniti o moratorie per cambiare la legge sull’aborto.
Il discorso di Ratisbona è un’avventatezza anti-islamica e anti scientifica di stampo medievale. Il papa però può dire quello che vuole, basta che laicamente se ne assuma la responsabilità (cosa che non sempre fa) e non cerchi di imporre discorsi di nessun tipo a una maggioranza di individui che non la pensano come lui.
Il fatto è che siamo arrivati a un punto di rottura dopo anni di lassismo filo clericale. Si è trattato di una vicenda che ha portato a compimento una frattura tra Chiesa e opinione pubblica.
Non ci sono matti in giro per le università italiane. La verità è che in certi ambienti si respira un’aria di timore e sospetto (anche giustificato) che proviene dalla sensazione di debolezza di questo Stato e dalla sproporzionata “forza” e
sicumera di questa Chiesa.
Comment by francesco — 01/16/2008 #
Per come la vedo io è in atto l’ennesimo scontro tra fede e ragione per stabilire a quale delle due spetti di determinare il pensiero che informa, informerà, l’uomo nel suo agire. Uno scontro innescato dal tentativo della fede di riannettersi la ragione, sotto l’apparente concessione di riconoscerne la validità, purchè e in quanto la ragione non debordi dai suoi limiti naturali, s’intende, e dunque sia vera ragione. Patente che sarà la stessa fede ad attribuirle, o a negarle, come diceva candidamente il professor Ratzinger, nella sua lectio magistralis a Ratisbona:
«La moderna ragione propria delle scienze naturali, con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. […] Ma la domanda esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere».
Per combattere le minacce derivanti da un uso distorto delle conquiste scientifiche esiste un’unica strada possibile: «solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza». Perciò, la teologia, intesa «come interrogativo sulla ragione della fede, deve avere il suo posto nell’università e nel vasto dialogo delle scienze»
E’ in corso una guerra in cui è in palio il ruolo di stella polare ai naviganti, e dunque, come dicono i francesi, “a la guerre comme a la guerre”! In guerra bisogna andarci preparati, perché in guerra si danno e si prendono.
Quanto all’espisodio della Sapienza, se lo vogliamo guardare per quel che é, somiglia di più ad Enrico Toti che tira la stampella, che a un peccato di lesa maestà, o a un attentato alla libertà d’espressione. Non ci vedo tutto questo scandalo. Tuttalpiù una questione di buona educazione.
Comment by f.maria arouet — 01/16/2008 #
Ecco, così sì che fai onore al tuo nick. :-)
Però io non credo che lo scontro sia tra fede e ragione. La dicotomia ratzingeriana è davvero ottocentesca. Il cortocircuito è tra una fede che trova la sua forza quasi esclusivamente nell’apparato teologico e il diritto degli stati e delle nazioni che sostiene ancora debolmente le ragioni della teologia solo che questa non dispieghi il suo potenziale politico. La Chiesa ha colto di sorpresa la politica e segnatamente quella nazionale per sferrare un attacco resistibile. La ri eticizzazione di argomenti su cui è responsabile l’individuo è la via dell’autoritarismo morale cui la chiesa si sente portata naturalmente.
E’ questa la novità di metodo. La sostanza è che la Chiesa ha comunque bisogno di un “partito” che la sostenga in questo suo compito. Su di esso s carica gli oneri per ottenere l’onore di guida. Un progetto destinato alla sconfitta. Proprio per questo l’evento alla Sapienza è stata un’occasione persa dai “laici” per dimostrare l’inanità di tanta prosopopea e sicumera.
Comment by francesco — 01/16/2008 #
REPUBBLICA ROMANA CONTRO IL RITORNO DEL PAPA RE
Nel nostro Bel Paese non si ha altro a cui pensare. La polemica in merito alla vista del Pontefice alla Sapienza, Università di Roma, è da ritenersi una trovata da parte di alcuni pseudo-intellettuali, magari nulla facenti, ma sicuramente nulla-pensanti, con il seguito di fasulli emuli sessantottini.
Non si è capito se l’invito è stato rivolto al Capo di Stato o al Vescovo di Roma, primo referente di una fede religiosa.
Nel primo caso l’etichetta suggerirebbe un rispetto diplomatico nella forma e nel contenuto. Nella sua seconda veste si potrebbe liberamente anche avanzare qualche riserva dato che la sede universitaria è un riferimento istituzionale, laico e multinazionale però non dimentichiamo che la figura del Pontefice è sempre stato un riferimento per Roma, per l’Italia e per l’Europa da quasi 2 mila anni. Quindi la presenza di questa continuità è un arricchimento di libertà, principio che in questo caso i laici contestatori dimenticano. La visita ha scatenato la protesta di qualche decina di professori e di un limitato numero di studenti, alla maggioranza non importa nulla.
L’iniziativa di protesta la si può definire una rappresentazione tipicamente Italiana, cavalcata con furore ideologico ed estemporaneità goliardica. Immagini sfuggevoli ai telegiornali, hanno mostrato alcuni studenti riconducibili nell’aspetto alla fede mussulmana. Rammentiamo loro che sono ospiti in casa nostra e se non si trovano bene possono fare la valigia e tornare al loro paese dove probabilmente sono liberi di contestare. I dissenzienti sono comunque liberi di disertare l’appuntamento.
Lasciamo che i cretini ricorrenti, e speriamo si accontentino, imbrattino con scritte anticlericali le mura universitarie. Liberi pure gli integralisti di segno opposto di celebrare la ricorrenza in onore di Pio IX e una messa per i Caduti papalini di Porta Pia.
Lombardia, 15 gennaio 2008
Comment by Nazionalpopolare — 01/16/2008 #
Cavo Fvancesko, il mea culpa sui pveti omosex lo vecito la pvossima volta. Pev adesso accontentati di qvesto:
È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della “Sapienza - Università di Roma” in occasione della inaugurazione dell’anno accademico. Da secoli ormai questa Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l’istituzione era alle dirette dipendenze dell’Autorità ecclesiastica, sia successivamente quando lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano, la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la colloca tra le più prestigiose università del mondo.
Da sempre la Chiesa di Roma guarda con simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l’impegno, talvolta arduo e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare, l’Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra comunità farsi carico non solo dell’accoglienza e dell’organizzazione, ma soprattutto della profetica e complessa proposta della elaborazione di un “nuovo umanesimo per il terzo millennio”.
Mi è caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l’invito che mi è stato rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono posto innanzitutto la domanda: Che cosa può e deve dire un Papa in un’occasione come questa? Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del già professore di quella mia università, cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell’università “Sapienza”, l’antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale. Certo, la “Sapienza” era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere.
Ritorno alla mia domanda di partenza: che cosa può e deve dire il Papa nell’incontro con l’università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi: qual è la natura e la missione del Papato? E ancora: qual è la natura e la missione dell’università? Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all’Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell’intera Chiesa cattolica. La parola “vescovo”-episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a “sorvegliante”, già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l’interno della comunità credente. Il Vescovo - il Pastore - è l’uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù - e non soltanto indicata: Egli stesso è per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura - grande o piccola che sia - vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull’insieme dell’umanità.
Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa - le sue crisi e i suoi rinnovamenti - agiscano sull’insieme dell’umanità. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell’umanità. Qui, però, emerge subito l’obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: che cosa è la ragione? Come può un’affermazione - soprattutto una norma morale - dimostrarsi “ragionevole”? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione “pubblica”, vede tuttavia nella loro ragione “non pubblica” almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l’altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l’esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell’umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato.
Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale - la sapienza delle grandi tradizioni religiose - è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee. Ritorniamo alla domanda di partenza. Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica.
Ma ora ci si deve chiedere: e che cosa è l’università? Qual è il suo compito? È una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo senso si può vedere l’interrogarsi di Socrate come l’impulso dal quale è nata l’università occidentale. Penso ad esempio - per menzionare soltanto un testo - alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda: “Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti . Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?” (6 b - c). In questa domanda apparentemente poco devota - che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino - i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino. Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d’uscita da desideri non appagati; l’hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore.
Per questo, l’interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell’essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell’essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell’ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l’università. È necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere - vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra “scientia” e “tristitia”: il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto - chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste.
Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.
Nella teologia medievale c’è stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione tra conoscere ed agire - una disputa che qui non dobbiamo sviluppare. Di fatto l’università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche se era considerata più come “arte” che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo dell’universitas significava chiaramente che era collocata nell’ambito della razionalità, che l’arte del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all’ambito della magia. Guarire è un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio. Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista.
Ma qui emerge subito la domanda: come s’individuano i criteri di giustizia che rendono possibile una libertà vissuta insieme e servono all’essere buono dell’uomo? A QUESTO PUNTO S’IMPONE UN SALTO NEL PRESENTE: E LA QUESTIONE DEL COME POSSA ESSERE TROVATA UNA NORMATIVA GIURIDICA CHE COSTITUISCA UN ORDINAMENTO DELLA LIBERTA, DELLA DIGNITA UMANA E DEI DIRITTI DELL’UOMO. È LA QUESTIONE CHE CI OCCUPA OGGI NEI PROCESSI DEMOCRATICI DI FORMAZIONE DELL’OPINIONE E CHE AL CONTEMPO CI ANGUSTIA COME QUESTIONE PER IL FUTURO DELL’UMANITA. Jürgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa “forma ragionevole” egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un “processo di argomentazione sensibile alla verità” (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). È detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica.
I rappresentanti di quel pubblico “processo di argomentazione” sono - lo sappiamo - prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi. Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico ed in quello politico. Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato: che cos’è la verità? E come la si riconosce? Se per questo si rimanda alla “ragione pubblica”, come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda: che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera? In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi d’interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza.
Torniamo così alla struttura dell’università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c’erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull’essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l’uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e risolta definitivamente.
Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda - in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta. Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall’altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità. È merito storico di san Tommaso d’Aquino - di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico - di aver messo in luce l’autonomia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione che s’interroga in base alle sue forze.
Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità; che la fede è il “sì” alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell’università, in Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo la responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad agire in un momento privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza. La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta “Facoltà degli artisti”, fino a quel momento era stata solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo della teologia e della fede in questa riflessa. Non possiamo qui soffermarci sull’avvincente confronto che ne derivò.
Io direi che l’idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro “senza confusione e senza separazione”. “Senza confusione” vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al “senza confusione” vige anche il “senza separazione”: la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino.
Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile. È vero, però, al contempo che il messaggio della fede cristiana non è mai soltanto una “comprehensive religious doctrine” nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi. Ebbene, finora ho solo parlato dell’università medievale, cercando tuttavia di lasciar trasparire la natura permanente dell’università e del suo compito.
Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell’università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l’uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo, e di questo possiamo solo essere grati.
Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale - per parlare solo di questo - è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. Detto dal punto di vista della struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande.
Se però la ragione - sollecita della sua presunta purezza - diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e - preoccupata della sua laicità - si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.
CON CIO’ RITORNO AL PUNTO DI PARTENZA. CHE COSA HA DA FARE O DA DIRE IL PAPA NELL’UNIVERSITA’? SICURAMENTE NON DEVE CERCARE DI IMPORRE AD ALTRI IN MODO AUTORITARIO LA FEDE, CHE PUO ESSERE SOLO DONATA IN LIBERTA’. AL DI LA’ DEL SUO MINISTERO DI PASTORE NELLA CHIESA E IN BASE ALLA NATURA INTRINSECA DI QUESTO MINISTERO PASTORALE E’ SUO COMPITO MANTENERE DESTA LA SENSIBILITA’ PER LA VERITA’; INVITARE SEMPRE DI NUOVO LA RAGIONE A METTERSI ALLA RICERCA DEL VERO, DEL BENE, DI DIO E, SU QUESTO CAMMINO, SOLLECITARLA A SCORGERE LE UTILI LUCI SORTE LUNGO LA STORIA DELLA FEDE CRISTIANA E A PERCEPIRE COSI GESU’ CRISTO COME LA LUCE CHE ILLUMINA LA STORIA ED AIUTA A TROVARE LA VIA VERSO IL FUTURO.
Comment by Benedetto — 01/16/2008 #
Cavo Fvancesko, pevdona la postilla, che non è mia. Ma mi piaceva kosì tanto…
Comment by Benedetto — 01/16/2008 #
Sarò breve… propongo un esame di coscienza agli amici non credenti.
Dopo quello che è successo, siete ancora convinti che non esista un estremismo laico, che gli atei siano sempre animati (per loro stessa natura) da rispetto delle opinioni altrui, disponibilità all’ascolto e difendano sempre il libero pensiero? Io ne dubito… le vicende di Roma hanno dimostrato che anche loro possono diventare schiavi del loro fanatismo. Vi invito a rifletterci. Saluti.
Comment by Uberdoneg — 01/16/2008 #
Cribbio!!! e dico C.R.I.B.B.I O senza erre moscia siccome non appartengo alla “classe alta comasca” e non aspiro neanche all’appartenenza..
Perche’ , tutti coloro
che la pensano in modo diverso dalla cosiddetta maggioranza, devono essere etichettati come “i coglioni del gruppo” …. quelli che tristezza!!! che noia ! che pena!!! immaginate un po’ se tutti la pensassimo allo stesso modo?
Ragazzi !! credo che nessuno abbia voglia di ritornare ai lavaggi di cervelli; tutti in fila a testa bassa gridando evviva al pensiero del “capo”
Non sono arrogante… sono solo maleducata e allora?? who cares!! se questo tipo di maleducazione serve per rompere i muri del pregiudizio,io mi prendo le mie responsabilita’ UUUH UUUH Sono maleducata!!… I’am sorry people!!
Il politically correct all’italiana sa tanto di paura, di vigliaccheria travestita dalla “pacatezza del quieto vivere” richiamando alla memoria la cieca ubbidienza a tutti quei vincitori che hanno scritto la storia d’Italia .. io non ci sto …
And I don’t feel guilty…( non mi sento neanche in colpa)
vogliamo renderci conto o no che la Scienza e’ “una tigre” e la Religione e’ “uno squalo” l’una vive sulla terra e l’altro vive in acqua… non ci dovrebbero essere incontri ne’ scontri tra queste due creature, per non cadere nell’assurdo ridicolo fantasioso…
Comment by speaker's corner — 01/16/2008 #
1
Io sono terra terra:
quando una multinazionale potentissima e ricchissima del petrolio o farmaceutica mi parla di etica e pretende di insegnarmi come devo vivere - non so a voi - ma a me suona subito un campanello di allarme.
E mi chiedo: non sarà mai che avendo tantissimo da difendere e avendo mezzi immensi (soldi, patrimoni, media, intere fette di amministrazioni e parti politiche a disposiuzione in tutto il mondo), dicevo non soarà mai che magari mi vogliono convincere di qualcosa per un qualche loro interesse ?
Ora consideriamo la Chiesa cattolica, che è più ricca e più potente delle più grandi multinazionali.
Scusate ma a me chi mi viene a fare la predica e pretende di entrare in casa mia partendo da una posizione come quella della Chiesa cattolica mi rende talmente sospettoso da farmi preferire qualunque altra esperienza umana.
Se poi allarghiamo lo sguardo al passato c’è da farsi venire i brividi.
Insomma, ma volete proprio propinarcelo in tutte le salse o possiamo fare la nostra vita semplice senza dover giustificare chi vogliamo vedere o non vedere o con chi cazzo abbiamo voglia di parlare ?
Questo per dire che uno ha tutto il diritto di non voler vedere il papa, senza che questa espressione di un proprio gusto costituisca un reato.
Ognuno è libero di accettare il grado di dismissione della propria ragione che desidera e il grado di schiavitù che meglio gli si confà, ma per favore rovinatevi tra voi e lasciateci vivere in pace la nostra vita.
2
Il papa non cerca il confronto o il dialogo. Il papa va in giro a portare e, dove può, a imporre un dogma, una dottrina, completa della sua morale, da accettare senza discutere.
Ma lo sapete che i dogmi della fede devono essere accettati senza possibilità di discussione, quale verità definitiva ?
Questo rende la fede, quella fede, del tutto inconciliabile con la scienza. Cercare di unire le due cose è un’operazione impossibile.
Io non pretendo di andare in San Pietro a inaugurare il nuovo anno liturgico facendo una conferenza sull’ateismo, anche se la cosa mi divertirebbe.
E non vado a sobillare gente di quel mondo finchè ne trovo uno che mi permette di andare a piantare casino in casa d’altri.
Ma si sa, la sobrietà non è di quel mondo. Basta guardare gli ori e le ricchezze che grondano da quegli altari.
Comment by Condorcet — 01/17/2008 #
Il sottoscritto, per aver parlato di Evola è stato accusato di “essere un vecchio camerata”.
Affermo di non esserlo.
Non far parlare il Papa per me è stato un grande errore, perchè le sua tesi di pretesa di verità unica ed assoluta si sarebbero commentate da sole e sarebbe stato più facile smentirle una volta pronunciate.
Ora il pietismo dei cristiani (che non pagano tasse, chiedono soldi per le loro scuole, che non vogliono l’aborto perchè dicono di amare la vita, mapoi la vita la rendono un’inferno a chi non è della schiera di CL o della Compagnia delle opere, che amano il matrimonio macome casini, si divorziano e si risposano con le figlie degli industriali ecc..) divevo ora il pietismo laido e viscido di quasta religione che si è innestata come un’infezione nella grande cultura europea di origine germanica e greco-romana griderà alla persecuzione all’ostilità contro la vita ed i valori di casini e di CL
Bisogna lasciare dire tutto a queste persone perchè è la loro voce che li smentisce e ne tradisce gli intenti osuri.
Maurizio
Comment by Anonymous — 01/17/2008 #
A me pare che non siano stati i docenti e gli studenti della Sapienza a non far parlare il Papa, ma lui stesso a tirarsi indietro davanti alla loro manifesta ostilità. Senza grandi rimpianti, mi pare di poter dire, da parte del paese reale; non ho sentito di tumulti di piazza, se si escludono i politici, che hanno fatto a gara nel manifestargli il proprio rammarico, non si sa quanto per convinzione e quanto per dovuta solidarietà tra potenti.
La maggior parte della cittadinanza se n’è stata a guardare, forse per dire, mi posso sbagliare, che B16 di occasioni per dirci come la pensava nel corso di questi anni ne ha avute, e neppure poche, ed altre ne avrà; se per una volta sono i docenti e gli studenti della Sapienza ad avere un’occasione e se anche hanno l’impudenza di coglierla, non c’è più rispetto per nessuno, beh, non sarà certo la fine del mondo.
Un volta per uno non fa male a nessuno.
Comment by f.maria arouet — 01/17/2008 #
Maurizio, hai ragione in pieno. Purtroppo molti credono a certi dubbi personaggi e a ipocrite lobby che poco hanno di cristiano se non i proclami.
Comment by sveta — 01/18/2008 #
Poverta nell’argomento del caro francesco.
Sappiamo che il tema dei “Preti pedofili” è l’albero che nasconde la foresta visto che il 97% dei casi di pedofilia sono nel quadro delle famigli e commesso dai padri e dalle madre. Dunque il tuo discorso non tiene conto per niente della realta ma sei cosi a mancare di argomenti che ti conforta il tema “Preti pedofili” ma questo attegiamento ci fa capire la tua malafede ed ignoranza. Informati un puo prima di dire le solite idiozie.
si veramente, meglio la mitra del papa che il “bonnet phrygien” dei laici ignoranti.
Zarias
Comment by Meglio la mitra del papa che il “bonnet phrygien” dei laici dittatoriali. — 01/21/2008 #
Opporre difese all’arroganza, in gioco la libertà
Da questa vicenda la Chiesa esce non solo indenne, ma addirittura vincitrice
Il miglior commento alla vicenda del rifiuto di accogliere il Papa alla Sapienza l’ha dato Ernesto Galli della Loggia. Ha scritto: «Una laicità opportunista, nutrita di uno scientismo patetico, arrogante nella sua cieca radicalità, con la quale un’autentica laicità liberale non ha nulla a che fare».
Arroganza, è proprio vero. Lo si nota con amarezza ma anche con un certo senso di liberazione. Adesso, infatti, l’arroganza sappiamo dove abita. Con quali mezzi combatte. E quanto sia lecito, se ancora avessimo dubbi, opporre chiare e lucide difese. In gioco infatti c’è la libertà. Quella libertà di pensare, cercare, parlare, discutere, criticare che il cosiddetto pensiero laico crede di incarnare e per il quale è convinto di dover combattere proprio la Chiesa. La quale invece ne esce non solo indenne ma, per quanto il termine si adatti a questa vicenda dolorosa, ne esce addirittura vincitrice.
Mai come in questa occasione Benedetto XVI ha aumentato la sua popolarità. Mai avevamo visto una simile convergenza di penne laiche su giornali laici a favore del Papa. Poveri professori di fisica! Se avessero letto quel che diceva di sé Einstein, in una lettera a Carl Seeling del 1952: «Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso».
Forse manca loro quella sana curiosità che li avrebbe convinti che ascoltare una parola diversa, fuori dal coro accademico - una parola che tenta di coniugare Dio e ragione, contemplazione e materia quantistica, spiritualità e microscopio - non è poi così male e li avrebbe soprattutto liberati dal dogma (perché dogma è e niente più) secondo cui il Papa, quando parla, lo fa per imporre, invadere, limitare il libero pensiero. E poveri studenti dei collettivi studenteschi!
Sono smemorati peggio del giapponese che esce dalla trincea quarant’anni dopo e non si dà pace ad accorgersi che la guerra è finita. Parlano di ’68 ma forse di quell’anno conoscono solo, sì e no, Sergio Endrigo, che vinse il festival di Sanremo, o al massimo Antoine, che arrivò quinto con la famosa canzonetta «La tramontana». Nella quale candidamente confessa: «Ho perduto la tramontana». Proprio così, hanno perduto la tramontana, e anche i libri di storia, che avranno venduto alle bancarelle.
La storia va avanti, ma loro no. O forse hanno della storia un concetto orientale, ovvero ciclico. Pensano di essere i nuovi guru della contestazione al potere costituito, i nuovi artefici delle barricate, i nuovi ed eterni difensori della libertà. Che una volta si chiamava operaia, adesso si chiama laica. Non sanno invece che una delle cose che purtroppo si reincarna è la stupidità. Insieme a sua sorella, l’ignoranza. Non sanno che la parola «laico» significa «uno del popolo», e che è un termine di origine religiosa. Nei documenti della Chiesa compare molte volte, proprio per indicare quella parte maggioritaria di uomini e donne che si identificano in un popolo che cammina, convinto della sua appartenenza, geloso della sua libertà, partecipe della costruzione di una grande casa comune, la Chiesa. Ma pazienza. Con simili maestri, ci vorrebbe un miracolo.
Ma poiché il miracolo non è laico, non parliamone neppure. Ma una sana malizia (e Dio ci perdoni) non ci esime dal notare che, da quando certe forze hanno rovinosamente perso il referendum sulla fecondazione, non si danno pace. Non c’è verso di far loro capire che le cose sono cambiate, stanno cambiando. E non perché la Chiesa sia «forte», consapevole com’è delle sue debolezze e dei suoi problemi. Ma è cambiata la gente, sono cambiati i giovani. Non si accontentano più di slogan, non gli basta più qualche pugno alzato che minacci la rivoluzione.
Nel pauroso clima di indifferenza alla vita, alla storia, alla ragione stessa, al buon senso, che oggi infetta tanti ragazzi, la Chiesa fa enorme fatica ad evangelizzare. Ma la fatica è di tutti, dei partiti, dello Stato, della scuola, di quei genitori che ancora ci credono. E se una sana battaglia va fatta, la si deve fare tutti insieme. Non con queste buffonate da bassa congrega, che non educano alcuno, anzi confondono, aumentano la depressiva sensazione di un caos totale.
Ciampi, della cui laicità non dubitava nemmeno Emma Bonino, ha detto che con questa vicenda si rischia di riportare indietro di cent’anni l’orologio della storia. Non ne dubitiamo. Lo ringraziamo. E ringraziamo chiunque abbia capito. Perché dal male può sempre rinascere il bene. E anche stavolta ne usciamo convinti che chi lavora con serietà, sobrietà e onestà, continuerà a raccogliere frutti. Perché di gente sana ce n’è ancora tanta.
Paolo Tammi
Comment by Una laicità opportunista, nutrita di uno scientismo patetico, arrogante nella sua cieca radicalità — 01/21/2008 #
Ecco i nomi dei 67 professori firmatari della Sapienza
Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouche’, Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo’, Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni, Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello.
I studenti sono chiamati a boicotaggio dei corsi dati dai suddetti professori
Iniziativa dei Studenti Liberi della Sapienza (Roma)
Comment by Vogliamo dei nomi. - La lista dei 67 firmatari — 01/21/2008 #