January
15

Marcello Faraggi “Con una videocamera all’inferno’ - Intervista esclusiva al regista di ‘Chicken Madness’

L.C: Buongiorno, Marcello. Genesi di Chicken Madness. Come arrivi a scoperchiare questo vaso di Pandora? E chi sono le tue ‘talpe’ ?M.F: Sono nato a Berlino, mi sono fatto le ossa alla tivù tedesca. Giornalismo investigativo: inchieste scottanti, scandali, truffe. Nel 1989 mi trasferisco a Bruxelles e sono tra i giornalisti che si occupano di casi di corruzione alla Cee. A un ricevimento vengo a conoscenza di questa chicken-connection africana. La storia è agghiacciante; qualunque giornalista ‘vero’ ci si tufferebbe dentro. Dico ai miei interlocutori, si è tutto interessante. Bel vaso di Pandora, ma senza prove non posso fare niente’. Sono abituato alla tivù tedesca. Lì, senza prove non ti muovi, perché se attacchi un’azienda e sbagli, paghi a carissimo prezzo.

L.C: Quindi?

M.F: Chiedo materiale dal Camerun, pago persone per mettere assieme un dossier. Mi arrivano dati agghiaccianti come quello che conosci: l’83,5% dei polli congelati che dall’Europa e dal Brasile sbarcano in Camerun non sono commestibili. Carcasse per cani e gatti, al limite. Ma non per uso umano. Il dossier non è completo ma il mio sesto senso mi fa intuire che laggiù c’è vero e proprio vaso di Pandora da sturare. Prenoto subito un volo e parto.

L.C: Ancora nessuno ti ha finanziato?

M.F: Nessuno. I primi soldi li vedrò dopo un anno, quando al tavolo si siederanno dieci paesi, dalla Germania alla Norvegia. Vado in Camerun per fare sopralluoghi, per vedere dove girare e soprattutto per vedere cosa mi permettono di girare. Sulla carta è una cosa, quando giri la musica cambia. Se mi chiudono una porta in faccia, cosa filmo?

L.C: Non eri mai stato in Camerun vero?

M.F: Mai. Ma con me viaggia una buona stella. Durante i sopralluoghi inizio a filmare parecchio materiale che poi utilizzerò nel film. Le mie talpe sono preti, missionari, piccoli agricoltori locali, piccole ong e il carismatico Bernard Njonga, una delle persone più straordinarie in cui mi sia mai imbattuto. A Douala, ovviamente, non posso filmare i traffici del porto. Se il Camerun, come sostiene Transparency International è lo stato più corrotto del mondo, il porto di Douala è il suo epicentro. Riuscirò a filmare qualcosa dalla cima di un grattacielo di 15 piani in cui nessuno dei miei accompagnatori accetta di seguirmi.

L.C: Nell’inchiesta ti hanno messo più bastoni tra le ruote le autorità locali o le lobbies europee?

M.F: I camerunesi nessun bastone. Perchè non si rendevano conto dello scandalo che avrebbe provocato in Europa quello che filmavo. Quel pollo giace sul cartone degli imballaggi a una temperatura costante di 40 gradi. E’ già stato congelato e scongelato tante di quelle volte che un pallottoliere non basterebbe a tenere il conto. Gli imballaggi di carne e di pesce sono accatastati e mescolati tra loro. Sui cartoni non ci sono date di imballo e di scadenza. Il caldo guasta tutto. Il rischio salmonellosi è impressionante. Ma fosse solo la salmonellosi…

L.C: Dopo centinaia di anni di schiavitù e di colonizzazione europea dell’Africa gli effetti della globalizzazione dei mercati sono l’ultima e più micidiale umiliazione inflitta alla popolazione di questo continente. L’atteggiamento arrogante dei paesi ricchi verso il Terzo Mondo sta creando pericoli incalcolabili a tutti i popoli. Questo emerge in modo prepotente nel tuo film.

M.F: Prima mi chiedevi delle lobbies europee. Bè, loro scaricano tutte le responsabilità sull’Africa e sugli Africani. Però io dico. se tu vendi auto, le venderesti a un paese dove non c’è la benzina? Così queste chicken-carcasses congelate come puoi venderle a paesi privi di celle frigorifere, di impianti di refrigerazione? La gente a casa e gli ambulanti in strada non hanno frigo. E’ chiaro che tutto la merce si guasterà. E con 40 gradi ogni giorno, non ci vorranno ore ma minuti. Dopo il mio film ho sentito produttori francesi, belgi e olandesi, ammettere che urgono regole. Che la loro merce va venduta solo a chi è in grado di trattarla in modo adeguato. Anche il governo camerunese grazie alle spallate del coraggioso Bernard Njonga ha fatto qualcosa. Anche perchè il problema è molto più grosso. Non è gioco solo la salute dei camerunesi ma la loro economia. I piccoli allevatori sono stati spazzati via. Persino nei villaggi mangiano pollo congelato. Lo trovano più pratico, non devono pulire e spiumare il pollame. Così i polli vivi scompaiono dai mercati. La gente smette di lavorare, abbandona i villaggi e le periferie delle città crescono come lager infernali. Vorrei tanto girare un film su Bernard. Non solo per ringraziarlo. Per proteggerlo. Ogni giorno si espone a rischi inimmaginabili. Ogni giorno è nel mirino di qualcuno. Più visibilità gli dai, meno facile sarà per i suoi nemici sopprimerlo.

L.C: Scendo nel dettaglio. Perdonami, deformazione professionale, ma sono sceneggiatore anch’io. Parlami un po’ del Faraggi regista. Immagino che buona parte del tuo budget si sia volatilizzato in multe e bustarelle. Mi racconti un po’ di dietro le quinte?

M.F: Hupert Sauper ha girato ‘Darwin’s Nightmare’ con un amico e una piccola videocamera. Gli ci sono voluti anni e quattro viaggi al Lago Vittoria. Io sono stato tre volte in Camerun ed ho avuto molta fortuna. Avevo capito subito che certe opportunità non mi si sarebbero più ripresentate. Perciò o sfruttavo al volo la chance o non avrei più potuto filmare la stessa scena. Se non fossi stato così vigile e fortunato ‘Chicken Madness’ mi sarebbe costato almeno due anni di lavoro e molte più trasferte in Camerun. Come Sauper buona parte del budget si è volatilizzato in mance e bustarelle. La corruzione e la povertà laggiù sono aldilà di ogni immaginazione. Ricordo dei bimbi in strada, a 500 metri dall’Hilton. Spettrali, senza età. Il guaio è che la prime volte perdevo il conto delle mance che avevo distribuito. In fondo, era sempre poco. Briciole. Ma a fine serata quando mi mettevo davanti al pc scoprivo di aver dilapidato una fortuna.

L.C: I singoli membri di questo sistema micidiale non hanno la faccia feroce e, per la maggior parte, neppure cattive intenzioni. Fra queste persone ci siamo noi e tu. Alcuni di questi stanno solo ‘facendo il loro lavoro’ (come quello di portare un cargo dal punto a al punto b) alcuni non vogliono sapere niente, altri semplicemente lottano per soppravvivere. Non riusciamo mai a farci ‘un quadro completo’ perchè in realtà non riusciamo a ‘credere’ in quello in cui siamo a conoscenza. poi arrivi tu e ci regali il ‘quadro completo’. Cosa prevedi per il futuro?

M.F: Il mio film, il coraggio di Bernard, le battaglie della sua associazione, le decine di migliaia di firme raccolte hanno indotto il governo a prendere provvedimenti. Le cosce surgelate adesso vanno in Ghana, chi le importava ora investe nel pesce, lo Stato non fa più pagare l’Iva agli allevatori. Purtroppo l’aviaria ha dato il colpo di grazia a un settore già in agonia. Se in Camerun qualche piccolo passo in avanti è stato fatto, in Costa d’Avorio, Benin, Ghana, Burkina Faso, c’è ancora tanto da fare.

L.C: Ci vorrebbe un ‘Chicken Madness’ ivoriano!

M.F: Ci vorrebbero uno, dieci, cento Bernard Njonga e poi vedi come cambierebbe in meglio questo continente!

Se volete vedere il film:
in inglese

© Lorenzo Cairoli

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  1. Sono impressionata, ma se chiedi a un camerunese se è al corrente di quanto succede nel proprio paese ti dirà che non lo sa. Tutti i giovani guardano la tivù satellitare disintressandosi completamente delle realtà del posto. Non è solo corruzione, è anche mancanza di corraggio e soprattutto paura delle ritorsioni contro le nostre famiglie

    Comment by Pane — 01/17/2008 #

  2. Ciao Pane,
    di dove sei? Yaoundè?

    Comment by Lorenzo Cairoli — 01/18/2008 #

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