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L’epilogo
Il finale di partita con il papa che rinuncia alla visita in Sapienza è triste e deludente.
E’ triste perchè la decisione vaticana, inattesa e anche volgare, è politica - e ha come obiettivo la polemica. Una piccola vendetta. Volgare perché si poteva declinare l’invito la settimana scorsa e non ora. Ora si doveva andare e avere il coraggio delle proprie parole.
E’ triste un papa che crede di esser infallibile ma ha paura delle contestazioni.
E’ triste, poi, perché io avrei accolto il papa in un modo diverso.
Naturalmente è ancora più triste lo scandaloso balletto di “preoccupazioni”, “sconcerti”, “vergogne varie” a commento dell’accaduto che proviene da una politica succube e impaurita, incapace di esprimere un’opinione che non sia in fin dei conti inconcludente.
Ma la politica è più impresentabile del papa. Perciò ne è a rimorchio e mediaticamente questo scacco è una miscela micidiale che preannuncia tempi cupissimi per le nostre libertà.
Sono tempi in cui la mancanza prolungata di autentici vagiti di libertà, di novità, di cambiamenti provoca l’avvoltolamento nel già detto, nel già visto, nella performance mediatica, nel suo interminabile e provocatorio giudizio.
La Sapienza è stata un’occasione persa. Per esempio, ascoltare il papa in silenzio e accogliere il suo discorso senza un fiato, senza un applauso sarebbe stato uno schiaffone planetario, un atto di forza e di compattezza senza precedenti. E ora, mentre leggo i resoconti della cronaca, mi rendo conto della sproporzione che c’è tra la forza di cui ci sarebbe stato bisogno e, in fondo, il piccolo compito di accoglienza che stava davanti a una platea di laici.
Francesco


Il Papa ha fatto la scelta migliore…mi sarebbe dispiaciuto parecchio vederlo contestato … per me cattolica rappresenta un uomo di Chiesa e come tale Io lo rispetto.
Ma che cercate … che Libertà…se bandire un uomo solo perchè è un religioso … potremmo bandire i marocchini…africani…indiani…rom…morgana…di che cosa abbiamo paura…???
Se la Chiesa impone e si infila nella politica è perchè lo può fare carissimi…gli stessi che condannano l’ingerenza poi vanno al cospetto di questo o di quel prelato per avere voti…se vogliamo cambiare cambiamo questo…La falsità di un’intera classe politica…che manovra e ci porta là dove vuole che andiamo…
Il dialogo e l’accoglienza sono cose positive…poi se a comodo guardiamo la storia..dimostriamo solo di essere cercatori di “scuse”.
Comment by Morgana — 01/16/2008 #
Io avrei un elenco di schiaffoni da dare…
Ma non ci metto il Papa…
Non applaudire il suo discorso…trattandolo come indesiderato e rompico… vi è andata male.
Ieri ho visto il filmato del Berlusca che riceveva l’uovo di Pasqua in anticcipo…questo si lo trovo conforme al mio modo di vedere la giustizia…ovviamente terrena.
Contestiamo mirando le persone che noi stesse abbiamo votato…così tra un uovo e l’altro ci “tiriamo su il morale”…
Comment by Morgana — 01/16/2008 #
Ma gente,
perchè tutti hanno il diritto di contestare Bush o Sarkozy e loro accettano che ciò avvenga perchè sanno che questo è un elemento della vita democratica, ovviamente usando poi lo strumento del dialogo e del confronto per difendersi o contrattaccare, mentre se avviene la stessa cosa con il papa si parla di delitto ?
Se il papa andasse come persona a partecipare a un dibattito o a una tavola rotonda, disposto al confronto, pensate che sarebbe stato contestato ? Nemmeno per sogno.
Il papa voleva andare alla Sapienza come personaggio politico e come monarca di uno stato (oltretutto non costituzionale e non democratico).
Quindi, come Bush, deve accettare di poter essere contestato.
Se non accetta le regole del mondo moderno e democratico nessuno lo obbliga: che se ne stia nel suo staterello autocratico a dare ordini ai suoi adepti che non lo contesteranno mai.
Comment by Condorcet — 01/17/2008 #
Succede perchè quando fa comodo il papa te lo fanno passare come un capo di stato, all’occorrenza invece levata di scudi perchè è il capo della cristianità (discutibile) e come tale merita rispetto. Insomma, pur di difenderlo gli adepti possono dire qualunque cosa.
Anche l’angelus domenicale non mi sembra notizia da telegiornale, eppure la diffusione delle sue parole è puntuale ogni settimana sebbene la maggior parte delle volte dica cose tipo “auspico la pace nel mondo”…e vorrei anche vedere…
Comment by sveta — 01/17/2008 #
Io discorso di quei due cattolici non è semplicemente non laico , non è nemmeno integralista, è puerile nella sua esposizione, saccente e arrogante nella sua concezione dei rapporti tra noi e loro, tra lo Stato e la Chiesa; è frutto di una visione da mulino bianco bizantino, il segno della devastazione culturale e mentale di questi ultimi venti anni.
Comment by francesco — 01/17/2008 #
la goduria sarà proprio domenica all’Angelus. Bendetto il grande sarà accolto da una miriade di persone, tutto il nostro affetto sarà in Piazza San Pietro. E lì allora sentirò tutta la mia gratitudine verso i sapienti della Sapienza, verso gli anticlericali di fine ‘800, ma soprattutto verso Camillo il Mobilitatore, gigantesco Cardinal Ruini. AAHAHAHAHAHHA, alla facciaccia delle vostre polemicucce da scuola media!
Comment by Camillo — 01/18/2008 #
Cerco di immaginarmele ma non le trovo: quali sono le ragioni positive per cui studenti e professori della Sapienza avrebbero dovuto srotolare tappeti bianchi e gialli e attaccare alle cantonate esclamazioni di giubilo, come si fa in Brianza per il nuovo parroco, per celebrare l’arrivo di B16?
Quelle che ho sentito finora mi sono sembrate tutte ragioni all’incontrario: non lo si doveva contestare, se mai accogliere con grande simpatia, proprio per dimostrargli quanto siano tolleranti i laici. Oppure: non lo si doveva contestare in quanto capo di una confessione religiosa, perché a questo modo si riattizzano guerre di religione di matrice ottocentesca. E che vuol dire? Che se ricompare il cardinale Ruffo alla testa sanfedisti dobbiamo dirgli prego si accomodi, per timore d’essere tacciati d’anticlericalismosmo d’antan?
Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché lo si doveva invitare all’inaugurazione dell’anno accademico di un’università pubblica: perché lui e non il Dalai Lama, o il capo di Scientology, o il califfo di Damasco.
Dice il Camillo del commento che mi precede, che domenica all’angelus loro, i cattolici, rideranno moltissimo davanti alle moltitudini che porterà in piazza l’altro Camillo, il Mobilitatore.
In piazza per far che? Per ammonire che non si può dire di no al papa di Roma?
Comment by f.maria arouet — 01/18/2008 #
Camillo mi consenta di dissentire: non ci sarà molto, credo, da ridere… A f.maria volevo dire (e poi vi lascio) che è come quando uno passa di qua si sente poco gradito, poco di casa, e se ne va… E’ andata così anche alla Sapienza. La differenza è che io passavo davvero e togliere il disturbo non infastisce nessuno (se mai il contrario) e il Papa invece prima l’hanno invitato e poi contestato preventivamente al discorso. E anche lui ha detto: va bene, ciao.
Comment by guareskj — 01/18/2008 #
bene, saluti a voi…!
Comment by sveta — 01/18/2008 #
La propaganda, e’ propaganda…e il gregge ovviamente segue i cartelli GIGANTESCHI. Ragazzetti, svegliaaaaaaaaa!!! Che nessuno vince , e nessuno perde..In Italia siamo ritornati alle battaglie tra guelfi e ghibellini che abbiamo studiato alle medie … altro che ottocento…ohh poora mi !!
L’Italia improvvisamente e’ piombata dentro in pieno medioevo per salvare la patria …AAAHHH AAAH AAAH .. sara’ meglio ripassare “IL PRINCIPE DI MACHIAVELLI” non si sa mai, se L’Italia va cosi com’e adesso!!! sara’ meglio premunirsi…. AAAH AAAAH AAAHH .. L’Europa ride delle nostre “accozzaglie papaline”… niente di piu che fanatismo religioso all’americana.. fatto a colpi di televisione e di strilli mediatici …AAH AAHH AAHH ..
Comment by speaker's corner — 01/18/2008 #
Pace e bene a tutti quelli che prendono tutto per il verso della “polemica fine a se stessa” dimenticando che forse nel mondo c’e un sacco di gente che la pensa diversamente dal “gregge bianco”
Comment by speaker's corner — 01/18/2008 #
Quando leggo la prosa dei cattolici esultante per l’adunata di massa, quando solo un’ora prima piagnucolavano la loro (sic!) “persecuzione” sento il brivido della stupidità scorrermi per la schiena. Mi sento preso in giro. Come faccio a fidarmi di individui che non rinunciano a un grammo della loro storia e poi sentirmi insolentire per il mio “ottocentismo” (presunto)? Da chi ancora si attarda a osannate il medioevo non posso accettare accuse di vecchiezza. Due mila anni di storia in cui si è capaci di stare con lo schiavista e lo schiavo, il deportato e l’aguzzino, fanno sorgere legittimi sospetti.
La realtà ci parla di una Chiesa aggressiva, che è ovunque e che è una minoranza. Poi manda i suoi chierichetti a imbavagliarsi in aula magna. La realtà ci parla di 9 miliardi di euro versati alla Chiesa ogni anno da questo paese e di un papa che accusa il sindaco di Roma per le condizioni di Roma (cosa che non potrebbe fare) e poi gli chiede soldi, soldi per gli ospedali, ma solo quelli cattolici. Facce da culo!!
Se il vostro Dio esistesse vi avrebbe già fulminati. Invece vi dobbiamo mantenere noi.
Comment by francesco — 01/19/2008 #
su un altro post scrivevi 6 miliardi. deciditi franceschiello e ricordati: “il papa è il papa e voi siete un cazzo”. Tutti in piazza, alla facciaccia vostra
Comment by Camillo — 01/19/2008 #
Caro signor Camillo, non si doveva scomodare!
Comment by f.maria arouet — 01/19/2008 #
Camillo ricordati di fare l’offerta, se no non sei un buon cristiano, la chiesa ha bisogno di te e della tua generosa offerta spontanea. Dovranno pure in qualche modo pagare le vittime degli abusi sessuali e le laute parcella degli avvocati.
Comment by breva — 01/19/2008 #
A Francesco devo dire una cosa però: quando uno afferma “sento il brivido della stupidità scorrermi per la schiena” deve pensare, scusa, a cosa significa… No, perchè detta così ti dai dello stupido (credo involontariamente). Ma se scrivendo uno non sa scrivere, allora leggendo cosa intende? E questo spiega l’approccio di molti post sul Papa, la sapienza… e l’ignoranza. ciao ciao
Comment by guareskj — 01/19/2008 #
IL PAPA E L’OSCURANTISMO INTOLLERANTE DEI LAICISTI UNIVERSITARI
«Libertà e tolleranza». Lezione laica ai laici di Bebedetto XVI
Ieri la piazza più religiosa e, per i maliziosi, più clericale del mondo è diventata una specie di fortino della libertà, una grande culla dove tutti i laici dell’universo potevano riposarsi per preparare la futura pugna. Non ci credete? Be’, chi c’era può testimoniarlo: è accaduta la strana alleanza di uomini liberi. Cattolici oppure no, ma ieri stretti intorno a uno strano tedesco che ricorda molto un tale vissuto in Galilea duemila anni fa. Ma anche un certo Socrate. Sia detto senza confondere le essenze: ciascuno è quello che ha scelto di essere. (…) Ma ieri ci si è incontrati al Ratzinger day. Eccoci allora intorno a mezzogiorno vicino al cupolone. Presso l’obelisco c’è ancora il presepe tardivo e l’albero di Natale con gli addobbi dorati: in fondo anche se non è Natale oggi nasce qualcosa di importante in Italia. Che sciocchi quanti hanno parlato di steccati risorgenti tra chi è fedele e chi non ci crede. Questa domenica mezzogiorno è stato il momento di una comunione, anzi - non esageriamo - di un patto in difesa del diritto di esistere con la faccia che si ha, della necessità del rispetto. Piccole cose, persino ovvie. Ma mica tanto oramai. Prima la cronaca o prima i concetti? Qui non si riesce tanto a distinguere tra il significato delle cose, la loro potenza politica, e il susseguirsi dei fatti. Idee e facce, ragionamenti e passioni si mescolano come sempre nella vita, ma ieri di più. Da là sotto, sul selciato, tra mille bandiere e striscioni, si vedeva specialmente il cielo di Roma, lucentissimo e blu. Questo miracolo che è il colore dell’aria a Roma. Tutti a guardare le sue braccia aperte
Centinaia di migliaia di occhi fissi alla finestra. Alle undici e cinquanta si aprono le imposte e viene srotolato il sandalo rosso. A mezzogiorno in punto una macchia bianca e due braccia si sono agitate più lente e più larghe di quelle della gente in piazza. Il Papa è entrato in scena con le braccia aperte, forse non sapeva dove mettere le mani, non ha senso del teatro, ma dell’amore sì. Sono passati alcuni istanti prima che il microfono rilanciasse le cadenze bavaresi del Pontefice. E sono stati momenti unici. Chi scrive è un veterano d’incontri papali. Ieri è stato diverso da ogni altra volta. Non la solita festa, ma neanche la tristezza dinanzi alla malattia di un Papa o a eventi dolorosi dell’umanità. Piuttosto l’attesa e il desiderio. L’aspettativa di un annuncio bello. E questo fremito accomunava i credenti, pratici delle preghiere, e i “miscredenti”, impacciati ma non estranei. Ed ecco la voce, la voce del Papa.
Non era quella solita attraversata da accenti d’ironia, aveva qualcosa di spezzato, come di un uomo che stesse per piangere. Per la fatica che gli altri avevano fatto per andare a salutarlo, per la pietà che aveva per quegli uomini-donne-bambini, per chi lo aveva ferito e ancora non capiva il torto fattogli, per il mondo intero, ma anche per se stesso. E a noi giù in piazza, e - forse - a voi in cucina davanti al video, cosa è accaduto? Come una scossa.
È impossibile davanti al Papa e vicino alla memoria di millenni cristiani sottrarsi alla domanda: «Che cosa diavolo ci facciamo in questo mondo?»; mea culpa, togliere la parola diavolo, per favore. Ecco: non siamo soli. Benedetto XVI ha esordito mettendoci con lui: «Fratelli e sorelle». Poi, procedendo ha cambiato, e si è rivolto così agli sguardi che se lo bevevano: «Cari amici!». Ha aggiunto: «Grazie. Vogliamo pregare insieme, non bisogna smettere di pregare». E questi inviti non c’è uno solo cui siano parsi bigotti o moralistici. Era chiaro che in quella richiesta c’è l’essenza del nostro essere uomini, atei o no: dei poveretti che hanno bisogno di tutto, e mendicano il destino a questo cielo di Roma così sorridente. Dalla folla si è levato un coro, partito dalla zona dove si allungava per cinquanta metri lo stendardo di Comunione e Liberazione: libertàaa-libertàaa. È diventato viva-il-Papa; e poi ti vogliamo-bene-Benedetto. È seguito il latino solenne dell’Angelus, le formule mai consumate delle benedizioni pontificie. Il segno della croce. Tanti, tra essi molti con sottobraccio Libero, si capiva essere poco avvezzi a questo gesto: ma si sono inchinati dinanzi a una liturgia antica che nel caos di questa Italia ha il timbro fresco della speranza. «Grazie agli amici!» ha ripreso allora il Papa. Qui è cominciata la parte “politica” dell’incontro: di una politica che è sinonimo di convivenza civile, bene comune, stare insieme rispettandosi, e persino cercando di venirsi incontro e farsi compa-gnia. Se possibile provando a portare i pesi gli uni degli altri. O, se questa è un’utopia, almeno non tirarseli in testa. Ha usato due volte la parola «solidarietà» riferendosi a quella ricevuta, e tre volte ha detto «grazie», una al «cardinal vicario» Ruini. Soprattutto ha fatto intendere che lui non era soltanto quello che stava alla finestra, ma stava anche giù, tra la gente che ha scelto di venire qui. Si è messo tra i cattolici e i laici bambini. Quelli che vedono le cose e le dicono. (Come il sindaco di Missaglia, Brianza con la fascia tricolore e i vigili urbani, mandato qui nella notte dal consiglio comunale al completo). Chi non c’era in piazza e anzi ha condannato per qualsivoglia menata questo Angelus è cattolico-adulto o laico-adulto. Uno che tra i suoi occhi e la realtà mette l’ideologia. E se un Papa è ferito non lo soccorre, ma domanda: a-chi-giova? Uno schifo da scribi e farisei.
Benedetto XVI, con il suo modo di fare timido e ritroso, non ha trattato questo raduno come qualcosa di gradevole ma adesso passiamo ad altro; gli ha dato un peso missionario, è diventato un gesto in cui lui si identifica: bisogna correre insieme, uomini di buona volontà, dove la libertà subisce un torto. Non si è sottratto per falsa modestia alla constatazione di aver subito una persecuzione, non ha minimizzato.
Poteva restare neutro per non dividere i prodiani (ostili al raduno) dai rutelliani (favorevoli: c’erano Rutelli e Fioroni), per non benedire implicitamente tanta parte del centrodestra, Cossiga, Andreotti, la Cisl, l’Ugl e i cristiani riformisti (veltroniani). No. Non è rimasto furbescamente neutro. Era da questa parte. Con chi protesta perché si è impedito a un Papa di parlare. A un Papa! Figuriamoci a chi è un nessuno cosa fanno. Una lezione di democrazia
Non è un tipo che alluda, Ratzinger. Ha raccontato come ha vissuto questi giorni. Ci teneva. Ci ha patito. Prima ha raccontato di sé quasi piegato sulle sudate carte. «Conosco bene questo ateneo, lo stimo, sono affezionato. Avevo accolto volentieri l’invito, mi ero preparato il discorso per giorni dopo il Natale». Poi la violenza subita… «Purtroppo, il clima che si è creato… Ho soprasseduto mio malgrado». In quel mio-malgrado c’è un giudizio chiaro: mi è stato impedito, il danneggiato sono io, ho subito un furto di libertà.
Altro che vittoria politica del Vaticano, a lui interessa incontrare le persone più che spedire insegnamenti, la vita degli uomini è così: incontrarsi, litigare, poi bere un caffè, pensare al lavoro, ai figli. E qui la lezione di democrazia, o se si vuole molto semplice, di educazione civica: «Come professore, per così dire, emerito, che ha incontrato tanti studenti nella sua vita vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene». Rispetto, libertà, responsabilità, verità, bene. Secondo me il Papa non la passa liscia. Da quando in qua in questo mondo il coraggio e la mitezza sono premiati? Noi però siamo contenti che tu ci sia, papa Benedetto, e sei proprio così come sei. Più colto, più timido, più intelligente, più credente di noi. Ma ci chiami amici, sei uno di noi.
Renato Farina
Comment by Oscurantismo intollerante dei laici — 01/21/2008 #
Benedetto sta tornando Maledetto …
Ci dispiace. Però anche: meno male. Sul Papa e sull’Angelus delle ore dodici di oggi (meglio arrivare per tempo verso le 11) piovono con intensità crescente i progressivi distinguo, soffia su piazza San Pietro e chi vuole affollarla una specie di ira senza schiuma, ma con pretese di superiorità razionale e morale.
Finirà - scommettiamo? - in anatema. Benedetto XVI tornerà in fretta Maledetto XVI.
Anzi, ci stanno già provando. Dopo la prima censura della Sapienza, ce ne sarà una seconda sull’Angelus. Una censura additiva, secondo la definizione di Umberto Eco: la si ottiene raffigurando un evento in una sgangherata esibizione di dementi o fanatici. Normale: dopo l’unanimismo che teneva conto dello stato d’animo collettivo, riprende la solita faccenda del popolo bue messo allo spiedo. Peccato. Ma meglio così. Non per masochismo. Per lealtà. Faceva spavento l’aria di universale consenso, eccettuati gli anticlericali professionisti, che stava circondando l’appuntamento cattolico apostolico ma anche laico romano. Il rischio era di trasformare una scelta chiara in un una parata di vacche bigie nella notte bigia. Quando tutti d’accordo, nessuno è d’accordo, e la sincerità crepa. Un raduno oceanico dove non guizza nessun pesce mette tristezza. Troppo comodo e in fondo disonesto: dopo aver aizzato pescecani e piraña, partecipare alla solidarietà per la vittima sarebbe stato un po’ schifoso. Per capire come in pochi giorni siano cambiate le cose è necessario, ahimè, leggere i giornali.
Mercoledì mattina, il giorno dopo l’espulsione del Papa dalla Sapienza: i quotidiani denunciano il rogo contro il Santo Padre.
Eccezioni: il Manifesto e Liberazione, ma sono 50mila copie, se va bene, su 6 milioni.
Colpisce quel dì il papismo di Repubblica: dopo aver sponsorizzato i 67 prof anti-Papa e trattato la volontà di respingere Ratzinger come simpatica forma di goliardia, arriva a cavallo il direttore Ezio Mauro. Sembra il generale Diaz all’incontrario.
«Sarà un giorno che ricorderemo negli anni, il giorno in cui il Papa non parlò all’Università italiana per la contestazione dei professori e la ribellione degli studenti. Una data spartiacque… Fino a ieri, questo era un Paese tollerante. Qualcosa si è rotto, drammaticamente, sotto gli occhi del mondo. Il risultato è un cortocircuito culturale e politico d’impatto mondiale, che si può riassumere in poche parole: il Papa, che è anche vescovo di Roma, non può parlare all’Università della sua città. Questo risultato, che sa di censura, di rifiuto del dialogo e del confronto, è inaccettabile per un Paese democratico».
Ecco, com’è come non è, Mauro quel «giorno che ricorderemo per anni» se l’è già scordato. Quello di mercoledì dev’essere stato un intervento emotivo come quello di Mastella alla Camera.
Ieri ci sono tre-articolitre di quelli pesanti a rovesciare la frittata. Giovanni Valentini scrive: «Non è vero che qualcuno abbia impedito al Papa di parlare. Alla fine è stato Ratzinger a rinunciare». Il Papa doveva andare. E se lo menavano? Niente di male: «Lo stesso Gesù Cristo fu perseguitato in terra». Corrado Augias conferma, nella risposta alle lette- re, la nuova linea: «Abbiamo ricevuto molte lettere in gran parte favorevoli all’iniziativa di professori e studenti della Sapienza». Si noti: non «alcuni» professori e «alcuni» studenti. Ma l’intero corpo docente e discente sono identificati con il movimento anti-Papa. E hanno pure ragione, secondo Repubblica di ieri: infatti, scrive Augias, «sulla libertà della scienza questo Papa ha idee discutibili». Altro che censura di mauriana memoria: la mossa di Ratzinger è stata «una vittoria dell’astuta gerarchia vaticana». Il forcone passa quindi a Franco Cordero. Con linguaggio meravigliosamente astruso sostiene che ha torto Ratzinger a parlare innocentemente di dialogo, la Chiesa infatti com’è noto è brava solo a bruciare Giordano Bruno e un tale «Miguel Serveto, aragonese nomade», per la verità arso vivo dai calvinisti, ma in fondo tutto fa rogo. Il Corriere idem. Prima articoli di fondo di Ernesto Galli della Loggia pro-Papa. Ora Emanuele Severino, che spiega - rispettosamente - come il Papa sia un emerito ignorantone, e non sappia nulla né di fede né di ragione. Severino scrive che la «filosofia dà verità incontrovertibili» a differenza della fede, ma Ratzinger non lo sa, poveretto. E qui Severino, che fu professore alla Cattolica, non afferra una questione decisiva: le verità che la filosofia può dimostrare con la logica, non bastano per vivere; la ragione è più grande della logica, «va allargata alla questione su Dio» dice il Papa. Il fraintendimento sulla ragione è proprio il guaio del nostro tempo più di quello sulla fede. Intanto qualche domanda. Quanti saremo a mezzogiorno sotto le finestre di Ratzinger, in San Pietro? Trecentomila? Centomila? Di sicuro ci conteranno. Se saremo pochi, si dirà con dileggio: fiasco. Se tanti, si travestirà la piazza coi colori dell’intolleranza, dimenticando che questo raduno è la risposta che più pacifica non si può alla ferita inflitta a un uomo mite. Amen. Il gioco della vita è fatto anche di questo continuo e voluto fraintendimento. Non caschiamoci, noi che andiamo lì, o che facciamo il tifo almeno con il pensiero: il rapporto serio è tra la nostra coscienza e quanto ha da comunicarci quel tale vestito di bianco. In fondo è la questione più interessante: di che cosa viviamo? C’è una verità o no? Non tanto una verità filosofica o scientifica, quanto una verità per l’esistenza, un significato per tirare indietro le lenzuola e affrontare il tran tran magari in letizia. La notizia, comunque la si metta, resta il fatto che tanti si mettono in viaggio per fare quello che mai avrebbero creduto di intraprendere: un pellegrinaggio. E qualcuno tra i meno adusi al latino si sta interessando a che cosa sia l’Angelus, e chi sia mai l’”Ancilla Domini”. Be’, la domanda e la risposta forse sono persino più interessanti di un paio d’ore al centro commerciale.
Renato Farina
Comment by Inquisizione laica: si riaccendono i roghi contro i cristiani — 01/21/2008 #
Per Camillo: In quale post avrei scritto 6 anzichè 9 ? Non mi rusulta proprio. Indicamelo per favore. I miliardi sono 9, comunque.
Potrebbe essere un refuso ma chissà perché ho l’impressione che tu sia il solito cialtroncello che senza argomenti cerca nella calunnia - anche di piccolo conto - la rivincita dello sfigato.
200 mila per l’Angelus sono il nulla. Per chi aveva comandato l’adunata è un flop.
Prodi, nelle condizioni in cui è ora, se vuole, domani ne mette un milione in piazza.
Comunque eravate più dei due o tre mila che ci sono tutte le domeniche.
Comment by francesco — 01/22/2008 #
Renato Farina chi? La spia?
Comment by francesco — 01/22/2008 #
Poche balle…
Ratzingher è stato ripagato con la sua stessa moneta…
Da Prof. “Emerito” perchè, come ha dichiarato Lui, di rispettare le opinioni altrui, anche delle minoranze non ha incontrato e discusso con una delegazione dei 67 “ignoranti?…Ai Lefevriani è tutto concesso…
Comment by Ex chierichetto — 01/22/2008 #
Poche balle…
Ratzingher è stato ripagato con la sua stessa moneta…
Da Prof. “Emerito” perchè, come ha dichiarato Lui, di rispettare le opinioni altrui, anche delle minoranze non ha incontrato e discusso con una delegazione dei 67 “ignoranti”?…Ai Lefevriani è tutto concesso…
Comment by Ex chierichetto — 01/22/2008 #
Ximo ephedra….
Ximo ephedra….
Trackback by Ximo ephedra. — 08/19/2008 #