11
Una Buona Notizia

Quella di oggi è che il tribunale civile di Milano ha riconosciuto ad una signora marocchina il diritto di mandare all’asilo il proprio figlio, nonostante ella, avendo perso il lavoro
per via dell’ ultima gravidanza, non si sia vista rinnovare il permesso di soggiorno
.
Il principio giuridico è che ” la condizione dei genitori non può precludere i diritti dei figli” . Lo ripeto, perchè questa proposizione non è solo una fredda formula giuridica, è un principio universale che afferma un diritto umano: la condizione dei genitori non può precludere i diritti dei figli. Una scelta di civiltà, di cultura, di umanità, di giustizia. I bambini debbono (o dovrebbero) avere, sul pianeta, diritti globali, a prescindere dalle tendenze piu’ o meno razziste che possono colpire questo o quel gruppo .
Personalmente, mi vergognavo a stare in una città che, a dispetto del suo passato orgogliosamente e onorevolmente solidale, adottava, da parte dell’amministrazione comunale (ricordiamolo: cristiana…
e complimenti…
) un’iniziativa tanto incivile e discriminatoria. Impedire ad un bambino di frequentare le scuole sul nostro suolo, in virtu’ di leggi (attualmente, come ha ricordato il razzista De Corato, immigrato pugliese che ha trovato a Millano accoglienza e carriera, e che con queste prese di posizione si qualifica da solo) come la Bossi-Fini, è semplicemente una barbarie, un ritorno al peggior oscurantismo, alla discriminazione contro quella parte debole della popolazione (i bambini) che subisce sempre il peggio delle decisioni di adulti indegni.
Se vivono in un luogo di guerra, si impedisce loro di frequentare le scuole per via dello “status” straordinario generato da questa vomitevole e malata “abitudine” antropologica. Se invece vivono in occidente, nel continente della “civiltà“, della “libertà” e di una democrazia così cementata ed avanzata da essere suscettibile di “esportazione” , quello che puo’ succedere loro è di perdere il padre in un incidente sul lavoro. Oppure, se i loro genitori non hanno i documenti in regola, possono essere rifiutati dalle scuole.
Non importa se questo puo’ comportare il fatto di togliere ad un bambino la possibilità di esprimere le sue potenzialità, magari diventando un domani un premio nobel per la medicina, che puo’ contribuire al recupero della salute di molti. No.
Il ragionamento che passava è quello sottoculturale e discriminante a priori: figlio di genitori che non hanno i documenti in regola. Da escludersi. Condannandolo ad un futuro di emarginazione su cui i politici potranno fare campagne elettorali all’insegna della sicurezza. Benvenuti nel mondo globale del libero mercato della democrazia.
Onore al giudice Claudio Marangoni, che ha messo fine, in questo caso, all’arroganza del potere che esclude ed emargina. Che molti altri possano seguirne l’esempio.

