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PD: farlocchitudine. E altissima borghesia in corsa.

Ma quanto ci ha azzeccato Crozza, con la macchietta di Veltroni sul “ma anche”? Ovunque, su ogni media, ci sono stralci di discorsi di Uolter (o Vartere) che dice sempre la stessa cosa: bisogna “stare insieme” (partiti e individui) anche se non la si pensa nello stesso modo, anche se ci sono cose che li dividono radicalmente, per lui politica significa cercare con affanno un accordo. E’ così che egli, pacatamente, mette d’accordo Binetti e Pannella, Ichino e Boccuzzi, in un’estenuante ricerca della sintesi, che sollevi dibattito popolare e dialettiche di coscienza. E che nel frattempo lascino passare, tra il frastuono dei media sulla “morale” dei poveracci, ignobili iniziative come la legge sulle pensioni o la privatizzazione della gestione delle nostre liquidazioni o le commesse milionarie che l’Italia destina agli armamenti, per lo piu’ americani, ma non solo.
Insomma: l’entusiasmo per Veltroni non ha alcun tipo di fondamento. Le uniche certezze sono quelle che ci sarà Ichino* al senato. E non è indifferente.
Veltroni, quando vuol leccare il culo ai clericali, cita le encicliche, il papa di qua, papa di la, e la dottrina sociale della chiesa.
Quando parla coi “laici” (minkia anche su questa parola potrei scrivere 5 pagine di meditazioni sulle stronzate mediatiche che suscita) Veltroni conia la nuova ed efficace solo a farmelo stare sul culo, espressione: “Laicità eticamente esigente”. Che è proprio un’espressione che non vuol dire un cazzo (con rispetto parlando)
La laicità pretende di rinunciare a significati che esulano dalle universalità delle religioni. Per cui esigente su che base? Su quale altra universalità? Sui diritti dell’uomo? Ma allora adottiamo il motto: “la libertà mia finisce dove comincia quella degli altri”. Voglio vedere in nome di che cosa, laici, si possa “tutelare la vita sin dal concepimento” cme dice il papa. Perchè Tommaso d’Aquino, mica dice cosi. e lui, che era cristiano (che dite?) rischia veramente di andare dalla parte dei “sovversivi”.. A ’sto punto, è solo il decidere individuale di una persona precisa a determinare il destino politico di tutti gli italiani. Perchè se sono laici, cos’hanno da esigere, oltre che si osservino le leggi?
Insomma: linguaggio farlocco per gente farlocca. Questo Vater è come Luigi Filippo d’Orleans in Francia. Rispetto alla reazione, ovvio, appariva progressista, in realtà era solo la faccia monarchica “moderata” dell’altissima borghesia.Come è già, in tutto il mondo questa apparenza di forze “democratiche” contrapposte. Dietro il “Moderatismo” si nasconde la volontà di perdere la democrazia facendo naufragare la decisionalità politica, per protrarre quella “etica” cioè di morale individuale . Dietro questo, di gioco, si nasconde un rischio serio per lo stato di diritto, che in molti casi singoli è già, nei fatti, messo in discussione.
Il gioco, quello vero, è l’economia del territorio (il famoso gasdotto che dal vicino oriente deve portare la risorsa all’oceano indiano, per imbarcarlo e vederlo all’estremo oriente,per esempio), delle risorse, dell’acqua, della spartizione o dello smaltimento dei veleni e della conservazione di certi spaventosamente elevati profitti.
Per esempio: il business dei rifiuti, compreso di mazzette agi amministratori, ai politici, agli imprenditori, e utili camorristici, è costato a tutti noi la bellezza di 600 milioni di euri, suppongo, in 14 anni, cioè da quanto dura. E qui non c’è destra nè sinistra: i soldi ci sono stati rubati sempre, a prescindere. E mediamente, i cittadini, che magari qualche anno fa stavano benino, senza ristrettezze, ora si trovano a dover contare il centesimo.
I medi e i piccolo borghesi vivacchiano, ma non c’è nulla che possa, neppure a loro, garantire il futuro. E’ questo che non capiscono. E’ questo che li fa votare sta gente. Ah se solo si impegnassero a sentire veramente cosa i politici dicono…
ps * Ichino è un mediocre professore di economia che sostiene, in sintesi, che i problemi italiani di disavanzo pubblico, si risolverebbero andando a modificare il “diritto del lavoro” (leggi art. 18 ) e costruendo un sistema, nel pubblico impiego, di “premi di produzione” molto differenziati, elargiti a totale discrezione del dirigente, che ha tutto l’interesse a leccare il culo all’amministrazione, elargendo pochi soldi e quindi finendo per creare”caste” di privilegiati a cui sono aumentati immotivatamente gli stipendi, a fronte di gente che, pur lavorando onorevolmente, invece no, perchè magari non ama leccare il culo. Cosa che già avviene negli enti locali.

